Dobbiamo pensare alla "futura umanità"

Relazione introduttiva del Segretario provinciale Marco Ravera

Il nostro congresso

A due settimane dall'inizio dei congressi di circolo, concludiamo anche a Savona, in questi due giorni di lavori, il percorso congressuale del Partito della Rifondazione Comunista. Nella nostra provincia sono stati 15 i congressi di circolo svolti, ai quali hanno partecipato centinaia di iscritti e simpatizzanti, un risultato importante, in tempi di crisi dei partiti e della partecipazione. Si è trattato di un congresso vero, a volte anche un po' acceso nei toni, un congresso con tre mozioni che si sono confrontate, affrontando posizioni differenti, con uno svolgimento e un esito per nulla rituali.

Penso, tuttavia, che in futuro i nostri congressi dovranno essere organizzla cartella dei delelati all'VIII Congresso provincialeati in modo diverso, senza la perenne esigenza di contarsi e soprattutto con modalità differenti. I documenti parlavano di situazioni che mutavano di giorno in giorno. Erano mozioni a tratti già vecchie nel momento delle votazioni nei circoli.

In questo nostro congresso federale, io penso, dovremmo concentrarci in un confronto per definire le nostre priorità politiche e attrezzare il nostro partito in una fase che vede le dimissioni di Berlusconi e la nascita del Governo Monti. Per questo invito tutti ad evitare la riproposizione di un dibattito congressuale già svolto e soprattutto evitare di trasformare questa assise in una battaglia sugli assetti dirigenti provinciali. Mi auguro davvero che questo congresso possa rappresentare un momento significativo di discussione di politiche provinciali sul terreno sociale, ambientale, economico, e che sappia, in qualche misura, connettersi con le esperienze delle varie espressioni di movimento, di comitati che in questi anni, nella società, hanno riproposto il tema dell'alternativa a livello di massa. Penso al movimento di Genova, a quanti lottano per la scuola pubblica, al popolo dei referendum, agli indignados, ai NO TAV, alle donne di "Se non ora quando".

Ma per indicare una prospettiva futura credo sia utile affrontare, anche se velocemente, la fase che stiamo attraversando.

La crisi

Il contesto in cui operiamo è quello di una crisi strutturale del capitalismo e ripropone con forza l'alternativa socialismo o barbarie. Assistiamo alla crisi irreversibile delle forme concrete con cui il capitale si era ristrutturato, a partire dagli anni '70. L'espansione enorme della speculazione finanziaria, che ha determinato una vera e propria trasformazione qualitativa del capitalismo, non è quindi una patologia. È la forma concreta con cui il capitale ha contraddittoriamente cercato di rispondere ai propri problemi di valorizzazione, contrastando le domande di trasformazione sociale e si dimostra oggi irriformabile.

In questo contesto l'Europa di Maastricht spicca come la patria del neoliberismo applicato, sia per quanto riguarda lo statuto della BCE che dal punto di vista delle politiche economiche, sociali e finanziarie. Proprio l'esistenza del welfare e dell'intervento pubblico in economia - che hanno caratterizzato il modello sociale europeo nel secondo dopoguerra - sono considerati dalle classi dominanti ostacoli da rimuovere sulla via della competitività globale. Su questa strada è avvenuto il suicidio del riformismo europeo che con l'implementazione e la firma dei trattati commerciali in sede Gatt e poi WTO ha costruito le basi materiali per passare dal modello sociale includente a quello escludente, con conseguente crisi delle sinistre socialdemocratiche.

Nella corso della crisi, in Europa, è avvenuto un vero e proprio colpo di stato monetario che tende a sottomettere completamente le scelte politiche dei diversi stati alle decisioni europee - egemonizzate dalla Germania - e della BCE. In questa situazione vi è purtroppo una rilevante sintonia tra popolari, liberali e socialisti, che pur avendo differenze in merito alla redistribuzione del reddito dalle rendite finanziarie verso i redditi dal lavoro, in nessun modo mettono in discussione il rapporto tra Europa e globalizzazione o l'impianto neoliberista delle istituzioni europee.

