Non solo mozioni
Emendamenti alle singole mozioni presentati al Congresso Provinciale
Il rosso-verde per l'alternativa di società
- Emendamento integrativo alla Mozione 1 "L'alternativa di società" presentato a livello nazionale, tra gli altri, da Roberto Musacchio e Patrizia Sentinelli. Proposto a livello provinciale da Franco Zunino e Marco Ravera.
- La recente tragedia dello Tsunami ripropone a tutti noi il tema decisivo del rapporto del genere umano con la natura. La immane forza di alcuni fenomeni naturali ci dice che non si può pensare di poterli dominare, ma è possibile realizzare un più alto livello di relazione tra civiltà e natura.
Proprio a causa della perdita di consapevolezza nei riguardi delle dinamiche evolutive planetarie, il dramma dello Tsunami conferma che ignoranza, presunzione e convenienza hanno addirittura impedito che venissero predisposti e impiegati mezzi tecnici e scientifici di prevenzione, di cui pure l'umanità dispone. Ciò è potuto accadere anche perché le aree interessate sono quelle dei Paesi poveri cui si nega il diritto alla stessa esistenza.
In generale le logiche di potere che dominano i meccanismi economici globali, oltre a impedire serie politiche di prevenzione delle catastrofi di origine naturale, operano in continuazione alterazioni dei cicli vitali e climatici, aumentando i rischi per gli habitat e per la stessa salute del genere umano. Il surriscaldamento dell'atmosfera dovuto all'effetto serra è tale da mettere a rischio la riproduzione stesa della vita nel pianeta. Ed è gravissimo che ancora a Buenos Aires alla XI° Conferenza tra le parti sul clima il governo degli USA abbia avuto un ruolo reazionario, sostenuto dal governo italiano, nel negare la drammaticità dei mutamenti in atto e nel disimpegno da qualsiasi provvedimento in nome della competitività delle sue imprese. Ma anche gli impegni assunti dall'Europa rischiano di risultare sostanzialmente vani, se non collocati in una strategia generale e radicale di trasformazione. La relazione tra civiltà e natura attraversa ormai tutte le principali questioni della nostra epoca, dalla compromissione dei cicli naturali, all'esaurimento delle risorse, alla guerra, alle morti per fame e per mancanza d'acqua, all'allocazione delle ricchezze, alle nuove frontiere della manipolazione genetica.
Possiamo dire che la globalizzazione capitalistica non solo sta accelerando tutti i processi antropici naturali, ma sta determinando un mutamento di paradigma a favore del dominio delle ragioni economiche e tecnologiche, realizzando una rottura tra processi produttivi e riproduzione sociale e ambientale. Tale questione è ormai percepita con chiarezza e le stesse classi dominanti, pur avvertendola, praticano apertamente guerre militari ed economiche e sociali, manipolazione genetica e mercificazione del vivente, per appropriarsi di ogni cosa che serva a sostenere un sistema di dominio e di profitto. Possiamo affermare che il futuro del pianeta è possibile solo se saremo capaci di una trasformazione radicale della società, che abbia al centro l'uguaglianza tra le persone, la loro pacifica convivenza, una relazione positiva con l'ambiente e dunque con la propria natura. Per riprendere il giovane Marx - "l'essere umano è un ente generico-naturale".
La novità è che dal movimento di critica alla globalizzazione sono cresciuti, in termini nuovi e di massa, acquisizioni fondamentali sull'esigenza di un altro modello economico e sociale, non più affidato allo "sviluppismo", ma basato su una capacità di interazione positiva con i cicli ambientali e orientato ai valori dell'equità e della sobrietà. Questo movimento rompe con la storica subalternità del vecchio movimento operaio alle logiche produttiviste. Rappresenta una critica radicale alle opzioni moderate prevalse dopo l'89 che hanno pensato di "affidare" l'ambiente alle dinamiche di mercato, secondo quella logica di compatibilità nota come "sviluppo sostenibile".
La realtà dimostra che lungi dal rendere compatibile il mercato con l'ambiente si è andati nella direzione della mercificazione integrale di ogni elemento naturale, dall'acqua al patrimonio genetico. Processo parallelo alla mercificazione dei beni sociali collettivi - dalla scuola alla salute.
