Dopo due anni di piena pandemia e nonostante l’imperversare della guerra in Ucraina, il popolo del Primo maggio ha fatto seguito a quello del 24 e 25 aprile: le manifestazioni antifasciste, democratiche, antimilitariste, per la pace e il disarmo, per il lavoro e contro ogni sfruttamento sono tornate a riempire anche le piazze e le vie di Savona.

Rifondazione Comunista vi ha partecipato con tutta l’energia che è riuscita a racimolare dalle proprie intrinseche debolezze. Non c’è forza politica, associativa, sindacale e persino religiosa che non conosca oggi una profonda crisi strutturale, una mancanza di adesioni, una mancanza di impegno quotidiano che, almeno fino a qualche decennio fa, era parte della vita di tante compagne e tanti compagni, di tante amiche e tanti amici.

Ma, nonostante tutto questo, è importante resistere e insistere, per esistere ancora, per continuare a dimostrare che non c’è solo la voce del pensiero unico, della dimostrazione che questa società è “naturale” e “normale” così come è e che, in fondo, va solamente un poco cambiata ma non stravolta, non capovolta.

Noi pensiamo che ad ogni voce narrante, dalle televisioni, dai social, da Internet e dai giornali, si possa proporre un controcanto, un’altra espressione del pensiero e una traduzione alternativa dei fatti che ci capitano sotto gli occhi tutti i giorni.

GALLERIA FOTOGRAFICA DEL PRIMO MAGGIO 2022

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Non può esistere solamente la retorica della guerra come fine di risoluzione delle controversie internazionali (per parafrasare la Costituzione della nostra Repubblica) e tanto meno può essere accreditata a sinonimo di pace, di sinistra, di progressismo la narrazione di un pacifismo armato che sfila con le bandiere arcobaleno e poi sostiene, in Parlamento, al Governo e nel Paese, ogni azione volta ad armare un popolo messo sull’altare del sacrificio tra due imperialismi.

Rifondazione Comunista non tradisce la sua natura internazionalista, la sua vocazione pacifista, la sua lotta per sostenere un cambiamento sociale che sia, soprattutto in questo contesto di nuova guerra (quasi) mondiale, un punto di forte appoggio per una rivendicazione di diritti universali, globali. 

Diritti che non conoscono razza, etnia, luogo di nascita, cultura o fede. Diritti imprescindibili che l’umanità deve conquistare per sé stessa e per tutti gli altri esseri viventi di questo pianeta: a cominciare dalla tutela ambientale, dalla preservazione e implementazione del patrimonio naturale che ci permette di sopravvivere nonostante il capitalismo liberista che tutto divora in nome del profitto.

Il 25 aprile prima e il Primo maggio poi sono un ponte temporale che ci ricorda, ogni anno, l’impegno che ci siamo assunte e assunti: provare a spostare gli equilibri e i rapporti di forza, lavorare per un mondo migliore, per le generazioni che stanno venendo e che verranno. Per fare sì che l’estinzione umana non sia l’unico modo per garantire alla Terra quel futuro che sembra, ad oggi, proprio non avere…

REDAZIONALE

2 maggio 2022

foto di copertina, Alex Raso
galleria fotografica, Marco Sferini