Rifondazione Comunista ha sempre criticato l'impostazione di questa Europa fondata sulle merci e non sui popoli e oltre dieci anni aveva avanzato due proposte che forse avrebbero evitato l'attuale crisi: la Tobin Tax e la "patrimoniale". La prima è una tassa sui movimenti di capitale, la seconda è una tassa sui grandi patrimoni. Allora quelle proposte non furono nemmeno prese in considerazione. Quasi derise. Vi ricordate il manifesto del PRC nel 2006 "Anche i ricchi piangano"? Contro di noi si scatenarono le reazioni più ridicole con accuse quali l'incitamento all'odio sociale.

Oggi quelle proposte le invoca anche la destra europea. Mi pare evla relazione introduttiva di Marco Raveraidente che noi comunisti arriviamo prima.

Uscita dal berlusconismo?

Nel nostro paese la crisi è esplosa, in un quadro economico e sociale peggiore rispetto a quello dei principali paesi europei. La situazione appare particolarmente critica per quel che riguarda la destrutturazione dell'apparato industriale, i livelli salariali e gli strumenti di protezione sociale, la polarizzazione tra Nord e Sud del Paese, le asimmetrie tra i generi e le generazioni.

Ed è esplosa con un Governo che definire non all'altezza è riduttivo. È, infatti, stato devastante e osceno; perché ci ha impoverito in tanti per arricchirne pochi, ha seminato precarietà e disoccupazione, ha cancellato secolari conquiste dei lavoratori, ha tentato in ogni modo di ridurre a merce beni comuni e servizi fondamentali. Ha attaccato quotidianamente la Costituzione, la Magistratura, la libertà di informazione, la scuola. Ha cercato di riscrivere la storia con la Legge Fontana che equipara Partigiani a repubblichini di Salò o provando a cancellare 25 aprile e 1 maggio.

Berlusconi si è dimesso e questo è un elemento estremamente positivo, ma questo purtroppo non cancella i danni fatti al Paese sia dal punto di vista politico, sia dal punto di vista sociale. Ha snaturato la vita politica italiana un tempo fondata su grandi ideali e le ha fatto assumere la forma di una costante partita di calcio dove prevale il tifo contro, con la sostanza di una trasmissione televisiva. Le immagini, i volti prima dei contenuti. Emblematica, da questo punto di vista, l'anomalia tutta italiana che vede i nomi dei cosiddetti leader sui simboli dei partiti. Noi di Rifondazione siamo rimasti tra i pochi a non avere alcun nome. Mi permetto pertanto di avanzare una proposta. Se vogliamo uscire dal berlusconismo, che tanto ha permeato la nostra vita, iniziamo con un primo importante passo: cancelliamo i nomi dai simboli di partito. Togliamo Di Pietro, Casini, Bossi, Rutelli, Fini e togliamo pure Vendola se vogliamo davvero uscire da quel modello.

La domanda di cambiamento

Dobbiamo cambiare. Ed è presente una domanda di cambiamento che attraversa la società italiana e che si è espressa con nettezza nei referendum e con altrettanta nettezza alle elezioni amministrative. Le esperienze di Giuliano Pisapia e Luigi De Magistris hanno sconfitto un dogma di questi anni: quello per cui si vince al centro nella perpetua rincorsa al voto "moderato", nell'omogeneizzazione degli schieramenti. E non è un caso se Rifondazione Comunista è stata l'unica forza ad appoggiare entrambi i neo sindaci dalle Primarie di Milano ai ballottaggi.

La domanda di trasformazione sociale che è presente nel paese è forte. Questa attraversa fortemente la base del PD e in generale del nuovo Ulivo, che è generalmente più a sinistra dei gruppi dirigenti. Su punti come la patrimoniale, la precarietà, la guerra e le spese militari, questa contraddizione è palese e visibilissima. La stessa piattaforma della CGIL, nonostante lo sciagurato accordo del 28 giugno, sulle questioni economiche e sociali è radicalmente diversa e più avanzata dellla platea dei delegatie proposte che il centrosinistra avanza in Parlamento.

Questa contraddittorietà - che la dice lunga sul carattere coercitivo ed "innaturale" del sistema bipolare in Italia - è all'origine di un singolare fenomeno, in cui il centrosinistra, che è fatto oggetto di forti aspettative di cambiamento nelle fasi di opposizione ma determina poi rapidamente elementi di frustrazione quando va al governo. Vi è una palese contraddizione tra la domanda sociale rivolta al centrosinistra e il progetto politico dello stesso. Infatti il centrosinistra ha fallito in Italia, sia nella prima che nella seconda esperienza di governo. Nelle elezioni che si sono succedute dopo quelle esperienze, la vittoria delle destre è stata schiacciante. In questo fallimento siamo stati travolti anche noi che avevamo sbagliato nella valutazione dei rapporti di forza e sopravvalutato la permeabilità del centrosinistra ai movimenti e la centralità del programma condiviso.

