Tre soddisfazioni e una prospettiva di più lungo corso

Alessandro Gentiluomo (Giovani Comunisti) e Marco Ravera

Non fosse per l’astensionismo galoppante, verrebbe da pensare e dire che, tutto sommato, Savona si è comportata bene al primo turno delle elezioni comunali. Hanno votato soltanto 26.035 savonesi su 49.658 aventi diritto, pari al 52,43%. Un dato desolante, che riflette l’andamento del consenso nei confronti di proposte politiche anche molto diverse e che, in tutta Italia, segna un punto a discapito della democrazia repubblicana.

L’impoverimento valoriale, del resto, è un dato veramente macroscopico e la campagna elettorale savonese non ci ha risparmiato colpi durissimi in merito: un po’ in tutti gli schieramenti è toccato assistere alle passerelle per strada, alla sciantoseria dei manifesti sei per tre che fanno giganteggiare il candidato per una quindicina di giorni, al massimo un mesetto e poi, riposti nella più dignitosa collocazione rumentizia, ributtano nell’oblio pietoso della cittadinanza esausta il faccione che pretende di prometterti tutto e il contrario di tutto.

Ma in mezzo a questa sciatteria che degrada la democrazia, che diluisce il collante necessario tra cittadino rappresentato e cittadino rappresentante in Consiglio comunale, qualche virtuosismo si riesce ancora a rilevarlo: c’è chi la politica la fa davvero con e per passione, nonostante possa sembrare fuori luogo in un mondo che privilegia la mediocrità del banale e che, per questo, ingrigisce un coloratissimo mondo di liste che, nonostante tutto, potrebbero avere molto da dire e da proporre.

Poiché deve essere vietato cedere alla banalizzazione generalizzatrice, alla “fascistizzazione” del pensiero, cedendo alle lusinghe del qualunquismo populista, anche in questo frangente è bene sottolineare che la campagna elettorale savonese ha avuto luci ed ombre, chiari e scuri, ma è stata parecchio sottotono per lunghe settimane. Negli ultimi quindici giorni la dialettica tra gli schieramenti si è accesa, forse anche grazie ai dibattiti pubblici e all’adrenalina generata dallo scadere del tempo per racimolare voti soprattutto tra i più indecisi e sfiduciati.

Il risultato ottenuto da Sinistra per Savona è lusinghiero: 1.571 voti pari al 6,3%. Così il risultato di Marco Russo ha entusiasmato per lo stacco non da poco nei confronti di Angelo Schirru. Il primo turno finisce quindi con il centrosinistra che raccoglie 11.323 voti di liste, Russo al 47,81, mentre il centrodestra si ferma a 9.010 voti e Schirru al 38,05. Tutto si azzera ora, in attesa del ballottaggio del 17 e 18 ottobre.

Ed azzerandosi il conteggio di voti e percentuali, tutto ricomincia nettamente daccapo. Festeggiare è giusto, ma non bisogna sottovalutare la diversità dell'”offerta politica” che si dà alla cittadinanza in questo secondo giro: da cinque candidati sindaco a due soltanto. Nessuna sorpresa: Meles arriva terzo, Aschei raggiunge un dignitoso 3,68 e sa che siederà tra i banchi di Palazzo Sisto solo se sarà Russo a vincere. Versace, invece, quasi non pervenuto.

Il verdetto elettorale nel perimetro progressista vede il PD non giganteggiare ma attestarsi su un risicato 20% e, comunque, staccato di sette punti dalla lista di Toti che può vantare un 13,15% grazie alle 1.296 preferenze prese da Piero Santi, una vera corazzata nello stagno di un centrodestra frastornato anche dalle ripercussioni politiche nazionali. Lega e Fratelli d’Italia non portano nessun plusvalore alla coalizione di Schirru. Tanto meno la sua lista civica riesce a farsi largo tra queste forze, nonostante Forza Italia sia stata praticamente svuotata dalla presenza della lista totiana.

Pare che, mentre nel centrosinistra le liste portano un tesoretto di voti cui si aggiungono lampanti sorprese (l’11,8% del Patto per Savona, una lista di centro ben costruita, compatta, dinamica, in cui ogni candidato ha raccolto moltissime preferenze rispetto alle altre formazioni), nel centrodestra ci si rubacchia i voti gli uni verso e contro gli altri. Insomma: alla fine gli indecisi e gli astensionisti penalizzano, senza ombra di dubbio, conservatori e sovranisti. La Savona impoverita, indecorosa, sporca, priva di un piano del traffico che eviti gli ingorghi ormai quotidiani, abbandonata a sé stessa è sotto gli occhi di tutti.

Oltre alle vicende nazionali, l’oggettività del fallimento dell’amministrazione Caprioglio è manifesta e non interpretabile.

La parte più a sinistra della coalizione, infine, si comporta bene: Marco Ravera, cui vanno i complimenti di Rifondazione Comunista, viene rieletto in Consiglio comunale senza l’attesa della sentenza del ballottaggio. Cinque anni di impegno e di contatto diretto con i soggetti della crisi economico-strutturale del comprensorio savonese hanno lasciato un segno positivo: anche per i prossimi cinque anni la sinistra diffusa nei territori, nei quartieri, il mondo del lavoro e dell’associazionismo avranno un punto di riferimento certo. Di questo possiamo essere pienamente soddisfatti.

Abbiamo fatto una campagna elettorale con pochissimi mezzi finanziari. Abbiamo sostenuto Marco e Sinistra per Savona con tutte le nostre modeste forze, senza ricorrere a fantastiche nuove e moderne campagne elettorali, facendo tanti volantinaggi, parlando con la gente e spiegando pazientemente le ragioni della necessità di una presenza veramente di sinistra nel Consiglio comunale di Savona.

Con questo lavoro meticoloso, quotidiano, veramente instancabile e incessante, siamo riusciti a far rieleggere Marco e a dare un contributo fondamentale al più che buon risultato di Sinistra per Savona. La condivisione con “Noi per Savona” di una visione della Città inclusiva, aperta, sociale e solidale, partecipata fino in fondo, ha portato alla lista un valore aggiunto di consensi che non sono andati persi, che hanno avuto una sponda prima nel grande lavoro di Daniela Pongiglione e Mauro Dell’Amico e che oggi potranno ancora averlo.

Per questo siamo davvero soddisfatti del nostro lavoro: perché è la dimostrazione che più dei soldi, dell’apparenza e del presenzialismo su media di ogni tipo, vale l’onestà intellettuale, la caparbietà morale e la storia che ci si porta appresso. Un bagaglio necessario per costruire ancora, per ricominciare dall’inizio anche quando tutto pare perduto, come avrebbe detto Antonio Gramsci.

Un ringraziamento dovuto, quindi, a Marco Ravera, a Piera Barberis, ad Anna Maria Guarena e a Claudia Rossi per aver accettato, come si suol dire, di “metterci la faccia” e di lavorare ad un progetto in continuità con l’impegno del recente passato e per una prospettiva nuova ma non svincolata dall’impronta lasciata dai banchi dell’opposizione.

Con questa soddisfazione, di aver mantenuto una presenza di vera sinistra in Comune, di aver contribuito all’affermazione di Sinistra per Savona e del risultato ottenuto da Marco Russo, ci impegneremo nell’ultimo miglio per evitare alla Città una amministrazione di destra e per valorizzare ancora di più il carattere sociale di un programma politico che può fare davvero la differenza rispetto al declino che è possibile vedere ad ogni angolo di strada, in ogni piazza del centro e soprattutto delle periferie.

MARCO SFERINI
Segreteria provinciale PRC Savona

6 ottobre 2021