Quando sembrava che il terreno crollasse sotto ai piedi dei comunisti nel 1990-91, in quel biennio di trasformazioni veloci, dopo un 1989 a dir poco “rivoluzionario” nel senso più deteriore del termine, qualcuno che era comunista già da venti, trenta anni (ed anche più, a seconda dei casi) aveva pensato che con la fine del socialismo reale non fossero finite anche le ragioni dell’opposizione senza se e senza ma al capitalismo.

Tra questi cocciuti comunisti, che non volevano abdicare al loro ruolo di rappresentazione del mondo degli sfruttati, c’era Armando Codino.

Armando oggi è morto. Un infarto ce lo ha strappato via. Nella notte. Se ne è andato dopo anni di sofferenze fisiche che non gli hanno impedito di tenersi aggiornato, informato sul piano sociale e politico e persino di partecipare all’ultimo congresso del Partito svoltosi alla Società “La Generale” un anno e mezzo fa.

Vedeva bene Armando i pericoli antisociali che oggi si manifestano: già all’atto di nascita di Rifondazione Comunista, cui partecipò con le compagne e i compagni dell’ex Circolo “Togliatti” di Legino (Savona), per cui la critica dell’involuzione socialdemocratica del PDS manifestava in nuce tutti i problemi di una sinistra che avrebbe finito con l’essere sedotta dal governismo, dal potere, dal riformismo più logorante.

Armando, classe 1942, aveva insegnato lettere per molti anni e nel 1968 la sua giovane età l’aveva portato ad essere quel comunista che sarebbe sempre stato.

Racconta Anna Gatti, anche lei docente: “L’ho conosciuto quando era insegnante e io studentessa. Al bar della scuola aveva ripreso la titolare perché lo aveva servito prima di me anche se era arrivato dopo, solo perché era un docente ed io semplicemente una allieva. Sono passati quasi cinquant’anni ma non ho mai dimenticato quella lezione di vita.”.

La sua lunga vita politica iniziò tra le fila della Federazione Giovanile Comunista Italiana e poi nel PCI savonese, cui divenne negli anni ’80 il più giovane membro della Direzione provinciale del Partito guidato allora da Armando Magliotto.

Nel 1991 divenne, insieme a Paola Vottero, punto di riferimento per le compagne e i compagni del PCI contrari alla svolta della Bolognina. Si arrivò così alla fondazione del nuovo partito e divenne uno dei principali animatori del Circolo “Togliatti” insieme a Silvia Poggi, al sindacalista della CGIL Santo Imovigli, a Walter Surano, Daniela Biggi, Faliero Leonardi e Salvatore Burrai.

Armando, ben presto, divenne coordinatore della Segreteria provinciale e organizzò al Prolungamento a mare le primissime feste chiamate “dei comunisti”, poiché ancora non usciva nelle edicole il giornale “Liberazione”.

Ininterrottamente membro della Segreteria provinciale di Rifondazione per undici anni (durante le segreterie di Franco Zunino e di Marco Ravera), ha sempre contribuito al dibattito locale, come ad esempio sulla mediazione raggiunta su diverse problematiche del nostro territorio a partire dalla Piattaforma Maersk.

Ma Armando in ogni riunione privata e pubblica del Partito e delle forze di sinistra non faceva mancare la sua opinione e sapeva contestualizzare le tematiche locali in un più ampio spettro di posizioni di livello nazionale.

Sentiremo la sua mancanza politica ma soprattutto umana, perché Armando, fintamente permaloso, ha sempre dimostrato a tutti noi una sensibilità che lo portava a commuoversi per “Sally” cantata da Fiorella Mannoia e per i discorsi di Bertinotti pronunciati con vigore dalle manifestazioni nazionali a Roma.

Ciao Armando, ti abbiamo voluto tanto bene. La “rifondazione comunista” va avanti, continua con le generazioni che anche tu hai contribuito a formare politicamente e che oggi hanno davanti un futuro molto poveri, in tutti i sensi.

Non averti più con noi non aiuta, però proprio perché vogliamo ricordarti sempre, continueremo a lottare anche per te.

Ti sia lieve la terra sulla quale hai combattuto la giusta battaglia per il Comunismo.

MARCO RAVERA
MARCO SFERINI

Savona, 16 giugno 2018