Gli OGM, la privatizzazione delle risorse, dei servizi ambientali, dei beni comuni, i rifiuti, l'uso ancora generalizzato dell'energia fossile sono i risultati dell'ambientalismo di mercato. Proprio di fronte alla drammaticità delle sfide e al suo fallimento, le opzioni e le lotte dei movimenti territoriali risultano decisive. Queste parlano di un'economia ambientale, di un'altra economia eco e solidale, non sovrapposta ma connessa ai cicli ambientali, di beni comuni, dall'acqua all'energia a gestione ecologica e democratica, di sovranità alimentare, di "ciclo corto" e di rispetto verso gli animali. Sono concetti che contestano in radice non solo il mito della crescita ma il produttivismo, la competitività, in nome di una nuova relazione tra 'globalÈ e 'localÈ e della cooperazione solidale. Questi concetti-guida devono orientare un vero e proprio progetto di alternativa. Gli esempi di questa alternativa sono molteplici. La ricostruzione di un nesso tra attività produttive, servizi e territori che consenta il ripristinarsi di equilibri sociali e ambientali. L'assunzione dei parametri del dopo Kyoto (meno 60÷80% delle emissioni di CO2 da raggiungere entro il 2050) con un gigantesco piano di riconversione delle produzioni e dei consumi. Una politica energetica fondata su risparmio e fonti rinnovabili, su una nuova gestione pubblica per garantire parametri ambientali e solidarietà: fermo rimane il no al nucleare e a fonti inquinanti come il carbone.
È possibile la realizzazione di un'economia fondata sulla qualità merceologica che non crea rifiuti, non costruisce inceneritori e discariche, ma recupera e riusa in modo sistematico; la sovranità alimentare come pratica del "ciclo corto", capace di tenere in equilibrio agricoltura, industria, servizi e distribuzione, valorizzando lavoro e diritto a cibi di qualità, innanzitutto Ogm free; la critica della mobilità coatta - cioè all'immobilità - e il diritto alla mobilità pulita attraverso il trasporto pubblico collettivo, puntando a nuovi modi per la produzione di nuovi mezzi di trasporto - la sperimentazione di Arese, con l'Enea, indica una delle vie da aprire; lo stop alla cementificazione e alle grandi opere definendo, invece, grandi piani di risanamento territoriale e di riuso urbano. Occorre arrivare a uno statuto dei beni comuni per l'ambiente e la cultura, per un uso sobrio delle risorse naturali, che veda la collettività, con forme d'intervento pubbliche democratiche e solidali, garantire l'accesso a tutti/e ai beni comuni, necessari per una vita piacevole.
Ha scritto Vandana Shiva che lo tsunami è un campanello di allarme per l'umanità: non si può continuare nella folle corsa alla privatizzazione dei beni comuni. La vulnerabilità di milioni di persone richiede robusti sistemi pubblici per fornire acqua e cibo, assistenza e medicine contro le privatizzazioni. La globalizzazione liberista non è in grado né di rispondere ai problemi drammatici del presente né di garantire il futuro: "Lo tsunami ci ricorda che non siamo meri consumatori in un mercato che tende al profitto. Siamo esseri fragili e interconnessi, e abitiamo un pianeta fragile. Questo è un richiamo alla responsabilità e al dovere nei confronti della terra e di tutte le persone".
Per tutto ciò ci chiamiamo rossoverdi.
- Voto dei delegati della Mozione 1: favorevole all'unanimità.
- Approvato all'unanimità
Sindacato
- Emendamento integrativo alla Mozione 1 "L'alternativa di società" presentato a livello nazionale da Aurelio Crippa. Proposto a livello provinciale da Marco Vigna e Francesco Valenti.
- In Italia ed in Europa, il mondo del lavoro subisce un'aggressione continua che indebolisce i diritti, comprime verso il basso le condizioni di vita e di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori (legge 30 in Italia, si prepara la Direttiva Bolkestein in Europa). È in atto un gigantesco processo di precarizzazione, che coinvolge sia il mondo del lavoro tradizionale che le professioni più recenti, gli anziani e le nuove generazioni. Bisogna uscire dalla logica delle compatibilità, dell'accettazione del primato della competitività e del mercato, rompere con quel punto di vista dell'impresa che è stato (ed è) dominante negli ultimi anni, nella sinistra moderata come nei sindacati confederali. Senza dimenticare, né sottovalutare, l'importanza di alcune scelte dei sindacati confederali, ed in particolare della CGIL, resta, sul terreno fondamentale della strategia - riproposizione politica dei redditi e concertazione - degli obiettivi rivendicativi e delle politiche contrattuali, una logica continuista con una stagione del tutto perdente e gravemente dannosa per le lavoratrici e i lavoratori, le pensionate e i pensionati, e per i movimenti.