Il nuovo governo

Ma la forte domanda di cambiamento e di giustizia sociale che ora sale dal Paese difficilmente troverà risposta nel Governo Monti, sostenuto da una larghissima intesa che va dallo stesso Berlusconi sino al PD. Un governo chiamato a mettere in pratica la spietata volontà dei vertici dell'Unione Europea e delle banche: la cancellazione delle pensioni di anzianità, la svendita ai privati di beni e servizi essenziali, licenziamenti e cassa integrazione senza tutele nel privato e nel pubblico, nuovi tagli alla scuola e molte altre misure a senso unico.

Altro che governo tecnico. Mario Monti e gli altri "tecnici di indiscutibili competenze" che compongono la sua squadra fanno tutti parte della stessa scuola di pensiero. La famigerata scuola liberista, quella del mercato globalizzato che ci ha ridotti come oggi siamo.

Le scelte antisociali che essi si accingono a mettere in atto non sono neutre come vorrebbero far credere. Esse vanno nella stessa direzione di quelle che, impoverendo la popolazione, hanno determinato questa terribile crisi. È falso che a queste politiche non ci siano alternative; che non si possa contrastare, in Europa, la speculazione finanziaria; che il debito, gonfiato dallo strozzinaggio delle banche, non possa essere messo in discussione; che non si possano adottare da subito misure per uscire dalla crisi redistribuendo la ricchezza e riconvertendo l'economia.

È il momento che sinistra politica e sociale si aggreghi e, rivendicando le urne, offra al Paese una diversa via di uscita rispetto a quella ingiusta e devastante che sembra delinearsi. Se la sinistra nel suo insieme rinuncerà al suo ruolo offrirà ancora più spazio all'antipolitica, al qualunquismo che sta facendo danni non meno della cattiva politica.

Costruire l'alternativa

La caduta del governo Berlusconi è un fatto molto positivo che segna un passaggio assai rilevante nella vicenda del nostro Paese, ma da sola non basta. Dobbiamo provare a passare dall'antiberlusconismo all'antiliberismo. Un antibelusconismo diffuso in larghi strati della popolazione che oggi accoglie positivamente Monti, ma che, visto il programma del nuovo Governo e le prime dichiarazioni dei neo ministri (penso ad esempio all'apertura sul nucleare), verrà fortemente delusoil saluto del Sindaco di Savona Federico Berruti.

Qui sta la nostra scommessa. Dobbiamo contribuire alla costruzione di un movimento di massa anticapitalista, radicato nel Paese ma con forti legami a livello europeo e mondiale. La manifestazione del 15 ottobre, che non può essere appiattita sugli episodi di violenza inaccettabili quanto dannosi per il movimento, ci parla di questa possibilità. Occorre quindi operare per estendere i movimenti e qualificarne la piattaforma in senso antiliberista. La costruzione del movimento deve mantenere una piena autonomia dal quadro politico e dal governo, non può avere un unico punto di riferimento politico o non può avere governi amici da sostenere. In questa direzione va anche letto il movimento che si è dato appuntamento a Roma lo scorso 1 ottobre al Teatro Jovinelli. Sottopongo questa riflessione anche a partire da una valutazione autocritica del ruolo che Rifondazione Comunista ha svolto - dopo il referendum sull'articolo 18 - nei confronti della possibilità di consolidare un forte movimento antiliberista dopo Genova. La costruzione del movimento non può essere storpiato dalle storture del bipolarismo coatto che vogliamo superare. Dobbiamo rovesciare la crisi costituente nell'opposizione costituente di una nuova soggettività anticapitalistica.

Superare la nostra "sindrome depressiva"

Per fare questo dobbiamo tuttavia superare quella che definisco la "sindrome depressiva" del PRC. Quante volte anche in questi giorni di congressi di circolo ho sentito dire: "siamo pochi", "non incidiamo", "intanto non c'è nulla da fare", "intanto non cambia niente", "siamo oscurati", ecc...

