Quando cade un muro

Venti anni fa a Berlino... da una parte la paura, la miseria e il terrore, dall'altra la felicità?

Quando cade un muro si respira sempre un po' di libertà, si rilassano i polmoni e l'asfissia sembra scomparire d'improvviso. Quando cade un muro, quando una frontiera cede sotto i colpi di una rivolta, di una voglia di popolo, è sempre un bel vedere, è sempre un passo avanti Erich Honecker Segretario generale del Comitato Centrale della SEDverso una nuova coscienza che si spera più sociale di quella precedentemente avuta.

Quando cade un muro tutto questo dovrebbe essere non solo il paesaggio di contorno e lo sfondo, ma anche la cornice di un quadro della storia che si dipinge coi colori nuovi di un mondo che si vuole costruire, rinnovare e dare al futuro per una società migliore. Senza polizie segrete, senza iconografie imposte, senza autoritarismi in nome del socialismo o del comunismo. Senza tutte queste bestemmie politiche, senza più differenze di classe, senza più differenze tra chi è felice e chi no.

Invece succede che un muro cade, a Berlino. Cade e mette fine nel 1989 ad un mondo che aveva tenuto testa al sistema capitalistico occidentale, separando determinate conquiste sociali dalla voracità del mercato, provando a fare del proletariato la classe egemone, ma finendo col costruire tanti poteri statali oligarchici, privi di una funzione sociale e, pertanto, in aperto contrasto con le più elementari disposizioni di un governo veramente socialista, veramente alternativo a quello di un qualsiasi paese che si sarebbe detto allora, ma pure oggi, "borghese".

Il muro di Berlino cade, finisce di vivere i suoi ultimi giorni la Repubblica Democratica Tedesca (DDR), finisce quello che retoricamente e revisionisticamente viene definito il "mondo comunista". Non era una società fondata su princìpi comunistici, ma solamente un modo diverso di vivere rispetto alla crudezza del capitalismo.

Se il mercato e le merci in occidente creavano, tuttora creano, bisogni inesistenti e derubano i lavoratori dei loro soldi non appena escono dalla fabbrica o dal luogo di lavoro che sia, al di là della Cortina di ferro, di quella linea tracciata tra il blocco dei paesi satelliti dell'URSS e questa parata celebrativa per i 40 anni della nascita della DDRstessa rispetto ai paesi della NATO, nella Germania dell'Est, così come in Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia o Romania, si vive con un forte sostegno sociale, statale. Ma si vive in un rapporto tra libertà primarie (mangiare, bere, dormire, avere un tetto) e libertà culturali imperfetto, dove le prime sembrano essere indipendenti dalle seconde, e dove le seconde sono limitate rispetto ad un libero arbitrio nelle arti, nella scrittura, nella critica radiofonica, televisiva.

Apparentemente in Occidente la libertà esiste. Esiste solo quando i padroni non decidono di farsi spalleggiare dai questurini e, per far terminare gli scioperi, chiamano i reparti della Celere a bastonare i picchetti, a disperdere i cortei, ad arrestare i capi sindacalisti, i rappresentanti dei lavoratori. In Occidente si può pubblicare un giornale, si può discutere di politica e fare comizi liberamente. Ci sono costituzioni, come quella italiana, che garantiscono questo diritto. E lo garantiscono con una altezza tale di princìpi che persino i fascisti di Almirante possono montare i loro palchi e provare a parlare anche in città come Savona, Medaglia d'Oro al Valor Militare per la Resistenza. Salvo poi scoprire che i portuali, robusti lavoratori comunisti, hanno smontanto in piazza Sisto IV il palco durante la notte e hanno così impedito il comizio fascista.

Nella Berlino Est di Honecker, che con il sostegno di Breznev scavalca e sostituisce ben presto il presidente Walter Ulbricht, peraltro un fido alleato di Mosca, nella presidenza del partito tedesco orientale, l'asfissia esiste, è un controllo continuo, incessante. Ogni persona che tenta di scavalcare quel muro, di fuggire, viene destinata agli archivi della Stasi, la potente polizia politica, e Honecker ne è personalmente informato. Caso per caso.

Le contingenze storiche vanno sempre valutate con estrema precisione, con delicatezza oserei dire, per evitare tentazioni revisionistiche anche involontarie e, per questo, forse peggiori i festeggiamenti per la caduta del murodi quelle spontanee. Ma ormai è giunto il momento di dire apertamente che per un comunista la libertà che sogna in un mondo senza merci e senza costrizioni padronali, non è assimilabile né a quella del "socialismo reale" sia della DDR che degli altri stati satelliti sovietici, né tantomeno alla seduttiva propaganda pubblicitaria delle magnifiche sorti e progressive del capitalismo.

Alcuni giorni fa, un documentario della trasmissione "Speciale TG1", celebrava la caduta del muro di Berlino, tra l'altro, raccontando la storia di una cinquantenne che in quei giorni del 1961, quando venne eretta la divisione fisica tra Ovest ed Est, riesce a fuggire rocambolescamente infilandosi nella metropolitana. Non riesce a comprendere bene quando questa passa il confine. Si guarda persa, delusa anche. Ma poi una donna vede questa ragazza spaurita e le dice: "Sei mai stata a Berlino Ovest?". La ragazza, d'un lampo, capisce e alla fermata successiva scende. Si trova nella parte occidentale, sale le scale e vede nell'atrio della stazione un grande spiegamento di cartelloni pubblicitari: luci colorate, scritte che si muovono avanti e indietro, prodotti mai visti prima, gente che circola senza paura.

Il disegno è abile: di là, nell'Est, la paura, la miseria e il terrore. Di qua, nell'Ovest, la felicità e il mondo di Saturno. Una semplificazione artatamente costruita per ripetere, ancora oggi, alle giovani generazioni che il comunismo è solo quello che il Presidente del Consiglio definisce da oltre quindici anni: "Miseria, morte, distruzione".Erich Honecker, Segretario generale del Comitato Centrale della SED
parata celebrativa per i 40 anni della nascita della DDR
i festeggiamenti per la caduta del muro

Invece il comunismo resta ancora ciò che si frappone tra il dominio totale del mercato capitalistico e i tentativi di consegnare alla storia una fine che non c'è mai stata, semplicemente perchè con la caduta del muro di Berlino non crolla la lotta e non crolla la speranza per un mondo non più delle merci e del profitto, ma crolla una deviazione fatta nel nome di troppe immagini ricondotte al lavoro dei campi, delle fabbriche e alla stella della cultura.

Il muro di Berlino è caduto. E sono in molti oggi a rimpiangere quell'orrore, quella stortura, quella violenza alla vera essenza di una società senza classi e senza sfruttamento. A tanto può arrivare la ferocia del capitale, a tanto sta arrivando proprio in questi anni...

Marco Sferini
Ottobre 2009