Va recuperato e concepito il conflitto sociale come fondamento della democrazia e vitalità per le stesse istituzioni, capace di ricomporre un'unità del mondo del lavoro, del non lavoro e del lavoro precario. Va continuato il processo di ricostruzione di un sindacato confederale di classe, democratico e pluralista, di massa, per il quale è decisivo il contributo di un'ampia sinistra sindacale in CGIL, a partire dalle esperienze ed aggregazioni vecchie - Lavoro e società - e nuove - Fare Sindacato ed Eccoci - sulla base di una proposta sindacale alternativa a quella del patto sociale e della concertazione.
Allo stesso modo occorre determinare un'unità, sulla base di obiettivi, tra le forze del sindacalismo di base e tra queste e quelle della sinistra sindacale nei sindacati confederali. In questa prospettiva è assolutamente decisiva l'approvazione della legge sulla rappresentanza sindacale: lo è sia per la democrazia nel Paese che per il sindacato.
- Voto dei delegati della Mozione 1: 5 favorevoli, nessun contrario, 11 astenuti.
- Approvato a maggioranza
Sud
- Emendamento integrativo alla Mozione 1 "L'alternativa di società" presentato a livello nazionale da Aurelio Crippa. Proposto a livello provinciale da Marco Vigna e Francesco Valenti.
- Il Mezzogiorno ha riproposto con le recenti lotte il suo profondo disagio economico e sociale. Per affrontarlo e con esso anche lo storico divario Nord-Sud è necessaria una vera economia produttiva che non operi solo sulle "parti" più povere e dequalificate, ma che sia capace di competere sulla qualità, in direzione dell'Europa e del bacino mediterraneo, in un'ottica di cooperazione.
Decisivo in questo senso l'intervento pubblico a sostegno di uno sviluppo di qualità, duraturo ed ambientalmente compatibile. Il PRC ripropone il varo di un'Agenzia per lo sviluppo e l'occupazione del Mezzogiorno, con funzioni di progettazione e di gestione nei seguenti campi: un piano di politica industriale, un programma di infrastrutture da realizzare, finanziate allo sviluppo produttivo e civile (risorse idriche, metano, trasporti ecc.), un progetto di sicurezza ambientale e di manutenzione del territorio.
Una politica meridionalista che valorizzi vocazione e risorse storiche e geografiche del Mezzogiorno, in un orizzonte euro-mediterraneo, per lo sviluppo dove coesistano crescita economica, benessere sociale e recupero ambientale.
Una politica che assuma l'ambiente ed il territorio non come vincoli, ma come risorse capaci di creare nuova occupazione, e nuovi modelli di produzione, di consumo, di vita.
- Voto dei delegati della Mozione 1: 1 favorevoli, nessun contrario, 11 astenuti.
- Approvato a maggioranza
Partito
- Emendamento integrativo alla Mozione 1 "L'alternativa di società" presentato a livello nazionale da Aurelio Crippa. Proposto a livello provinciale da Marco Vigna e Francesco Valenti.
- L'esigenza politica è la messa all'ordine del giorno, nella politica, dell'alternativa di società, per avviare, da subito, una svolta riformatrice nel Paese. La proposta politica è l'accentuazione della rifondazione a sostegno di una linea fondata sulla ricerca di coniugare una radicalità politico programmatica, con la politica dell'unità, della crescita e del rinnovamento del Partito. Occorre, per questo, una battaglia culturale ed una riforma dell'attuale modo di essere e di agire del Partito, del suo rapporto con la società, in modo da renderlo protagonista adeguato nei movimenti in atto (i movimenti non sono al servizio dei partiti, ma neppure il contrario), in quello per l'alternativa di società, nella costruzione della sinistra di alternativa.
S'impone un'accelerazione del processo di costruzione del Partito di massa, strumento di identità e di autonomia politico-culturale, con l'ambizione di rifondare un pensiero ed una pratica comunista, attraverso un paziente e rigoroso lavoro di confronto tra passato e presente (la storia non va assolta, ma tanto meno buttata via estinguendone le radici, i giudizi vanno storicizzati).
A fondamento della vita interna i valori della democrazia e del pluralismo (le differenti opinioni sono un arricchimento per tutti se non si "sclerotizzano" in correnti organizzate, da esplicarsi entro un sistema di regole, norme, chiare e trasparenti, tali da garantire l'unità del Partito).
