Si sente spesso parlare di “disinteresse giovanile” nei confronti della politica. Non si tratta solamente di una responsabilità ascrivibile al mondo delle nuovissime generazioni. La colpa è, manco a dirlo, della politica propriamente intesa come funzione dirigente. Tanto di partito quanto di palazzo. 

La politica dovrebbe adattarsi ai giovani, nel senso che le tocca il compito di farsi comprendere e di includere quindi nella propria comprensione coloro che saranno i cittadini di domani. Ovviamente, tocca anche a noi studenti, a noi ragazze e ragazzi prenderci degli spazi, occuparli e mantenerli come presìdi di partecipazione e democrazia.

Le concessioni non sono altro che mezzi termini e non vengono elargite dal governo (o dal potere in senso più lato) senza pagare un dovuto prezzo in termini soprattutto di doveri. Non dobbiamo adottare quell’alibi che è, sostanzialmente,  la scusa per cui “la politica è una cosa complessa”, per cui meglio starne alla larga.

Oppure addurre motivazioni degne del peggiore qualunquismo, facendo di tutta l’erba un fascio, per significare che non cambieraà mai niente e che per cambiare qualcosa serve l’uomo o la donna da soli al comando del Paese. Dobbiamo prenderci i nostri spazi: ad iniziare dall’ambito scolastico, interagendo con le istituzioni locali. Per primi i Comuni.

Ottima intuizione la considerazione del progetto della “Scuola di politica” fatta nel nostro capoluogo di provincia, Savona. Ma non dobbiamo limitarci a richiederla. Dobbiamo contribuire fattivamente alla realizzazione di luoghi pubblici attrezzati in cui discutere delle situazioni della nostra città o del savonese.

Dopo tutto alla provincia più vecchia d’Italia dovrebbero interessare il parere e le idee delle generazioni più giovani: ad iniziare appunto dalle amministrazioni locali. Il progetto avviato dall’attuale consiglio “Zerodiciannove”, (festival della lettura per ragazzi) è l’emblema più fresco della volontà di “svecchiamento” (anche culturale) che ha l’Ammministrazione savonese per un Comune vivibile soprattutto dai giovani.

L’accoglienza ottenuta dalla kermesse sembra motivo di incoraggiamento per continuare a proporre nuovi eventi per i giovani. Per questo ci sentiamo in diritto di chiedere un centro culturale o una nuova biblioteca più raggiungibile nel centro città; così come chiediamo luoghi pubblici dove discutere con “addetti ai lavori” delle problematiche che i giovani hanno oggi.

Chiediamo che i rappresentanti d’istituto effettivamente possano esprimere le esigenze degli studenti anche al di fuori dei plessi scolastici, fin dentro le maglie complesse della vita quotidiana ampiamente “extra-scolastica”. Senza di noi il futuro che attendiamo non c’è.

Molti di noi vorrebbero magari avvicinarsi alla partecipazione sociale, politica, culturale, ma spesso temono di non riuscire a trovare appunto un luogo in cui si possa capire, approfondire anche in termini semplici ciò che appare effettivamente piuttosto complicato.

Per parte nostra noi Giovani Comuniste/i siamo a disposizione di qualunque progetto che vada in questa direzione: di lotta per l’ampliamento degli spazi democratici, di fruzione del sapere, di sostegno dei diritti delle studentesse e degli studenti che, nemmeno a dirlo, riguarda anche la materialità dell’essere scuola, dell’affrontare quindi i costi che oggi si riversano sulle famiglie a causa dei troppi tagli che vengono fatti al settore dell’apprendimento e della cultura in generale.

Lottiamo per tutto questo, non attendiamo che ci vengano fatte delle concessioni, ma prendimoci nuovi spazi. Perché sono pezzetti di libertà che ci aiuteranno a vivere meglio. Ciascuno e tutti.

FRANCESCO LA ROCCA
Responsabile prov.le Giovani Comuniste/i – Savona

6 luglio 2024

foto: elaborazione propria