Casati: «I Giovani Comunisti motore del PRC, della sinistra e dell’alternativa»

Terminata l’VIII Conferenza nazionale, proponiamo un’intervista al neo-portavoce nazionale delle/dei Giovani Comuniste/i, Edoardo Casati. Di Vigevano, 22 anni, guida da pochi giorni la “giovanile” del Partito della Rifondazione Comunista dopo esserne stato responsabile scuola ed università. Il suo impegno politico inizia da giovanissimo. Si può dire da bambino quando viene eletto sindaco dei ragazzi ad appena 14 anni. Poi l’ingresso nel PRC, candidature locali e regionali, esperienze che lo hanno formato e in cui ha raccolto centinaia di preferenze.
Vicinissimo al suo territorio, che non intende trascurare, si proietta ora in questa nuova avventura. E noi, nel fargli anticipatamente i complimenti, gli rivolgiamo alcune domande…
Prima di tutto: come è stata questa VIII Conferenza della giovanile di Rifondazione Comunista? Titolo della stessa era: “Cambiare il presente, costruire l’orizzonte”. Ma cosa c’è all’orizzonte per un giovane e per un giovane comunista nello specifico in questo “mondo grande e terribile” (per dirla con Gramsci…)?
L’orizzonte nell’attività politica è un promemoria. Un qualcosa che si deve sempre tenere sott’occhio quando ci occupiamo della quotidianità. Se dovessi spiegarlo ad una persona non proprio giovane-giovane utilizzerei Ingrao che, nel discorso con cui si oppone allo scioglimento del PCI, dice chiaramente “noi siamo quelli che tengono vivo un orizzonte”. Se invece dovessi spiegarlo ad un mio coetaneo, magari non politicizzato, direi che l’orizzonte che ci poniamo è quello di non dare credito al “sono tutti uguali” che tanto, troppo spesso, sentiamo quando si parla di politica.
Penso che per le persone non ci sia garanzia migliore dell’onestà d’animo di un partito o di un esponente politico, se non quella di essere consapevoli che quella persona e quel partito hanno un promemoria segnato che tengono sempre sott’occhio. Quel promemoria è non limitarsi alla gestione delle cose, ma voler provare a trasformarle davvero in modo radicale.
Sembra che l’interesse nei confronti di una possibilità di cambiamento dell’esistente e delle esistenze di ciascuno e tutti si faccia largo tra le giovani generazioni partendo dal presupposto che senza salvaguardia del pianeta Terra non c’è sviluppo in nessuna direzione e non c’è speranza nemmeno di poter discutere del futuro. La caldissima estate che ci stiamo molto lentamente lasciando alle spalle è la dimostrazione di un mutamento climatico che, purtroppo, ancora non si affronta e che alcuni addirittura negano. L’impegno dei GC in questo ambito pare abbastanza netto.
Lo è. Ci poniamo, su questo tema come su tanti altri, come avanguardia. Anche dello stesso partito. La parola che è stata più citata durante i due giorni di questa conferenza è stata “concretezza”.
C’è sete di essere il partito dei temi, dello studio dei problemi e quindi delle proposte concrete. Non a caso alcune federazioni hanno chiesto che si parlasse di temi come il nucleare ed il rapporto con le rinnovabili, per fare un esempio. Le ringrazio perché serve liberarsi di tutti i tabù, liberare tutte le nostre intelligenze e studiare proposte che tengano il passo con la realtà che cambia.
Attualizzare, quindi, battaglie di un tempo ribadendo che dalla crisi climatica si esce con interventi pubblici, programmazione e incentivi per modificare il proprio stile di vita. Progresso e modernizzazione non vanno in contrasto con il marxismo, anzi, noi siamo quelli che dicono che il progresso va controllato dallo stato e deve essere portato avanti con l’idea di assicurare benessere a tutti (ambiente compreso), non profitto a pochi.
In quell’”immaginario politico” che descrivete nel documento congressuale, e che volete dunque costruire, c’è posto per un mondo concreto e digitale al tempo stesso ma oltre il mercato, oltre il capitale, oltre lo sfruttamento dell’essere umano nei confronti tanto del pianeta quanto di tutti gli altri esseri viventi (animali non umani compresi)?
Quella che in italiano chiamiamo “intelligenza artificiale”, in Cina si chiama 人工智能, letteralmente sarebbe “intelligenza prodotta dall’essere umano”. E’ chiara la differenza e penso che debba essere chiara anche nella nostra proposta politica: i comunisti sono quelli che vogliono che tutto ciò che viene prodotto dall’uomo (innovazione tecnologica compresa) deve essere pubblico e accessibile di modo che tutti e tutte ne possano godere a pieno. Questo è un modo per superare il mercato, la competizione e la smania dei ricconi che per guadagnare ci tengono a tenere l’IA limitata.
Questo ovviamente non significa che pensiamo che questo mondo è solo digitale, ma portare il comunismo anche in questa nuova rivoluzione tecnologica non può che fare bene. Poi c’è la parte umana, di socialità, di confronto diretto su cui abbiamo tanto da dire e tutte le carte in regola per fare bene. Le nostre sedi (che sono tante in tutto il paese) non sono solamente i luoghi in cui ci riuniamo, sono anche e soprattutto crocevia di sensibilità e storie diverse.
