Per una vera Rifondazione Comunista

Intervista a Luigi Izzo

Quello proposto dall'Area Programmatica Progetto Comunista doveva essere il sesto documento congressuale. Escluso dal novero dei documenti nazionali in seguito alla verifica delle firme effettuate dal Collegio di Garanzia, verrà presentato territorialmente come emendamento alla quarta mozione congressuale "Un'altra Rifondazione è possibile".

Nonostante ciò abbiamo ritenuto opportuno dar spazio e voce, in questo nostro confronto a distanza tra le varie sensibilità del partito, a Luigi Izzo principale esponente dell'Area Programmatica.

Il VI Congresso di Rifondazione Comunista stabilirà senza alcun dubbio e senza alcuna ambiguità la linea politica del nostro partito per i prossimi anni. Quale dovrebbero essere, secondo la proposta congressuale che qui rappresenti, le strategie e le scelte future del PRC?

Una delle scelte prioritarie che il partito deve assumere è sicuramente la prospettiva socialista, come unica risposta reale ed alternativa allo stato di cose presente. Queste, in estrema sintesi, le nostre proposte:

In breve, questa è la nostra proposta di polo autonomo di classe.

In sede congressuale verranno affrontati diversi aspetti del nostro essere comunisti, ma è indubbio che l'accordo programmatico con le forze del Centrosinistra viene visto come il fulcro dell'intero dibattito. Una scelta impegnativa dettata dalla necessità di cacciare Berlusconi, una scelta che ha portato alla nascita della Grande Alleanza Democratica (GAD). Ma come sono conciliabili le nostre proposte con quelle dei partiti del Centrosinistra? L'accordo organico di governo è l'unica strada percorribile?

Io non credo che le nostre proposte politiche possano essere minimamente conciliabili con quelle dell'Ulivo-GAD. Sono fermamente convinto che il PRC non ha niente in comune con questi soggetti, poiché essi sono diretta espressione del grande capitale. Infatti, essi oggi ripropongono la stessa impostazione e prospettiva strategica di quella stagione politica (1996-2001) che ha tartassato e impoverito il paese, sapendo altresì pacificare e sedare il conflitto sociale e di piazza, e permettendo al successivo (ed attuale) governo Berlusconi di agire indisturbato per i suoi interessi personali e di classe.

L'accordo col Centrosinistra non deve in alcun modo essere considerato l'unica strada percorribile neanche sul piano puramente elettorale (accordo di desistenza). Quest'ipotesi è irrealizzabile, poiché si fonda sull'illusione di una "contaminazione" dei DS, i quali invece si sono perfettamente assestati nel centro liberale. L'accordo, al contrario, comporterebbe un'ulteriore destrutturazione del partito e delle sue fondamenta di classe.

Nella costruzione dell'alternativa di società, che rimane il nostro obiettivo, un ruolo decisivo dovrebbero ricoprirlo le lotte sociali promosse dai movimenti. Ma in che modo riusciranno ad influire nella vita politica nazionale?

Penso che per costruire l'alternativa di società debba essere il partito dei lavoratori a promuovere le lotte nel paese e a coinvolgere tutti i movimenti. Partendo dal movimento operaio, vi sono vere e proprie emergenze sociali (democrazia, diritti, ambiente, ecc.) rispetto alle quali il compito dei comunisti è quello di essere avanguardie, dirigere i movimenti e difenderne il futuro. Solo con le grandi lotte e mobilitazioni della classe lavoratrice si può cambiare la società: questo ci insegna la storia.

Per anni all'interno e all'esterno del nostro partito si è parlato di un progetto per la costruzione della "Sinistra Alternativa". Condividi questo progetto? La nascita della GAD non rischia di farne tramontare definitivamente la costituzione?

Non ho mai condiviso il prLuigi Izzo (a sinistra) durante un'iniziativa
dell'Area Programmatica Progetto Comunista
ogetto della "sinistra alternativa", poiché essa, così come ideata da Bertinotti, prevedeva l'unità di un insieme di soggetti politici e sociali che non hanno il nostro stesso obiettivo strategico, e sono altresì avversi alla forma-partito come strumento per il cambiamento della società, strumento che ritengo irrinunciabile per ogni comunista che sia davvero tale.

In realtà questo progetto prevede l'adesione di "generali senza esercito", ed è per questo che esso non è mai decollato ed è più volte miseramente fallito: la cosa che ritengo grave è che lo stesso modello è stato di fatto riproposto a livello europeo.

Per queste ragioni, rispondo alla tua domanda dicendo che a mio avviso non è la GAD a mettere in pericolo questo progetto, poiché essa non può minare le basi di ciò che in realtà non è mai esistito!

Negli ultimi mesi nel nostro partito si è discusso molto della politica della nonviolenza. Una nuova proposta identitaria vista come strumento necessario per la trasformazione della società. Questa scelta rappresenta un taglio netto con la storia comunista e quella del movimento operaio? Rinnega in qualche modo le lotte di liberazione dei popoli?

Certo che è grave pensare di trasformare la società capitalistica con la politica della non-violenza. I comunisti, per storia e per definizione, non sono mai stati ne pacifisti ne non-violenti. Tutto ciò che si è conquistato in questi secoli lo si è fatto sempre e solo con la lotta. La violenza non è quella di chi reclama diritti, ma di chi li nega e li reprime.

È ovvio in quest'ottica che già il fatto stesso che si parli di "cultura gandhiana" nel partito sottende la volontà di operare un taglio netto alla nostra storia, alla nostra cultura e ai nostri valori ed ideali di comunisti. Come diceva Marx: «Finchè la loro violenza sarà chiamata giustizia, la nostra giustizia sarà chiamata violenza».

Per chiudere. Perché un iscritto dovrebbe votare per gli emendamenti da te sostenuti?

Credo che i compagni dovrebbero votare il nostro documento poiché esso è coerente con le scelte e lotte che come Area Programmatica abbiamo condotto in questi anni. La mozione "Per una vera Rifondazione Comunista" pone una serie di questioni, cercando di dare anche delle risposte, su tematiche che oggi per i comunisti sono irrinunciabili: modalità di costruzione un vero partito comunista, rapporto con il Centrosinistra, rapporto con i movimenti, rifondazione di un sindacato di classe, attualità della questione meridionale, lotta delle donne, difesa e riconquista di un'università e di una scuola pubblica, riforme da cancellare sull'immigrazione, ricostruzione di un'internazionale rivoluzionaria dei lavoratori, ecc.

Mi sembra che gli altri documenti, oltre a non essere condivisibili nelle loro proposte politiche, manchino di una visione di insieme e di proposte credibili su tutte queste questioni, le quali non sono altro che i bisogni materiali della classe che intendiamo rappresentare. Al contrario, non ci interessa affatto condurre un congresso di questa importanza come se tutto si riducesse al referendum "governo si, governo no" (come si evince in maniera palese dal testo delle altre mozioni): se così fosse, perderemmo per l'ennesima volta l'occasione per discutere di che partito vogliamo e cosa intendiamo veramente per "Rifondazione Comunista".

Ma l'elemento più gratificante del nostro lavoro è il fatto che, a differenza di tante altre mozioni, è un documento che nasce dal basso, col contributo di molti compagni dei circoli che hanno posto all'attenzione del nostro dibattito questioni reali e concrete, vissute sulla loro pelle, e quindi liberi nel loro approccio da logiche di schieramento, ma uniti dal comune obbiettivo di ricostruire il partito comunista.

Marco Ravera e Andrea Petronici
Savona/Napoli - 1 Dicembre 2004


Per maggiori informazioni visita il sito dell'Area Programmatica Progetto Comunista.