Basta! A tratti sembra che nemmeno noi siamo consci delle nostre forze. Non siamo così pochi. Rifondazione Comunista è il partito con il maggior numero di iscritti alla sinistra del PD, ha circoli su tutto il territorio nazionale, è dentro le principali lotte che si stanno sviluppando nel Paese, ottiene sia come PRC sia come FdS risultati elettorali ben superiori a quanto dicono i sondaggi con tutta evidenza pilotati. E soprattutto non ha una vocazione minoritaria. Non è interessata ad occupare alcuna nicchia.

Un patrimonio importante che dobbiamo essere noi i primi a trasmettere e a difendere superando appunto questa forma depressiva che ci assale. Non possiamo certo pretendere che questa tutela del PRC la compiano soggetti esterni al nostro partito.

Continuare la rifondazione Comunista, aprire le porte della FdS

Rifondazione è quindi un soggetto che, pur con limiti e talvolta contraddizioni, è centrale nella creazione di un'alternativa di società ma da sola non basta.

Corrado Guzzanti, interpretando un geniale Fausto Bertinotti, ha sottolineato in una battuta lo stato della sinistra italiana: "capovolgendo il pensiero buonista del Partito Democratico che dice di essere unito nella diversità, noi diciamo dividiamoci anche se la pensiamo tutto sommato allo stesso modo".

In questa battuta c'è la storia della sinistra nel nostro Paese. Una storia fatta di divisioni, di lacerazioni, di scissioni. Noi abbiamo provato ad invertire questa tendenza, in grande sintonia col la stragrande maggioranza dei cittadini di sinistra, attraverso la creazione della Federazione della Sinistra. Un tentativo che ha avuto alti e bassi anche nella nostra provincia, ma il progetto politico che vede come fondatori PRC, PdCI, Socialismo 2000 e Lavoro - Solidarietà se vorrà crescere dovrà aprirsi ad altre esperienze senza farsi ossessionare dalla creazione di un nuovo partito comunista che ril'intervento del Segretario del PD Livio Di Tullioschia di essere la caricatura di quello che fu il partito comunista più grande d'occidente. Anche perché mille sono i modi oggi in cui si fa politica oggi a sinistra: movimenti, comitati, collettivi, associazioni, militanza sindacale, vertenze territoriali ed ambientali.

Penso quindi alla Rifondazione Comunista legata alla rete della Sinistra Europea, alla Rifondazione che non vuole rinchiudersi dentro un "recinto identitario", ma che cammina domandando.

Prima di proseguire lasciatemi, in tema di sinistra e di comunisti, ricordare quattro compagni che non sono più con noi. Penso a Carlo Ronco autentico punto di riferimento del PRC e di tutta la sinistra ingauna. Ma sono anche altri i compagni che ci hanno lasciato. Pochi giorni fa ho guardato le foto del Congresso del 2008 ho rivisto i volti di Giorgio Magni che era stato nella Segreteria provinciale del PRC e di Pino Menozzi una delle colonne del PRC prima e del PdCI. Non c'era tra anni fa e non è mai stato iscritto a Rifondazione, ma abbiamo fatto tanta strada insieme a Claudio Gianetto Segretario provinciale del Partito dei Comunisti Italiani scomparso prematuramente. Claudio l'ho sentito l'ultima volta pochi giorni prima della sua morte proprio per invitarlo al nostro congresso, a questo congresso.

L'esperienza di Savona

Tornando ai temi del Congresso la curiosità, il "camminare domandando", la nostra autonomia è quello che abbiamo praticato nella nostra provincia consci dei nostri limiti, ma anche dei nostri punti di forza. Abbiamo seguito, provando a dare delle risposte concrete, alcune delle principali vertenze del nostro territorio.

Riferendomi solo agli ultimi tre anni non posso non pensare all'ACTS prima e TPL poi. Vertenza tutt'altro che chiusa dove alle giuste rivendicazioni degli autisti è più in generale dei lavoratori pesa la scure dei pesanti, per usare un eufemismo, tagli del Governo e della Regione.

O ancora alla Bitron di Savona. Nel 2010 la lotta degli oltre 250 dipendenti per il contratto integrativo è stata quasi oscurata, ma noi c'eravamo e abbiamo dato il nostro contributo.

Spostandoci in Val Bormida il mio pensiero va alla realtà della Schneider di Cairo Montenotte e precisamente di Bragno dove un'azienda in ottima salute cerca di precarizzare all'infinito i dipendenti seguendo in un certo senso il modello Marchionne. Sottolineo un aspetto personale: la visita allo stabilimento è stata per me una delle più interessanti esperienze fatte nella mia vita di segretario.

