A noi comunisti il compito di far sopravvivere la sinistra

La relazione del Segretario provinciale

Care compagne e cari compagni,
la fase politica che viviamo è complicata e dagli esiti imprevedibili. È in atto una profonda trasformazione dei soggetti politici conosciuti sino ad oggi, e, tale terremoto, investe anche Rifondazione Comunista nella sua natura e nella sua organizzazione.

La nascita del Partito Democratico ha spostato l'intero asse politico più a destra lasciando alla sinistra una grande occasione. Che non può e non deve essere sprecata.

Rifondazione Comunista ha contribuito in maniera determinante alla cacciata di Berlusconi, ma è indubbio che tutti noi ci saremmo aspettati ben altro dal Governo Prodi. Abbiamo provato a fare qualcosa di più, ma con grande onestà dobbiamo dire che non ci siamo riusciti. Non siamo riusciti nemmeno a far rispettare il programma dell'Unione.

Un governo che dalla sua formazione alla sua caduta ha mostrato più ombre che luci. Tuttavia quelle poche, pochissime luci davano evidentemente fastidio. Il lavoro minuzioso e costante di Paolo Ferrero, la timida redistribuzione del reddito, l'avvio massiccio della stabilizzazione dei precari negli enti pubblici, i maggiori fondi stanziati per università e ricerca, la nuova normativa in materia di sicurezza del lavoro, la seria lotta all'evasione fiscale, lo stop imposto al decreto Lanzillotta che avrebbe privatizzato i principali servizi pubblici a cominciare dall'acqua, fino ad arrivare alla nuova politica estera che, seppur timidamente, segnava una qualche discontinuità non solo rispetto al Governo Berlusconi, ma anche rispetto ai governi del Centrosinistra della seconda metà degli anni novanta. Per intenderci i governi guidati dallo stesso Massimo D'Alema prima e da Giuliano Amato dopo.

Ci abbiamo provato, con risultati meno significativi, anche su altri temi, penso ad esempio al pacchetto pensioni e al famigerato "scalone Maroni".

Un governo, comunque, largamente insufficiente. Spesso noi ci siamo interrogati sulla nostra scarsa incisività, ma non possiamo affermare che con noi non è cambiato nulla o peggio che non abbiamo fatto nulla. Ma un'altra domanda ci dovremmo porre. Cosa avrebbe fatto il Governo Prodi senza la nostra presenza?

Una domanda che evidentemente si sono posti anche negli ambienti più reazionari del nostro paese che allarmati dalla possibile, seppur parziale, redistribizone delle ricchezze, dalla nuova Amato-Ferrero, che sarebbe andata a sostituire la razzista Bossi-Fini, hanno preferito affossare il governo trovando nei settori moderati della maggioranza, l'UDEUR di Mastella e i Liberaldemocratici di Dini, un braccio in Parlamento. Non è privo di colpe il Partito Democratico la cui nascita ha destabilizzato l'Esecutivo e mutato il panorama politico nazionale.

Con l'affondo dei poteri forti, una destra sempre più becera (ad una manifestazione della Lega a Milano ho sentito con le mie orecchie slogan tipo "Montalcini fai in fretta, c'è Biagi che ti aspetta!") e un Partito Democratico sempre più su posizioni moderate non è più rimandabile l'unità a sinistra.

Si sono aperte quindi nuove prospettive per una ricomposizione unitaria e plurale della sinistra in cui, milioni di persone possono trovare le risposte che aspettano da troppo tempo. Lo abbiamo visto alla manifestazione del 20 ottobre così come l'8 e il 9 dicembre all'Assemblea della Sinistra e degli Ecologisti. Sprecare questa occasione porterebbe alla marginalizzazione se non addirittura all'estinzione della sinistra nel nostro paese.

Tra le forme ipotizzate per occupare questo spazio la Federazione è quella più convincente anche perché un partito unico è destinato a provocare nuove scissioni, annullerebbe la nostra storia, annullerebbe la rifondazione del comunismo. E poi la forma partito ha dei limiti: dobbiamo costruire un'aggregazione politica che non abbia le caratteristiche solo del partito, ma che accolga quei pezzi di lavoro sociale che non intendono iscriversi ma vogliono ugualmente partecipare. Il problema non è l'unificazione tra partiti, ma costruire una forma della politica in cui tutto ciò che è alternativo nella società possa essere messo in rete: partiti, sindacati, movimenti, comitati, associazioni...

Nasce e si sviluppa da qui il progetto de "la Sinistra l'Arcobaleno", una costruzione confederale della sinistra unitaria e plurale che non cancella le differenze né tanto meno le forme organizzate. Dentro questo soggetto non solo Rifondazione Comunista manterrà la propria autonomia politica e organizzativa, ma, proprio perché il progetto abbia successo, occorre potenziare e radicare ancora di più il partito nella società e nel mondo del lavoro.