Ecco: i GC vogliono essere rifugio di tutti quei giovani e quelle giovani che senza di noi verrebbero sommersi dalla marea nera in arrivo. Giovani che vogliono essere liberi e libere di pensare, amare, essere. Giovani che non accettano una visione della realtà preconfezionata. Giovani che vogliono nuove chiavi di lettura del mondo.
Poniamo un attimo l’accento sul “benessere mentale” che spesso viene trascurato nel nome del solo (e dirimente) “benessere materiale”. Perché c’è ancora così tanto da fare a sinistra nel condividere più aspetti delle criticità del singolo individuo e di un “inconscio collettivo” delle masse nella trasformazione sempre più truculenta del neoliberismo, del suo annichilire le specificità, le differenze, nel suo saldarsi quindi con forze politiche che, con piglio autoritario, tendono a fascistizzare, a livellare, a modellare il tutto seguendo una forma di Stato etico? Come mai la sinistra fatica ad unire i diritti tutti in una lotta unica?
Si fa l’errore di pensare (in buona fede) che su questo tema ci sia una contraddizione tra collettività e benessere personale. Soprattutto dopo la pandemia c’è stato un aumento vertiginoso delle situazioni di “malessere mentale”.
Sono aumentate le persone (tantissime giovani) che ricorrono alla psicoterapia (quando ce la si può permettere perché poi costa un sacco). Questo non va in contraddizione con l’idea di una uscita collettiva da questo sistema economico che è comunque alla base di un sacco delle cause di questi malesseri mentali. Servono risposte: da una parte sul brevissimo termine: andando oltre i bonus, noi chiediamo lo psicologo di base; e dall’altra, tornando alla prima domanda, lavorando per creare un nuovo orizzonte che possano dare anche senso alle vite di molti e molte giovani.
Le nostre sedi, che in molte città sono gli unici spazi fisici in cui essere se stessi in libertà, devono diventare lo spazio di rinascita di quelle persone che senza aspirazioni, sogni ed ideali sembrano nemmeno più in diritto di essere felici. Poniamoci questo come orizzonte: il diritto ad essere felici per superare le difficoltà di una generazione con l’acqua alla gola.
Permetti una domanda un po’ personale: la tua formazione politica a quale pantheon fa riferimento? Chi sono i tuoi soggetti guida, i tuoi punti di riferimento nel grande mare magnum della cultura e della storia della sinistra e del movimento comunista (e se vogliamo anche libertario)?
Questa domanda è molto difficile. Quando si cita qualcuno poi ci si mangia sempre le mani perché, pensandoci, forse era meglio quell’altra persona e così via. Uscirei dal dibattito delle persone: in Italia abbiamo una grande fortuna, cioè un percorso limpido e coraggioso. L’idea che il comunismo potesse essere un qualcosa che non limitava le libertà, anzi, le ampliava.
L’idea che ci potesse essere democrazia, confronto, anche scontro ponendo però come base dei principi politici che non sono certo quelli del sistema in cui viviamo. Marxismo è la parola che sta alla base di tutto, libertà l’unico modo per applicarlo davvero, anche rendendolo adatto al nostro contesto ed al nostro tempo.
Noi siamo quelli che vogliono la democrazia per davvero: non quella sclerotizzata e indiretta che viviamo. Ne vogliamo una socialista che, in parole povere, significa che le persone hanno davvero il potere di decidere.
C’è posto per Rifondazione Comunista e per le/i Giovani Comuniste/i nella confusione politica anti o a-ideologica di oggi? In un contesto in cui la minaccia reazionaria e conservatrice, di chiaro stampo autoritario, si fa sempre più imponente l’organizzazione dei movimenti giovanili è sempre una boccata di ossigeno. I GC si inseriscono in questo contesto?
Non bisogna pensare che i giovani, solo perché sono giovani, non chiedano concretezza. Anzi: la nostra generazione è quella che è nata nella precarietà, l’ha interiorizzata e la gestisce in maniera molto più veloce rispetto alle precedenti. I temi restano gli stessi, ma cambiano le richieste e quindi le prospettive attraverso le quali questi vanno affrontati. Prendiamo la terribile tendenza “a-ideologica”, non demonizziamola e proviamo a sviscerarla: perché esiste e si fa strada?
L’ideologia (e dovremmo riflettere anche su questo termine perché è sinonimo di “cosa così lontana e astratta da essere irrealizzabile”) esiste se serve a qualcosa. Penso che sia questa la sfida di Rifondazione e che i giovani l’abbiano capito a pieno: c’è spazio per una forza marxista se diventa la forza della concretezza. Attorno a noi, a destra e a sinistra, vedo solo meteore che nascono e muoiono nel tempo di una legislatura o che crescono e si disfano a seconda della moda del momento.
Noi possiamo rilanciare un partito radicato, fatto di sedi che diventano luoghi di riferimento nelle città, fatto di persone che danno esempio della politica pulita e volontaria fatta senza tornaconto, fatto di studio dei problemi e di fornimento di soluzioni concrete.
Grazie Edoardo, buon lavoro.
MARCO SFERINI
15 settembre 2026
Intervista tratta da lasinistraquotidiana.it

