Marco stretto

Divide et impera

Mi sembra che le vostre posizioni siano pi¨ "verdi" che "rosse" o Ŕ una mia impressione?
Con simpatia,

Alessandra

Ricordiamo che per parlare, discutere e confrontarsi con Marco Ravera, e pi¨ in generale con Rifondazione Comunista, basta scrivere all'indirizzo prc-savona@libero.it.

Cara Alessandra,
prima di venire alla tua domanda colgo l'occasione per scusarmi con te e con tutti i visitatori e tutte le visitatrici del sito visto che negli ultimi mesi ho avuto poco tempo da dedicare a questo spazio di dialogo che ritengo davvero importante.

Vengo alla domanda che rappresenta un po' la critica che anche altri ci muovono a partire da alcuni esponenti della CGIL. Su diversi temi abbiamo una spiccata sensibilGiovanni GosioitÓ ambientale, ma questa posizione "verde", come tu l'hai definita, non Ŕ in contrapposizione con quella "rossa" che, se interpreto bene in tuo pensiero, dovrebbe essere la pi¨ legata al mondo lavoro. Cadere in questa contrapposizione significa fare il gioco di chi vuole "sacrificare" uno dei due aspetti o addirittura di chi non si vuole occupare del lavoro e non si vuole preoccupare dell'ambiente.

Pensiamo ad esempio alla centrale di Vado Ligure e Quiliano. Siamo rimasti l'unico partito (o quasi) ad aver mantenuto il no all'ampliamento a carbone "senza se e senza ma", ma in che misura questa posizione a tutela dell'ambiente e volta al futuro Ŕ contro i lavoratori? Quello che proponiamo noi Ŕ semplice: un progressivo abbandono dell'uso del carbone per giungere a fonti di energia rinnovabili capaci di dare ugualmente lavoro stabile e sicuro. Se il mio obbiettivo Ŕ questo, e a parole in molti si dicono d'accordo, come posso accettare un nuovo intervento che vincolerebbe la nostra provincia per altri cinquant'anni al carbone?

Mettere in contrapposizione ambiente e lavoro rientra nel "divide et impera" tanto caro alle classi dominanti. Lavoratori da una parte, ambientalisti dall'altra; sindacati da una parte, comitati e associazioni dall'altra, ecc... Io penso, invece, che dovremmo ribaltare il ragionamento e unire queste forze. In altri segmenti di lotta questo avviente: docenti, studenti e genitori uniti contro la riforma della scuola e dell'universitÓ; studenti e operai che lottano assieme per avere un futuro; le donne contro il ponte sullo stretto di Messina insieme ai No TAV piemontesi o ai No Gronda genovesi. Al "divide et impera" dovremmo saper contrapporre un sano "l'unione fa la forza" come fulcro di quell'alternativa di societÓ che noi di Rifondazione Comunista ostinatamente continuiamo a volere anche grazie all'apporto di nuove culture quali l'ambientalismo, il femminismo e il pacifismo.

Noi pensiamo a questo. Dobbiamo investire sulla trasformazione molGiovanni Gosio Direttore Generale Tirreno Power
foto tratta dal sito www.ivg.it
ecolare della societÓ per dirla alla Gramsci (a tal proposito ricordo la Scuola di Politica 2011), ricostruendo nuove forme di socialitÓ, di relazione, di aggregazione. In questo senso va letta, ad esempio, l'esperienza dei GAP e non come azione contro i panificatori. Ricostruire un tessuto a fronte di una desertificazione ed un impoverimento dei luoghi dello scambio, ricostruire luoghi di democrazia partecipata che non si esauriscono certo con le fantomatiche "primarie".

Senza questi obbiettivi rischiamo di finire in contrapposizioni che altri hanno creato. Questa visione Ŕ la nostra forza, Ŕ la nostra ricchezza, il nostro valore aggiunto.

Marco Ravera
Savona