Quindi il soggetto unitario e plurale della sinistra non si fa malgrado continuino ad esistere le singole forze, ma grazie al fatto che esistono e che continueranno ad esistere. Il punto, quindi, non è siamo impegnati nel processo unitario, ma Rifondazione Comunista non si scioglie. È il contrario, la cultura politica della rifondazione comunista è, per noi, fondamentale per la costruzione della sinistra di alternativa. Si legge anche da qui l'innovazione: il superamento dell'idea che una soggettività politica si costruisca per scioglimento o scissione di forze esistenti. Quanti, anche in questa sala, avevano profetizzato lo scioglimento del partito con l'avvio del progetto della Sinistra Europea? Quei compagni e quelle compagne sbagliavano. Direi che il partito c'è ancora e il suo futuro è nelle nostre mani.

Rifondazione Comunista, nel corso degli ultimi quindici anni, ha provato con alterne fortune ad incidere nella società e nelle scelte di governo. Da vari versanti. Ci abbiamo provato nel 1994 con l'alleanza delle forze di sinistra sotto la sigla "I Progressisti", nel 1996 con la cosiddetta desistenza, nel 2001 con una presentazione autonoma, nel 2006 nella coalizione di centrosinistra. Il prossimo aprile ci presenteremo come sinistra unita e plurale, con un simbolo unico, quello de "la Sinistra l'Arcobaleno", a sostegno del candidato Fausto Bertinotti.

Un percorso che come partito indicammo in qualche modo già nel 2002 con la costruzione di una sinistra di alternativa. Un percorso importante e difficile nello stesso tempo: l'unità delle forze di sinistra.

"Questo stato di cose rende urgente e al tempo stesso concreta la prospettiva di una unità d'azione politica e programmatica e di un coordinamento efficace della sinistra di alternativa, cioè dell'insieme delle forze politiche, sociali e sindacali che fondano la propria azione sulla opposizione alla guerra e al neoliberismo... Per questo non proponiamo la costituzione di un nuovo Partito né di un assemblaggio di gruppi dirigenti politici e sindacali, che metterebbe a repentaglio l'autonomia dei soggetti coinvolti e determinerebbe l'esclusione di parti significative della sinistra di alternativa, a cominciare dalle sinistre Ds. Ciò che proponiamo di costituire, insieme a tutte le forze disponibili, è invece un luogo di confronto permanente, aperto e flessibile, e di azione unitaria nel quale tutti - partiti e gruppi politici, sindacati e correnti sindacali, movimenti, associazioni e giornali - possano contribuire a un movimento unitario della sinistra di alternativa".

Queste parole non sono mie, ma sono tratte dal documento congressuale di Essere Comunisti che aveva come primo firmatario Claudio Grassi.

Ma sono convinto vi stupiranno maggiormente queste affermazioni: "Una proposta rivolta a tutte le forze e tendenze politiche di sinistra che sono state in questi anni dalla parte dei movimenti e che, per semplificare, hanno sostenuto il referendum del PRC sull'articolo 18 (Sinistra DS, PdCI, Verdi). All'insieme della sinistra italiana il PRC deve chiedere di rompere con il Centro liberale e di unire nell'azione le proprie forze per candidarsi a dirigere la lotta contro Berlusconi e preparare un'alternativa vera".

Abbiamo o no rotto con il centro liberale? Direi di si, visto che non siamo alleati con il PD. Stiamo preparando o meno un'alternativa vera al duopolio Veltroni/Berlusconi con i soggetti prima citati? Direi di si, siamo infatti insieme all'ex sinistra DS, ai Comunisti Italiani e ai Verdi. Bene. Quelle parole erano di Marco Ferrando.

Una scelta importante, per certi versi obbligata, quella de "la Sinistra l'Arcobaleno" che ha creato qualche malumore soprattutto per quanto riguarda la scelta del simbolo. Una scelta che non ha coinvolto gli organismi dirigenti del partito e che ha portato al momentaneo abbandono della "Falce e martello". Come molti di voi sanno ho manifestato direttamente le mie perplessità al Segretario nazionale Franco Giordano per la scelta del simbolo. Rimango convinto delle mie posizioni, ma nel corso degli anni più volte i comunisti hanno rinunciato alla storica "Falce e martello". Cito un esempio su tutti. Nelle elezioni del 1948 i comunisti si presentarono con le altre forze di sinistra all'interno del Fronte Democratico Popolare. Simbolo di tale lista era il volto di Giuseppe Garibaldi.

