La principale novità del VI Congresso di Rifondazione Comunista è la presenza di ben cinque mozioni (non più due documenti nazionali ed emendamenti a questi come in passato). Gli iscritti al PRC saranno infatti chiamati a ragionare e discutere su cinque diverse proposte
sulla linea politica nazionale, sugli aspetti internazionali e sull'organizzazione ed idea di un partito comunista che sia all'altezza di affrontare, come si suol dire, le sfide dell'oggi nella prospettiva del futuro.
Anche la nostra Federazione si sta preparando. Il 22 Dicembre scorso, durante il Comitato Politico Federale, sono state ufficialmente presentate, discusse e votate le cinque mozioni congressuali.
Una analisi del contesto globale del mondo e degli sviluppi attuali dell'economia di mercato inseriti in un'ottica di cambiamento sociale che può trarre forza sia dai partiti politici che dal risveglio delle coscienze nei movimenti. Per questo, ha spiegato Zunino, risulta importante muoversi su due piani paralleli: battere le destre berlusconiane e affermare un'alternativa di società ai modelli che sino ad ora sono stati protagonisti della gestione economica sia italiana che europea, che di più vasto ambito mondiale.
La proposta della mozione 1 si fonda quindi sul saldo mantenimento dell'allenza tra il PRC ed il Centrosinistra riconoscendo in Romano Prodi la figura politica aggregatrice e fattibilmente alternativa all'attuale predominio di Berlusconi sul Paese. Questo nuovo assetto della politica di Rifondazione Comunista si basa proprio sul ruolo centrale del Partito: un ruolo che si è accresciuto nel tempo tra i movimenti, vincendo in maniera piuttosto ampia non solo una sfida alla sopravvivenza di un partito comunista, ma di più ottenendo un riconoscimento palese da parte di tutta la sinistra circa la capacità del PRC di aver saputo cogliere la peculiarità del nuovo orizzonte critico ai fenomeni della globalizzazione.
Un nuovo lavoro di ricerca deve situarsi alla base della "rifondazione comunista", che non può semplicemente richiamarsi alla tradizione del movimento operaio o al volontarismo, ma che deve invece basare le sue lotte sociali su una proposta di società profondamente diversa, opposta a quella attuale. Per fare questo occorre innovare a sinistra: si tratta, quindi, di creare un nuovo soggetto politico e sociale che sia capace di incidere nella trasformazione delle contingenze e che sappia affrontare "da sinistra" l'uscita dalla crisi della politica e del movimento operaio.
Non può, per questo, esservi uno scollegamento tra il ripensamento delle categorie di lotta sociale e la costruzione di una democrazia della partecipazione e del conflitto. Proprio in merito alla partecipazione, dicono i compagni della mozione 1, si è potuto osservare come l'attacco più violento del governo si sia diretto contro i caratteri sociali della Costituzione e contro tutto ciò che caratterizza la forza delle democrazia parlamentare, dimezzandola e rendendola funzionale ai voleri dell'esecutivo. Viene qui spiegata la natura della proposta della partecipazione al governo di una forza politica come Rifondazione, una forza di alternativa: c'è la rivendicazione di istanze sociali e, di più, c'è la costuzione di una nuova coscienza sociale capace di muovere autonomamente la direzione della lotta.
Le ragioni dell'essere comunisti oggi risiedono anzitutto in una riaffermazione della contraddizione irrisolta tra capitale e lavoro. Il centro dell'agire di Rifondazione Comunista non può non essere il suo caratterizzarsi come partito comunista di massa, volto a recuperare un rapporto sempre più stretto con i lavoratori, ricercando, ad esempio, una unità di lotta con quelle che si sono dimostrate essere le punte più avanzate della critica sindacale verso gli accordi e i "patti per l'Italia": in questo frangente il ruolo della FIOM è certamente stato notevole, se si considera in particolare che esso ha saputo affiancarsi, in ogni contesto, agli altri movimenti di contestazione delle politiche liberiste.
