Sinistra, classe, rivoluzione

Intervista a Claudio Bellotti

Stanno per iniziare i congressi di circolo anche nella Federazione di Savona. A confrontarsi tre documenti, tre idee di partito, tre linee politiche. Claudio Bellotti, già membro della Segreteria nazionale, è il primo firmatario della mozione sostenuta da Falce e Martello. E' per noi un piacere parlarne di congresso e del documento "Sinistra, classe, rivoluzione - Per un nuovo inizio" con il diretto interessato che con grande disponibilità ha accettato il nostro invito.

Claudio BellottiQuello che Rifondazione sta per affrontare è un congresso straordinario. Tu cosa ti aspetti dal IX congresso del PRC? Quali saranno i nodi più importanti da sciogliere? Il risultato è così scontato come sembra?

Nello stato critico in cui versa il Prc, l'unico obiettivo che mi pare veramente imprescindibile è quello di una chiarificazione di fondo, ossia: quale ruolo si propone di svolgere il partito nel conflitto di classe, definire una traccia di elaborazione programmatica e una prospettiva. Tutto il resto sono solo posizionamenti elettorali o, peggio, posizionamenti interni.

Al CPN convocato a seguito della sconfitta di Rivoluzione Civile si era parlato di “congresso lungo”, di “straordinario congresso”. Come giudichi questo percorso?

La scelta di rinviare il congresso (fra l'altro rimangiandosi le solenni promesse del segretario) è stata antidemocratica nella forma e molto dannosa nella sostanza. I mesi trascorsi non hanno aggiunto nulla al dibattito, le posizioni che si confronteranno sono esattamente le stesse di sei mesi fa, con la differenza che il rinvio ha accentuato un elemento di abbandono e demoralizzazione che era già presente.

In molti settori del Partito forte è la critica al gruppo dirigente. Come ti poni rispetto alle richieste di dimissioni dello stesso? Le condividi?

Questo gruppo dirigente ha responsabilità pesantissime e non può rilanciare il partito. Detto questo, un nuovo gruppo dirigente può emergere solo se emerge una nuova linea politica, un'analisi e anche una pratica all'altezza delle necessità. Altrimenti tutto si riduce a “scalate” interne, a conflitti senza principi.

Con anni di sconfitte alle spalle il tema del ricambio generazionale è molto sentito, credi che la tua mozione sia in grado di portare un cambiamento di immagine ed un lavoro profondo sulle fondamenta del partito? Il PRC, ad esempio, è pronto per un segretario donna?

Lo stato dei Giovani comunisti, non mi pare che sia molto diverso da quello del partito, non vedo uscire elaborazioni, proposte o pratiche che indichino una elaborazione più avanzata di quella del partito.

Quando alla segretaria donna, la domanda giusta da porsi è: il Prc è pronto, ossia attrezzato, per avere non una segretaria donna, ma una vera partecipazione di lavoratrici, studentesse, disoccupate, di fare proprie le loro battaglie? La risposta è drammaticamente no, e da questo punto di vista insistere sulla presenza femminile negli organismi dirigenti non mi pare che abbia portato grandi risultati.

Quanto al ruolo della nostra area politica, credo che abbia mostrato in questi anni di saper tenere il campo su tre questioni fondamentali: le analisi sulla situazione italiana e internazionale; la costruzione di un intervento sistematico verso le fabbriche e i luoghi di lavoro; un rilancio dell'intervento fra i giovani e i giovanissimi.

Finito il IX Congresso sarà possibile una collaborazione tra le varie anime del partito? Non credi che la cristallizzazione in correnti abbia fatto il proprio tempo? Secondo te è ancora attuale la "rifondazione comunista"?

Dopo il congresso di Napoli ci fu un gran parlare di superare le correnti all'interno della maggioranza; tuttavia la “gestione unitaria” ha partorito sia gli errori politici degli scorsi anni, sia l'attuale esplosione della ex maggioranza e il risultato lo vediamo ora: non solo le correnti non sono state superate ma lo scontro si è acutizzato all'estremo. Il congresso accentuerà inevitabilmente le divaricazioni interne. La collaborazione va sempre ricercata, ma occorre partire dalla realtà e non dai desideri: date le profonde divergenze, il vero servizio che si può rendere al partito non è parlare a vanvera di unità, ma cercare di esporre con la massima chiarezza le proprie posizioni, cercare di portare il dibattito a un livello di principio e non solo di schermaglie tattiche, e anche praticare la propria proposta. Chi ha più filo tesserà più tela.