Permettetemi un'ultima battuta sul discorso simbolo. All'interno di Rifondazione Comunista sono presenti diverse aree. Molte di queste non hanno ne nel nome, nel nel simbolo alcun richiamo alla falce e martello o alla parola "comunismo". Penso a Controcorrete, a L'Ernesto, a Valorizzare il saper fare. Bene. Non ho mai pensato che le compagne o i compagni che animano quelle aree, alcune presenti anche nella nostra Federazione, non fossero più comunisti solo perché non hanno quel nome o quel simbolo. E penso e credo che nessuno di loro si sia mai sentito un "non comunista" per la stessa ragione.

Quello del simbolo non è stato l'unico ostacolo da affrontare. Questo fine settimana il Comitato Politico Nazionale delineerà le liste che verranno scelte, almeno per quanto riguarda Rifondazione Comunista, con criteri importanti. L'ultimo CPN, infatti, ha stabilito che non potrà presentarsi chi ha più di due mandati alle spalle, tra parlamento e consigli regionali. Uniche deroghe quelle per Fausto Bertinotti, Franco Giordano e forse Francesco Forgione Presidente della Commissione Antimafia. È stata inoltre sancita l'incompatibilità tra la Segreteria nazionale del Partito e il Parlamento. Infine, così come indicato dalla Conferenza di Carrara, il 50% degli eletti sarà donna. Resta aperto il discorso sulle candidature in quota Sinistra Europea. Anche qui credo sia giusto applicare gli stessi criteri.

In tema candidature come Segreteria regionale abbiamo posto con forza alla Segreteria nazionale la riconferma di Sergio Olivieri come capolista alla Camera dei deputati. Per tanti anni, il partito ligure non aveva mai avuto la possibilità di eleggere un parlamentare espressione del territorio che, una volta eletto, fosse in grado di garantire una sua costante presenza. Sergio ha portato la nostra voce in Parlamento. Diverse le interrogazioni su temi per noi importanti: la Ferrania di Cairo, la FAC di Albisola Superiore, la discarica della Filippa, il carcere di Savona, lo sgombero del centro sociale Barricata. Come vedete un giudizio tutt'altro che campanilistico.

I nomi sono importanti, ma per noi lo sono sempre stati di più i programmi. Quello de "la Sinistra l'Arcobaleno" si articola su sette assi fondamentali che verranno sviluppati con i territori, con i movimenti, con i cittadini. Questi i temi centrali: nuova politica economica, redistribuzione del reddito e uscita dalla condizione di precarietà; laicità dello Stato, delle libertà e dei diritti civili; impegno per la pace, il disarmo e la cooperazione internazionale; nuove politiche del territorio e politiche ambientali; nuovo stato sociale; informazione, comunicazione e conoscenza come diritto; lotta ai privilegi e riforma della politica.

Anche a livello locale, l'unica strada che consentirà di raggiungere l'unità delle forze di sinistra e non disperdere le energie raccolte in questi mesi, è quella che parte dai contenuti. Dovremmo affrontare subito le emergenze del nostro territorio. Il Partito Democratico vuole imporci un'equazione che noi non possiamo accettare: sviluppo = cemento! Noi, tutti noi, dobbiamo essere capaci di guardare oltre il cemento che sta invadendo le nostre coste e le nostre colline. Dovremo parlare di energie alternative ed escludere ogni nuovo insediamento a carbone nella nostra provincia. Dovremo ribadire, come abbiamo recentemente fatto suscitando le ire del Presidente della Provincia Marco Bertolotto e dell'Assessore Paliotto, che l'acqua è un bene comune e pubblico. Che l'acqua è un diritto. Dovremo insieme fornire risposte credibili alla crisi industriale che ha colpito anche noi.

In questi mesi abbiamo lavorato molto in questa direzione. Oltre a diverse occasioni di confronto interno, si sono svolte importanti iniziative pubbliche, Russo Spena nella sala mostre della Provincia, Sansonetti alla Festa di Liberazione, l'iniziativa sulla scuola, quella sulla violenza sulle donne fino ad arrivare alla "Scuola di Politica" organizzata con Comunisti Italiani e Sinistra Democratica che si articola su 12 lezioni dal 14 gennaio al 21 aprile, ma soprattutto abbiamo cercato di lavorare e di confrontarci sui contenuti. Un percorso non facile nella situazione savonese. Nonostante questo negli ultimi mesi importanti passi sono stati fatti. La Federazione dei gruppi consiliari nel comune capoluogo e in provincia; il lavoro sul PUC del Comune di Savona che ha visto i consiglieri del PRC, quello del PdCI, i presidenti di circoscrizione di Sinistra Democratica e alcuni non iscritti impegnati in uno sforzo comune che porterà alla presentazione delle proposte della Sinistra sui temi dell'urbanistica.

