Le modifiche e le integrazioni al documento
Emendamenti presentati alla Conferenza provinciale
"Ricostruire la democrazia interna" emendamento sostitutivo - Presentato da Marco Sferini, Manuele Ciarlo, Simone Conterno
- Consideriamo essenziale essere pienamente consapevoli della rilevanza cruciale che il problema della democrazia interna ha per tutti i partiti politici e in particolare per Rifondazione comunista.
La pluralità delle culture, delle prospettive di analisi e di strategia, delle sensibilità è una ricchezza per qualsiasi organizzazione, a cominciare dai partiti politici. Ne deriva l'ineludibile necessità di preservare sedi e regole idonee alla libera espressione e interazione delle diverse posizioni culturali e politiche che vivono in seno a ciascuna soggettività organizzata.
La crisi della politica di cui tutti percepiamo intensità e pericolosità è in buona misura conseguenza della violazione di tale esigenza, della progressiva riduzione degli spazi di democrazia sostanziale in atto nell'ambito dei partiti, a vantaggio di logiche oligarchiche e verticistiche e di quella personalizzazione della politica che figura tra i più vistosi sintomi di degenerazione culturale e morale. È sotto gli occhi di tutti che vi è una stretta connessione tra la perdita di democrazia interna e la chiusura autoreferenziale di gruppi dirigenti impegnati nella difesa delle proprie rendite di posizione. Si tratta di un fenomeno generale, di cui deve farsi carico chiunque abbia a cuore la qualità della relazione sociale e politica in questo Paese.
Ciò vale con particolare evidenza per un partito come il nostro che - per la sua complessa storia e per la portata dei compiti che ne hanno motivato la costituzione - può vivere e rispondere alle proprie ambizioni solo a misura del grado di libera espressione e di concreto rispetto del pluralismo interno. Se vogliamo che la rifondazione comunista sia un processo reale e non un feticcio simbolico, dobbiamo impegnarci collettivamente affinché tutte le posizioni siano realmente rispettate e pienamente valorizzate, poiché nessuno può plausibilmente presumere di essere, da sé, in possesso di sufficienti conoscenze ed intuizioni.
Il riconoscimento della pluralità delle posizioni non è, insomma, soltanto un'opportunità di crescita collettiva: è anche un corollario indispensabile di una seria risposta alla crisi della politica. Ed è altresì una garanzia di unità interna, poiché l'alternativa al rispetto del pluralismo è l'instaurarsi di un riflesso difensivo che conduce inevitabilmente alla cristallizzazione delle posizioni, sino all'esasperazione correntizia.
Non parliamo soltanto in astratto né soltanto in generale. La nostra recente esperienza è stata segnata anche da ferite su questo terreno così nevralgico e sensibile. Abbiamo conosciuto fenomeni di personalizzazione, con la sovraesposizione di figure rappresentative e carismatiche. Abbiamo avuto l'esperienza non positiva di forzature autoritarie, nelle quali si è scorta, illusoriamente, una scorciatoia per "semplificare" la complessità del nostro partito e della sua interna composizione politico-culturale. Abbiamo assistito a ricorrenti violazioni di un principio elementare della democrazia interna ad un partito politico qual è il vincolo di corrispondenza tra la sua reale articolazione interna e la composizione degli organismi dirigenti e delle delegazioni istituzionali, a cominciare dal Parlamento nazionale ed europeo.
Riteniamo che, se nessuno è del tutto incolpevole, la maggiore responsabilità spetti a chi - avendo le massime prerogative di direzione - ha teorizzato il rifiuto della sintesi e ha programmaticamente operato in una prospettiva di parte, innescando inevitabili processi di frammentazione. Così come riteniamo che, rispetto a questo problema, nessuna soluzione può apparire convincente se non prende avvio dalla franca ammissione degli errori commessi e dalla esplicita dichiarazione dell'impegno a non più ripeterli.
Occorre finalmente superare questo stato di cose, garantendo a ciascuna articolazione del partito - a cominciare dai singoli iscritti - pari dignità e il pieno, concreto rispetto dei diritti di rappresentanza.
