Tre domande a... Marco Nesci

Anche in Liguria la nostra sfida è l'alternativa di società

Le Elezioni Regionali sono ormai alle porte. Elezioni che vedranno Rifondazione Comunista impegnata in prima fila nel tentativo di battere le destre al governo della Regione. Per conoscere meglio le posizioni e le proposte del nostro partito incontriamo Marco Nesci Consigliere Regionale del PRC (nonché Responsabile Nazionale per la Riforme Istituzionali) da quattro anni strenuo oppositore della Giunta Biasotti.

I Democratici di Sinistra hanMarco Nesci e Fausto Bertinottino da tempo indicato Claudio Burlando come candidato alla presidenza della Regione. Una scelta messa in discussione da Rifondazione Comunista che si è trovata il nome dell'ex Ministro dei trasporti senza alcun tipo di consultazione. La nostra è quindi una critica al metodo usato per la scelta della candidatura?

C'è una critica al metodo perchè avvalla la logica della personalizzazione della politica, sottraendo alla politica, quella vera, ogni riferimento sociale e di contenuti di progetto, capaci di produrre un voto popolare che risponda alle necessità dei soggetti sociali in carne ed ossa. Tuttavia il sistema in questa fase è questo. L'abbiamo avversato e lo contrasteremo ancora, ma oggi o si "corre" con questo sistema o si ci ferma restando fuori dalle istituzioni. La nostra presenza è utile e ha senso se tutta questa fase la affrontiamo come un passaggio, obbligato, verso un progetto di alternativa e non certo come il fine della nostra esistenza.

Il Segretario Regionale del PRC Giacomo Conti ha recentemente dichiarato che «Se il Centrosinistra non cambia rotta, l'accordo con Rifondazione Comunista si allontana». Come deve cambiare la compagine ulivista per rappresentare una reale alternativa al Centrodestra guidato dal Presidente della Regione uscente Sandro Biasotti?

Il punto essenziale è la riconquista nella politica della dimensione sociale. Il Centrosinistra nel corso di questi anni ha costruito una politica moderata del neoliberismo pensando che questa fosse la "terza via" del capitalismo dal volto umano. In realtà si è prodotto una egemonia culturale divenuta famosa come "pensiero unico". Ogni nuova esigenza e bisogno sociale sono stati derubricati e i diritti quelli già conquistati, sono divenuti merce da libero mercato. Si è raggiunti un punto così basso dello stato sociale che in molti, anche nel Centrosinistra, cominciano a pensare di avere esageratoMarco Nesci e Fausto Bertinotti durante il G8 di Genova
il manifesto dell'assemblea programmatica di Rifondazione Comunista
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La rottura del pensiero unico e la crisi del neoliberismo sono stati prodotti da quel soggetto politico che è divenuto protagonista della scena politica: il movimento di cui noi stessi siamo parte. Da qui in avanti nulla è più come prima e culturalmente si ripropone una via di uscita da sinistra della crisi in atto. Bene, la nostra capacità di fare irrompere il protagonismo, le idee e la pratica politica del movimento, nel percorso verso le elezioni regionali per una alternativa nel governo della regione è la sfida a cui puntiamo il manifesto dell'iniziativaper il cambiamento.

Lo scorso 23 Ottobre si è tenuta a Genova l'assemblea programmatica regionale di Rifondazione Comunista. Esistono per il nostro partito dei punti programmatici che non possono essere oggetto di alcun compromesso? O l'accordo si deve raggiungere comunque come suggerisce, in un certo senso, il documento fondativo della Grande Alleanza Democratica (GAD)?

No il documento fondativo della GAD non si pone sul terreno dell'accordo comunque e per di più su alcuni paletti da definirsi irrinunciabili. La sfida è l'alternativa di società non qualche elemento di socialismo dentro un programma di liberismo moderato. L'impianto di un programma di respiro, lungo e stravolgente il sistema, questo è il nostro obiettivo. Con la forza del movimento si può ottenere molto più che qualche semplice paletto invalicabile.

Il problema non è solo se siamo in grado di introdurre ad esempio le 35 ore a parità di salario per contrastare la disoccupazione, ma se siamo in grado di rompere l'ideologia liberista che vuole il lavoro precario e flessibile ad esclusivo vantaggio dell'impresa. Il programma di impianto non è quindi un importante tassello di miglioramento dei tempi di produzione, ma l'assunzione del lavoro stabile e sicuro come modello alternativo al sistema del lavoro degli ultimi 25 anni. Se rovesciamo l'impianto, le 35 ore saranno una conseguenza realizzabile. il rovescio non funziona.

Nel governo regionale vale lo stesso principio. Se facciamo passare attraverso il percorso che dicevo prima, il rovesciamento della logica ragionieristica che ha visto negli anni affermare il principio del pareggio di bilancio a scapito dell'esigibilità dei diritti, come elemento di una alternativa di "sistema", ricollocheremo al centro della politica, non più l'economia fine a se stessa, ma le questioni sociali e l'avanzamento dei diritti. Anche in questo caso ciò che si afferma non è un semplice paletto, ma una strategia alternativa al modello esistente. Temi come la sanità, i servizi sociali, il trasporto, la scuola, il lavoro, cambiano percorso ed esito se cambia il processo che afferma l'esigibilità dei diritti. Non più quindi erogazioni ridotte in economia di bilancio, ma erogazioni piene in cui le risorse mancanti sono a carico dei soggetti sociali più agiati.

Non vi sembra che se passasse tale principio saremmo di fronte ad una rivoluzione non violenta?

Marco Ravera e Andrea Petronici
Genova - 8 Novembre 2004