«Ho solo visto i treni. Non sapevo altro».
| La ragazza in blu | ![]() |
| Susan Vreeland | |
| Neri Pozza Editore | |
| € 14,00 | |
| pag. 169 |
Un vecchio, prima di morire, cerca, di spogliarsi della sua pelle di colpevole, come un serpente nel periodo della muta, e di spiegare al figlio come sia entrato in possesso di un quadro di Vermeer, "la ragazza in blu"...
Il quadro è stato preso dal vecchio in una casa di una famiglia ebrea deportata; in quella casa erano rimasti un bambino nascosto in una credenza sotto un mucchio di tovaglie e dietro una pila di piatti, un servizio da the ed un quadro. Il lurido bambino ebreo, con una pedata, venne mandato insieme agli altri ebrei, il quadro e il servizio da the, rimasero là, nella casa. Quando il soldato tornò nella casa, il servizio da the era sparito e lui prese il quadro, nonostante una legge dicesse che tutte le collezioni d'arte di proprietà dei giudei dovevano essere depositate presso una società. Ma quella non era una collezione, era solo un quadro, uno solo!
Il figlio inorridito ascolta il racconto del padre, sa perfettamente che le responsabilità di coloro che consegnarono le vittime alla morte non furono (e non sono) inferiori alle responsabilità e alla colpe di coloro che uccisero; per questo vorrebbe, alla morte del vecchio, bruciare il quadro della ragazza in blu, per poter, in qualche modo, espiare le colpe di suo padre. Ma poi si chiede se sia o non sia giusto distruggere un quadro che appartiene di diritto all'umanità, un pezzo importante del patrimonio mondiale dell'arte; distruggerlo, forse sarebbe soltanto un atto crudele, crudele come crudeli furono gli atti compiuti da suo padre. Capisce che per lui è di fondamentale importanza che qualcuno riconosca l'autenticità di quel quadro, solo poi riuscirebbe a distruggerlo; distruggerlo e porre fine alla storia di quel quadro appartenuto prima di lui a suo padre e prima alla famiglia ebrea e prima ancora ad altri...
Il libro narra la storia del quadro, o meglio le tante storie delle diverse famiglie che hanno posseduto il quadro della ragazza in blu; storie diversissime fra loro, famiglie diverse, ma tutti e tutte con un amore quasi esagerato nei confronti della ragazza in blu...
La ragazza vestita di blu era la figlia del pittore, lui l'aveva dipinta in un periodo di difficoltà economica, sapendo che, chiunque poi avesse posseduto quel quadro, avrebbe osservato sua figlia da vicino, l'avrebbe guardata intensamente senza però mai sapere in realtà nulla di lei...
Elisabetta Caravati
Agosto 2004