La nostra rifondazione

Intervista a Susanna Angeleri

Una collocazione tecnica a sostegno della mozione congressuale "Essere comunisti". È questa la scelta dei compagni dell'Area Programmatica Ottobre in vista del VI Congresso di Rifondazione Comunista. È per noi un piacere parlare di questa scelta, nata dall'impossibilità di presentare un proprio documento, con Susanna Angeleri della Federazione di Arezzo autorevole rappresentante dell'Area Programmatica.

Il VI Congresso di Rifondazione Comunista stabilirà senza alcun dubbio e senza alcuna ambiguità la linea politica del nostro partito per i prossimi anni. Quale dovrebbero essere, secondo la proposta congressuale che qui rappresenti, le strategie e le scelte future del PRC?

È ancora tutta da verificare la "indubitabilità" delle scelte che saranno sancite dal VI Congresso, considerati Susanna Angelerilo stato reale del partito e la studiata drammatizzazione del dibattito precongressuale, provocata da una serie di esternazioni e forzature verticistiche operate dal gruppo dirigente di maggioranza e sovente dallo stesso Segretario; esternazioni e forzature che, di fatto, si sono sovrapposte al corpo reale del partito al di fuori di qualsiasi confronto democratico nei suoi stessi organismi dirigenti.

Rispetto al futuro, il documento che abbiamo elaborato come Area Programmatica Ottobre e che ci è stato impedito di presentare al dibattito congressuale, continua ad essere - pur nel contesto della nostra "collocazione tecnica" nella mozione 2 "Essere comunisti", che abbiamo scelto per il percorso congressuale - il riferimento per le proposte politiche e programmatiche e per gli indirizzi strategici che intendiamo offrire come contributo a tutti i compagni. Nel merito, fra le altre cose, sottolineiamo:

In sede congressuale verranno affrontati diversi aspetti del nostro essere comunisti, ma è indubbio che l'accordo programmatico con le forze del Centrosinistra viene visto come il fulcro dell'intero dibattito. Una scelta impegnativa dettata dalla necessità di cacciare Berlusconi, una scelta che ha portato alla nascita della Grande Alleanza Democratica (GAD). Ma come sono conciliabili le nostre proposte con quelle dei partiti del Centrosinistra? L'accordo organico di governo è l'unica strada percorribile?

Sicuramente la cacciata del governo Berlusconi è, oggi, tra gli obiettivi prioritari nelle lotte che si sviluppano alla base della società. Ma tale obiettivo per noi non va confuso con la nascita della GAD, né con la questione "governo Sì, governo No" presentata erroneamente come fulcro del dibattito congressuale, quando la vera questione riguarda l'autonomia, l'identità di classe e la natura del partito, oggi minate dalle tendenze revisioniste presenti nell'attuale direzione politica di maggioranza.

È prioritario che il PRC mantenga la Susanna Angeleri rappresentante dell'Area Programmatica Ottobre
che al congresso appoggierà la mozione 2 "Essere comunisti"
propria autonomia dalla GAD, che è espressione di un capitalismo modernizzatore, solo in parte differente ed autonomo dalle forze economiche che hanno creato e sorretto il berlusconismo. Così come va detto subito che senza una sinistra determinante il nostro posto è all'opposizione.

Per noi la cacciata delle destre è un aspetto di un percorso lungo il quale la nostra pratica diretta nelle istituzioni e nella realtà sociale, i rapporti con le forze di sinistra e quelli con il resto del centro sinistra, necessari ma da tenere ben distinti, siano vincolati a linee politiche e programmatiche in grado di conseguenziare il senso effettivo delle spinte contestative, per muoverle lungo un coerente processo di transizione, dal basso, mantenendo viva la dimensione di classe nell'indicare sbocchi concreti perché si faccia fattore di trasformazione della realtà del paese e conservando così aperta la prospettiva alternativa. Perciò oggi, preliminarmente, è necessario arrestare le tendenze alla omologazione ed il processo degenerativo che ha investito il PRC e porre l'esigenza di salvare la sua identità di classe e autonomia.

Nella costruzione dell'alternativa di società, che rimane il nostro obiettivo, un ruolo decisivo dovrebbero ricoprirlo le lotte sociali promosse dai movimenti. Ma in che modo riusciranno ad influire nella vita politica nazionale?

I ritardi e le contraddizioni della sinistra politica e sindacale e l'assenza di un chiaro riferimento internazionale di classe hanno, di fatto, privato le lotte sociali promosse dai movimenti di un chiaro riferimento alternativo di linea e prospettiva. Il movimento contro la globalizzazione, oggi, risulta arenato tra le secche del riformismo e corre il rischio dell'istituzionalizzazione e con esso di farsi funzionale alle esigenze ristrutturative del capitalismo ponendo solo obiettivi correttivi dei suoi aspetti più brutali (ad es. la tobin tax).

