Cile: morte di una democrazia

L'imperialismo americano dopo il Vietnam

il Presidente cileno Salvador Allende GossensUna canzone di Potere Operaio, "Morto Allende", ricordava la vicenda del colpo di stato avvenuto in Cile l'11 Settembre del 1973: il Cile, nella canzone, è dipinto con un rosso che non è più quello delle bandiere socialiste e comuniste, ma il sangue di migliaia di cittadini già caduti nel tentativo di difendere il legittimo governo del presidente socialista Salvador Allende. Il Corriere della Sera scrive dieci giorni prima dell'assalto al palazzo presidenziale: "... allarmano i conflitti tra sinistra e forze armate: perché sono una minaccia frave alla sopravvivenza dell'attuale, precario equilibrio tra militari e Unità popolare...". Unità popolare è la formazione politica di sinistra che ha vinto le elezioni e ha permesso ad Allende di divenire Presidente della Repubblica. Sono gli anni settanta, gli inizi di un decennio di tempeste politiche in cui la Central Intelligence Agency avrà un ruolo chiave, primario, ma di questo ruolo verremo a sapere molto tempo dopo.

Al corto vedere di una spalla quei colpi di stato che di tanto in tanto si succedevano in vari paesi dell'America Latina o dell'Africa parevano essere lo sfogo di militari frustrati e, allo stesso tempo, ben addestrati a servire i potentati economici che li guidavano alla vittoria sicura. Infatti c'è una regia economica e strutturale in tutto ciò: c'è un piano perfetto, o almeno tendenzialmente tale, che vuole aprire alla Repubblica stellata statunitense nuovi mercati dove dominare con le proprie ricette liberali e con un nuovo turbocapitalismo.

Allende, con grande probabilità, conosce questi propositi del governo degli Stati Uniti, ma prosegue sulla sua strada che è diritta diritta verso la nazionalizzazione dei centri produttivi del Cile: l'industria del rame, per esempio, viene posta sotto il controllo dello stato, viene "socializzata" e, afferma il presidente, tutto ciò non fa che rispettare quelle leggi internazionali che non devono in nessun modo essere il tornaconto politico di multinazionali prive di scrupoli e non interessate alla prosperità nazionale, ma al solo fine profittuale. Allende rischia e rischia molto. Il governo cileno subisce pressioni politiche fortissime che vengono giudicate un'intromissione imperialista nei diritti sovrani del Cile. Si spinge oltre Allende e, nell'Aprile del 1973, dichiara che occorre «un'offensiva coordinata in difesa degli interessi del popolo del continente (americano) e negli altri Paesi in via di sviluppo». Per gli USA questa è una dichiarazione quasi di guerra economica. Assomiglia abbastanza ai fatti che viviamo oggi con Lula, Chavez e Castro che tentano, La Moneda in fiammeinsieme agli altri governi dell'America Latina di accordarsi sugli scambi petroliferi per battere quelle forze armate golpiste e quelle centrali sindacali corrotte che vorrebbero portare l'intero sud del continente sotto l'egida del dollaro e sotto il controllo imperiale di Washington. I ceti medi del Cile, in quel lontano 1973, cominciano a far sentire la loro opposizione al governo socialista e uno sciopero prolungato dei trasporti, il celebre "sciopero dei camionisti", paralizza Santiago, Valparaiso e molte altre zone della striscia cilena. Nelle "poblaciones", le favelas cilene, si guarda invece con grande speranza al continuo e costante cammino riformatore di Salvador Allende. Il paese è ricco di materie prime, e quello che cerca di fare l'esecutivo è proprio questo: adoperarle per migliorare la misera vita dei ceti popolari. Questa strada riformista durerà meno di tre anni...

Sono le due di notte dell'11 Settembre 1973 quando il Presidente Allende viene chiamato al telefono. Una serie di unità della marina militare dello Stato hanno preso posizioni sospette, dichiarate come posizioni "chiave" a Valparaiso. Al contempo si contano altri movimenti sospetti rendono più cupa la situazione: alcune navi che giorni prima erano in esercitazione con la flotta statunitense, senza alcuna necessità, senza nessun ordine del governo, rientrano nelle acque territoriali cilene. Proprio a Valparaiso cominciano i primi scontri cruenti: i dirigenti di Unità popolare vengono arrestati e imprigionati. Passano quattro ore circa e Salvador Allende decide di recarsi al palazzo della Moneda, la residenza presidenziale. Ogni suo tentativo di venire al dialogo con i golpisti è inutile: chiedono la resa incondizionata e assicurano a lui e alla sua famiglia salva la vita se da parte del governo verrà proclamata la resa alla forza delle armi. Parlano da Radio Agricoltura i generali ribelli riunitisi in una "giunta militare": dettano i primi loro provvedimenti alla popolazione, di restare ben chiusa nelle proprie case e ribadiscono ad Allende la minaccia della resa.

