Rifondazione Comunista Savona

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Disagio sociale e povertà avanzano impietosi anche nel Savonese

Mentre la maggioranza vanta i “traguardi” del governo, in Italia ci sono problemi da affrontare con urgenza. Fratelli d’Italia parla di record di occupazione mentre si registrano ancora all’incirca dodici milioni di inattivi (le persone in età lavorativa, quindi tra quindici e sessantaquattro anni, che non sono disoccupati e che cercano attivamente lavoro). Di questi questi, il 48% sono donne.

In provincia di Savona, gli inattivi sono circa quarantaseimila (quasi il doppio degli abitanti di Albenga!). Circa tre milioni di italiani (il 25% del totale degli inattivi) non lavorano per motivi familiari: seguire la maternità, accudimento dei figli o parenti anziani o malati (circa il 95% di queste tre milioni sono donne).

La maggioranza dei giovani inattivi, invece, denuncia come “fattore di inattività” lo “scoraggiamento” ovvero smettono di cercare lavoro perché sono persuasi del fatto che non vi siano opportunità adatte a loro sul mercato del lavoro. (collegamento fonte)

Prima di festeggiare il record di occupazione del governo bisognerebbe chiedersi: come sono i nuovi contratti di lavoro? Circa due milioni e settecentomila sono a tempo determinato, circa il 13,6% del totale dei lavoratori dipendenti, mentre tra i giovani (tra i quindici e i ventinove anni) i contratti precari sono all’incirca il 36%.

In provincia di Savona sono circa dodicimila e cinquecento, senza contare il logorante problema della stagionalità precaria e delle scarse opportunità che offre la nostra provincia. Infatti, il tasso di precarietà tra i giovani è tra il 45 e 50% (numero legato soprattutto alla alta stagionalità dei contratti). (collegamento fonte)

Purtroppo il regime del precariato viene percepito come la normalità, mentre è un vero e proprio flagello per i giovani e per le lavoratrici e i lavoratori in generale. Inoltre lo stipendio medio (netto) in Italia si aggira sui 1.640 euro al mese. In provincia di Savona è un pochino più basso: 1.500 euro netti al mese. Un reddito del genere in provincia di Savona difficilmente è sufficiente a coprire il fabbisogno di una singola persona

Sorge spontanea una domanda: un tale reddito è sufficiente per garantire un’esistenza dignitosa per sé stessi ed a una ipotetica famiglia (come sarebbe previsto dall’articolo 36 della costituzione italiana)? Evidentemente no. In Francia (Stato preso di mira nel post di FdI) lo stipendio medio netto è di circa duemila settecento euro (solamente un migliaio di euro in più). In Italia il potere d’acquisto dei salari si è ridotto di circa l’11,1% negli ultimi cinque anni. (collegamento fonte)

Nonostante il continuo calo del valore dei salari reali ed il sempre più diffuso problema del precariato e del lavoro stagionale la nostra proposta di un salario minimo, finalizzato a migliorare le condizioni dei lavoratori, non è stata minimamente presa in considerazione da un governo neoliberista che strizza l’occhio ad una élite di paperoni.

Oggi per portarsi a casa qualche soldo in più, i lavoratori devono fare sempre più straordinari e questo comporta un peggioramento della condizione anche fisica della lavoratrice, del lavoratore. Viene in mente quello che diceva Togliatti: «…il ritmo del lavoro è diventato così intenso che esaurisce un uomo nel corso di non troppi anni». A distanza di anni, sotto forme diverse, il fenomeno si ripete.

Oggi un lavoratore su tre soffre di “bornout” o esaurimento da stress, e tra i giovani lavoratori i numeri salgono oltre il 50%, per non parlare del divario tra uomini e donne. Infatti circa il 51% di loro soffre di queste condizioni, mentre solo il 39% degli uomini denuncia disagi afferenti a quelli descritti. Da anni proponiamo la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario: vi sono esempi virtuosi di imprese in giro per il mondo e per l’Europa che sperimentano questo modello.

Un risultato: maggiore benessere per i lavoratori e un aumento del livello occupazionale tanto nella quantità quanto, quindi, nella qualità e nel rendimento produttivo. Che cosa si attende per riformare il mercato del lavoro in questa direzione? Ovvio… il governo neoliberista predilige la produttività delle imprese al benessere economico e psico-fisico delle lavoratrici e dei lavoratori.

Nel mentre ogni bene aumenta: il prezzo medio di una casa è salito, arrivando al suo massimo storico, circa 2.210,00 € al metro quadro (collegamento fonte) mentre in provincia di Savona è di circa 3.650,00 € al metro cubo (un aumento del 6% rispetto al settembre dello scorso anno) (collegamento fonte)

In questo contesto di proiezione verticale del costo della vita e dei beni essenziali, proprio come l’abitazione, esattamente la casa non è considerata un diritto; anzi ormai le (non prime) case hanno solo un compito: fare guadagnare il proprietario. Secondo dati de “Il Sole 24 Ore” il 34,9% dei nuovi contratti di affitto registrati nei capoluoghi riguardano “porzioni dell’immobile”.

E poi ci chiediamo perché (circa) sessantacinquemila studenti studiano fuori dal nostro paese… Per qualcuno, però, la casa non è una priorità. Per noi, invece, lo è. Riteniamo di dover fare come a Berlino, città in cui, al centro del dibattito vi è una parola poco conosciuta dall’attuale sinistra italiana ovvero “esproprio”.

Attenzione, Eralp (sindaca di Berlino) espone in modo molto chiaro ciò che intende per “esproprio”, ovvero: trasferire sotto il controllo pubblico abitazione attualmente appartenenti a grandi gruppi immobiliari.

La Linke (insieme a SPD e Verdi) non si limita a questa proposta, ma porta avanti un altro punto che in Italia sarebbe necessario il “Mietendeckel”: niente meno che un tetto massimo agli affitti. Prima esigenza per una vita dignitosa è la casa: è fondamentale anche per l’inclusione sociale di ogni persona. I problemi qui evidenziati impediscono di fatto la piena realizzazione dell’individuo.

La Costituzione parla di uguaglianza e dignità umana, princìpi oggi traditi da chi da anni guida (s)governa l’Italia. Abbiamo il dovere di pretendere l’applicazione delle fondamenta costituzionali, oggi più attuali che mai. Un dovere che onora la memoria storica che rimanda alla grande elaborazione politica della Carta e che, parimenti, rimanda anche ad una condivisione personale e collettiva della stessa. Nella pratica, nella vita di ogni giorno.

FRANCESCO LA ROCCA
Portavoce provinciale Giovani Comuniste/i – Savona

Savona, 12 ottobre 2026