Il nostro ruolo deve essere quello di contribuire affinché il movimento riprenda il suo slancio originario, liberandosi dal ceto politico dall'equivoco stampo di estremismo migliorista, che vi si è sovrapposto, e favorire le istanze della rivolta giovanile, in esso presente, realmente portatrici di una concezione antiautoritaria della vita, della società e della lotta e, come ha dimostrato il '68, protesa all'alleanza organica con le lotte dei lavoratori e di tutti gli altri ceti non parassitari contro l'oppressione capitalistica.

Per anni all'interno e all'esterno del nostro partito si è parlato di un progetto per la costruzione della "Sinistra Alternativa". Condividi questo progetto? La nascita della GAD non rischia di farne tramontare definitivamente la costituzione?

Ovviamente non condividiamo questo progetto; oltretutto, oggi, la pratica concreta e l'indirizzo della maggioranza del partito rischiano di portare ad un ulteriore arretramento, e cioè l'omologazione nella GAD, con tutto quello che ne deriverebbe rispetto ai futuri e già preannunciati impegni istituzionali e di governo, che nulla hanno a che vedere con l'esigenza di cacciare queste destre dal governo del paese.

Negli ultimi mesi nel nostro partito si è discusso molto della politica della nonviolenza. Una nuova proposta identitaria vista come strumento necessario per la trasformazione della società. Questa scelta rappresenta un taglio netto con la storia comunista e quella del movimento operaio? Rinnega in qualche modo le lotte di liberazione dei popoli?

La questione della nonviolenza, assolutamente fuori dalla tradizione del movimento comunista e dall'esperienza marxista, è stata anch'essa calata dall'alto con la stessa pratica verticistica e l'ottica "maggioritaristica" che oggi rischiano di imbarbarire la vita interna del partito, a tutti i livelli; essa in ogni caso contribuisce ulteriormente a far "tabula rasa" di tutto il patrimonio storico delle lotte di classe del movimento operaio e comunista. Con la stessa ottica e con le stesse tendenze revisionistiche sono state imposte l'adesione al PSE e l'ingresso nella GAD.

Nel merito, tutto ciò va collegato all'affondo esplicito alle esperienze del'900 (con dentro implicitamente la strada aperta dall'ottobre) e agli approcci riduttivistici all'esperienza marxista contenuti nella mozione congressuale di maggioranza. Il marxismo è per noi lo strumento per la trasformazione della società, perché non è solo la dottrina di due pensatori, per quanto grandi, come Marx ed Engels, ma sintesi dell'esperienza di tutto il movimento operaio, una unità organica dalla quale non è possibile asportare una parte importante, come la teoria dell'imperialismo di Lenin, senza togliervi incisività. È un metodo che va riscoperto e collocato coerentemente nel nuovo terreno dell'oggi perché, soprattutto le nuove generazioni, non finiscano facilmente suggestionabili, fino ad accettare come nuove ed originali vecchie forme di riformismo, riverniciate con colori alla moda.

Per chiudere. Perché un iscritto dovrebbe votare per gli emendamenti da te sostenuti?

Il motivo è chiaramente contenuto nella dichiarazione con la quale abbiamo ufficializzato la nostra obbligata "collocazione tecnica" nel contesto del documento presentato dai compagni dell'"Ernesto", attraverso un unico emendamento aggiuntivo alla premessa del documento stesso, che non è nostro obiettivo modificare.

I compagni dell'area dell'"Ernesto", oltretutto, in più occasioni, pur in presenza del permanere di divergenze strategiche, hanno evidenziato esplicite convergenze con alcuni obiettivi di fase che negli ultimi tempi soprattutto noi abbiamo indicato come necessari per il PRC; tra questi la salvaguardia dell'autonomia e del carattere di classe del partito, l'arresto del processo revisionistico e una nuova "direzione politica", garante del pluralismo effettivo e del rilancio del processo rifondativo.

In ogni caso, anche attraverso il sostegno che verrà al nostro emendamento, intendiamo conseguire le condizioni per poter dare continuità organizzata, dopo il congresso, agli indirizzi del documento non ammesso al dibattito, del quale vogliamo richiamare l'indicazione contenuta nel sottotitolo: "sulla via maestra aperta dall'ottobre, pluralismo alternativo e democrazia sostanziale, per riportare il PRC all'avanguardia della mobilitazione popolare, sconfiggere il capitalismo e il riformismo e far avanzare, dal basso, la transizione verso la società socialista".

Marco Ravera e Andrea Petronici
Savona/Arezzo - 12 Gennaio 2005