Rifondazione Comunista – Savona

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Tremila in piazza Sisto per dire NO al rigassificatore

Pubblichiamo il testo dell’intervento di Franco Zunino, Presidente provinciale dell’ARCI, letto in rappresentanza di tutto il Coordinamento “No rigassificatore” di Savona-Vado

Siamo in tanti oggi qui a riaffermare ancora una volta il nostro deciso NO al progetto voluto da Toti, in accordo col governo nazionale, riguardante il posizionamento della nave rigassificatrice Golar Tundra nella rada di Savona-Vado.

Abbiamo organizzato la giornata di oggi come Coordinamento No Rigassificatore, un coordinamento di oltre 50 associazioni, movimenti, sindacati di base e partiti politici, in accordo anche con soggetti che formalmente non fanno parte del Coordinamento, quali Fermiamo il Mostro, Uniti per la,Salute, la CGIL provinciale e altri che, come noi, in questi mesi si sono battuti contro questo scellerato progetto.

Basti pensare al riguardo alle iniziative pubbliche a Vado, a Valleggia, alla SMS Serenella, a Bergeggi, presso l’Unione Industriali, davanti alla Provincia e soprattutto alla catena umana che questa estate ha coinvolto, sul litorale, più  di 16.000 cittadini, tra cui molti turisti.

Si tratta di una battaglia trasversale che unisce praticamente tutti i cittadini del nostro comprensorio, aldilà di appartenenze o orientamenti politici; una battaglia che pensiamo sia fondamentale per la difesa della qualità di vita del nostro territorio, per la difesa dell’ambiente, della salute, della sicurezza e di un progetto di sviluppo sostenibile, non incatenato alla pesante zavorra, per oltre un ventennio,  delle fonti fossili, a cui ci condannerebbe questo progetto se venisse realizzato.

Sento qui il dovere di ringraziare, a nome del Coordinamento, i sindaci e le loro amministrazioni comunali che  condividono questa lotta e che hanno saputo farsi interpreti del volere e del benessere dei propri cittadini e su cui contiamo per il prosieguo della battaglia.

Eventuali compensazioni economiche non sono accettabili. Il modo col quale il presidente della Regione li ha dileggiati, alla stregua di quattro amici al bar, è stato vergognoso, così  come son state vergognose le sue parole rivolte ai cittadini del comprensorio, appostrofandoli quali “terrapiattisti”, insomma  zoticoni che si oppongono alle sorti mirabolanti di progresso.

E anche l’accusa rivoltaci di essere affetti dalla malattia di coloro che vogliono difendere solo il proprio giardino di casa,  il cosiddetto “nimbysmo”, risulta inaccettabile per gli abitanti di un territorio che hanno subito per anni la presenza di una centrale a carbone e su cui ricadano tuttora discariche a servizio di un’area vasta, anche extraregionale, e ancora tre attività  sottoposte alla legge Seveso, nonché la previsione di depositi di gas liquido a Bergeggi.

Come dicevo siamo organizzazioni tra loro diverse e che partono anche da punti di vista diversi rispetto a questa problematica, ma uniti da un No unanime e deciso a questo progetto.

Tutti quanti riteniamo, in primo luogo, che il posto prescelto sia profondamente sbagliato per diversi motivi, a cominciare dalla vicinanza alla costa, meno di 3 kilometri dalle spiagge savonesi (Savona ha questa fortunata ricchezza di avere spiagge in città), dalla vicinanza all’area Marina Protetta di Bergeggi, in una zona di mare peraltro interessata da un prezioso habitat costituito da strutture coralligene e in cui il rischio di collisioni, in particolare con le navi di grandi dimensioni della Sarpom, è reale.

La mareggiata della settimana scorsa ci ricorda quanto sia pericoloso posizionare una nave rigassificatrice lì,  una nave rigassificatrice peraltro con serbatoi, così come dichiarato durante la Conferenza di Servizi a Piombino, inadatti al mare aperto.

