Ciao Lidia, partigiana per sempre

La compagna Lidia Menapace non ce l’ha fatta. Abbiamo sperato in questi giorni che ci sorprendesse per l’ennesima volta con la sua inesauribile vitalità.

Il suo nome si aggiunge al lungo elenco delle vittime del maledetto covid. Perdiamo non solo una compagna del nostro partito ma un punto di riferimento imprescindibile per tutta l’Italia democratica e antifascista. Lidia è stata una delle personalità più belle della storia della nostra Repubblica.

Partigiana, comunista, femminista, pacifista Lidia ha dato un contributo straordinario alle lotte e all’elaborazione teorica, è stata un esempio di gioia, curiosità, spirito critico, di militanza intelligente, appassionata, instancabile.

È stata per tutta la vita una partigiana della lotta contro ogni forma di oppressione.

Grazie Lidia per tutto quello che ci hai insegnato.

MAURIZIO ACERBO
Segretario Nazionale Rifondazione Comunista – S.E.


IL SECOLO LUNGO DI LIDIA MENAPACE

E’ impressionante la quantità di foto che circolano sui social, sui siti politici, di partito, di sindacato, di giornali e associazioni e che ritraggono Lidia Menapace con le comunità sociali e politiche di cui ha fatto parte: l’ANPI, il manifesto, Rifondazione Comunista, i collettivi femministi e le organizzazioni per la pace.

Un lungo elenco di impegni che hanno fatto della sua vita un capolavoro, un insieme omogeneo nel rispetto di tutte le differenze per fondare quella libertà a cui Lidia era arrivata tramite la lotta partigiana, l’antifascismo militante, il sostengo alle ragioni della giustizia sociale, per espellere la guerra dalla storia (come era solita dire), per la crescita dell’essere umano in un contesto sempre meno sprezzante per i valori universali della condivisione reciproca di tutto quanto ci circonda.

Lidia Menapace non ha bisogno di sforzi agiografici per essere ricordata: un po’ perché starebbero stretti ad una rivoluzionaria quale è stata, ad una senatrice che scandalizzò le istituzioni per la sua contrarietà e il suo biasimo pacifista nei confronti delle Frecce tricolori («…costano e inquinano…»), ad una donna che ha sostenuto i diritti di tutti e quindi le è toccato battersi per quelli dell’altra metà del cielo così oscurata dal patriarcalismo dominante nella storia con la esse maiuscola.

Ma chi vorrà farlo, ne scriva il cammino personale, politico, sempre resistente e per questo mai irregimentabile in qualche cliché, in banali classificazioni o con troppo semplici etichettamenti. La sua critica nei confronti della sinistra moderna «che ha fatto di tutto per essere dimenticata» è stata rivolta, fondamentalmente, a tutti coloro che per continuare a dirsi progressisti, magari persino antiliberisti, l’hanno fatto sposando sempre più visioni molto oltre il riformismo socialista di inizio Novecento, puntando direttamente alla finalizzazione governista e tradendo, in questo modo, il necessario ancoraggio di un partito alle istanze materiale vere e proprie, quelle incarnate da una moderna classe lavoratrice e di sfruttati, di salariati e di precari, di disoccupati e inoccupati.

A ragione, Lidia si riteneva fortunata d’essere vissuta in un secolo che le aveva permesso di vedere grandi cambiamenti, epocali ma sempre molto fragili: dalla caduta del regime di Mussolini alla Repubblica democratica, dal boom economico al biennio 1968-1969, dalla grande stagione delle conquiste proletarie al lento logorio del riscatto sociale, della lotta contro la strutturazione di una nuova espressione del capitalismo: quel fenomeno liberista che ha accentuato i caratteri estremi del sistema dello sfruttamento dell’essere umano su sé stesso, sugli animali e sulla natura.

Lidia Menapce ci mancherà fisicamente, per non poterla più abbracciare ogni volta che l’avremmo incontrata nei viaggi che ancora faceva per tutta Italia andando alle iniziative di Rifondazione Comunista e dell’ANPI, partecipando a convegni, commemorazioni, feste, cortei, manifestazioni. Ci mancherà la sua voce, la sua minuscola figura di donna che invece ha giganteggiato ovunque si è fermata a dire la sua, a scriverla dalle colonne de “il manifesto” e da quelle di “Liberazione“.

Non ci mancherà intellettivamente e intellettualmente, politicamente e praticamente: ciò che lascia è molto più importante del corpo che cede alla lotta contro il Covid-19. In questo senso, come scriveva Franco Fortini, «chi ha compagni non morirà». E non muore: rivive almeno finché continua a vivere un progetto di cambiamento senza se e senza ma di una società inaccettabile, da rivoluzionare, da capovolgere e da dimenticare.

Noi non possiamo dimenticare una società in cui siamo vissuti e viviamo, con meno impeto di Lidia, indubbiamente. Ma possiamo continuare a batterci perché un giorno esistano generazioni che del capitalismo, della guerra, del patriarcalismo e del fascismo abbiano solo il ricordo che si può avere di qualcosa che è veramente stato consegnato ai testi storici, all’insegnamento, all’impossibilità di un ritorno, di una coazione a ripetere.

Addio Lidia, la terra non ti sia lieve ma del tutto impercettibile. L’amore che tutti ti vogliamo, quello sì, possa sentirlo in qualche misterioso modo, come avresti saputo fare tu: rivoluzionando ciò che ti circondava e invitando tutti alla lotta, senza rassegnazione ma con un sempre rinnovato spirito di rivalsa, di riconquista, di sguardo rivolto avanti senza mai dimenticare la strada fatta con tanta fatica, con tanta, tanta passione.

MARCO SFERINI

7 dicembre 2020