In positivo, riteniamo indispensabile che d'ora in avanti siano scrupolosamente rispettate le regole-base della democrazia: votazioni libere su tutte le scelte di merito locali e nazionali; pratica della partecipazione e del coinvolgimento dei gruppi dirigenti allargati e delle assemblee degli iscritti; impegno nella trasparenza delle decisioni (con particolare riferimento a quelle che coinvolgono l'impiego delle risorse finanziarie del partito); rispetto della composizione politica plurale del partito ai fini della formazione degli organismi dirigenti e delle delegazioni istituzionali a tutti i livelli; decentramento di funzioni e decisioni, al fine di valorizzare le istanze territoriali del partito e le competenze dei loro gruppi dirigenti.
- Voto della Conferenza: 24 favorevoli, 13 contrari, 6 astenuti.
- Approvato a maggioranza
"Sinistra Europea o sinistra d'alternativa" emendamento sostitutivo - Presentato da Marco Sferini, Manuele Ciarlo, Simone Conterno
- Il Prc è, in quanto membro fondatore, parte costitutiva del Partito della sinistra Europea ed oggi ha altresì assunto la decisione di dar vita alla sezione italiana di questo stesso soggetto politico. Come è noto, una parte del partito ha già espresso un puntuale e articolato giudizio critico su tale processo, per come è stato avviato e si è sviluppato sul piano europeo e per come si sta determinando a livello nazionale. È evidente che a tale questione la Conferenza di organizzazione deve necessariamente riservare, anche in corso d'opera e a questo punto del percorso, una circostanziata valutazione: tanto più in quanto l'articolazione italiana del suddetto processo è presentata come la risposta all'esigenza di un complessivo coordinamento delle forze della sinistra di alternativa. Nel merito, possiamo dire che la nostra valutazione critica investe ora non solamente le modalità di inaugurazione e il carattere politico-identitario di fondo dell'impresa, ma anche il primo tratto del suo concreto operare che reputiamo nei fatti palesemente deficitario. Poiché nessuno può estraniarsi da tale rilevante versante della discussione, né tanto meno limitarsi aristocraticamente a "dare i voti" a chi sinceramente ritenga di sperimentare una strada nuova per rafforzare la politica di Rifondazione Comunista ed allargarne la sfera del consenso, è bene cogliere questa occasione di riflessione interna per continuare a ragionare e, eventualmente, a correggere la rotta.
La fase politica scaturita dalla bocciatura del Trattato costituzionale ha segnato un sostanziale arresto del processo di integrazione, ma non certo un'inversione di tendenza nelle politiche che hanno sin qui ispirato l'Unione europea. Il nostro Paese sta direttamente sperimentando il devastante condizionamento del dogma liberista professato in sede comunitaria e imposto ai singoli governi nazionali: in un contesto che non mette in discussione la crescita dei profitti e degli alti redditi, pervicacemente si insiste a seguire l'ortodossia monetarista dell'equilibrio di bilancio, penalizzando qualsiasi politica espansiva, autorizzando drastici tagli alla spesa pubblica e assecondando la privatizzazione di servizi e imprese pubbliche. Non c'è freno al dilagare della liberalizzazione del mercato del lavoro (Bolkestein docet) e, con essa, della precarietà: su questa via, l'allargamento dell'Unione ai Paesi ex-socialisti ha ulteriormente acuito le dinamiche di concorrenza interna alle classi lavoratrici europee. Sul terreno della pace mondiale, benché il duopolio franco-tedesco abbia di fatto ostacolato le spinte più aggressive della "guerra preventiva e permanente", non si può d'altra parte cadere nell'illusione che l'Unione europea sia una sorta di contenitore neutrale e che essa possa rappresentare come tale un'alternativa di progresso all'imperialismo Usa. Con ogni evidenza, il cancellierato di Angela Merkel in Germania ma anche la candidatura di Ségolène Royal promossa dai socialisti in vista delle imminenti presidenziali in Francia non fanno che confermare tale giudizio.
