Non solo pace

Karol Wojtyla e la moderna restaurazione cattolica

Giovanni Paolo II è morto alle ore 21.37 del 2 Aprile 2005. Pochi giorni fa, dunque, si è spento quello che viene già definito "magno", come Carlo l'imperatore del Sacro Romano Impero, o come Alessandro il condottiero che raggiunse l'Oriente estremo sino alla moderna India. C'è chi già da subito lo vorrebbe Santo, superando magari anche tutte le complicanze che il diritto canonico esige per la proclamazione all'alta sfera dei cieli più alti del nostro miserevole fattore umano. C'è, poi, chi lo definisce un campione della pace e delle critica al capitalismo, all'economia di mercato e chi, giustamente, ne ricorda il ruolo fondamentale avuto nel compartecipare alla caduta dei regimi totalitari del socialismo reale.

Karol Wojtyla, dunque, il papa polacco, ha terminato il suo lungo apostolato (terzo solamente dietro al primo pontefice e al "papa re" Pio IX) lasciando comunque a tutti l'immagine della sua sofferenza, così lunga e così agonizzante da poter essere seguita costantemente da tutti i mass media: prima ricurvo su sè stesso, poi deambulante con il bastone, poi ancora sul carrellino mobile e poi sulla poltrona mobile. Infine privo di parola a causa dell'ultima operazione chirurgica alla trachea che lo ha provato fisicamente e psicologicamente, tanto da mostrare la sua rabbia per l'impossibilità di comunicare con i fedeli proprio dopo la Pasqua, in una cerimonia di benedizione con l'ulivo dalle sacre stanze.

I funerali hanno visto la presenza di oltre 200 capi di stato: tra loro anche il presidente americano Bush con Coondoleeza Rice, la moglie, il già padre presidente Bush senior e il rivale Bill Clinton. Dall'Iran è giunto anche il presidente moderato Khatami, e dall'Afghanistan il plenipotenziario presidente per conto USA Kharzai.

Re, regine, presidenti, ambasciatori per l'addio ad un pontefice che ha indubbiamente riconsegnato alla Chiesa cattolica romana un ruolo di primo piano e l'ha proiettata nel nuovo millennio sapendo avvicinare milioni e milioni di giovani alla fede, alla percezione di essa ed al messaggio del Vangelo.

Un pontefice romano che ha altrettanto fuori di dubbio combattuto contro la guerra, per la pace e che forse avrebbe avuto da dire qualche parolina a Bush l'altra sera inginocchiato davanti alla salma sua in San Pietro: sangue e petrolio, sangue e conquiste, sangue e dominio. È la sintesi della politica dei Bush senior e junior. Wojtyla ha gestito la modernità preponderante in funzione di un rivoluzionamento del modus operandi della Chiesa cattolica, ma non ha contemporanemente esteso il messaggio progressista del Vaticano II: un percorso che ha invece inteso fermare proprio nel suo disvelare la politica ecclesiale, ad esempio, nei confronti del terzo mondo e dell'America Latina. Il valore della vita è stato da Giovanni Paolo II affermato così dogmaticamente, legato ad un volere deistico tanto preponderante e totalizzante, da negare l'uso del profilattico per tutti, come barriera della "voluntas Dei", come strumento di "omicidio". Il risultato è stata la sempre maggiore diffusione del virus dell'HIV in tutta l'Africa Sub Sahariana, dove l'AIDS è una vera fonte ecatombale, e dove, putroppo, le parole del pontefice sono ascoltate come "verbum Dei".

Chi ha cercato di ribellarsi all'enunciazione conservatrice di Wojtyla o è stato allontanato in missioni più peregrine e lontane o ha finito per essere marginalizzato. La Curia romana non perdona chi disobbedisce e, anche se con calma e lentezza, giunge prima o poi a fare ciò che ritiene essere il volere di Dio, ossia la sua interpretazione tutta temporale e dominante del Vangelo, usandolo come arma di convinzione, come bastone di governo delle genti, non come parola d'amore e libertà del prossimo verso il proprio prossimo.