Rimanendo nella Valle non si può tacere sulla Ferrania dove emerge giorno dopo giorno l'inconsistenza del progetto di rilancio industriale e a pagarne le conseguenze sono i lavoratori che hanno subito tagli di reddito e che oggi operano in condizioni al limite della decenza all'interno di un sito fantasma.

O ancora la crisi della cantieristica che non è solo Fincantieri, ma tocca anche Varazze. E sempre a Varazze la crisi della cartiera. Per non parlare della Bombardier di Vado Ligure che subisce direttamente e indirettamente i tagli del Governo Berlusconi.

Ma il nostro impegno non si è limitato alle realtà lavorative. Forte, come noto, è stato l'impegno in difesa dell'ambiente troppo spesso messo in contrapposizione al lavoro. Penso alla piattaforma Maersk che a nostro avviso Bruno Marengo Presidente provinciale dell'ANPInon fornisce sufficienti garanzie sotto il profilo occupazionale a fronte di sicure ripercussioni ambientali e sulla qualità della vita dei vadesi. Come nostra consuetudine non ci siamo limitati alle critiche, abbiamo avanzato delle proposte, ma queste non hanno trovato risposta. Penso, ad esempio, all'idea secondo cui le assunzioni della "grande opera" dovrebbero riguardare anche gli over 50, assunzioni quindi in grado di "ricevere" i disoccupati/cassintegrati delle realtà in crisi della nostra provincia. E quelle che prima ho citato sono solo una parte. Purtroppo.

Non meno importante è stato il nostro impegno contro il progetto di ampliamento della centrale di Vado Ligure e Quiliano. Le recenti scelte della Regione Liguria (e della Provincia) vanno a scontrarsi in modo netto con l'operato della precedente amministrazione regionale che proprio in materia energetica aveva intrapreso una strada volta alle energie rinnovabili, non certo alle fonti fossili ed in particolare al carbone. E non credo sia un caso che in allora l'Assessore all'Ambiente fosse il nostro Franco Zunino.

Quella dell'ampliamento è una scelta miope che legherebbe il territorio savonese ad altri cinquanta anni di carbone, un aspetto in netta e clamorosa controtendenza rispetto alle politiche energetiche attuate dalla stragrande maggioranza dei paesi europei e non solo. Una scelta dannosa perché continuerebbe ad incidere pesantemente in modo negativo sulla qualità della vita e sulla salute dei cittadini.

Una scelta grave che rappresenta uno schiaffo alle comunità locali, ai comuni interessati. A tal proposito esprimo a nome del partito la mia solidarietà ai sindaci dei comuni di Vado Ligure, Quiliano e di Savona attaccati nonostante il loro impegno.

Ma c'è anche un'altra lotta che da anni ci vede protagonisti: quella contro il porto in località Margonara. Una battaglia finalmente vinta con il metodo della condivisione. Dopo anni di lotte sia all'opposizione sia in maggioranza finalmente quel porto è stato cancellato. Il Consiglio comunale di Savona ha recentemente approvato una delibera che recependo la posizione della Regione, frutto anche della nostra azione politica, archivia definitivamente la pratica porticciolo. Un impegno preso anche nella recente campagna elettorale, un impegno mantenuto dalla coalizione a partire dal Sindaco Federico Berruti.

Le esigenze, importanti ma non certo prioritarie, della navigazione da diporto potranno trovare risposta, come abbiamo sempre sostenuto, in aree già antropizzate a partire da quelle lasciate libere dalle funivie. Nessuna ambiguità, nessun confine labile, nessun possibilità di "ripescare" il progetto. Quel tratto di costa è finalmente salvo anche grazie a Rifondazione che, a contrario di altri, non ha mai votato l'opera.

Su questi punti è netta la distanza che ci separa dalla CGIL. Ma su altri terreni la lotta è comune. le conclusioni di Stefano GalieniOltre alle già citate esperienze di lavoro penso alla sanità. Siamo stati i primi, noi e CGIL, ad attaccare l'ASL per i tagli previsti. E siamo assieme nella raccolta di firme per dire no ai tagli lineari e chiedere una seria riorganizzazione della sanità pubblica provinciale che ne rafforzi le funzioni.

Così come facciamo percorsi con il sindacalismo di base partendo sempre dal nostro punto di vista, dai nostri programmi.

