La politica dei “concreti” e quella dei “sognatori”

Antonio Murru

Qualcuno si accorge solo adesso che il mondo sta rotolando sempre più velocemente in un abisso di barbarie, egoismo, ingiustizia sociale, soprusi, violenza, razzismo, indifferenza, intolleranza… Un elenco sterminato che potrebbe essere rappresentato da due sole parole: capitalismo sfrenato.

Per chi, come noi comunisti, da sempre si è posto dalla parte del ‘torto’ non è una novità.

Da decenni denunciamo queste cose, da decenni ci battiamo contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura. E da decenni proponiamo soluzioni decisamente alternative a questo disastro annunciato.

Eppure oggi il problema è chi sarà l’Uomo da contrapporre a Toti nella conquista della Regione Liguria. Non quali programmi, quali progetti. Quale uomo. Non riesco a farmi coinvolgere in questo, non riesco ad appassionarmi. Pur comprendendo che non bisogna lasciare che Toti e i suoi riconquistino la nostra Regione. Ma no, scegliere un uomo e poi una coalizione non mi appassiona per nulla.

Invece mi appassiona l’idea di ricostruire un tessuto sociale, una rete solidale, una comunità di Sognatori. Una Lega dei Comunisti Libertari.

Ma a chiacchiere siamo tutti bravi e oggi, su internet, nei social network, è facile incontrare rivoluzionari, raffinati filosofi, teorici della ribellione.

Invece è dal mondo reale che bisogna ricominciare. Tornando a parlare con la gente comune, ad ascoltare i bisogni di chi questa lunga crisi la sta pagando sulla propria pelle da decenni, lottando quotidianamente per tirare a fine mese. Ricominciare proponendo progetti concreti, semplici nella loro complessità.

In tutti questi anni abbiamo proposto decine e decine di idee per cambiare questo mondo, senza però mai portarle avanti davvero. Ci vuole costanza e pazienza, coraggio e follia, intelligenza e apertura mentale.

Per ricostruire, rinnovare e rilanciare un Movimento anticapitalista. Per tornare ad essere la Speranza per gli sfruttati, per gli oppressi, per tutti quegli uomini e donne che ogni giorno vengono soffocati da questa società sbagliata, assassina, fascista.

Dobbiamo essere ambiziosi perché le nostre ragioni, la società che sogniamo, i nostri ideali sono quelli giusti.

Raccontare il mondo reale con tutte le sue storture, le sue ingiustizie, potrebbe già essere un punto di partenza. Chiedersi se sia normale che per una visita specialistica i tempi di attesa siano infiniti. Se sia normale avere una disoccupazione così alta. Se sia normale pagare affitti così alti. Se sia normale la precarietà delle vite della stragrande maggioranza della popolazione. Se sia normale morire sul lavoro. Eppure i soldi ci sono, come da anni noi comunisti ripetiamo, infatti le spese militari continuano ad aumentare con acquisti di bombardieri, sottomarini, portaerei e rinnovi di quasi trenta missioni militari all’estero. Eppure i soldi ci sono per ‘aiutare’ i grandi industriali in difficoltà, che però alla prima occasione delocalizzano o trasferiscono le loro sedi legali in paradisi fiscali.

Sono trent’anni che si privatizzano servizi essenziali (sanità, energia, telecomunicazioni, trasporti, ecc), svendendo i gioielli di famiglia ad amici degli amici. E con i continui tagli all’istruzione, alla ricerca, alla sanità si favorisce la crescita continua di gruppi privati pronti a sostituire e a lucrare.

Sì, a lucrare. Perché sta qui, come sempre, più di sempre, il punto. Il lucro.

Tutto deve essere profitto: le malattie, lo studio, il welfare, perfino la ribellione diventa oggetto di profitto. Non c’è limite all’avidità dell’uomo. Se nessuno ha la forza di porre un limite.

Bisogna risvegliare le coscienze, innanzitutto le nostre. Ripartire da Gramsci e da Marx, magari passando da Baumann, Chomsky, Negri e Brancaccio. Ma ascoltando le rivolte, le ribellioni di ogni angolo della terra, magari le lotte contro il precariato e lo sfruttamento nostrano nella logistica, nella sanità privata e nell’agricoltura. Con umiltà e saggezza, imparando dalla storia e capendo che da soli non si va da nessuna parte.

‘Anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all’opera, ricominciando dall’inizio. ’ E’ tempo di ricominciare.

ANTONIO MURRU
Responsabile provinciale movimenti
Rifondazione Comunista – Savona

9 luglio 2020

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