Sono ore tremende per il Cile: il Presidente sa che è praticamente impossibile resistere, sa che è solo e soprattutto sa chi sta guidando questo colpo di Stato. Ma nonostante questo, prende il microfono e parla da due emittenti radiofoniche: denuncia e condanna gli insorti, in special modo il generale Mendoza, Capo della Polizia. Parla continuamente, non si ferma, sa che l'aviazione golpista sta per bombardare le due stazioni radio e allora affretta il suo commiato dal popolo cileno a cui ha dedicato la vita: «Dinanzi a tali fatti non posso dire che una sola parola ai lavoratori: io non rinuncerò. Posto in questa situazione storica, io pagherò con la vita la mia lealtà al popolo e posso assicurarvi che ho la certezza che al grano che noi abbiamo seminato non si potrà mai impedire di germogliare. Costoro hanno la forza; essi possono ridurci in schiavitù, ma non è con i crimini, né con la forza che si possono guidare dei processi sociali. La storia è nostra, sono i popoli che la fanno. Lavoratori della mia patria, tengo a ringraziarvi per la lealtà di cui avete sempre dato prova nei riguardi di un uomo che è stato l'interprete delle grandi aspirazioni di giustizia, che si è impegnato nelle sue dichiarazioni a rispettare la Costituzione e la legge e che è stato fedele a questi impegni. Questi sono gli ultimi istanti nei quali io mi posso rivolgere a voi perché possiate trarre la lezione degli avvenimenti. Il capitale straniero, l'imperialismo alleato della reazione, hanno creato il clima nel quale le forze armate rompessero le loro tradizioni, quelle tradizioni che erano state di Schneider e che erano state ribadite dal comandante Araya, tutti e due vittime delle forze sociali, della stessa gente che ora se ne sta in casa attendendo di riconquistare il potere attraverso degli intermediari per continuare a difendere i propri profitti e privilegi».

i militari golipisti accerchiano La MonedaOrmai sul palazzo della Moneda volano gli aerei militari, pronti anche a colpire il palazzo presidenziale se la resa di Allende non avverrà immediatamente. Ma il presidente socialista non vuole cedere al ricatto infame dei golpisti e ribadisce da Radio Magallanes: «Io mi rivolgo ai giovani, a quelli che hanno contato che hanno offerto la loro gioia e il loro spirito di lotta. Io mi rivolgo agli uomini del Cile; all'operaio, al contadino, all'intellettuale, a quelli che saranno perseguitati. Perché il fascismo esiste già nel nostro Paese da molte ore, attraverso gli attentati terroristici, il minamento dei ponti e della rete ferroviaria, la distribuzione degli oleodotti e dei gasdotti. Di fronte al silenzio che essi erano obbligati... (a questo punto la registrazione è confusa, si odono sempre più forti scoppi di bombe) ... al quale essi erano sottomessi. Radio Magallanes sarà certamente ridotta al silenzio e il tono tranquillo della mia voce non vi giungerà più. Non importa, voi continuerete a sentirla, io sarò sempre con voi e lascerò almeno il ricordo di un uomo degno che fu leale di fronte alla lealtà dei lavoratori. Il popolo deve difendersi, ma non sacrificarsi. Il popolo non deve lasciarsi schiacciare e annientare, ma non deve lasciarsi umiliare. Lavoratori della mia patria, io ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri cileni verranno dopo di noi. In questi momenti oscuri e amari in cui il tradimento pretende di imporsi, sappiate che presto o tardi - io ritengo assai presto - si apriranno di nuovo le grandi strade dove passeranno gli uomini degni, per costruire una società migliore. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole (si odono ancora scoppi vicinissimi) ed io ho la certezza che il mio sacrificio non sarà invano, io ho la certezza che sarà almeno una lezione morale che condannerà la fellonia, la viltà, il tradimento».

Sono ormai le undici e trenta del mattino, di quel maledetto mattino dell'11 Settembre 1973: i caccia bombardieri iniziano a bombardare la Moneda con dei razzi incendiari. Le donne lasciano il palazzo: tra loro c'è la figlia del Presidente. Ma lui resta, con il suo governo, dentro, con un fucile in mano e un elmetto sulla testa. Non è un atteggiamento da martire, da eroe, è la volontà di non cedere ai nemici della libertà e del popolo cileno quell'esperimento riformista che stava portando avanti con grande cura. Scruta il cielo denso di fumi provocati dai bombardamenti. Dirà ai suoi collaboratori verso le due del pomeriggio: «Vado a prendere la mia fascia presidenziale» e si allontana, chiedendo di essere lasciato solo per riflettere. E, mentre la polizia che proteggeva la Moneda si schiera con Mendoza, Pinochet e gli altri generali della giunta militare, si sentono due spari e il presidente viene trovato privo di vita, con una pistola in mano. Il sogno di un Cile libero e sociale finisce con lui, mentre comincia una lunga "carovana della morte", di repressione dei partiti comunisti e socialisti, di persone scomparse (i "desaparecidos"), ammassate negli stadi della capitale e delle principali città del Paese e poi torturati e uccisi, come "pericolosi marxisti".

il Presidente cileno Salvador Allende Gossens
La Moneda in fiamme
i militari golipisti accerchiano La Moneda
da http:www.geocities.com/effeemme.geo
Il 26 Gennaio del 1974, Amnesty International invia una lettera al nuovo presidente della Repubblica: proprio quell'Augusto Pinochet di cui Allende si era tanto fidato. L'associazione umanitaria si rivolge al generale golpista e gli snocciola davanti, dati alla mano, i delitti compiuti dai "carabineros" e dall'esercito statale (ben addestrato dalla CIA): una lunga catena di efferatezze perpetrate anche con l'aiuto "straniero". Il tutto viene bollato dal nuovo governo cileno come "immaginazione vivida"...

A distanza di trent'anni, sappiamo che gli Stati Uniti organizzarono quel colpo di Stato di comune accordo con l'imprenditoria cilena e con le forze armate, naturalmente, del Paese di Allende. Il suo sacrificio non è stato vano, perché la Storia ci ha mostrato di cosa siano capaci gli Stati Uniti quando sentono minacciato il loro dominio economico e militare che oggi, sepolta l'Unione Sovietica da un decennio e più, vorrebbero estendere a tutto il pianeta passando per gli oleodotti afgani e il petrolio irakeno.

Marco Sferini
Giugno 2003

Una vasta documentazione sull'esperienza socialista del Governo Allende e sul golpe militare guidato dal Generale Augusto Pinochet Ugarte la puoi trovare su Effeemme.