Forte è stato anche il nostro impegno per la difesa della scuola pubblica. Dall'idea della "Notte bianca" alla creazione del "Comitato Scuola Pubblica Savona". Un partito come il nostro ha, infatti, denunciato con forza l'intento fortemente punitivo nei confronti dell'istruzione pubblica che il Governo Berlusconi ha sistematicamente attuato demolendo tassello per tassello il servizio pubblico, favorendo di volta in volta invece tutte le istituzioni private, alle quali non solo non sono state tolti i finanziamenti, ma hanno continuato ad avere un trattamento di favore, perché ad ogni taglio per la scuola pubblica (progetti didattici, corsi di recupero, sostegno ai disabili, orari ridotti, carenze dei servizi, ecc...) è sempre corrisposto uno spazio di manovra in più per tali istituti che forniscono a pagamento e spesso senza controlli adeguati, quello che ogni cittadino avrebbe diritto di avere dallo Stato.

Ma il nostro partito è stato anche protagonista delle mobilitazioni contro il cosidetto "Giro di Padania" a ponente, a Savona e a levante. Nel capoluogo abbiamo contestato la corsa insieme al PD, alla CGIL, all'ARCI, all'ANPI e soprattutto insieme a tanti cittadini. Per me in quell'occasione abbiamo reso omaggio alla "Medaglia d'Oro alla Resistenza" della nostra città.

Un'azione antifascista come quelle contro il cosidetto "pacchetto sicurezza" che rappresenta un attacco costante ai migranti o ancora in occasione delle diverse contestazioni promosse contro la presenza di forze neo-fasciste nella nostra provincia. Azioni che fecero dire ad una giornalista "Meno male che Rifondazione c'è".

Forme di "fascismo latente" che hanno portato anche alla chiusura del Circolo ARCI Brixton di Alassio cui rinnovo la mia, la nostra solidarietà. Un circolo che dava e darà fastidio per la sua libertà ed autonomia non certo per i decibel. Così in un periodo di tagli alla sanità, ai trasporti, alla scuola nella nostra provincia abbiamo anche subito tagli agli spazi di democrazia, di partecipazione.

O ancora siamo il partito che ha avviato, attraverso il cosidetto "Partito sociale", forme di mutualismo come la distribuzione di pane, pasta e olio ai soci. Attività che ci ha consentito, una volta di più, di toccare con mano la crisi, di incontrare le difficoltà di famiglie che, ormai socie del Gruppo di Acquisto Popolare, vedono nella nostra attività un le cartellina dei delagati all'VIII VII Congresso provinciale
la relazione introduttiva di Marco Ravera
la platea dei delegati
il saluto del Sindaco di Savona Federico Berruti
l'intervento del Segretario del PD Livio Di Tullio
Bruno Marengo Presidente provinciale dell'ANPI
le conclusioni di Stefano Galieni
foto di Simone Falco e Marco Manca
piccolo, ma importante aiuto.

Fino ad arrivare alla battaglia per i beni comuni sfociata nel successo referendario. Una battaglia che continua oggi. I cittadini hanno detto chiaro e tondo che ci sono dei beni che si chiamano acqua, ambiente, giustizia, ma anche saperi e lavoro che sono dei beni comuni, che vanno tutelati e difesi perchè sono il nostro futuro.

La contraddizione delle alleanze

Rifondazione ha quindi il suo bagaglio di idee e di proposte e non ha alcun timore di confrontarle con le forze democratiche presenti nella nostra provincia: dal PCL al PD. Questo tema apre la contraddizione che da sempre il nostro partito vive. Nel sistema bipolare esistente è meglio aprire ad alleanze anti-destra, quali che siano le politiche praticate, oppure opporsi? Accettare la logica del "meno peggio" o mantenere aperta una prospettiva di trasformazione sociale rischiando di essere accusati di far vincere le destre?

Io respingo entrambe queste visioni perché mi sembrano politiciste e rientrano comunque in uno schema bipolare che a me non convince. Non mi convince l'alleanza a prescindere per battere le destre, ma non mi convice nemmeno il rifiuto di ogni tipo di alleanza. Il nostro è un partito serio e la sua azione politica non può essere mica così banalizzata.

A volte veniamo accusati di far vincere le destre, altre volte di essere succubi del Partito Democratico. Fandonie.

