Tristano muore

Tristano muore
Antonio Tabucchi
Feltrinelli
€ 14,50
pag. 162

Quando un elefante sente che è arrivata la sua ora si allontana dal branco, ma non da solo; cerca un compagno che vada con lui e insieme partono. Camminano a lungo nella savana, finchè il moribondo capisce che è quello il posto; che è giunto il momento di geografizzare la morte; quella morte che si porta dentro e alla quale vorrebbe trovare una collocazione. Così fa un paio di giri tracciando un cerchio; solo lui entrerà in quel cerchio, perché la morte è un fatto privato. L'altro elefante tornerà al branco. Anche Tristano muore, per questo vuole accanto a sè uno scrittore...

Uno scrittore capace poi di raccontare agli altri la sua vita vera, quella che si vive dentro e che quasi tutti si portano nella tomba; lasciando nel ricordo degli altri solo la vita che si vive fuori... Tristano muore, ma prima di morire vuole raccontare e capire e capire nel ricordare per poter poi raccontare e permettere allo scrittore di raccontare a sua volta...

Ma da dove cominciare? Da Rosamunda oppure da Schubert? Dall'opera 142 per pianoforte di Schubert, si potrebbe cominciare; da quella musica che suonava quel giorno d'inverno a Plaka, mentre sulla piazza spettrale una fila di persone con una ciotola in mano aspettava la minestra koinè, una brodaglia che il governo dava ai cittadini greci affinchè non morissero di fame, un'acquaccia calda dove nuotavano pezzi di patate e di cavolo! Ma suonava davvero quella musica oppure suona oggi nel ricordo? Anche gli dei furono calpestati dagli stivali degli invasori, allora la voce di una donna forò il silenzio ghiacciante di Plaka e gridò un'ingiuria. Tristano la riconobbe, era una maledizione antica che prevedeva una maledizione eterna; i tedeschi la sentirono anche loro, forse non la riconobbero, ma spararono ugualmente sulla donna...

Ma cosa si ricorda realmente quando si è vecchi? Ciò che è accaduto o ciò che avremmo voluto accadesse? Ciò che abbiamo amato perché vissuto oppure ciò che abbiamo amato così tanto da credere poi che sia accaduto? Soltanto dopo; dopo la morte della donna greca e del soldato invasore, qualcuno suonerà Schubert e qualcun'altra prima e dopo e per sempre reciterà poesie...

Ma una vita può essere raccontata?

In un'agonia lunga un intero mese, l'ultimo Agosto del Novecento, un uomo che ha combattuto per la libertà del suo paese si racconta ad uno scrittore; ci sono agosti che sembrano non finire mai; ma poi finiscono e finisce così l'arroganza tipica di quel mese; bastano quattro gocce di pioggia e un giorno solo si inghiotte quel mese turgido e tronfio. Ma la lucidità della febbre e le allucinazioni della morfina alterano il ricordo nel racconto?

Quando tornò in Grecia, Tristano, trovò un nuovo duce e un nuovo re, identici a quelli di prima! Gli inglesi e gli americani, avevano dato una mano affinchè ciò accadesse; loro, gli inglesi e gli americani - racconta Tristano allo scrittore che, in silenzio, ascolta e scrive - hanno due democrazie: una buona per consumo interno ed una avariata, rimasta ad ammuffire nei magazzini del tempo da esportare nei paesi poveri; tanto i poveri digeriscono tutto. E così non più Schubert, ma musica patriottica suona nella nuova Grecia...

Ma una vita può essere raccontata?

Non certo in ordine alfabetico; la vita appare nel ricordo sotto forma di briciole; si possono raccogliere in un mucchietto, come un mucchietto di sabbia; ma il problema sta nel capire quale granello sostiene l'altro; perché quel mucchietto non ubbidisce alle leggi della fisica...

Elisabetta Caravati
Febbraio 2005