Arte e cultura al centro del sociale: l’esempio irlandese

In questi giorni abbiamo assistito allo sgombero del Centro sociale “Askatasuna” a Torino e, poco tempo fa, del centro sociale “Leoncavallo” a Milano. Per definizione un centro sociale è: «una struttura autogestita, occupata, nella quale si svolgono attività riferentesi a forme di cultura alternativa».
Soffermiamoci sulla frase «[…] nella quale si svolgono attività riferentesi a forme di cultura alternativa» e domandiamoci: cosa si intende oggi per “cultura alternativa” ? Nel mondo di oggi, quella che consideriamo “arte” (che sia un dipinto, una canzone, un testo letterario), viene spesso realizzata per piacere alle grandi masse e con il fine di capitalizzare, guadagnare. Anche nel mondo della cultura, è presente una mentalità imprenditoriale (non propria di quell’ambiente).
Coloro che possono realizzare l’arte, senza uno scopo di lucro, hanno o un altro lavoro che li mantiene, o un patrimonio familiare sufficiente da permettere loro una vita dignitosa. L’arte e, più genericamente la cultura, sono grandi vittime dell’ultra-capitalismo di oggi, e pare che ad in pochi interessi.
Tra i pochi baluardi contro questo processo di superficializzazione dell’arte erano, e sono, (per i pochi rimasti) proprio i centri sociali, luoghi liberi (libertà: parola importante dati i tempi), non contagiati dal mainstream, in cui tutti (specialmente i giovani) potevano esprimere la propria arte. Esprimere una propria arte è molto importante per le persone e per il benessere mentale e fisico.
Colpendo questi luoghi, si abbattono anche forme di cultura e arti, si abbattono quelle che sono opportunità per il territorio. La cultura libera, quella interiore, quella senza il fine di capitalizzare, di guadagnare, è una forma di anticapitalismo. Parlando del nostro territorio, in cui non ci sono di fatto centri sociali, ci sono stati tentativi (da parte dell’amministrazione e di privati) di alimentare la cultura libera dal mercato e più accessibile alla cittadinanza, tuttavia con risultati insoddisfacenti.
L’arte ed il patrimonio culturale dei territori, sono spesso sfruttati anche dalle istituzioni per capitalizzare, e spesso è come se “mettessero in vendita” la città ai turisti. A questo fenomeno, non c’è una matematica soluzione , ma è senz’altro presente un “colpevole”: il capitalismo.
Tra i tentativi per cambiare questa tendenza dell’arte mainstream è senz’altro notevole il progetto della Repubblica d’Irlanda: il “Basic Income for the Arts“, ovvero un reddito di circa 1.300 euro per circa 2000 artisti selezionati. Questo progetto è stato sperimentato dal 2022 al 2025 e diventerà permanente nel 2026. La valorizzazione delle arti, nel nostro paese, è spesso vista come un qualcosa di secondo, se non addirittura terzo, piano.
Imitare l’Irlanda permetterebbe uno sviluppo più profondo e più “umano” della cultura e dell’arte. Come comunist* lottiamo anche per la valorizzazione della cultura indipendente dalle logiche di mercato, l’arte è fondamentale per la formazione di un pensiero critico. Noi pensiamo all’individuo dentro la collettività, è importante preservare quella che è “l’anima” dell’uomo.
In una società civile, ci dovrebbero essere più spazi per l’aggregazione culturale e l’artista dovrebbe essere libero dalla mentalità imprenditoriale.
FRANCESCO LA ROCCA
24 dicembre 2025
Foto di Picography