Pensiamo alla nostra provincia. Alle Elezioni provinciali ci siamo presentati autonomamente e su 69 comuni siamo in maggioranze di centrosinistra in soli 4 comuni: Savona, Cairo Montenotte, Quiliano e Noli. E siamo in maggioranza sulla base di un progetto comune, sulla base di un progetto che ci consente, dal nostro punto di vista, di dare delle risposte alle persone che abbiamo la presunzione di voler rappresentare. Accordi che non ledono la nostra autonomia. Se fosse per "posti" saremmo in coalizione in tutti i comuni della provincia!

Una scelta, quella della centralità dei programmi che ha pagato anche elettoralmente, pensiamo al 5.3% ottenuto dalla lista delle Federazione della Sinistra alle ultime elezioni comunali nel capoluogo. E la concorrenza era spietata. Fuori dalla coalizione avevamo Verdi, Noi per Savona, PCL e Movimento 5 Stelle che su diversi temi avevano posizioni simili alle nostre. Non solo avevamo la concorrenza, dentro alla coalizione, di SEL e IDV. Il risultato ci consegna, nonostante i soliti sondaggi e le nefaste proiezioni, il record in Italia per un comune capoluogo di provincia.

Questo non vuol appunto dire alleanza a tutti i costi. Il nostro partito è stato in grado, infatti, di partecipare e talvolta di essere promotore di alcune delle più interessanti esperienze politiche degli ultimi anni. Penso alla "Sinistra Albisolese" a sostegno di Carlotta Pozzato che ottenne il 12% nel 2009; alla lista "Per Finale" che candidava a Sindaco Simona Simonetti che ottenne il 9% nello stesso anno o ancora a "Cittadini per Varazze" l'esperienza più consolidata che ha confermato con quasi il 6% Maria Rina Dagnino in Consiglio. Fino ad arrivare alle esperienze più recenti quelle di questa primavera: "Sinistra Unita per Loano" che con Paolo Tosi ha superato il 6% consensi fino ad arrivare alla "Sinistra Alassina" che ha portato in Consiglio comunale Jan Casella con oltre l'11% dei voti.

In queste esperienze non abbiamo chiesto ai nostri interlocutori campioni di "DNA comunista" o una purezza ideologica che nessuno possiede, ma ci siamo messi a disposizione come partito per realtà sociali e di movimento. Con la coerenza, sia in coalizione col PD sia in coalizione con altri soggetti, i risultati arrivano.

Il partito

Un partito quindi presente sulla scena politica locale e il merito è dei circoli e, permettetemelo, anche dalla Segreteria uscente. Una segreteria unitaria, improntata al riconoscimento e al rispetto delle diverse sensibilità. Perché, se la linea politica può essere di maggioranza, il partito è di tutti.

Un partito che si sta ringiovanendo nelle istituzioni così come negli organismi dirigenti in una amalgama preziosa. Ed è stato per me un onore e un piacere "guidare" il partito in questi cinque anni.

Un ringraziamento non rituale va ai compagni e alle compagne che in questi anni hanno condiviso con me questa esperienza fatta dalla rigidità di Piera Barberis, dalla conoscenza di Armando Codino, dalle analisi di Furio Mocco, dall'entusiasmo di Carlotta Pozzato, dalla passione di Gianmaria Pace e dalla precisione di Marco Sferini. O ancora all'attività, fuori dalla segreteria, ma per questo non meno importante, di Jörg Costantino e di Franco Zunino.

Un partito che viaggia sui nuovi mezzi di comunicazione e che da 11 anni ha un sito Internet visitato da migliaia di persone. Spazio web spesso trascurato dagli iscritti e dalle iscritte, ma non dai cittadini. Un partito che oggi può vantare alcuni appuntamenti fissi nell'agenda politica savonese: la "Scuola di Politica" che nel 2012 terrà la sua sesta edizione e la "Festa di Liberazione" diventata negli ultimi anni imperdibile non solo per la cucina, ma anche per i dibattiti e gli spettacoli.

Se verrò nuovamente chiamato a guidare Rifondazione Comunista avanzo fin d'ora la proposta di una gestione unitaria anche perché di fronte a noi abbiamo una grande responsabilità. Abbiamo, come partito, il compito di declinare una proposta politica provinciale, sulla quale impegnarci nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Dobbiamo pensare alla "futura umanità".

Marco Ravera
Segretario provinciale Rifondazione Comunista
Savona - 19 Novembre 2011