In questo quadro, nessuno potrebbe sottovalutare l'esigenza prioritaria di far convergere in Europa (in tutta l'Europa) e in Italia le forze che si collocano alla sinistra delle socialdemocrazie. Ma, a fronte di tale esigenza, non solo la Sinistra Europea è nata priva dei requisiti fondamentali per un progetto politico e sociale davvero alternativo: oltre ad avere un profilo identitario e progettuale genericamente di sinistra, essa infatti non ha favorito ed anzi ha ostacolato la convergenza unitaria dei comunisti e in generale delle forze della sinistra anticapitalistica e di alternativa in Europa (non a caso, più della metà di queste forze non vi si riconoscono). Essa ha mostrato inoltre di essere senza consistenza sul piano operativo. Non abbiamo ad esempio registrato alcuna visibile iniziativa tesa a modificare quanto meno il carattere imperativo dei parametri di Maastricht. Né ci è parsa concretamente protagonista di lotte e vertenze nazionali o sovranazionali: emblematica la sostanziale invisibilità della Sinistra Europea in occasione del gigantesco movimento di massa sviluppatosi recentemente in Francia contro i provvedimenti del governo e la precarizzazione del lavoro giovanile. Del resto, è sotto gli occhi di tutti il fatto che le iniziative sinora promosse qui in Italia per farla decollare come progetto politico hanno fatto registrare un ben magro risultato: e fanno pensare, più che alla concretizzazione di una proposta politica forte, alla costruzione di un'operazione politica concepita dall'alto, che non riesce a scaldare i cuori e a sollecitare una diffusa partecipazione dal basso.
Le difficoltà che attraversa la costituzione della sezione italiana - così evidenti che nella maggioranza del Prc già c'è chi parla di "fallimento" del progetto - sono la spia del fatto che anche in Italia la Sinistra Europea non si propone in modo inclusivo, come istanza in cui possano riconoscersi tutte le componenti comuniste e di sinistra alternativa (sociali, partitiche, culturali, associative, di movimento), in un raccordo anche stringente ma che non comporti alcuna dissoluzione o diluizione dell'autonomia politica, strategica e organizzativa di ciascun soggetto (come, al contrario, è avvenuto nel caso della spagnola Izquierda Unida). La Sinistra Europea continua insomma a presentarsi come una camicia troppo stretta per un progetto davvero unitario e plurale.
In ogni caso, la questione del rapporto tra Sinistra Europea e Rifondazione Comunista resta un punto altamente problematico. Beninteso, è importante che si sia formalmente sancita - a più riprese da parte dello stesso segretario nazionale - la volontà di rilanciare e rafforzare il Prc: la cura che questa stessa Conferenza dedica al partito sta lì a comprovarlo. Ciò vale, nonostante che sia stata autorevolmente evocata l'ipotesi contraria di un suo scioglimento o, comunque, la possibilità di una sparizione del nome e dei simboli comunisti. Tuttavia, con quella che viene definita la sperimentazione di una nuova forma di soggetto politico confederato la cui vita e i cui organismi dirigenti correrebbero paralleli a quelli del Prc, resta aperta una prospettiva assai rischiosa: quella rappresentata da un dualismo organizzativo che, persino al di là delle intenzioni, potrebbe avere quale esito inaccettabile un progressivo esautoramento del Prc ovvero la diluizione progressiva della nostra identità e della nostra forza organizzata, entro un contenitore non più comunista.
Deve essere chiaro che avversiamo frontalmente un tale esito non per un riflesso meramente nostalgico rispetto alla parte più gloriosa del nostro passato. Ma perché siamo sempre più convinti che una forza comunista "rifondata" sia oggi una presenza necessaria nel nostro Paese, utile ai movimenti e ai lavoratori; e che una tale forza possa avere una possibilità di espansione sia organizzativa che elettorale.