Essere comunisti, ha continuato Sferini, significa inoltre saper misurare con un alto senso pragmatico i bisogni dei ceti più deboli e preservare la democrazia repubblicana dallo smantellamento totalizzante che il berlusconismo ha eretto a programma di governo in questi anni. Per questo c'è bisogno dell'alleanza con tutte le forze di opposizione per cacciare Berlusconi, ma c'è altresì bisogno di un chiaro impianto di programma, di una serie di punti imprescindibili su cui Rifondazione non può trattare e che ne costituiscono la premessa fondante e non rimovibile in nessun caso per una eventuale partecipazione del PRC ad un governo Prodi: il no alla guerra senza alcun "se" e senza alcun "ma" (che comprende il ritiro immediato di tutte le truppe italiane dall'Iraq); una reindicizzazione dei salari e delle pensioni basata sul valore reale dell'inflazione; la cancellazione totale delle leggi approvate dalla Casa delle Libertà (sia quelle "ad personam" che la Legge 30, la Legge Moratti e quella sulla fecondazione assistita); la realizzazione di una legge per ampliare la democrazia sindacale e i diritti dei lavoratori sui propri luoghi di lavoro.
Senza questi punti di programma, da inserire nel più completo assetto di intenti della GAD, i compagni della mozione 2 "Essere comunisti" sono convinti che non possa esprimersi quel giusto potenziale di tutela e di fortificazione dei diritti dei ceti popolari a cui i comunisti devono fare riferimento. Sul piano internazionale, la mozione "Essere comunisti" propone al Partito di osservare il carattere peculiare della Resistenza irachena, evitando semplificazionismi tra la dicotomia a spirale "guerra" e "terrorismo".
Così come vanno valorizzati tutti gli esperimenti anticapitalistici attualmente ancora resistenti all'imperialismo dei vari poli di aggregazione economica: sostenere Cuba e il Venezuela, il Vietnam e l'Intifada palestinese. Sostenere, in breve, ogni atto di resistenza all'oppressione in qualunque parte del mondo.
Infine, Sferini ha ricordato come la storia dei comunisti non possa e non debba essere rimossa, ma rivisitata criticamente. Luci ed ombre nella storia sono compagne di ventura, ma vedere solo le ombre comporta un esame supeficiale di quelli che sono stati i grandi tentativi di emancipazione socialista dell'umanità.
I compagni di Progetto Comunista sottolineano anzitutto il carattere della "svolta" di Bertinotti e della maggioranza del PRC che hanno collocato il Partito da una prospettiva di opposizione sociale e comunista alle forze della borghesia ad un piano governista e filo-ulivista. Ferrando sostiene che un conto è cacciare il governo di Berlusconi e un altro conto è governare insieme al Centrosinistra. Qui si tratta di comprendere in che modo i comunisti devono fare scendere gli scalini di Palazzo Chigi all'attuale compagine governativa: tutto questo deve avvenire sulla spinta delle lotte operaie oppure deve avvenire stando in coda rispetto ai grandi poteri bancari del Paese, al centro liberale dell'Ulivo e a tutti coloro che vogliono la ripresa in forza dell'asse della concertazione come metodo risolutivo dei conflitti tra operai e padroni?
Il disorientamento della base del PRC è dovuto, afferma Ferrando, proprio ai caratteri di questa svolta: i compagni e le compagne non capiscono cosa abbia repentinamente fatto cambiare direzione alla funzione di opposizione sino ad ora esercitata da Rifondazione sia rispetto alle politiche liberiste di Berlusconi che agli intenti liberali di forze come la Margherita, i Democratici di Sinistra, i Socialisti democratici italiani e i Repubblicani Europei, che costituiscono la lista unitaria ulivista.
