Per il partito di classe

Intervista a Claudio Bellotti

Il congresso di Rifondazione Comunista è nel vivo. Si stanno concludendo i congressi di circoli e quelli di federazione e i primi di dicembre si svolgerà a Napoli il Congresso nazionale. Anche quest'anno Claudio Bellotti di Falce e Martello è il primo firmatario di una mozione "alternativa" quella che auspica un "partito di classe". E' per noi un piacere parlarne con il diretto interessato.

L'VIII Congresso di Rifondazione Comunista si svolge forse nel periodo più difficile della ventennale storia del PRC. Un congresso che dovrà  tracciare la linea politica del nostro partito per i prossimi anni. Quale dovrebbero essere, secondo la proposta congressuale che qui rappresenti, le strategie e le scelte future del PRC?

La nostra mozione mette al centro punto della rappresentanza politica del conflitto di classe, ossia della necessità  di un partito che interpreti in maniera coerente gli interessiClaudio Bellotti di fondo dei lavoratori di fronte alla crisi. Questo significa proporsi come forza antagonista, che sta fuori e contro rispetto alle politiche di austerità  imposte dalla Bce, dalle banche, da Confindustria e in realtà  da tutto l'arco politico parlamentare. Proponiamo anche una serie di punti programmatici che mettono in evidenza la necessità  di rompere con le compatibilità  di questo sistema in crisi, a partire dalla questione del debito.

In sede congressuale verranno affrontati diversi aspetti del nostro essere comunisti, ma è indubbio che la necessità  di battere le destre, la politica delle destre, la politica della BCE viene visto come fulcro del dibattito. Cosa propone il documento che appoggi su questo punto?

La politica della Bce, che peraltro non è una scelta ideologica ma interpreta gli interessi della classe dominante nei suoi settori più forti, puಠessere sconfitta solo da un movimento di massa. Ci vuole una vera e propria rivolta sociale che raccolga tutti coloro che in questi due anni, da Pomigliano fino al 15 dicembre, passando per i referendum, le lotte per il lavoro, le donne, la scuola, e tanti altri, si sono opposti a questo governo. Il problema è che questa rivolta non trova alcun riferimento politico. L'opposizione parlamentare (Pd e Idv) è completamente succube delle compatibilità  capitalistiche, mentre Sel si illude di poterle mettere in discussione attraverso le primarie, ma sempre all'interno di quell'alleanza.

Il compito quindi è duplice: favorire la crescita di un movimento di massa, e costruire una forza politica, un polo di classe, che gli dia una espressione coerente. Rifondazione deve assumersi questa responsabilità  decisiva, se non vogliamo tornare il partito che il sabato è movimentista e il lunedì tratta le alleanze di governo.

Se, come crediamo, dobbiamo essere protagonisti della sconfitta di questo governo, quale strada indichi per battere anche elettoralmente Berlusconi?

Il governo Berlusconi ha i giorni, forse le ore, contate. L'avversario non si chiama solo Berlusconi o Bossi, il prossimo governo farà  esattamente quanto dettato dai "mercati", ossia dal capitale finanziario, anche se ne farà  parte il Pd. I nostri nemici si chiamano anche Marcegaglia, Marchionne, Draghi... L'idea di fare una coalizione di tutti "per liberarci da Berlusconi" è già  morta e sepolta nel momento in cui il governo viene commissariato dalla Bce e dal Fondo monetario internazionale. Dobbiamo fare la coalizione dei lavoratori con tutti i settori oppressi e colpiti dalla crisi. Elettoralmente questo significa proporre la costruzione di un polo che sia nettamente distinto dal centrosinistra. Le forze esistono e le abbiamo viste il 15 ottobre a Roma, o nell'appello dell'assemblea del 1 ottobre, e tante altre potrebbero aggregarsi. Dobbiamo offrire una alternativa a milioni di persone che tra centrodestra e centrosinistra rischiano di avere solo la scelta dell'albero a cui impiccarsi.