In questo senso diciamo che il rafforzamento di Rifondazione Comunista è la precondizione essenziale per poter anche raggiungere, in un contesto più ampio, quella efficacia politica che da sola la stessa Rifondazione Comunista non riesce a promuovere. Rispetto a questo specifico e ulteriore compito, che ci deve vedere impegnati oltre i confini del nostro partito, noi proponiamo di operare per dare finalmente gambe alla sinistra di alternativa. Non proponiamo dunque qualcosa di meno, ma più di quanto non propongano i fautori della Sinistra Europea. Come si è detto e come abbiamo visto in questi mesi, la proposta della sezione italiana della Sinistra Europea non raccoglie tutto ciò che va raccolto per poter reggere la sfida del nascente Partito Democratico. Occorre ripartire facendo sin dall'inizio riferimento a tutte le forze che hanno sostenuto il referendum per l'estensione dell'articolo 18. Senza forzature organizzative e senza pregiudiziali veti ideologici, ma muovendo da quello che già da qualche tempo c'è: un sostanziale accordo sui contenuti di fondo, in particolare sui versanti dell'opposizione alla guerra e alle politiche neoliberiste. In tal modo è possibile costruire una forte aggregazione, nel Parlamento e nel Paese, rappresentativa del 15 % dell'elettorato italiano. Molteplici possono essere le forme e i luoghi attraverso cui concretizzare da subito un tale progetto politico. Nelle istituzioni: attivando patti di sistematica e preventiva consultazione tra i rispettivi gruppi. Nella società: costituendo forum della sinistra di alternativa aperti ai partiti, ai movimenti e a tutte le soggettività interessate. Nel vivo del dibattito culturale e teorico: dando vita ad una fondazione che, a partire dalle riviste già operanti nell'ambito della sinistra di alternativa, apra il cantiere del confronto sul progetto di società, sulle modalità della trasformazione sociale, sui mutamenti intervenuti nei processi produttivi, sulla cruciale questione della guerra e della pace e sulle tante altre questioni rispetto a cui tutti noi avvertiamo un'inadeguatezza della nostra analisi e della nostra proposta.
Un processo - dunque - inclusivo e plurale, entro cui poter spendere la forza organizzata (e possibilmente crescente) di Rifondazione Comunista.
- Voto della Conferenza: 19 favorevoli, 18 contrari, 4 astenuti.
- Approvato a maggioranza
"Partecipazione e radicamento: circoli territoriali e gruppi di lavoro" emendamento sostitutivo - Presentato da Marco Sferini, Manuele Ciarlo, Simone Conterno
- Va restituita piena centralità alle strutture di base. Esse vanno potenziate, ampliate, munite di poteri, risorse e mezzi di funzionamento superiori agli attuali.
Ciò vale in primo luogo per i circoli territoriali, che consideriamo strumenti decisivi di partecipazione e organizzazione, sedi determinanti di radicamento sociale e di promozione di vertenze e di lotte. Intendiamo rafforzarli, invertendo una tendenza alla loro marginalizzazione e al loro progressivo svuotamento, affermatasi di fatto nell'ultima lunga fase della vita del partito.
Vogliamo per questo impegnarci affinché ai circoli territoriali e di lavoro siano effettivamente garantiti tutti i mezzi economici e gli strumenti operativi di cui necessitano, consapevoli che ciò implica - da parte di tutte le istanze dirigenti, a cominciare da quelle nazionali - la massima trasparenza nell'uso delle risorse finanziarie a disposizione del partito e nella formazione delle decisioni relative al loro impiego.
Insieme alla centralità dei circoli territoriali e di lavoro, intendiamo praticare la maggiore apertura ad esperienze di base in termini di progettualità e di impegno operativo, poiché siamo convinti che il rafforzamento del partito sul territorio vada di pari passo con la più libera espressione della creatività e dello spirito di iniziativa delle compagne e dei compagni. Pensiamo, a titolo d'esempio, a gruppi di lavoro politico e di studio che si costituiscano a partire da esperienze di lotta, da competenze, da movimenti e da interessi culturali specifici.
Naturalmente vanno affrontate tutte le problematiche che questa apertura potrebbe suscitare, prime fra tutte l'esigenza di salvaguardare l'autonomia decisionale dei circoli territoriali e la necessità di garantire l'unità del partito e la collaborazione armonica dei gruppi di lavoro e di dibattito con i circoli stessi, che, per l'appunto, restano le sedi deputate a tradurre contributi e proposte in scelte politiche e in decisioni operative.
- Voto della Conferenza: 20 favorevoli, 12 contrari, 5 astenuti.