Questa nuova via intrapresa dal gruppo dirigente bertinottiano ha segnato anche un solco con la vicinanza ai movimenti perseguita per oltre un quinquennio: per Ferrando questa è una deriva che va fermata e che va fermata ponendo il Partito nuovamente sul versante dei lavoratori e non su quello del padronato. Rompere con il centrosinistra è un imperativo non solo morale e politico per la funzione di classe dei comunisti, ma è un elemento di una moderna riproposizione della dicotomia tra gli interessi dei lavoratori salariati e gli interessi delle aziende e del grande capitale industriale: un partito comunista non può non avvertire il suo intrinseco ruolo di "cuore dell'opposizione".
Un cuore che morirebbe in una sede di governo. La giusta domanda sociale che chiede la cacciata di Berlusconi va accolta e resa più determinata: Ferrando sostiene che tutti i compagni e tutte le compagne possono porre un freno a questa deriva governista imponendo da subito una diversa svolta, una svolta che contempli la costruzione di un "polo autonomo di classe", di un unico "fronte anticapitalista". La cacciata di Berlusconi diventa così anche la cacciata del fenomeno del "berlusconismo", laddove i lavoratori vengono aggregati, uniti e resi forti quando anche svincolati dall'appiattimento sulla burocrazia sindacale.
La mozione che più rivendica il rapporto con il movimento dei movimenti e che intende farne tesoro ancora per il futuro prossimo in chiave sia di complementarità con tutto il Partito, sia di elaborazione di una nuova visione sociale e politica di quella che i compagni di Sinistra Critica chiamano la "fase". La fase attuale, intendono; ed esprimono su questa tutto il loro disappunto circa la direzione che il PRC ha avuto dal suo gruppo dirigente dal termine della consultazione referendaria sull'articolo 18. Da allora ha preso il via una divaricazione tra Rifondazione Comunista e il movimento, tra quella che era una critica radicale e netta del liberismo capitalistico e la sua traduzione in tutte quelle sedi dove era, è impossibile ad una realtà così composita come il movimento poter arrivare: ad esempio il Parlamento, le istituzioni locali.
I temi dell'internità del PRC al movimento, dell'appoggio pieno al
nuovo movimento operaio sembrano essere stati posti in secondo piano, mentre ha preso corpo una definizione altamente istituzionalizzante dell'azione complessiva del Partito. In questro quadro si colloca la scelta, stigmatizzata, di entrismo nella GAD e di sbocco esclusivo nel governo, invece di un continuativo rapporto con la fermentazione sociale e tutti i fenomeni di non adeguamento alle tentazioni concertiste per quanto concerne il ruolo sindacale. La via intrapresa dalla maggioranza della Direzione Nazionale del PRC, dicono Dondero e compagni, è incapace di rispondere alle esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici. E, del resto, risulta anche profondamente inadeguata a creare una vera alternativa rispetto al governo delle destre.
Anche i compagni di questa mozione riconoscono l'indispensabilità della soddisfazione della domanda di cacciare Berlusconi e le destre dagli scranni dell'esecutivo, ma ritengono che il coinvolgimento di Rifondazione Comunista in un governo della GAD sarebbe una prigione per l'espressione sociale di una forza comunista e di alternativa. L'identità del Centrosinistra, e quindi della maggioranza dell'alleanza prodiana, è profondamente radicata nelle pratiche "salvifiche" del mercato e persegue al massimo un timido ridimensionamento dei danni del merceologismo e del liberismo. È cristallina, infatti, la natura della GAD: la sinistra anticapitalista è fortemente minoritaria rispetto alla stessa componente di sinistra. In più il centro margheritino-diessino ha dimostrato da parecchio tempo la volontà di temperare i danni provocati dalla Casa delle Libertà all'Italia e non di voler estirpare l'intero impianto eversivo e reazionario delle leggi prodotte contro i lavoratori, i pensionati e "pro domo sua" per il Presidente del Consiglio.
