Quindici minuti di celebrità non si negano a nessuno. Questo sosteneva il grande Andy Warhol. Di minuti di celebrità l'ex iscritto a Rifondazione Comunista Massimo Colombo ne ha avuto immeritatamente di più. Questo per il suo atteggiamento non certo corretto nei confronti del partito che lo ha ospitato per alcuni anni.
Come noto infatti Massimo Colombo si è dimesso dal PRC sostanzialmente attraverso i media. Le sue dimissioni sono state segnalate al sottoscritto dall'ANSA e non come sarebbe stato più rispettoso e corretto dal diretto interessato. Nemmeno si trattasse di un dirigente importante. E già è qui che nasce il primo equivoco. Colombo non era e non è mai stato un importante dirigente di Rifondazione Comunista. Era poco più che un iscritto e gli incarichi che impugna ossessivamente non lo hanno mai elevato allo status di dirigente: il Collegio regionale di Garanzia si occupa principalmente di bilancio e di rispetto dello Statuto (da come si è comportato si intuisce che Colombo non lo ha mai letto) ma non è un organo che fornisce un orientamento politico al partito o si esprime su questioni politiche; il direttivo di un circolo è un organismo che raccoglie, i pochi o tanti, militanti del circolo stesso. Ecco Massimo Colombo, quando ne aveva voglia, era un militante non certo un dirigente di Rifondazione Comunista.
Un militante ambizioso, più volte mi ha chiesto di candidarlo in una località del ponente savonese. Un militante in cerca di spazio e visibilità, basti ricordare le imbarazzanti dichiarazioni sul Presidente della Provincia Marco Bertolotto o la presa di posizione sui PACS. Avrebbe potuto discutere queste questioni nel partito, ma ha preferito leggere il suo nome sul giornale.
Quest'ultime posizioni recarono un danno al partito ed erano, e sono, inconciliabili con lo stesso. Nonostante questo Colombo non fu assolutamente allontanato da Rifondazione Comunista gli si chiese cortesemente, anche se con fermezza, di limitare le sue sortire e soprattutto di non firmarsi come rappresentante di Rifondazione Comunista. Tuttavia la sua smania di protagonismo, confermatami in questi giorni anche da alcuni giornalisti, ha preso il sopravvento.
Le posizioni di Colombo, inconciliabili con quelle espresse in ogni sede dal PRC, hanno creato comunque scalpore. Lo capisco. È come se un militante di Forza Italia sostenesse che la strada da seguire è quella indicata dalla Costituzione Bolscevica. Ma non è questo il punto e veniamo al secondo equivoco. A Rifondazione Comunista, come recita lo Statuto, possono iscriversi "coloro che hanno compiuto il quattordicesimo anno di età e che, indipendentemente dalla etnia, dalla nazionalità, e dalla confessione religiosa, ne condividono il programma ed i valori fondativi". Non a caso nel PRC a Savona come a livello nazionale convivono cattolici, valdesi (basti pensare al Ministro Paolo Ferrero), mussulmani e a nessuno di loro è preclusa la possibilità di esprimersi, ma Colombo con le sue affermazioni, recenti e meno recenti, si colloca non tra le fila del cattolicesimo democratico, ma dell'integralismo cattolico.
Purtroppo, e sottolineo purtroppo, come mi ha detto simpaticamente oggi un giornalista, Massimo Colombo aveva sbagliato partito.
Marco Ravera
Segretario PRC Savona
Savona - 15 Marzo 2007
In merito alla indegna campagna di stampa che in questi giorni sta montando sui giornali e su Internet intorno al caso di Massimo Colombo, intendiamo precisare quanto segue:
Piera Barberis - Tesoriera, Responsabile Tesseramento e Rapporti con i circoli
Giorgio Barisone - Responsabile Politiche sociali
Armando Codino - Responsabile Organizzazione
Giuliana Cornetti - Responsabile Enti Locali e Politiche del territorio
Marco Sferini - Responsabile Informazione e comunicazione
Savona - 16 Marzo 2007