Tamburi africani

Tamburi africani
Lennart Hagerfors
Garzanti
€ 16,53
pag. 323

Anche lui, Bror Blixen, il marito di Karen aveva una fattoria in Africa, o meglio ne aveva due. Una ai piedi delle colline Ngong, l'altra alle pendici del Monte Merus. In mezzo, secondo lui, vi era tutto ciò che un essere umano può desiderare: selvaggina, montagne, pianure ed un cielo sconfinato. Il barone Blixen le perse tutte e due. Mai riuscì, nella sua vita, a possedere o a conservare qualcosa o qualcuno. Mai riuscì ad essere fedele ad una donna ad una proprietà o ad un luogo. Riuscì comunque ad amare. Nell'Africa di Karen, Bror è praticamente inesistente; l'Africa di Bror non potrebbe esistere senza Karen (che lui chiama affettuosamente Tanne).

Bror e Tanne amano di un amore insolito ed infinito l'Africa. Tanne ama gli africani e soffre con loro per la loro sofferenza; ed ama il cielo stellato, gli spazi aperti, i fiumi e le aquile. Lei stessa, quando è con Denys, si sente un'aquila ed ha l'impressione di volare. Bror ama la terra e il cielo e gli animali; e non riesce a capire perché tanto amore scaturisca in lui la voglia di cacciare, di uccidere. Poi capisce che per lui cacciare non è un desiderio, ma la risposta ad un istinto primordiale che si porta dentro.

Bror e Tanne si amano di un amore insolito ed infinito. Bror prova per Tanne un qualcosa di simile a ciò che si prova osservando il mare o una montagna; un amore più vicino alla nostalgia che alla passione. Tanne, anche dopo che Bror le ha contagiato la sifilide, lo ama perché sente il bisogno di possedere e di essere posseduta. Ha bisogno di Bror come ha bisogno dell'aria che respira, della terra polverosa, dell'erba riarsa. Bror è crudele e affascinante come la savana; Bror è l'unico che riesce a placare il senso di immensa solitudine che abita dentro di lei.

Ma prima di ogni altra cosa o persona, Bror e Tanne amano di un amore insolito ed infinito Hans, il fratello gemello di Bror. Bror si sente un'ombra al di fuori della realtà; la metà di un intero, là dove l'originale è Hans e lui ne è soltanto una copia. Lui ha la sensazione di non contare nulla. Karen ama Hans e non potendo diversamente sposa il doppio dell'uomo che ama...

La vita insegnerà a Bror e Tanne che nulla; né le cose e, ancor meno, le persone si possono possedere. Entrambi perderanno tutto ciò che amano. Bror capirà che il senso ed il valore della sua vita sono racchiusi in tutto ciò che ha visto scorrere e passare dalle sue mani aperte. Karen capirà che riuscire a trasformare le vicende della propria vita in racconti è, forse l'unica felicità assoluta che un essere umano possa provare su questa terra.

Così Karen scrivendo della loro Africa renderà immortale loro stessi e tutti i loro amori.

Noi attraverso loro possiamo amare l'Africa, la cima innevata del Kilimangiaro, le antilopi, i bufali, le aquile; i Kikuyu, i Masai, i Somali, così diversi fra loro, perché diverse sono le storie delle etnie alle quali appartengono. Gli europei hanno diviso l'Africa come tornava comodo loro, senza occuparsi di chi e di come vivesse lì prima del loro arrivo. Noi, possiamo, attraverso l'amore per questo continente di Bror e Karen, immaginarci l'Africa come l'hanno vista loro quando vi sono giunti per la prima volta. Un'Africa selvaggia, ma autentica. Un'Africa che, senza la colonizzazione europea, sarebbe stata diversa. Probabilmente più bella, più semplice. Sicuramente più vera!

Elisabetta Caravati
Maggio 2003