- Approvato a maggioranza
Emendamento aggiuntivo su Liberazione - Presentato da Marco Sferini, Manuele Ciarlo, Simone Conterno
- Nell'ambito della Conferenza di Organizzazione del Partito è oltremodo opportuna una discussione intorno alla funzione di Liberazione, inquadrandola entro alcuni importanti elementi di cornice.
1. Il primo dato generale, solo apparentemente contraddittorio, è costituito dalla contrazione delle copie vendute per tutti i quotidiani (specialmente i "politici") e contemporaneamente dall'ampliamento dell'offerta informativa: free press, aumento delle foliazioni, degli inserti, delle edizioni locali, il decentramento della stampa, il full color e l'impiego di supporti multimediali (dvd, vhs, libri, ecc).
Attraverso l'ampliamento dell'offerta informativa il quotidiano si trasforma in veicolo culturale onnicomprensivo, potenzialmente in grado di rispondere ad una pluralità di domande: informazione (il corpo principale del giornale), specializzazione (inserti e supplementi in seconda costa), lettura (libri), formazione (enciclopedie, dizionari, dispense), costume (settimanali), intrattenimento (dvd, vhs).
L'accentuata commercializzazione modifica il profilo del "quotidiano": da prodotto tradizionalmente rivolto alle classi borghesi ed intellettuali (almeno in Italia) in prodotto tendenzialmente popolare. Ciò consente il mantenimento del numero dei lettori, nonostante la diminuzione di copie vendute.
2. La nascita e lo sviluppo dei quotidiani "di partito" è strettamente correlata all'esistenza - in Italia ed alcuni paesi europei - di partiti organizzati e di massa, di sindacati e di un vasto movimento associativo economico e culturale.
In quello scenario politico e sociale (il secondo dopoguerra italiano) prese corpo l'intuizione del quotidiano dell'organizzazione politica di massa, decisamente in controtendenza rispetto alla tradizione italiana dei quotidiani rivolti esclusivamente alla élite intellettuale.
Altre formule politico editoriali, più "autoreferenziali", perché finalizzate principalmente alla divulgazione della linea politica dai gruppi dirigenti verso il corpo militante dei rispettivi partiti, sono del tutto scomparse non lasciando tracce significative.
Entrambe le opzioni non sembrano quindi più meccanicamente ripetibili oggi, essendo oggettivamente carente il carattere di massa del Partito (e le correlate strutture organizzative) e non essendo più il solo quotidiano politico lo strumento della identità e della formazione dei militanti.
3. Anche in passato, recente o remoto, la formazione dei militanti avveniva in molteplici momenti: scuola, posto di lavoro, sezione di partito, autodidassi ecc. Ma il quotidiano del partito rappresentava certamente il luogo principe dell'ortodossia. Evidentemente oggi non è più così. E ciò vale per Liberazione rispetto al militante, quanto per il Corriere della Sera rispetto al ceto borghese.
Nell'ultimo decennio l'evoluzione tecnologica ha reso economicamente più accessibile l'impiego di strumenti di comunicazione (software editoriali, sistemi di stampa, configurazione di siti web). Ciò ha favorito la nascita di numerose iniziative editoriali politiche che è andata di pari passo con la frammentazione del sistema dei partiti di massa e nonostante i processi oligopolistici del settore.
Anche nell'ambito dello stesso Partito si rileva una vivace, ma frammentata e del tutto scoordinata, iniziativa editoriale a tutti i livelli territoriali (pubblicazioni regionali, locali, di circolo, di "area") e settoriali.
4. Stante questo contesto operativo, resta politicamente essenziale l'esistenza e il rafforzamento di Liberazione, di un quotidiano dei comunisti che, in una dialettica feconda con il partito, sia strumento di battaglia politica nonché voce delle lotte dei lavoratori e delle vertenze sociali. Sulla base di tale orientamento di fondo, avanziamo le seguenti osservazioni e proposte:
a. per Liberazione la possibilità di competere sul mercato editoriale attraverso l'ampliamento dell'offerta "di prodotto" è del tutto preclusa per l'inadeguatezza delle risorse economiche e finanziarie disponibili.
b. l'entità delle risorse economiche e finanziarie che il Partito potrà rendere disponibili per Liberazione andrà dimensionato e correlato alla spesa complessiva destinata all'iniziativa politica.
