Buona e cattiva politica: la differenza la fa il NO al referendum

Bergeggi, le ragioni del NO

Domenica e lunedì saremo chiamati ad esprimerci sul referendum costituzionale riguardante la proposta di riduzione di 345 seggi parlamentari voluta dall’attuale governo.

Consapevoli del fatto che tanti anni di cattiva politica e di rappresentanti molto discutibili possono avere aumentato la mal sopportazione della popolazione nei confronti delle Istituzioni, e nel pieno rispetto della sovranità del popolo, ribadiamo la nostra contrarietà a tale riforma che non risolve assolutamente i gravi problemi dell’Italia, bensì crea una specchio per le allodole.

Si è detto che il Parlamento con numeri più ridotti funzionerà meglio, che si darà un taglio ai “cialtroni” e che ci sarà un grande risparmio per le casse dello Stato.

In realtà nessuna di queste motivazioni è reale. Il passato ha dimostrato che, quando c’era la volontà politica di legiferare in tempi brevi, i 945 parlamentari non sono stati un intralcio. Inoltre la riduzione non è calata dal cielo, e la certezza di non avere più rappresentanti indegni di tale mansione non è affatto garantita dal taglio previsto: si possono ridurre i seggi parlamentari ma avere dentro il Parlamento deputati e senatori anche peggiori rispetto a quelli di cui ci si lamenta.

E’ una questione di “qualità” che fa a pugni con una questione di “quantità”: a dimostrazione del fatto che l’una non dipende dall’altra e che quindi non esiste una relazione tra numero e bontà dell’eletto. Anzi, semmai il timore è che, con numeri ridotti e con queste leggi elettorali maggioritarie distorsive, i parlamentari saranno sempre di più degli “signor sì” senza capacità, senza pensiero critico e senza coscienza. Infine, è stato appurato che il risparmio che potrebbe portare questa riforma equivarrebbe, in un anno, ad 1 solo caffè per ogni italiano della penisola. Un po’ pochino ad essere sinceri…

A tutto questo aggiungiamo pure che tante province rischieranno di non avere più voce in Parlamento, perché zone altamente popolate avranno quasi tutta la rappresentanza. Come la metteremmo se la nostra provincia, con i ben noti problemi socio-economici, non avesse nemmeno un senatore o un deputato che si facesse carico di portare ai tavoli di Roma tutto questo?

L’unico modo per tagliare una serie di sprechi – più che altro dettati da una farraginosa burocrazia – è quello di dimezzare lo stipendio dei parlamentari, magari di adeguarlo (come proponevano già forze politiche di sinistra e comuniste negli anni ’80) ad uno stipendio medio di un metalmeccanico, ottenendo allo stesso tempo più risparmio da parte dello Stato e dando un segnale politico ed etico non indifferente.

Un paese con meno rappresentanti è destinato a scivolare progressivamente verso una nuova forma di oligarchia che renderà il Parlamento sempre meno centrale e vedrà venire meno l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Per tutti questi motivi vi invitiamo a votare convintamente NO al referendum costituzionale, perché la differenza tra buona e cattiva politica non sta nel minor numero dei nostri rappresentanti, ma solo nella qualità di coloro che ci devono rappresentare.

RIFONDAZIONE COMUNISTA
SEGRETERIA PROVINCIALE DI SAVONA

19 settembre 2020

foto di Marco Sferini