Nella costruzione dell'alternativa di società , che rimane il nostro obiettivo, un ruolo decisivo dovrebbero ricoprirlo i movimenti protagonisti della nuova stagione di lotte: da quelle per il lavoro alla difesa dell'ambiente; dalla tutela dei beni comuni agli indignati, dai movimenti in difesa della scuola alle donne di "Se non ora quando" passando per i comitati contro le cosiddette grandi opere a partire dai NO TAV. Siamo presenti in queste lotte? E in che modo riusciranno ad influire nella vita politica nazionale?

L'aspetto più positivo di questo congresso è proprio che lo svolgiamo in mezzo a un risveglio dei movimenti, abbiamo tanti interlocutori potenziali. I movimenti possono incidere se si crea una alternativa politica al bipolarismo, altrimenti si ricade nel disastro del 2006, quando si volle illudere i movimenti avrebbero condizionato il centrosinistra, e poi si è visto come è finita. Noi pensiamo che il conflitto di lavoro, il conflitto di classe stia tornando prepotentemente al centro e questo offre una prospettiva a tutti: se avanza una forte lotta dei lavoratori questo darà  un riferimento anche a tutti gli altri movimenti. L'altro terreno decisivo è quello del programma, dobbiamo impegnarci a fare emergere la prospettiva di trasformazione sociale e anticapitalistica che è implicita in movimenti quali l'acqua pubblica, il NoTav e tanti altri.

Per affrontare questa fase difficile il nostro partito ha dato vita, insieme ad altri soggetti, alla Federazione della Sinistra. Che giudizio dai di questa esperienze?

La Federazione della sinistra è stato un fallimento, tutti lo sClaudio Bellotti
primo firmatario del secondo documento congressuale "Per il partito di classe"
anno ma quasi nessuno ha il coraggio di dirlo apertamente. Rilevo che il congresso del Pdci si è concluso con una esplicita proposta di patto di legistlatura col Pd con l'impegno a votare comunque la fiducia e tutti i provvedimenti fondamentali, mentre Socialismo 2000 e Lavoro e Solidarietà  hanno lanciato l'associazione "per il partito del lavoro" (che piuttosto definirei "per il partito delle burocrazie sindacali") che propone di concordare col centrosinistra un programma di governo. Questo dimostra che la Fds ci ha legato a forze politiche che non sono disposte a sostenere una reale battaglia di alternativa. Se aggiungiamo che la Fds ha tenuto un congresso finto, fatto di delegati nominati e gruppi dirigenti spartiti a tavolino, che non prende posizione su nulla di controverso per non litigare coi "compagni di viaggio", che non è neppure riuscita ad eleggere in modo regolare il proprio portavoce nazionale, è facile capire che è stata una scelta disastrosa. Tanto prima ne prendiamo atto, tanto meglio sarà  per tutti.E qui mi fermo per carità  di patria...

Secondo te è ancora attuale la "rifondazione comunista"?

è più attuale che mai la lotta per costruire un partito, e quindi anche un pensiero politico e un programma, che ponga concretamente la prospettiva dell'alternativa socialista a questo sistema in piena decadenza. Sicuramente oggi Rifondazione non ha la massa critica e soprattutto ha perso gran parte della propria credibilità, tuttavia rimane un patrimonio prezioso di militanza che va non solo tutelato, ma "investito" in un percorso comune con tutti coloro che cercano tale alternativa. Ma questo non si fa con le etichette, si fa lavorando attorno al problema dei problemi: fare emergere il punto di vista di classe in un quadro nel quale tutte le voci della politica, da destra a sinistra, sono interne alla logica del sistema.

Per chiudere. Perché un iscritto all'VIII Congresso di Rifondazione Comunista dovrebbe votare il documento da te sostenuto?

I compagni e le compagne sono maturi abbastanza per non dover ascoltare appelli al voto. Rilevo solo come la nostra mozione sia l'unica che propone dei punti di riferimento che mantengono la loro validità  anche in questa fase convulsa: che ne rimane di proposte quali il "fronte democratico contro Berlusconi", se a chiedere le dimissioni del governo sono i banchieri europei, o la Merkel e Sarkozy?

la redazione del sito
Savona - 18 Novembre 2011