c. Liberazione potrà mantenersi a condizione di una più efficace legislazione di sostegno: il Partito deve impegnarsi per la modifica delle norme in vigore e per favorire la riorganizzazione e la ristrutturazione delle imprese editoriali dei partiti politici.
d. stante la dimensione non di massa del Partito ed il suo profilo culturale non è ragionevolmente ipotizzabile che Liberazione nel breve periodo possa ampliare il proprio target di lettori molto oltre l'area dei militanti attivi (vedi indagine IPSOS sui lettori). Ma in questa direzione deve individuare i possibili margini di recupero delle vendite.
e. data la pluralità di sensibilità politiche e culturali presenti nel Partito, il quotidiano deve riconoscere la rappresentazione delle posizioni delle diverse "aree" come un valore e non come un "obbligo". La Direzione del giornale ha la responsabilità di sviluppare quella sintesi che è stata altrimenti disconosciuta nei livelli di Direzione politica del Partito.
f. la responsabilità di direzione politica di Liberazione è inequivocabilmente del Direttore, tuttavia si deve riconoscere l'assenza di un momento - anche formale - di confronto e discussione nel merito delle scelte editoriali, di contenuto, culturali (CPN? Direzione? Commissione del CPN?).
g. Liberazione deve recuperare la funzione strumentale (organo) di giornale di Partito stabilendo una maggiore connessione con gli organismi dirigenti territoriali e di settore con la realizzazione di pagine tematiche e di interesse locale.
h. Liberazione dovrebbe individuare una funzione di "servizio" e di collegamento tra le numerose ma frammentate iniziative editoriali locali, realizzate dalle diverse articolazioni territoriali del Partito.
- Voto della Conferenza: 15 favorevoli, 17 contrari, 8 astenuti.
- Respinto a maggioranza
"Costruire e organizzare nuove politiche ambientali per un altro modello di società" emendamento aggiuntivo - Presentato da Franco Zunino, Jörg Costantino, Giuliana Cornetti, Francesco Orsini
- Nel tempo, la questione ambientale è venuta ad assumere un'importanza primaria. L'esauribilità delle risorse, l'inquinamento in tutte le sue forme, il consumo progressivo di territori a causa di infrastrutture, centrali termoelettriche, inceneritori, stanno facendo crescere movimenti di lotta in difesa del proprio territorio per se e per le generazioni future.
Il nostro partito ha saputo cogliere da tempo queste contraddizioni, senza però farle divenire patrimonio diffuso, quasi si trattasse prevalentemente di materia per esperti. Inoltre, sovente non riesce a rappresentare adeguatamente quelle rivendicazioni nei livelli istituzionali in cui è presente, in particolare dove assume compiti di governo. Questo avviene soprattutto per lo scarso rapporto fra i nostri livelli istituzionali, il partito e i movimenti. Purtroppo questo rischia di farci apparire subalterni alle scelte portate avanti dalle maggioranze di centro sinistra in cui siamo inseriti, quasi sempre portatrici di politiche improntate all'eterna crescita e per questo funzionali di interessi industriali e finanziari sempre più lontani da quelli dei cittadini.
Purtroppo tali interessi si vanno consolidando anche nelle società che operano nel settore dei servizi sociali, da quando si sono trasformate in S.p.A. Questo crea un disorientamento crescente che potrebbe favorire l'inserimento della destra e del qualunquismo se non sapremo assumere un ruolo credibile.
È perciò improrogabile inserire fra le priorità dell'agenda politica la questione ecologica, in tutte le sue varianti, nei livelli regionali, federali e di Circolo, in un rapporto aperto e paritario coi movimenti territoriali.
La difesa dell'aria, dell'acqua, dei suoli e delle risorse materiali ed energetiche in via di esaurimento dovranno divenire orientamento per le politiche economiche e sociali. Anche perché è sempre più evidente che la difesa di questi beni comuni coincide sempre più con la creazione di nuova occupazione e riduzione delle cause di guerre sempre più evidentemente finalizzate all'appropriazione e al controllo di risorse sempre più scarse.
- Voto della Conferenza: 30 favorevoli, nessun contrario, 8 astenuti.
- Respinto a maggioranza