Care compagne, cari compagni,
la Conferenza di Organizzazione rappresenta un evento centrale del processo di rinnovamento politico e
culturale del PRC. Uno strumento che ha permesso al nostro partito di discutere evitando la riproposizione di un dibattito congressuale che abbiamo già visto nel 2005 e che rivivremo nel 2008.
Una discussione ampia e coinvolgente che forse per la prima volta, congressi a parte, ha messo tutti gli iscritti nella condizione di poter esercitare il loro diritto di parola e di voto partendo dal documento approvato dal Comitato Politico Nazionale che vede tra i firmatari il Segretario nazionale Franco Giordano e il Segretario regionale Giacomo Conti.
Il documento, che sicuramente avrete già letto, propone una vera e propria rivoluzione copernicana nel modo di pensare ed organizzare il Partito. Centralità dei Circoli, sperimentazione di Circoli nati su singole vertenze e tematiche, coordinamenti di ambito territoriale in grado di garantire la sintesi, vincoli in grado di rendere più facile lo scambio tra compagni impegnati nelle istituzioni locali e compagni impegnati nel partito, maggiore cura del partito diffuso territorialmente. Insomma la riproposizione di un partito comunità che non rinuncia alla propria storia ed identità ma che la investe su sfide ancora più complesse: il governo, i conflitti, i movimenti, la Sinistra Europea.
Credo che la Conferenza d'Organizzazione serva per discutere di tre questioni fondamentali:
In estrema sintesi credo che siano tre le questioni fondamentali da intrecciare con i tre obiettivi principali:
Una Conferenza estremamente importante che è tuttavia capitata in un momento poco felice, denso di importanti e complessi avvenimenti: dalla crisi del Governo Prodi alla nuova fiducia dell'esecutivo. Un esecutivo cui abbiamo confermato opportunamente l'appoggio. Un si sofferto, ma necessario. Necessario per evitare un governo di larghe intese, necessario per evitare un governo istituzionale o tecnico, opzioni che avrebbero annientato le istanze del popolo della sinistra. Necessario per evitare il voto che avrebbe riportato la destra al governo del paese e avrebbe indebolito elettoralmente il nostro partito.
Purtroppo, e sottolineo purtroppo, il Governo Prodi rappresenta oggi l'ipotesi più avanzata possibile non solo in Parlamento, ma nel paese. Esistono alternative convincenti? Se escludiamo le farneticazioni di chi auspica la caduta del Governo Prodi per giungere, non si sa bene come, ad un governo dei lavoratori, le alternative che si possono immaginare, quelle che ho prima citato, configurano tutte il pericolo di un arretramento politico generale, perfino di un arretramento democratico.
Una Conferenza per certi versi travagliata quindi, ma che ha avuto un importante merito: quello di far discutere compiutamente le compagne e i compagni
su un tema prioritario nella nostra agenda come quello della Sinistra Europea.
Nella nostra Federazione, una delle più eterogenee se andiamo a rispolverare gli esiti congressuali, il documento sottoposto alla discussione nei circoli è stato in molte realtà arricchito da contributi, emendamenti, ordini del giorno. Non si è superato il "correntismo" esasperato, ma almeno si è colto lo spirito di questa conferenza: dibattere e costruire un documento, non semplicemente contarsi.
Nei nostri circoli sono stati presentati e approvati contributi riguardanti la forma partito, la Sinistra Europea, la base di Vicenza, la missione in Afghanistan, il TFR e le pensioni, ma anche importanti contributi di politica locale. Proposte che oggi sono passate alla nostra attenzione, all'attenzione della platea della Conferenza di Organizzazione federale.
Un'ultima annotazione sulle conferenze dei nostri circoli. Alle conferenze ha partecipato in media il 27% degli iscritti. Un dato non esaltante soprattutto se confrontato con la partecipazione che si ottiene durante il congresso, ma superiore a quello avuto nelle altre federazioni liguri (stando ai dati in mio possesso). Un dato particolarmente significativo quello dei circoli che l'attuale segreteria ha cercato di riattivare dopo la fuori uscita di Ferrando. Il Circolo di Villapiana ha avuto una partecipazione record, oltre il 200% degli iscritti rispetto al 2006. Un dato possibile grazie ai nuovi tesserati iscrittisi entro il 25 gennaio 2007 che, da regolamento, hanno potuto partecipare alla Conferenza. Bene anche il Circolo Luxemburg di Finale e Pietra Ligure che ha visto la partecipazione del 50% degli iscritti. Addirittura superiore la partecipazione alla Conferenza del Circolo Gramsci di Quiliano (61%). Molto bassa invece la presenza degli iscritti a Varazze (6%), ad Albenga (12%) e a Lavagnola (15%).