Una Rifondazione Comunista al governo non è impensabile: è francamente impensabile che Prodi sia altro da quello che era. Stanno lì a dimostrazione dei fatti le politiche che la Commissione Prodi ha fatto in Europa. Per questo la formula elettorale per battere le destre potrebbe essere la riproposizione di una desistenza con le forze del Centrosinistra, un accordo tecnico ed anche politico, ma non un abbraccio mortale come quello del governo.
Progressivamente, sostengono i compagni di FalceMartello, il nostro Partito si è spostato verso una deriva a-marxista. Lo dimostrano, dice Bellotti, i tentativi di rimozione della storia dei comunisti, il dibattito sulla religione e quello di stile ghandiano sulla priorità della "nonviolenza" come elemento fondante del nuovo comunismo di Bertinotti. Anche quello che fu l'abbraccio tra il movimento dei movimenti e il PRC ha perso di intensità e, ad esempio, la tanto ventilata unità tra i Disobbedienti di Casarini e i Giovani Comunisti è giunta ad oggi ad essere un mucchio di cocci dispersi e non più ricomponibili. Si sono sprecate così innumerevoli potenzialità della forza di classe di Rifondazione, si è operato in senso contrario rispetto alla natura marxista del Partito e, per questo, oggi ci troviamo in una situazione che ci trova nell'imbarazzo di sostenere la bontà delle nuove "grandi alleanze democratiche" rispetto ad un periodo che Bertinotti dichiara terminato: quello che un tempo anche lui definiva la "gabbia dell'Ulivo".
In sostanza Claudio Bellotti afferma che non c'è svolta possibile per un partito comunista se non riportarlo a sostenere appieno la causa degli operai e di tutti i lavoratori, separando il suo cammino dalle pericolose amicizie con il neo-ulivismo che rappresenta, comunque, sempre precisi tre foto del V Congresso Provinciale di Rifondazione Comunista
tenuto alla Società Generale di Savona (archivio)poteri forti borghesi di questo Paese. E far valere le ragioni dei lavoratori con il sostegno degli industriali è un paradosso degno del peggiore riformismo a-classista. Se parlare di unità tra Rifondazione Comunista e il Centrosinistra fa venire la pelle d'oca a FalceMartello, anche la proposta della sinistra del PRC circa la creazione di un "polo autonomo di classe" viene contestata.
La dinamicità della situazione attuale può trovare un suo concreto sviluppo solo nel rinnovamento della lotta di classe. Ritornare ad un ruolo egemonico tra i ceti deboli, tra i lavoratori e le classi più disagiate: è la proposta che la mozione 5 fa a tutti i compagni e le compagne. Ritornare, dunque, ad un soggettivo ed autonomo carattere politico che rompa con tutti gli schemi concertativi tra la sinistra istituzionale e i tavoli del padronato o delle burocrazie sindacali. Questo è il percorso della nuova "rifondazione" del Comunismo in Italia.
Dopo un breve dibattito, le mozioni sono state sottoscritte dai membri del Comitato Politico Federale presenti in 39 su 50. Alla mozione 1 di Bertinotti ed alla mozione 3 di Ferrando sono andati 15 voti, la mozione 2 di Grassi ha ricevuto 1 voto, mentre la mozione 4 di Malabarba ha ottenuto 6 consensi. Nessuna sottoscrizione per la mozione 5 di Bellotti. Si sono, inoltre, registrate due astensioni. Sulla base di queste proporzioni il Comitato Politico Federale ha poi eletto la Commissione provinciale per il Congresso, così composta:
È dunque iniziato il cammino congressuale: dal 15 Gennaio al 15 Febbraio si svolgeranno i congressi dei 17 circoli territoriali della Federazione di Savona. Subito dopo sarà la volta del Congresso provinciale e poi, a Marzo, l'assise congressuale nazionale deciderà la linea del Partito della Rifondazione Comunista per i prossimi tre anni.
la redazione del sito
Savona - 2 Gennaio 2005