Operai e comunisti

Operai e comunisti
Giorgio Amico
GiovaneTalpa
€ 8,00
pag. 90

In questi tempi di imperante revisionismo, Giorgio Amico si muove, come gli è consueto, controcorrente ed affronta, scrivendo un testo agilissimo, uno dei nodi cruciali della ricostruzione storica delle vicende della Resistenza a Savona: il rapporto tra i fatti di quel periodo tra l'8 Settembre 1943 ed il 25 Aprile 1945 e la realtà operaia, in quel momento dominante, dal punto di vista della composizione sociale della nostra Città.

Sono 80, documentatissime, pagine: per redigerle Amico è andato a leggersi molti testi usciti in tempi più o meno recenti sull'argomento (in questo senso rimane fondamentale il "Savona insorge" di Devincenzi e Badarello ma, nel corso degli ultimi anni ha offerto un notevole impulso alla conoscenza della realtà di quella fase storica a Savona l'opera divulgativa svolta, tramite l'archivio "Partigiano Ernesto" da Nanni De Marco con le sue pubblicazioni "In ricordo di Gin Bevilacqua" e la "Guerra dei savonesi", oltre all'ultima opera curata da Guido Malandra sull'attività cospirativa svolta dalle SAP). Giorgio Amico affronta anche, con uno spirito critico provvisto di un alto livello culturale, testi malamente revisionisti quali l'ultimo libro di Pansa, "Il sangue dei vinti", nel quale sono citati anche episodi accaduti dalle nostre parti.

L'elaborazione sviluppata da Giorgio Amico presenta, però, tratti di assoluta originalità rispetto alle impostazioni tradizionalmente adottate dagli storici per dipanare questa materia (la definirei, quasi, una "originalità necessaria") collocandosi ben oltre l'analisi del consueto dualismo tra: Resistenza come culla della Costituzione Democratica Repubblicana e la "Rivoluzione tradita".

Si sente, invece, il cuore della presenza operaia nella Resistenza che nasce dalla materialità delle istanze sociali che emergono all'interno delle diverse fasi del conflitto: prima di tutto si segnala l'aspirazione alla pace, intesa come richiesta semplice, immediata, direi quale "scenario di fondo" di tutto il contesto, presupposto indispensabile per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Si descrive, a questo modo, una classe operaia concreta che fa "fa" la Resistenza (e ne rappresenta il soggetto portante, pagando prezzi altissimi ad esempio dal punto di vista delle deportazioni, che seguono i grandi scioperi come quello del 1 Marzo 1944 e difendendo anche le officine che i nazisti intendevano smantellare, trasportandone i macchinari in Germania).

La Resistenza, insomma per gli operai savonesi, non serve tanto per riscattare l'onore della patria perduta (un tema fortemente solleticata dagli agiografi d'occasione, oggi così di moda) ma perché si è consapevoli che soltanto sconfiggendo il nazifascismo può finire la guerra e cambiare, così e finalmente, il quadro materiale della propria esistenza quotidiana.

Operai e comunisti, intitola giustamente Giorgio Amico, ed il PCI rappresenta sicuramente il soggetto politico decisivo ma si sente meno di quanto indichi la storiografia ufficiale (ed è questa una intuizione importante che quest'opera contiene) il peso del "partito nuovo" ed il collegamento con la "sovrastruttura" politica. Per gli operai comunisti savonesi l'organizzazione che conta è quella operativa, che serve per difendersi e sconfiggere il nemico: anche la stasi imposta, nell'inverno 44-45 dal "proclama Alexander" è vissuta in quest'ottica. Certo: il PCI rappresentò, come abbiamo già detto, il soggetto politico dominante, collegato quasi naturalmente con la classe operaia, ma che agisce prevalentemente nelle sedi deputate di relazione con gli altri partiti, come il CLN, ma quanti, nelle fabbriche savonesi, scelsero la Resistenza lo fecero avendo a mente soprattutto le dirette istanze di liberazione (e di successiva trasformazione): il discorso sulla "doppiezza" si percepì in seguito.

L'origine della Resistenza e della presenza comunista nelle fabbriche, così come è analizzata da Giorgio Amico, in questa sede, segnò (e si tratta di una nostra opinione) in una dimensione decisiva il rapporto "duale" (ed anche un po' "sovrapposto") che, dopo la Liberazione, si realizzò tra il Partito e gli operai.

Un testo, questo di "Operai e comunisti" (disponibile presso il Banco libri "La Locomotiva" in piazza Mameli a Savona, ndr) non solo dal leggere, ma da meditare e, se possibile, da dibattere in un contesto possibilmente "non allineato" con la storiografia ufficiale.

Franco Astengo
Maggio 2004