Vorrei dividere questo intervento in tre parti: quella relativa alla parte "tecnica", quella politica, concludendo con una riflessione sul ruolo del nostro Partito nei confronti della Società civile.
La questione tecnica: anche a Savona (intesa come insieme dei Comuni che negli anni si sono consorziati per la depurazione delle acque), è giunto il momento di decidere. La questione nasce dalla necessità, non così impellente, di dare forma di SpA al Consorzio per la Depurazione delle acque, così come indicato dalla normativa vigente. Tre le possibilità, la società di capitali individuate attraverso l'espletamento di gare
con procedure ad evidenza pubblica; la società a capitale misto pubblico privato nelle quali il socio privato venga scelto attraverso l'espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica che abbiano dato garanzia di rispetto delle norme interne e comunitarie in materia di concorrenza secondo le linee di indirizzo emanate dalle autorità competenti attraverso provvedimenti o circolari specifiche; ed infine la società a capitale interamente pubblico a condizione che l'ente o gli enti pubblici titolari del capitale sociale esercitino sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e che la società realizzi la parte più importante della propria attività con l'ente o gli enti pubblici che la controllano. La scelta avrebbe dovuto privilegiare quest'ultima opzione, se la volontà fosse stata quella di mantenere completamente pubblico un servizio. Invece ha prevalso quella per cui tutto fosse predisposto per una entrata dei Privati.
Quali sono stati i motivi addotti dall'Amministrazione Ruggeri? L'amministrazione Ruggeri, dichiarando a parole lontana e remota l'eventualità di una "privatizzazione", si è fatta forte della diceria secondo cui gli enti oggi proprietari dovevano ed avevano l'esigenza di "salvaguardare" l'immenso patrimonio dell'impianto. E che l'entrata di nuovi soci, fossero anche pubblici, non l'avrebbe garantito. È evidente, soprattutto per chi queste cose le conosce, che questa motivazione non regge. Intanto, com'è risaputo, quando una Azienda pubblica decide di indossare la veste di Società per Azioni deve esserne valutato il suo valore, e questo avviene attraverso una stima, una perizia disposta dal tribunale.
È del tutto evidente che a quel punto l'intero valore della futura Società viene suddiviso in quote, le azioni, che potranno poi essere messe sul "mercato", che a nostro parere doveva essere esclusivamente composto da soggetti pubblici. E poi: perché mai i proprietari di un impianto dovrebbero separare la parte delle "entrate", cioè la gestione, da quella del patrimonio, da sempre considerato comunque una "spesa", in quanto soggetto a manutenzione, rimodernamento, nuove tratte?
Questo avviene solo ed esclusivamente se si ritiene che sia opportuna l'entrata di nuovi soci, non solo enti pubblici, ma anche Privati, e il primo soggetto non pubblico che si affaccerà sarà l'AMGA, che avendo appena acquistato l'acquedotto di Savona (da Italgas, una della branche dell'IRI, ENI), e rispondendo ai requisiti imposti dalla legge ha tutte le carte in regola per proporsi. AMGA è valutata in borsa dal 1996 e ha come soci, diretti o indiretti, sia strutture societarie completamente pubbliche sia SpA che contano società straniere come la Generale des Eaux e la Suez Environnement ed alcuni importanti istituti bancari come ad esempio il Monte dei Paschi di Siena, la Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, ed ancora società imprenditoriali alle volte di carattere locale, altre volte di carattere nazionale. E sarà solo la prima società... Ricordiamoci che la questione del gestore unico delle acque è alle porte... Ed allora?
Qui si inserisce una questione che va bene al di là delle questioni tecniche. L'era delle privatizzazioni, avviata negli anni '90 a livello politico e legislativo, e a prescindere dal "colore" del governo, sta raccogliendo i suoi frutti. Per quanto si tenti, non a Savona, di arginare le conseguenze, ci ritroviamo a "gestire" l'attuazione di quelle politiche. E come se, mi si permetta un azzardo, ci trovassimo tutti coinvolti in una sorta di "sindrome di Stoccolma", dove, considerato il potere enorme che percepiamo e riconosciamo rispetto a politiche "più grandi di noi", tentassimo di "allearci" con queste, nella speranza, vana, di farci meno male.
La soluzione invece sta esattamente dall'altra parte, occorre, dal mio punto di vista, combatterle frontalmente, anche coinvolgendo la società e facendoci carico della riconoscibilità di queste politiche nefaste. E portando conseguentemente la questione sul piano del conflitto, perché è l'unico che ci possa permettere di avviare una modifica dell'esistente. Insomma finché ci si "allea" è del tutto logico che
le cose non possano modificarsi, al massimo ne restiamo coinvolti, con risultati non solo ambigui ma anche "diseducativi".
Ecco allora che risulta fondamentale fare una riflessione su quelle parti della cosiddetta società civile che mostrando insofferenza e sincera contrarietà a questa politica di mercato, nella quale si inserisce perfettamente la questione savonese del Depuratore, rischiano d'avere le armi "spuntate". Se infatti grazie alla propria connotazione sociale, e quindi di partecipazione dal basso, riescono a diventare un elemento importante di confronto politico con le Istituzioni - sempre più lontane dalla cittadinanza - e con gli organismi partitici -anch'essi "rintanati" nel mantenimento del proprio potere- dall'altro trovano sì spazio dialettico, ma col rischio d'essere tanto valorizzati quanto marginalizzati. Con l'illusoria percezione di poter cambiare le carte in tavola. Percezione tanto più vera se trova il rinforzo rappresentato dall'"essere ascoltati", ma non per questo condivisi, accolti.
Questo consente alle Istituzioni politiche e partitiche di rappresentarsi come non escludenti questa parte di società, e a questa di poter entrare ed uscire a seconda se la posizione risulti tollerata o troppo marginalizzante, e quindi inefficace. Ma senza mai fare un vero salto di identificazione. Ed allora mi pongo una riflessione. Se davvero l'organizzazione politica e partitica alla quale appartengo, il PRC, ritiene prezioso il confronto ed il coinvolgimento con questa parte di società civile, come è possibile creare le condizioni per un cambiamento auspicato della società di mercato, liberista e, diciamolo suvvia, fondata sul capitale?
La mia risposta, sicuramente opinabile, è che occorre smascherare la bontà del ruolo di coattori, ancorché recalcitranti ed insofferenti in questo scenario, e costruire assieme a queste realtà le condizioni perchè si crei un altro scenario, dove necessariamente la visione alternativa è strutturata e logicamente in conflitto, allargando la sfera d'attenzione e di interesse, operando così una maggior consapevolezza e coscienza critica. Ogni altra soluzione è davvero solo testimonianza. E questo è palesemente vero se utilizziamo la questione del depuratore come esemplificativa, seppur in piccolo, della mia ipotesi.
Patrizia Turchi
Consigliera Comunale
Responsabile Provinciale Ambiente e Territorio per il PRC
Savona - 16 Febbraio 2005