Eccoci al dunque. Il congresso è o dovrebbe essere una assise importante e fondamentale per un partito come il nostro, poiché dovrebbe fare analisi, proposte, individuare obiettivi e quindi indirizzarne l'attività politica, evitando politicismi (quell'orrore dell'hic e nunc - qui e ora - che davvero in un partito comunista fa rabbrividire) ma soprattutto trappole. Nulla di più semplice? Purtroppo niente è stato reso più difficile per questo VI congresso del PRC.
È evidente infatti che l'assise congressuale rischia di trasformarsi in una quinta di un palcoscenico sul quale la rappresentazione è già decisa da tempo, dove occorre in realtà sistemare ancora qualche personaggio e qualche battuta. Ma l'impianto complessivo dello "spettacolo" (per altro una replica che si rinnova spesso, e rovinosamente, nella sinistra italiana) sembra essere assolutamente già preordinato da moltissimi mesi: personaggi (dai padroni ai radical), interpreti (tutti assolutamente col certificato di salute ed idoneità fisica e politica di abilitazione a tutto il mandato, vaccinati anche dallo starnuto più piccino), il canovaccio conseguente (pensioni, sanità, privatizzazioni, difesa europea, gli impegni di Maastricht, inchini fecondi alla Chiesa), i tecnici di palcoscenico (gli economisti sono in prima linea ed hanno assicurato la loro presenza attiva), la claque (i presunti movimenti relegati nel loggione, la Confindustria dai palchi).
Il titolo è anch'esso già deciso, e gode di una caratteristica straordinaria, tipica degli ologrammi. Infatti a seconda di chi "guarda" esso varia dal "Tutti insieme appassionatamente" a "Così fan tutte",
ma non sarebbe strano anche un "Dorian Gray". Dunque praticamente tutto a posto. Beh, non proprio così: c'è la sensazione che questa rappresentazione sarà ad uso e consumo solo di chi vuole, del tutto coerentemente, riconquistare (CS) o mantenere (Confindustria) una posizione di potere. E del tutto evidentemente la tanto vituperata classe lavoratrice potrà, se vorrà, ascoltarne le note dolorose da fuori, incerta se farsi abbindolare o se autorganizzarsi. Ma chi può darle voce? Il nostro Partito, che è in tutt'altre faccende governative affaccendato?
Non solo, a peggiorare la vicenda c'è il rifiuto che si sospenda lo spettacolo almeno in attesa che il Congresso sia celebrato. Quindi si tenta di ritagliare per il Congresso un ruolo, marginale appunto e di semplice sfondo, dato dall'essere una quinta. Infatti: Bertinotti ha già annunciato che non vuole essere un segretario di sintesi, gli basta il 50,1 % dei consensi, non vuole pezzi di partito, ancorché vicini, che gli tirino la giacchetta durante l'avventura governista, magari rammentandogli barlumi di programmi alternativi e radicali inapplicabili e inesigibili stante la compagine borghese. Non può tollerare sbavature, né rivendicazioni di alcun genere. La tremenda commedia Prodi1 (che ci costò la corresponsabilità al famigerato pacchetto Treu, solo per fare un esempio) è stata ben assimilata.
D'altra parte anche in Liguria, come in tutte le altre regioni che vanno al rinnovo dell'assemblea elettiva, assistiamo ad una vera e propria replica, sancita al momento della stipula con la GAD: la questione Burlando, la assenza del programma (falso in realtà, perché il programma il centro-sinistra è da un pezzo che lo ha confezionato!!!), gli interlocutori della Borghesia ligure e nazionale, pare non fermino questo precipitarsi, anche per una riflessione, dovuta ma mai affrontata, a cominciare dal fallimento elettorale del 2000 con Mori. A tutto questi si aggiunge una collocazione fuori da coro di Heidi Giuliani.
L'epilogo, secondo la mia lettura, sarebbe farsesco. Ecco perché invece occorre una rivoluzione a Broadway: mandare all'aria lo "spettacolo", restituendo dignità al congresso, svelando la trama politicista, e ri/costruire una vera opposizione nel Paese.
Il sentimento anti-berlusconiano non può farci cadere in quell'inghippo tanto caro alla terminologia maschile (che per far dispetto alla moglie ci si tagliano gli attributi), o chiosare alla Montanelli, tappandosi il naso e votando il meno peggio. Non è vero che non ci sono alternative, infatti è talmente alta la preoccupazione che qualcuno sollevi la testa che l'ingresso del PRC nella compagine governativa del centro-sinistra fa tirare un grosso respiro di sollievo, perché assume, per i Prodi, i Rutelli, i Fassino ed i Montezemolo valenza doppia: la certezza d'avere il fianco sinistro coperto con la prospettiva che nessuno porti i "gabbati" in piazza!
"Gabbati?". "Esagerata"! "Uhhh... che storia: sempre la solita disfattista!!!", sento mormorare senza difficoltà. Un esempio freschissimo? Sì, a cominciare da quelli che oggi chiedono maggiori investimenti nella sicurezza delle infrastrutture ferroviarie, ai quali si dice: "la GAD risolverà il problema" (Liberazione, 13 Gennaio 2005), guardandosi bene dal citare la questione dell'Alta Velocità o di FS SpA!
Le cinque mozioni in gioco se da una parte possono disorientare i compagni e le compagne, da sempre diseducati al dibattito e sollecitati a convincersi che l'unità di un Partito comunista si misuri dall'unanimità, non devono farci perdere però l'essenza dei temi in discussione. Personalmente sono convinta che il corno del dilemma sia rappresentato dalla mozione Uno e da quella che ho sottoscritto con convincimento, la Tre.
Essere o non essere una forza politica di classe, e quindi muoversi scegliendo coerentemente la barricata sulla quale stare. Che non significa semplicemente abbracciare giuste ed irrinunciabili lotte (la questione referendaria dell'art. 18 o la futura sulla legge 40, fecondazione assistita), ma anche trarne le necessarie conseguenze e conclusioni. Suvvia! Se voto contro la Costituzione europea come posso pensare di presentare a premier il babbo di quest'Europa dei banchieri, e non dei popoli? Se decido che la flessibilità e la precarietà sono la tomba dei lavoratori non posso pensare di andare al governo con chi ritiene - per collocazione di classe opposta alla mia (la Confindustria) o nel convincimento d'essere la sua migliore rappresentazione (il centro borghese del centro-sinistra) - che il mercato abbia le sue regole di competitività, magari rispolverando la nefasta concertazione!
Chi crede o vuol far credere che si possano tinteggiare le pareti della società italiana con un ditale di pittura alternativa commette un clamoroso errore, coscientemente, a dispetto della più elementare lettura della storia del movimento operaio quando, in nome della collaborazione di classe, ha rinunciato ai suoi "attributi" e potenzialità di classe. Ecco perché le altre mozioni, che rispetto foss'anche per il desiderio di vivacizzare il dibattito, non hanno prospettiva. Non si comprende infatti quale collocazione esse abbiano nel contesto extracongressuale nel quale si trovano oggi o domani ad operare, perché si fermano sorprendentemente anch'esse all'hic e nunc.
Ecco perché ritengo che sia possibile mandare all'aria questo "spettacolo", dove l'alternanza viene spettacolarmente, e surrettiziamente, truccata per sembrare l'alternativa. Queste con semplicità alcune delle motivazioni di voto alla mozione che più rappresenta la mia appartenenza di classe: la Tre.
Patrizia Turchi
Savona - 25 Gennaio 2005