Dio e il Comunismo: una convivenza che c'è

Comunisti e cattolici uniti contro il capitalismo globalizzato

Eretico, scomunicato, bestemmiatore, quasi un deicida (accusa rivolta dalla Chiesa Cattolica al popolo ebraico... tanto per gustare un poco di sano dialogo tra le religioni...). Marx è stato vituperato come non mai dai detrattori della sua dottrina sulla religione: molti erano saccenti reazionari della più cattiva acqua, provenienti da salotti della buona borghesia delle cancellerie europee, altri erano attempati filosofi e studiosi rinchiusi in un dogmatismo eccellente, insuperabile forse persino dall'"ex cathedra" del Pontefice romano. Nel 1859 il filosofo di Treviri scrive a proposito di un tema delicato quale la coscienza umana: «Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario il loro essere sociale che determina la loro coscienza». Siamo nel mezzo del cammino marxiano sull'analisi del fenomeno religioso. Più indietro nel tempo di 15 anni, nel "Per la critica della filosofia hegeliana del diritto", Marx afferma: «La religione è il sospiro della creatura oppressa, è l'anima di un mondo senza cuore, di un mondo che è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l'oppio dei popoli».

Proveniendo da Feuerbach, questa sottolineatura del sentimento religioso (perchè di questo bisogna parlare, non tanto della differenziazione tra i tipi di culti esistenti) è una decisa condanna non della religione in sè medesima. Marx infatti ne dà esclusivamente un giudizio. Spietato. Ma sempre di un giudizio si tratta. La condanna è semmai intrinsecamente contenuta nella manipolazione capitalistica della religione come sovrastruttura fuorviante la nascita e la crescita della critica verso il capitalismo e la condizione proletaria di sfruttamento.

Proprio perchè si tratta di una costruzione non strutturalizzata bensì derivata dalla situazione socio-economica in cui si viene a creare, la religione è un utile strumento nelle mani del capitale che la usa per ammansire e per illudere molti proletari: la promessa della meravigliosa e pacifica vita ultraterrena altro non è che la concretizzazione del sogno padronale di distrarre il proletariato dai suoi mali terreni. Un mondo capovolto, quindi, in cui vivere alienandosi dalle miserie della realtà vera dei fatti. L'inganno è ben svelato da un Marx ancora giovane in cui la critica alla religione assume toni prettamente scolastici: «Il fondamento della critica alla religione consiste propriamente in ciò: è l'uomo che fa la religione, non la religione che fa l'uomo». A conferma di quanto detto sopra, sempre nel 1844 Marx scrive: «La religione è soltanto il sole illusorio che si muove intorno all'uomo affinchè questi non inizi a muoversi intorno a se stesso».

Siamo pienamente consapevoli che oggidì la situazione circa la presa di coscienza del fenomeno della religione sia mutata: tantissimi credenti, infatti, non hanno bisogno dei sacri testi cattolici o delle ispirazioni dogmatiche e precettuali della Santa Romana Chiesa per sentirsi vicini a Dio. Gli basta percepire fideisticamente l'entità superiore, senza alcuna necessità di intermediari terreni che indossino il colletto bianco e la tonaca nera.

Se una volta essere comunisti significava attirare su di se la scomunica clericale del 1949, oggi è stato addirittura superato il lungo periodo della "distensione" (anche perchè sono stati in qualche modo superati sia il PCI che la DC) e sotto le bandiere di una economia solidale per i popoli e con i popoli dei cinque continenti, si ritrovano comunisti, cattolici, credenti senza chiesa, mussulmani, ebrei e quanti, laici, lottano contro il capitalismo globalizzato. Si verifica in questo senso proprio quel movimento di torsione circolare che il filosofo di Treviri auspicava per l'uomo, al fine di divenire pienamente cosciente del suo essere sociale, politico: del suo posto nel ciclo di produzione merceologica.

C'è qualcuno oggi che davvero ancora crede che mangiare di magro al venerdì sia un rispetto verso Dio? Qualche bigotto sicuramente, ma straborda una nuova impostazione di sensazioni che non fanno venire meno un sincero rispetto verso la natura, l'esistente non opera dell'uomo. Un naturalismo deistico che era proprio degli Incas, dei Maya e dei popoli privi di una gerarchia temporale ecclesiastica.

Negli anni della rivoluzione sessantottina, dei "preti-operai" e dei "Cristiani per il socialismo" non si sostituiscono i sacri testi a nuove elaborazioni letterarie: ma di più, si valorizzano le parole di un Vangelo che esprime in forme liberate dalle credenze della curia romana, un genuino comunismo sociale, un pacifismo universale, un rispetto dell'uomo verso l'uomo che oltrepassa ogni violenza. Per prima quella dello sfruttamento, sinonimo bieco di un vetero schiavismo leggermente addolcito dalle conquiste operaie a suon di scioperi e manganellate poliziesche.

Questa enorme stagione di lotta ha prodotto anche critiche radicale verso la Città del Vaticano: abolire il voto di castità? Per i discendenti di S. Pietro è una bestemmia, per noi potrebbe essere un passo di conciliabilità necessaria degli istinti "materiali" umani con quelli spirituali.

Ci troviamo molte volte vicini al Papa in numerose lotte sociali: prima fra tutte quella per la pace. Ma come è ancora lunga e tortuosa la via della liberazione dal pregiudizio e da bigottismi ancestrali che si esprimono nella stupida condanna all'uso del preservativo (ci esprimiamo con un aggettivo forte perchè è veramente criminale tutto ciò!), alla soppressione dell'amore "innaturale" tra due omosessuali, al continuo attacco sulle interruzioni di gravidanze e sulla fecondazione assistita.

Questa è la chiesa che vogliamo anche noi contribuire a cambiare, sollevando molti orpelli ideologici. Siamo certi che ne guadagnerebbe lo stesso Vaticano, e per una volta non i dollari o euro nelle casse dello Ior, ma in più utile opera per la diffusione di un messaggio evangelico fortemente ininterpretato e quindi, per sua evidente essenza, votato all'eguaglianza sociale, al rispetto di uomini, animali e piante. Un ritorno alle origini: in fondo Dio e il Comunismo possono vivere insieme.

Marco Sferini
Gennaio/Febbraio 2004