Quale è la tua posizione riguardo ai sei emendamenti al primo documento?

Ovviamente ho il mio giudizio, ma dato che si tratta di un dibattito interno adClaudio Bellotti una mozione penso che non sia logico prendere una posizione al riguardo in questo momento. Ci confronteremo con la posizione che verrà adottata dai compagni che scelgono di votare la mozione 1.

La politica italiana, anche a sinistra, è carente per non dire priva di respiro internazionale, malata di provincialismo. Secondo te da cosa dipende questa “miopia”? Credi si possa costruire una maggiore unità di intenti con le forze europee di sinistra?

Credo che sia indispensabile un approccio internazionale alla nostra battaglia, dobbiamo conoscere nel dettaglio il dibattito e l'azione delle altre forze di sinistra e non solo in Europa, ma nel mondo. Le contraddizioni che hanno determinato la crisi di Rifondazione comunista non sono un fatto puramente nazionale, ma sono problemi che attraversano anche le forze a noi affini come Syriza, il Front de Gauche o Izquierda unida. Ma il punto più importante è comprendere la natura dell'epoca in cui siamo entrati non solo in Italia, ma su scala planetaria. I profondi sconvolgimenti che abbiamo visto in questi anni in realtà sono solo all'inizio, tutti gli equilibri sono saltati a livello economico, politico, sociale. Oggi sono possibili movimenti di massa e anche vere e proprie situazioni rivoluzionarie, come ci testimoniano gli avvenimenti in Egitto, Tunisia, Brasile, Turchia solo per citarne alcuni. Un partito comunista che non sia capace di intendere le contraddizioni e le potenzialità rivoluzionarie della nostra epoca non so proprio a cosa serva.

La politica non è solo “elezioni”, ma Rifondazione come dovrebbe affrontare le prossime scadenze elettorali a partire dalle Elezioni Europee? Esistono ancora i margini per un rapporto con SEL o è ormai da considerarsi indissolubile il suo rapporto col PD? E con gli altri pezzi di sinistra (Ross@, PdCI, gli ex di Sinistra Critica, PCL)?

Ribadisco quando abbiamo detto prima delle ultime elezioni politiche: se non esiste un processo di massa che rompe col Pd e che pone seriamente il tema di un polo di classe, la cosa migliore è presentare la lista del Prc; presentiamoci Claudio Bellotti
durante un'assemblea di Falce e Martello
al Congresso nazionale di Napoli
con la nostra faccia, con le nostre proposte, sarà sempre meglio dell'ennesima aggregazione pasticciata che peraltro, come si è visto in questi anni, non porta poi neppure i voti e rende irriconoscibile il profilo politico del partito se non addirittura lo sfigura, come è avvenuto con Rivoluzione civile.

Un tema spesso tabù per il PRC è il tema sindacale. Meglio lottare dentro la CGIL o impegnarsi a fondo per il salto di qualità del sindacato non concertativo?

Organizzazioni come la Cgil e la Fiom hanno storicamente un ruolo decisivo nel movimento operaio italiano. Il punto centrale è se il Prc si pone l'obiettivo di organizzare la battaglia anticoncertativa e antiburocratica a partire dai luoghi di lavoro e dal protagonismo dei lavoratori stessi. Altrimenti tutto si riduce a diplomazie di vertice, e questo riguarda anche il rapporto con i sindacati di base.

Per chiudere. Perché un iscritto al IX Congresso di Rifondazione Comunista dovrebbe votare il documento da te sostenuto?

La vera domanda è perché compiere la scelta della militanza. Io penso che non tanto la nostra mozione, ma tutta l'azione che abbiamo svolto sia nel Prc che in campo aperto, dimostri come alla radice delle nostre analisi e delle proposte che avanziamo ci sia un progetto capace di dare un senso e una prospettiva alla scelta della militanza e della lotta per una società diversa. Ed è proprio lo smarrirsi di questo senso, fra tanti compagni e compagne, il segno più profondo della crisi del Prc.

la redazione del sito
con la collaborazione di Matteo Melis
Savona - 30 Ottobre 2013