Il documento della Conferenza di Organizzazione approvato dal Comitato Politico Nazionale del 16 e 17 dicembre 2006 costituisce un'importante occasione di confronto e di approfondimento all'interno del nostro partito. Ci interroga su quale tipo di organizzazione vogliamo costruire in questa delicata fase politica in questa vera e propria crisi della politica cui dobbiamo fornire delle risposte. Indicare delle alternative.
Una crisi della politica che va ricercata dentro il ciclo fallimentare della globalizzazione capitalistica, del capitalismo per usare un termine caro a noi comunisti. Lo spostamento dei veri centri decisionali fuori dai Parlamenti o dagli organismi attraversati influenzati dai movimenti, dai popoli non è forse l'esempio più chiaro di questa crisi? Nuovi centri decisionali, penso al WTO, al FMI, alla Banca Mondiale, ma penso anche alla NATO e alla Commissione Europea, che hanno per loro stessa costituzione e natura un carattere intrisicamente ademocratico, ma che impongono le loro ricette, economiche e/o militari, come se fossero verità inconfutabili.
Una crisi che colpisce al cuore la nostra democrazia. L'afasia dei Parlamenti, il rendere le decisioni dei poteri, economico, politico, militare, impermeabili alle istanze sociali e ai popoli è funzionale al neoliberismo, che è la forma nella quale il capitalismo contemporaneo esprime il ciclo lungo del proprio dominio.
Una crisi che inoltre è del tutto funzionale alla strategia e alla pratica della guerra preventiva. Guerra e terrorismo si nutrono all'ombra dei fondamentalismi con la cultura del nemico, l'odio culturale, la xenofobia, il mito della propria superiorità. Per superare ciò occorre rinnovare la vocazione laica della nostra politica, sia sul piano dell'iniziativa pratica, sia su quello della ricerca teorica e culturale.
La continua e violenta aggressione delle gerarchie vaticane mette in discussione giorno dopo giorno l'autodeterminazione delle donne, la libertà di orientamento sessuale, le libere relazioni di uomini e di donne arrivando anche a minacciare l'autonomia del Parlamento e la sovranità delle istituzioni pubbliche, cercando apertamente di annullare ed annientare la separazione tra il potere civile e quello religioso che è alla base della moderna statualità. Ovvio direte voi, ma in questa Federazione ci siamo sentiti dire da un ex iscritto che Rifondazione non seguiva i seri e importanti spunti di riflessione della Chiesa cattolica. Problema risolto, oggi non abbiamo più tra le nostre fila un integralista che, con tutta evidenza, aveva sbagliato partito.
In Italia la crisi della politica ha assunto, come sottolinea il documento, forme originali ed estremizzate: Berlusconi e la Lega Nord interpretano pienamente questa crisi giungendo nella
direzione dell'antipolitica. Rifondazione Comunista dopo aver contribuito a sconfiggere il governo delle destre, aver partecipato più di altri soggetti alla difesa della Costituzione nel referendum dello scorso giugno, deve essere la protagonista della sconfitta del berlusconismo, fenomeno tutt'altro che estirpato e che purtroppo ha permeato anche parte del Centrosinistra. Il pericolo delle destre non di affronta inseguendo queste ultime sul loro stesso terreno, ma costruendo una progetto sociale e culturale alternativo. Si affronta praticando l'autonomia dei movimenti dal governo. Ogni altra soluzione contribuirà alla rivincita delle destre.
Una crisi che ha colpito direttamente anche noi. Dobbiamo quindi investigare i caratteri di questa crisi nei suoi elementi di fondo e nei caratteri specifici che assume la crisi della forma partito nel contesto della crisi del sistema politico italiano. L'autoriforma avviata nel 2002 con il V Congresso del Partito, è stato un tentativo generoso, che ha portato anche alcuni risultati, ma si è dimostrato sostanzialmente inadeguato ad affrontare i veri nodi delle nostre difficoltà.
Un percorso comunque importante che ha favorito un ricambio generazionale dei quadri dirigenti, la generazione di Rifondazione Comunista fortemente voluta dall'allora Segretario nazionale Fausto Bertinotti. La contaminazione con i movimenti, il camminare domandando.
Un'autoriforma che tuttavia ha prodotto anche un irrigidimento correntizio, un ingessamento del dibattito interno, una strozzatura della democrazia. Un'autoriforma che ha anche portato ad un maschilismo nelle modalità generali di selezione dei quadri e dei gruppi dirigenti; all'autoreferenzialità degli stessi incapaci di mettersi in relazione con la base; alla separatezza dei gruppi istituzionali con il Partito.
