Un controllo di polizia, un rifiuto di dare i documenti. Un ragazzo di colore, due poliziotti. Lui indietreggia e poi viene preso per il collo da uno dei due agenti.

Solitamente quando si vuole fermare qualcuno lo si afferra per un braccio, non ci si cimenta in una sorta di mossa da wrestling. Un comportamento che solleva una giusta indignazione. Da parte di molti. Non di tutti.

A Finale Ligure è il commento su Facebook di un medico ad indignare. Sotto un post ripreso dall’Ansa, scrive: “Il negro o lo tratti così o niente”.

Una estrema sintesi, efficace nell’esprimere un razzismo che viene fuori grazie alla voglia di protagonsimo che i social network enfatizzano nelle persone.

Viene spontanea una domanda da fare al dottore in questione: differenzierebbe il trattamento tra “negri” e “bianchi” anche nell’esercizio delle sue funzioni che sono vincolate dal giuramento di Ippocrate?

Distinguere in base al colore della pelle è razzismo: è la forma più elementare, quella sulla quale crescono le tante, troppe distinzioni che vivono sulla crescita di un odio che non ha nessuna ragione di essere se non quella della più gratuita banalità della cattiveria gratuita.

Per fortuna, l’assoluta maggioranza dei medici si impegna ogni giorno, a costo di grandi sacrifici personali, lottando contro i tagli alla sanità pubblica, per salvare qualunque vita umana, per proteggerla da qualunque forma di dolore fisico e di disagio psicologico.

Questi medici non hanno tempo di scrivere su Facebook frasi razziste. Questi sono i medici veri, quelli che Ippocrate anche oggi riconoscerebbe come tali.

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
CIRCOLO “ERNESTO ‘CHE’ GUEVARA” – PONENTE SAVONESE

13 agosto 2020