Nei vari incontri, a cui molti di noi hanno partecipato, grazie a valenti tecnici del settore, in particolare biologi marini, abbiamo appreso quali pesanti conseguente questo progetto avrebbe sull’habitat marino in una zona del Mediterraneo che ha una rilevanza che va ben aldilà del nostro tratto di mare, che ricordiamo si trova nel cuore del Santuario dei cetacei.

Abbiamo anche scoperto le pesanti ricadute che il progetto provoca sulla terra ferma e in particolare sulla piana di Valleggia, compromettendo coltivazioni pregiate, quale quella dell’albicocca, apprezzato presidio slowfood, conosciuto in tutta Europa.

Più passa il tempo e più ci stiamo convincendo di quanto questo progetto sia sbagliato e assurdo.

Per la maggior parte di noi, anche se non proprio per tutti ma quasi, non risulta solo sbagliata la localizzazione dell’impianto che peraltro confligge, come giustamente sottolineato dai sindaci, dalla CGIL e da diverse categorie imprenditoriali, quali bagni marini e albergatori (e a proposito ringraziamo Federalberghi per il sostegno, anche economico, alla manifestazione odierna), con la vocazione turistica del comprensorio savonese, ma anche sbagliata la politica energetica nazionale a cui sottende il progetto.

Anziché puntare sull’efficientamento energetico, sulla riduzione dei consumi e soprattutto degli sprechi, si continua, anche in contrasto con gli obiettivi dettati dalle direttive europee, a puntare sulle fonti fossili.

E si scopre, anche grazie a studi di ReCommon e Greenpeace, tra gli altri, che di fatto il vero obiettivo del governo italiano è  quello di fare della nostra penisola un hub del gas. L’anno scorso il nostro Paese ha quasi triplicato, rispetto all’anno precedente, la quantità di gas venduto, raggiungendo i 4,5 miliardi di mc., all’incirca la capacità rigassificatrice della Golar Tundra.

E altresì scopriamo che negli ultimi quindici anni la necessità di gas nel nostro Paese è diminuita di oltre il 20%, passando da circa 86,5 miliardi di mc.  del 2005  a 67,3 miliardi dell’anno scorso e ancora che l’anno scorso la riduzione è stata molto consistente, addirittura di circa il 10%, con riduzione di circa 7,5 miliardi di mc. e che nel primo semestre di quest’anno la riduzione è stata ancor più  accentuata, -16,5%, corrispondente a 6,4 miliardi di mc.

Certamente la stasi economica, alcune migliorie strutturali apportate, la crescita delle rinnovabili e il cambiamento climatico, di cui le fossili peraltro sono in buona parte responsabili, hanno causato queste riduzioni, che comunque sono costanti e d’altronde l’impegno dell’Italia è quello di scendere ai 50 miliardi di mc. annuali nel 2030.

E allora perché realizzare impianti che rimarranno in funzione ben oltre quella data? Che senso ha? Davvero inoltre possiamo ritenere che la guerra tra Ucraina e Russia vada avanti all’infinito e che mai più, neppure a guerra finita (sperando naturalmente in una pace la più  giusta possibile), non faremo mai più affari con la Federazione Russa e continueremo ad importare gas liquefatto, più costoso e spesso ottenuto con tecniche altamente inquinanti, in particolare per le falde acquifere, che non approvvigionarci dai gasdotti?

Sarebbero tante le cose da dire, ma chi parlerà dopo di me sicuramente sarà capace di approfondire questi e altri argomenti.

Ringrazio a nome del Coordinamento No Rigassificatore il sindaco Russo, gli altri sindaci e amministratori presenti, Alessandro Giannì, direttore delle campagne italiane di Greenpeace, Simonetta Guarino, Giorgio Scaramuzzino  Marta Giardina e Alex Raso, i gruppi musicali, Pulin and the Little Mice e Musicarte, oltre l’amico Fulvio al server e tutti coloro, che in vari modi, hanno collaborato per la riuscita di questa splendida giornata, oltre naturalmente tutti voi presenti.

Tutti assieme, uniti, ce la possiamo fare a fermare questo assurdo e pericoloso progetto.

FRANCO ZUNINO
Presidente provinciale ARCI Savona
a nome del Coordinamento No rigassificatore

Savona, 11 novembre 2023