Un modello organizzativo la cui natura democratica trova sostanza in un meccanismo collettivo della conoscenza, nel protagonismo e partecipazione decisionale alle scelte di iscritte e iscritti, degli organismi dirigenti, nell'ampio spazio dato alle relazioni con l'insieme della società.
Senza rigidità e conservatorismo, in un'apposita Conferenza di Organizzazione convocata dopo il Congresso nazionale, va discussa e definita una nuova politica di organizzazione, tale da rafforzare nel Partito le sue caratteristiche di massa e di lotta, di apertura alla società, la sua presenza organizzata nei luoghi di lavoro e di studio, nel territorio, oltre a quella nelle grandi organizzazioni/associazioni di massa, sociali, sindacali, di categoria. In primis: rassegnare ai Circoli il ruolo centrale nella vita del Partito, recuperando pienamente la loro funzione politica e la loro capacità di entrare in rapporto con le cittadine e i cittadini per realizzare una forma più alta della politica, ponendo attenzione all'organizzazione del Partito, in un rapporto fecondo e dialettico con esso.
I Circoli, sedi del "saper fare" che valorizzano "il saper fare e non solo il saper dire" di crescita delle capacità individuali e collettive di conoscere la realtà per trasformarla, promuovendo anche dentro il Partito luoghi tematici, di ricerca teorico-politica, di attività, che uniscano iscritti e non. Così facendo "l'immagine" del Partito, di forza antagonista e nel contempo componente unitaria, indispensabile, di uno schieramento di rinnovamento, si configura più nitida, perché si esprime in tutti i campi della vita delle masse, con un insediamento reale (nelle forme più idonee) nei luoghi fondamentali dello scontro sociale.
- Voto dei delegati della Mozione 1: 4 favorevoli, 1 contrario, 10 astenuti.
- Approvato a maggioranza
Storia dell'Unione Sovietica e il ruolo dell'URSS
- Emendamenti sostitutivi alla Mozione 4 "Un'altra Rifondazione è possibile" presentato da Luciano Dondero e Dario Zucchelli.
- Una premessa esplicativa
La tragedia dell'Unione Sovietica è un susseguirsi di terribili eventi che parte in maniera tutto sommato abbastanza pacifica con la vera e propria Rivoluzione d'Ottobre a Pietrogrado, prosegue con la sanguinosa insurrezione di Mosca pochi giorni dopo, e vede un succedersi di drammi e di distruzioni, dalla immane della guerra civile a Kronstadt, dai processi degli anni Trenta alla morte di venti milioni di cittadini sovietici durante la guerra contro l'idra fascista, il tutto culminato con la fine ignominiosa nel 1991, sui quali un giudizio storico e politico complessivo richiede un lavoro serio di studio, di approfondimento e di riflessione.
Fondamentale è infatti capire che cosa sia stata l'Unione Sovietica, dal 1917 al 1991, e in questo contesto cosa sia stato lo stalinismo. Ma ciò non al fine di demonizzare un uomo o un regime, bensì per vedere quali siano gli insegnamenti da trarne per il futuro, senza che un quale timore reverenziale nell'esame del passato ci impedisca di capire.
Per opportuna conoscenza delle compagne e dei compagni della mozione 4, gli autori di questo emendamento sono due compagni di Savona, uno stalinista, e l'altro un militante trotskista di lunga data. Ci accomunano l'intento di non considerare come dei paria quelle compagne e quei compagni che vedono nell'Unione Sovietica degli anni di Stalin un simbolo della rivoluzione, e la convinzione che per comprendere gli eventi del XX secolo sia necessario prima di tutto studiare e poi discutere fra di noi in modo franco e aperto. Respingiamo cioè il metodo dell'etichettare ciò che magari si conosce poco, per poi ripresentarlo sotto altre forme e altri nomi.
Emendamenti sostitutivi. Pertanto si sostituisce il paragrafo "un'identità comunista adeguata al nuovo secolo, che implica una rottura radicale con ogni residuo di stalinismo" con il seguente: "un'identità comunista adeguata al nuovo secolo, che implica una rottura radicale con meccanismi distorti, passati e presenti, con ogni meccanismo burocratico, col liderismo mediatico, e con le illusioni del riformismo e del pacifismo cosiddetto nonviolento".
