Il lucidascarpe

Una metafora per raccontare del Capitalismo

Racconta Fabio Giovannini in una sua molto bella biografia di Karl Marx, lettura non accademica e quindi accessibile a chiunque (edita da Datanews), che un giorno un signore borghese si avvicinò al filosofo di Treviri e con fare spocchioso gli chiese: «Ma chi luciderà le scarpe nella società del futuro?». Marx, che stava colloquiando con alcune persone, si voltò d'impeto e con quella rabbia che molto spesso lo prendeva, ricordo dei suoi anni giovanili, disse: «Lei, naturalmente!».

Ci serve questo racconto per spiegare come il capitalismo sia una struttura economica e sociale dove si da sempre per scontato che vi sia qualcuno pronto a servire un altro. Ma questo servizio non è frutto di una collaborazione sociale, di una interazione tra i membri della "polis" volta allo sviluppo di tutti coloro che la abitano, bensì è il presupposto dello sfruttamento in tutte le sue più diversificate forme.

Se la ricerca della nascita dell' "accumulazione originaria" la possiamo collocare nell'epoca mercantilistica (quindi dal 1200 in poi circa), le forme di espansione dell'economia globale si verificano solo nel sorgere del sistema di fabbrica, quando appaiono in Inghilterra i "libri blu", triste raccolta di pagine dove erano inseriti i nomi dei fanciulli dediti al lavoro massacrante nelle miniere e negli stabilimenti metallurgici. È su questi testi che Marx forma l'ossatura del "Capitale", ed è su questi testi che quindi divarica con il suo bisturi da economista la complessità della produzione capitalistica e può, al contempo, formularne una critica.

Questa "critica dell'economia politica" non è fine a se stessa: non si accusano i padroni di essere cattivi, meno cattivi, meno buoni o buoni, quasi tendendo alla filantropia. Il padrone (oggi fa più chich chiamarlo "imprenditore", anche quando ha al collo una collana di libri mastri portati in tribunale per fallimenti e truffe d'ogni genere) svolge il suo ruolo, l'operaio (o qualunque altro salariato) idem.

La differenza sta nel fatto che l'operaio lucida le scarpe e non può permettersi a sua volta di farsi lucidare le sue, mentre il padrone non solo non lucida le proprie scarpe (e... visto che ha le mani lo potrebbe fare!... come è semplice a volte spiegare il concetto di eguaglianza), ma si fa lucidare le proprie e ricompensa con un obolo che certo non tiene conto del costo reale della vita (pardon... dell'inflazione reale. non parliamo poi di come viene programmata).

Fuor di metafore: se ancora oggi combattiamo per una società che superi il capitalismo è perchè davvero noi comunisti non troviamo nulla, ma proprio nulla di buono in questo sistema di produzione, se non lo sfruttamento operato da poche persone su miliardi di altri esseri umani. Non solo, oggi, c'è ancora chi lucida quelle scarpe dei tempi di Marx, ma c'è chi lucidandole ai piedi non porta proprio alcun paio di scarpe...

Marco Sferini
Dicembre 2002