La legge di assestamento di bilancio n° 121/2009 prevede un taglio di 577 milioni ai fondi regionali per i contratti a tempo
determinato e altri 145 milioni per le materie alternative alla religione cattolica. L'insegnamento della religione cattolica, invece, non subisce tagli poiché, guarda caso, prevede un "ruolo" di docenti ad hoc a tempo indeterminato, individuati dalla curia, ma pagati dallo Stato.
I tagli ai fondi regionali oscillano tra il 51% della Lombardia e il 44% di Liguria, Marche, Veneto. Tutto sotto controllo affermano al Ministero dell'Istruzione: "Siamo certi che ciascuna istituzione scolastica saprà individuare le soluzioni che consentano di corrispondere adeguatamente alle richieste degli allievi che non si avvalgono dell'insegnamento della religione cattolica".
Le scuole superiori si sono viste tagliare risorse per circa il 40%-50% rispetto alle previsioni. Tutto ciò si somma alla precaria situazione di molti istituti che hanno pagato con altri fondi le spettanze per le supplenze annuali e che non sono ancora state trasferite dall'amministrazione centrale. Cancellate le ore a disposizione,si opta per lo spezzettamento delle classi che risulta ancora più complicato per il sovraffollamento delle classi stesse.
Se ai 722 milioni di euro dell'assestamento, si aggiungono gli ulteriori 456 milioni tagliati in fase di bilancio di previsione si sfonda quota 1 miliardo di euro. Risorse tagliate alle regioni, che saranno dirottate sui capitoli di spesa centrale per i quali il Ministero ha accumulato un debito di oltre un miliardo di euro a causa di una ottimistica quanto improponibile riduzione di spesa sui capitoli di funzionamento operata in fase di previsione.
A pagare questi tagli saranno il personale ATA e i docenti precari. Altro che maestro unico e grembiulino, questi sono i numeri veri di una riforma che mina alle fondamenta il funzionamento della scuola pubblica.
Furio Mocco
Carcare - 9 Ottobre 2009