La vicenda del campo nomadi della Fontanassa si trascina ormai da moltissimo tempo, senza che finora si sia riusciti a trovare una soluzione che sia capace di salvaguardare in primo luogo i diritti ad una vita dignitosa delle persone che vivono in quel campo, nonché il diritto a scelte di vita libere e non convenzionali, nel rispetto naturalmente della comunità più complessiva.

La decisione di spostare in quel sito i sinti (che un tempo si trovavano sotto la fortezza del Priamar, decisione probabilmente opportuna) quasi tutti di nazionalità italiana e residenti a Savona da molti decenni, non ha dato seguito però alla realizzazione di un’area attrezzata, adatta ad ospitare una comunità variegata, fatta di donne, anziani e bambini. Quello della Fontanassa è un sito peraltro molto decentrato, che non poteva di certo creare problematiche, così come è avvenuto in tutti questi anni, al resto della comunità savonese.

Probabilmente, proprio questa scelta di voler togliere il problema di cittadini italiani spregiativamente definiti “zingari”, dalla vista dei nostri occhi, ossia dal centro cittadino, ci ha fatto dimenticare la necessità di trovare una soluzione civile, democratica e quindi concordata con la comunità nomade. Con l’avvicinarsi della campagna elettorale per le prossime elezioni comunali, le tensioni si sono acuite, facendo del campo nomadi un vero e proprio “campo di battaglia” per qualche pugno di voti in più.

D’altronde conosciamo molto bene il populismo, che si nutre di pregiudizi ed alimenta mitologiche fobie antisociali (quante storie abbiamo sentito sugli zingari, tutti ladri, che ci rubano i bambini e così via…) e fa delle differenze elementi negativi, da osservare con circospezione, differenziando i diritti sulla base della cosiddetta “etnia”.

Si afferma che occorre rispettare le norme edilizie (ed è giusto che sia così) e che le costruzioni abusive devono essere abbattute: un principio di legalità giusto e sacrosanto.

Se non fosse che chi può permettersi di pagare profumatamente un buon avvocato, sovente aggira le norme anti-abusivismo, mentre i poveri devono sottostare al rigore della Legge. Legge che, peraltro, deve sempre rifarsi ai fondamenti della Costituzione della Repubblica.

Non si può pensare, se si vogliono rispettare i principi fondamentali della Carta, di abbattere delle abitazioni, baracche o casette che siano, senza prima aver trovato delle soluzioni alternative e dignitose per le famiglie che le abitano. Proprio qualche giorno fa ricorreva la Giornata della Memoria, che ricorda in primo luogo i 6 milioni di ebrei assassinati dalla ferocia nazifascista.

Dovrebbe essere noto che, in quel tremendo olocausto, persero tragicamente la vita nei lager del Terzo Reich decine di migliaia di sinti e rom. L’Italia della Costituzione nasce dalla volontà opposta, quella di costruire e conservare una società in cui i diritti fondamentali di ogni cittadino, di ogni essere umano siano salvaguardati, prescindendo da qualsiasi pregiudiziale di superiorità di una comunità rispetto ad un’altra, di un popolo nei confronti di un altro popolo.

E’ per questo che, richiamandoci alle fondamenta antifasciste e antirazziste della Repubblica Italiana, facciamo appello a tutte le forze democratiche, affinché protestino con l’Amministrazione Comunale, per sospendere qualsiasi proposito di demolizione nel campo della Fontanassa, fino a che non venga raggiunta una condivisa e soddisfacente soluzione alternativa per le famiglie direttamente interessate.

RIFONDAZIONE COMUNISTA
FEDERAZIONE DI SAVONA

Savona, 30 gennaio 2021