Il paragrafo "La critica del movimento operaio del Novecento, cioè della socialdemocrazia e dello stalinismo è però essenziale" con questo: "La critica del movimento operaio del Novecento, come esso è stato veramente in tutte le sue manifestazioni, dalla socialdemocrazia asservita al capitale, al leninismo e allo stalinismo, e a tutte le esperienze minoritarie del movimento comunista, è però essenziale per preparare le vittorie future".
E infine il paragrafo: "Il femminismo radicale le cui aspirazioni furono tutte realizzate dalla rivoluzione d'Ottobre e furono poi perse nel pantano dello stalinismo" con questo: "Il femminismo radicale le cui aspirazioni furono in gran parte realizzate dalla rivoluzione d'Ottobre e furono poi perse nella grande tragedia dell'Unione Sovietica".
- Voto dei delegati della Mozione 4: favorevole all'unanimità.
- Approvato all'unanimità
Questione sindacale
- Emendamento integrativo alla Mozione 4 "Un'altra Rifondazione è possibile" presentato da Michele Basso.
- Negli ultimi decenni i lavoratori hanno subito pesanti sconfitte. Il punto di partenza del declino della capacità contrattuale della classe lavoratrice comincia nel momento in cui il sindacato inizia a preoccuparsi dei problemi del capitale. La controriforma del mercato del lavoro fu avviata con l'approvazione del pacchetto Treu, durante il governo Prodi. Il governo D'Alema assecondò questa politica e si spinse, con la proposta di sanzionare gli scioperi del pubblico impiego e con il nuovo patto sociale, a creare un clima di repressione di tutte le residue resistenze nei luoghi della produzione e dei servizi. Con le privatizzazioni, lo smantellamento dello Stato sociale e il tentativo di cancellazione dello Statuto dei Lavoratori - tutte operazioni già avviate dal centro-sinistra - il secondo governo Berlusconi ha potuto far passare il Libro Bianco sul lavoro e il Patto per l'Italia (Legge 30), per il quale il lavoratore deve essere disponibile ad una totale precarietà e flessibilità, a costo quasi zero per l'azienda, senza tutela e sicurezza, senza diritti sul luogo di lavoro, sottoposto a supersfruttamento. Questa la modernizzazione del mercato del lavoro.
La vicenda consociativa del sindacalismo confederale ha sguarnito completamente il fronte di tenuta storica del movimento operaio, anche rispetto al semplice terreno della contrattazione. Settori consistenti di lavoratori hanno tentato ripetutamente di contrastare la politica confederale. Ma hanno dovuto scontrarsi prima ancora che con i padroni, proprio con le burocrazie sindacali. S'impone oggi il nodo della ricostruzione di un autentico sindacalismo di classe, di un soggetto di massa, cioè, autonomo dai partiti, dalle istituzioni statali e dal quadro delle compatibilità capitalistiche, e che difenda le condizioni materiali di vita e di lavoro del proletariato, espandendone poteri e diritti.
Questo soggetto non è più, e da diverso tempo, il sindacato confederale. Ovviamente nel sindacato confederale e in quello extraconfederale esistono pezzi importanti della cultura antagonista. Un patrimonio di esperienze e di storia; esso va unificato attraverso un processo di riaggregazione utile alla ricostruzione di un sindacalismo di massa. ricostruire un sindacato di classe, non è decidere la nascita di una sigla nuova o sommare alcune di quelle esistenti, ma è un processo politico. Purtroppo oggi i settori di avanguardia interni ed esterni al sindacalismo confederale non riescono, proprio per le diverse stratificazioni e vicende storiche di cui sono il prodotto, ad unificarsi, né a fare egemonia.
È qui che è indispensabile il ruolo e la proposta pratica dei comunisti. Abbiamo la necessità di unificare la volontà dei comunisti secondo una linea comune e riteniamo che i luoghi dove realizzare e verificare tale processo siano le conferenze permanenti delle lavoratrici e dei lavoratori comunisti, nelle diverse dimensioni territoriali, che vanno dunque immediatamente realizzate e fatte funzionare. È indispensabile che i comunisti diventino punto di riferimento, avanguardie e rappresentanti dei lavoratori in tutti i luoghi di lavoro.
- Voto dei delegati della Mozione 4: 4 favorevoli, nessun contrario, 3 astenuti.
- Approvato a maggioranza
Liberismo
- Emendamento integrativo alla Mozione 4 "Un'altra Rifondazione è possibile" presentato da Michele Basso.
