Tutto il lavoro che abbiamo davanti come comunisti

Non è questo il mondo che sognavano i partigiani mentre combattevano in montagna, fuggivano dai rastrellamenti, pativano il freddo e la fame nei boschi coperti di neve, soffrivano per aver abbandonato le loro famiglie e i loro affetti.

Non è questo il mondo che sognavano i lavoratori e gli studenti in lotta negli anni sessanta e settanta, affrontando i caroselli della polizia e dei carabinieri nelle piazze, sotto i portici, nelle strade. Dove saranno finiti tutti quei sogni?

Viviamo liberi in un mondo-galera, prigionieri delle pubblicità soavi che descrivono famiglie sorridenti che fanno colazione, che indicano in un’automobile o in un cellulare la strada per la realizzazione delle nostre personalità.

Un mondo dove tutto sembra perfetto, dove è normale avere famiglie che arrivano a fine mese grazie alle mense della Caritas o alla solidarietà di volontari. Un mondo dove bisogna sperare in una legge per poter amare liberamente chi vogliamo. Dove si muore in mare nell’indifferenza dell’Europa.

Viviamo in un paese dove il lavoro è un privilegio, dove si muore tutti i giorni sul lavoro o per il lavoro, accompagnati dai patetici discorsi del politico o del sindacalista di turno. Un paese normale, dove le più becere nefandezze vengono ormai compiute alla luce del sole; tanto nessun padrone pagherà per i suoi crimini e i suoi errori.

Un sistema-paese dove il ricatto nei posti di lavoro è talmente all’ordine del giorno da essere diventato la “normalità”. I soprusi, la violenza, l’abuso sono quotidiani, costanti. Ormai nessuno si indigna, nessuno reagisce: è normale. E’ così. Sì, certo, di quando in quando c’è qualche bel discorso in tv del Presidente, dell’Onorevole o del Segretario. Bisogna ogni tanto dare una parvenza di paternalistico amore per i propri sudditi.

Un democratico regime, una dittatura amata dalle folle, benvoluta dal popolo; popolo che si riconosce ed è riconoscente con i propri governanti. Un governo senza opposizione parlamentare. Un governo senza opposizione alcuna.

La povertà assoluta torna a crescere e tocca il valore più elevato dal 2005. Le stime preliminari del 2020 indicano valori dell’incidenza di povertà assoluta in crescita sia in termini familiari (da 6,4% del 2019 al 7,7%, +335mila), con oltre 2 milioni di famiglie, sia in termini di individui (dal 7,7% al 9,4%, oltre 1 milione in più) che si attestano a 5,6 milioni.

A febbraio gli occupati erano 22.197.000, ovvero 945.000 in meno rispetto a febbraio 2020. «Le ripetute flessioni congiunturali dell’occupazione – registrate dall’inizio dell’emergenza sanitaria fino a gennaio 2021 – hanno determinato un crollo dell’occupazione rispetto a febbraio 2020 (-4,1% pari a -945mila unità)». Lo segnala l’Istat secondo cui «la diminuzione coinvolge uomini e donne, dipendenti (590mila) e autonomi (355mila) e tutte le classi d’età. Il tasso di occupazione scende, in un anno, di 2,2 punti percentuali». Nell’arco dei dodici mesi, aggiunge l’Istat, si segnalano in crescita le persone in cerca di lavoro (+0,9%, pari a +21mila unità), ma soprattutto gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+5,4%, pari a +717mila). L’ente statistico ricorda che rispetto a gennaio si è registrata una sostanziale stabilità (+6.000).

Il futuro non potrà che essere peggiore, con una crescita della tensione sociale, del disagio giovanile, con la povertà più diffusa che mai.

E’ necessario, inevitabile, improcrastinabile, urgente, per i comunisti farsi carico di queste sofferenze; riprendere in mano la bandiera degli oppressi, degli sfruttati e ridare loro una speranza, un sogno da realizzare. Un motivo per tornare a credere in un futuro migliore. Nella possibilità di un mondo diverso.

Ma non bastano i bei concetti, gli slogan. C’è bisogno di concretezza, di darsi obiettivi concreti e raggiungibili. Come la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e la stabilizzazione del precariato. Come il rilancio della Sanità pubblica con il potenziamento dei servizi territoriali.

Inoltre è fondamentale ricostruire una rete di collaborazioni con quanti si riconoscano nei nostri valori e nei nostri obiettivi. Ricercare costantemente il dialogo e la collaborazione con tutte quelle organizzazioni che quotidianamente svolgono un lavoro prezioso nel nostro stesso campo d’azione. Unificare, riunire le sinistre (quelle vere), deve essere un compito primario.

Diamoci da fare compagni e compagne, c’è da ricostruire un mondo nuovo.

ANTONIO MURRU
Circolo “XXV Aprile – Antonio Gramsci”

23 maggio 2021