Un lavoro che avrà un'accelerazione in questa difficile campagna elettorale polarizzata quasi esclusivamente su Berlusconi e Veltroni. In provincia di Savona abbiamo iniziato la campagna elettorale venerdì 15 febbraio a Cairo con un'iniziativa sulla sicurezza sul lavoro. Per noi lavoro e impresa non sono equidistanti! L'abbiamo proseguita il venerdì successivo a Varazze con un incontro sulla 194 e ancora domani sulla laicità dello stato nella Sala mostre della Provincia. Continueremo la campagna alternando i grandi temi nazionali (lavoro, ambiente, diritti) con i grandi temi locali cercando di raggiungere ogni comune della provincia (anche per presentare il simbolo elettorale).

Ma l'appuntamento più impegnativo che abbiamo di fronte nei prossimi giorni è quello di sabato 1 e domenica 2 marzo. Ci siamo posti un obiettivo: presentare nel maggior numero possibile di luoghi, in tutto il territorio provinciale, la Sinistra l'Arcobaleno. In ogni banchetto, gazebo, piazza, per incontrare i cittadini per far conoscere le nostre posizioni politiche e ascoltare le proposte che ci vengono rivolte. Deve risultare l'occasione più larga possibile per far conoscere il nostro nuovo simbolo e sottoporre alle elettrici e agli elettori due fondamentali elementi costitutivi dell'identità politica della Sinistra l'Arcobaleno: la carta dei valori, approvata a Roma nell'assemblea del 9 dicembre scorso e contenente i principali principi fondativi del percorso politico cui abbiamo dato vita; le linee di fondo del programma con cui ci presentiamo alle elezioni del prossimo 13 e 14 aprile. Presentiamo agli elettori una bozza e su quella chiediamo di esprimere proposte, suggerimenti, giudizi, seguendo un percorso che ci consenta, malgrado i tempi assai brevi della competizione elettorale, di rendere attiva e larga la partecipazione democratica attorno a la Sinistra l'Arcobaleno.

Tutto bene quindi? Tutt'altro. Sulle modalità modalità che hanno portato alla scelta del simbolo ho già detto. Con le stesse modalità è stato scelto un percorso, quello de "la Sinistra l'Arcobaleno", per me giusto, ma che avrebbe dovuto coinvolgere maggiormente la base di questo partito. Un'opinione diffusa quella che ho appena espresso visto che ben dieci segretari regionali hanno manifestato le proprie perplessità al Segretario nazionale. A causa di queste modalità, non proprio partecipate, Giorgio Barisone ha deciso di dimettersi dalla Segreteria provinciale. Colgo pertanto l'occasione, come ho già fatto privatamente, per invitare Giorgio a ripensare alla sua decisione. A continuare il lavoro che abbiamo portato avanti in questi mesi. Anche perché non possiamo permetterci di dimetterci dal partito in un periodo così delicato. Se lo facessimo tutti Rifondazione Comunista chiuderebbe davvero!

Il problema più grosso è tuttavia un altro. Abbiamo accelerato, a livello nazionale, su lista e simbolo. Oggi che c'è da accelerare subiamo un rallentamento. Mi riferisco al ritardo con cui si Marco Ravera Segretario provinciale di Rifondazione Comunista
(archivio)
sta avviando la campagna elettorale. Sta arrivando poco materiale e con tempi incerti. Un motivo in più per unire le forze e affrontare insieme questa difficile campagna elettorale. Dobbiamo rimboccarci le maniche. Non possiamo rinunciare proprio ora. Non possiamo, come spesso facciamo, disimpegnarci per poi criticare.

Quello che ci aspetta nei prossimi mesi sarà un duro lavoro. Dovremo ricostruire un rapporto con i cittadini, con i nostri iscritti. Non possiamo pertanto permetterci divisioni o fratture. Ritengo pertanto che non si debba aprire oggi il dibattito congressuale che si svolgerà in autunno, ma affrontare, lo ripeto, tutti insieme una campagna elettorale quanto mai difficile. Non credo sia sfuggito a nessuno il disegno che tende ad "eliminarci", che cerca di togliere i comunisti e le altre forze di sinistra dal panorama politico nazionale.

Troppe volte ho invece l'impressione che alcuni di noi siano più interessati al nostro dibattito interno che non agli interesse dei cittadini che abbiamo la presunzione di voler rappresentare, alla necessità inderogabile di mantenere in vita una sinistra degna di questo nome in questo paese. A noi, ai comunisti spetta oggi questo compito difficile, quando mai abbiamo avuto dei compiti facili..., la priorità oggi non è la rifondazione del comunismo, che rimane il nostro obiettivo strategico, ma la sopravvivenza di una sinistra in Italia, ma senza Rifondazione, lo dico a scanso di equivoci, la sinistra non ha lo scheletro per essere sostenuta, lo dimostrano anche le nuove iscrizioni che abbiamo fatto in questi giorni. Pietro un ragazzo di 14 anni e Pino un compagno di 78. Forse dovremmo ripartire con il loro entusiasmo.

Marco Ravera
Segretario provinciale Rifondazione Comunista
Savona - 27 Febbraio 2008