- I comunisti devono respingere l'accettazione acritica del mito liberista. E' naturale che il capitalismo della nostra epoca non possa definirsi apertamente capitale monopolistico, e debba invece ricorrere ad un velo ideologico, riallacciandosi alle dottrine di Adam Smith e presentandosi come la riedizione riveduta e corretta di quello dell'era della libera concorrenza.
Se ci liberiamo di questo velo, vediamo che UE e Stati Uniti distribuiscono generosi aiuti alla loro agricoltura; il che rappresenta la forma più efficace di protezionismo. Neanche i paesi sottosviluppati possono giovarsi del libero mercato. I prodotti di questi paesi, non solo non riescono a penetrare in Europa e negli USA, ma avviene il contrario: poiché il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale (che sono cartelli di banchieri), costringono i paesi poveri a non opporsi in nessuna maniera alla penetrazione dei capitali e delle merci delle grandi compagnie, che praticano il dumping e impongono persino il prezzo delle sementi, questi paesi vedono andare a rotoli l'agricoltura e non possono sviluppare all'ombra del protezionismo la propria industria, come hanno fatto l'Inghilterra fino al 1846, gli Stati Uniti fino quasi alla fine della seconda guerra mondiale, la Germania col sistema di List, e così via.
Il liberismo nacque quando l'Inghilterra, raggiunta l'assoluta supremazia industriale, si presentò come l'officina del mondo. Il vero liberismo morì con la rinascita del protezionismo, che non aveva più lo scopo di creare una serra calda per il capitalismo nascente, ma di taglieggiare i consumatori con prezzi di monopolio.
L'esperienza d'ogni giorno ci conferma l'esistenza dei monopoli: chi deve pagare le assicurazioni per l'auto o per la vita, chi deve fare uso di gas per il riscaldamento, chi deve riempire il serbatoio di benzina, o acquistare medicinali, sa che non si trova di fronte a prezzi concorrenziali, ma a cartelli potentissimi.
Se fosse liberista, il capitalismo odierno, comprerebbe il petrolio a prezzi di mercato, ma siccome è nella fase imperialistica, è un capitalismo gangster, occupa con la forza i pozzi di petrolio, provocando - guarda caso - un raddoppio dei prezzi.
Siamo in presenza di una crescente concentrazione della proprietà, per cui i redditi di alcuni imprenditori sono superiori ai bilanci annuali di molti stati, non solo africani. I monopoli, che un tempo dominavano singoli paesi, hanno ora assunto la forma di multinazionali e impongono i prezzi. Le banche sono potenti monopoliste, che dispongono di quasi tutto il capitale liquido di tutti i capitalisti e piccoli industriali. Chi ha seguito le crisi dell'industria italiana, dalla Olivetti alla FIAT, sa quale peso enorme hanno avuto le banche in queste vicende, con le varie forme di "riorganizzazione" e di "risanamento". La speculazione fondiaria ha trasformato il "Belpaese" in un ammasso informe di costruzioni. Il passaggio di funzionari governativi al servizio delle banche non è un evento raro.
Il capitale finanziario ha visto trionfi inauditi. I lupi di borsa hanno giocato con le monete - basti pensare alle responsabilità di Soros, agli inizi degli anni Novanta, nel crollo della lira e della sterlina - centinaia di migliaia di risparmiatori hanno visto sparire ogni loro bene in speculazioni incredibili, dall'Argentina alla Parmalat e alla Cirio, per ricordare solo quelle italiane.
L'esportazione del capitale avviene oggi senza alcun controllo, in tempo reale, e lo sfruttamento della manodopera dei paesi in via di sviluppo non ha limiti.
Se veramente esistesse ancora un "libero mercato", come sostengono gli apologeti del capitale, non potrebbe esistere l'imperialismo, che si sviluppa soltanto in una società monopolistica.
Coloro che vogliono opporsi al capitalismo, non possono accettare le definizioni che l'avversario di classe dà di se stesso, perché queste non sono neutre, ma comportano l'accettazione implicita che è possibile un capitalismo "altro", un capitalismo controllato dalla società, e non è un caso se molti sedicenti comunisti hanno sostituito il marxismo con la dottrina di Keynes, come se questi non si fosse proposto una stabilizzazione del capitalismo, una forma intelligente d'anticomunismo.
Chiamiamo il capitalismo odierno col suo vero nome: non Liberismo, ma capitale monopolistico e imperialistico.
- Voto dei delegati della Mozione 4: 2 favorevoli, nessun contrario, 5 astenuti.
- Approvato a maggioranza