Non è andata certamente meglio in America Latina, dove il "magno" Giovanni Paolo II ha benedetto le dittature sanguinarie: per tutte valga quella del generale golpista cileno Augusto Pinochet, e dove ha intrecciato una sfida sul filo dell'egemonia rispetto proprio all'elementare messaggio del Vangelo con i teologi della Liberazione, disdegnando e condannando il loro pragmatico avvicinamento ai poveri della Terra, sprezzantemente definito con abili contorni verbali come un comunismo di base, un neo marxismo culturale e sociale che poteva minare la ragione dottrinale della Chiesa cattolica, il suo posto nelle società del continente e, più semplicemente ma altrettanto veramente, il suo ininterrotto potere colluso con i peggiori governi reazionari, fascisti e filo-americani. Non dimentichiamoci delle elargizioni di benedizioni ai franchisti reduci della morte del fascista generalissimo spagnolo, gran protettore della cattolicissima masnada di clero iberico.

Tutti uniti questi poteri a scongiurare l'avvento di un nuovo movimento sociale di protesta che potesse liberare i popoli da oppressioni economiche, militari, politiche in generale. A titolo di esempio possiamo ricordare il grande teologo della Liberazione Leonardo Boff Leonardo Boffche venne sospeso per oltre un anno nell'esercizio cattedratico del suo insegnamento: troppo marxista? Certamente non avezzo a carezzare i parametri ideologico-spirituali preconciliari, ma volto a restituire al Vangelo il suo spirito davvero moderno e antico al tempo stesso. La semplicità della parola di Cristo, il sano comunismo che sta alla base della ricerca della vertià e della giustizia.

Wojtyla, come ha scritto Terry Eagleton sul "The Guardian" inglese, ha fatto parte dal 1978 in poi (anno della sua elezione al soglio di San Pietro) di un disegno ben ramificato nella comunità mondiale, di quel ritorno sulla scena di un neonato conservatorismo: Ronald Reagan in America, la lady di ferro Margharet Tatcher in Gran Bretagna e in Vaticano un cardinale polacco che arrivava da un paese dove aveva combattuto i comunisti quotidianamente, fermamente convinto che al pontefice dovessero tornare tutti quei poteri che il Concilio voluto da Giovanni XXIII aveva in parte delegato ai poteri locali della Chiesa.

La battaglia contro il comunismo, se poi davvero è stata tale..., si è abbarbicata su un fervente riferimento alla religione come confine estremo del nazionalismo, tanto da mostrare in Wojtyla il piccolo padre dei polacchi e il grande padre della Chiesa cattolica, il viaggiatore instancabile che ha mediato con capi di Stato e con popoli diffidenti per globalizzare non il messaggio di un neoevangelismo dal volto umano, ma il potere cattolico, mostrando al mondo intero che il Papa è ancora il più potente sovrano che vi sia sul globo terracqueo.

Questo potere papale riaffermato, Giovanni Paolo II lo ha fatto percepire anche ai principi della Chiesa e ai vescovi convocandoli in San Pietro non per comunicare con loro e con loro consultarsi, ma per impartire loro solamente ordini e prescrizioni. Assolutismo e primato del Papa, ed in ciò è vero che in oltre venticinque anni di pontificato, Wojtyla abbia operato in chiave ecumenica, con quella esponenziale fede mariana che è arrivata alle soglie dell'adorazione mistica, quasi un avvicinare la figura di Maria a quella di Dio, ma sapendo ben distinguere - nel suo testamento spirituale - come egli fosse il servitore del Cristo, e di come Maria senza Gesù non sarebbe stata che una semplice donna del suo tempo.

Ora la Sede vacante sarà presto colmata dall'elezione del nuovo pontefice: per il bene della Chiesa e del vero spirito di universale fratellanza che emana dai Vangeli, ci auguriamo che possa essere un papa discontinuo con la tradizione wojtyliana, che recuperi un rapporto con le chiese, le tante chiese di base, con tutte le anime progressiste che non intendono nuocere al cattolicesimo, ma restituire a Cesare ciò che è di Cesare ed a Dio veramente ciò che dovrebbe essere di Dio.

Marco Sferini
Marzo/Aprile 2005