La crisi della politica e la sua degenerazione tutta italiana non devono comunque offuscare la straordinaria risorsa di Rifondazione Comunista, il suo corpo militante. Una forza volontaria, capace e generosa. Una trama di relazioni con le realtà sociali, con i movimenti, con le associazioni unica nel panorama politico italiano. Il nostro obiettivo deve essere quello di valorizzare al meglio la vitalità del corpo attivo del Partito. Di superare quegli ostacoli che impediscono o limitano la partecipazione democratica, mortificano competenze, saperi, energie. Vogliamo cambiare nella direzione della democrazia e della partecipazione.
Un compito importante quello che ci attende: connettere l'ultima Rifondazione Comunista, dal punto di vista dell'innovazione di cultura politica, con la prima Rifondazione, dal punto di vista della partecipazione, attraverso alcuni punti fondamentali.
Il richiamo necessario all'unitarietà del partito che non è da confondere con l'unanimismo e si ricerca nell'estensione degli spazi di discussione e di pratica delle differenze. In questa Federazione abbiamo avviato, dallo scorso settembre, una gestione unitaria. Una scelta politica e non tattica resa possibile anche dal clima mutato alll'interno della Federazione stessa. Su questa spinta sono aumentati gli spazi di discussione e di confronto. Ricordo alcuni importanti passaggi: il CPF sul sistema sanitario ligure (24 ottobre), il CPF sulla Ferrania e la "Scuola di politica" (30 novembre), il CPF su TFR e pensioni (20 febbraio). E ancora due attivi degli iscritti: il primo il 7 dicembre sulla Finanziaria, il secondo il 26 febbraio sulla crisi di Governo. Momenti importanti che hanno ricostruito un profondo senso di riconoscimento reciproco, facendo emergere e utilizzando le nostre migliori capacità e accettando reciprocamente i nostri limiti.
La critica alla separatezza istituzionale. Molto banalmente chi viene eletto nelle liste di un partito nei consigli elettivi deve in prima istanza rispondere al partito stesso che, democraticamente, prende una posizione. Stabilisce una linea. Per fare ciò è tuttavia indispensabile il pieno coinvolgimento degli eletti. Da questo punto di vista ritengo importante il lavoro che abbiamo avviato a Savona con il Gruppo comunale. In altre parti della provincia non è così. Dovremo lavorare anche su questo.
La democrazia di genere. Punto molto dibattuto anche nella nostra Federazione. In estrema sintesi nel documento viene proposta una norma secondo cui gli organismi dirigenti devono rispettare la differenza di genere, già prevista dallo Statuto, pena il decadimento dell'organismo medesimo. Il riferimento più o meno esplicito è alla presenza delle donne negli organismi del nostro partito. Se è vero che esiste un problema di "maschilismo" nel partito è altrettanto vero che le iscritte donne sono assai minoritarie. Nella Federazione di Savona ad esempio rappresentano appena il 29.55% degli iscritti. Nonostante ciò il capogruppo in Comune a Savona è donna, il capogruppo in Provincia è donna, un assessore in Comune a Noli è donna, due compagne su sei della Segreteria sono donne e con incarichi di primo piano. Un problema di non facile soluzione. Anche la platea di questa conferenza doveva rispettare la differenza di genere indicata come minimo al 40%. È stata un'impresa raggiungere il 37%.
Dovremo essere inoltre in grado di superare l'esasperazione correntizia che ha caratterizzato per troppi anni il nostro partito a Savona abbiamo lavorato molto in questa direzione negli ultimi mesi; dovremo perseguire l'alternanza negli incarichi, impedire la concentrazione di potere, favorire la chiarezza e la trasparenza delle nomine per la nostra presenza nei consigli di amministrazione, negli enti.
Un partito che dovrà lavorare a fondo sull'inchiesta al fine di raggiungere un sempre più capillare radicamento sul territorio. Sappiamo quanti sono gli iscritti a Rifondazione Comunista, ma non sappiamo chi sono. Dobbiamo svolgere un'inchiesta approfondita, già avviata con il questionario che avete compilato. Dobbiamo avviare un reale radicamento che faccia si che il nostro partito, ad ogni livello, sia presente in ogni lotta, in ogni vertenza.
Non meno importanti in questo percorso sono l'autofinanziamento e la comunicazione. Elementi fondamentali della vita del partito e garanzia della sua autonomia e indipendenza. Su questi aspetti il partito a Savona ha lavorato e ha lavorato bene. La nostra Federazione è una delle poche che ha al suo interno, ormai da alcuni anni, una specifica commissione riservata alle feste. Una commissione che organizza, grazie anche ad uno straordinario impegno dei nostri militanti, la Festa provinciale di Liberazione che negli ultimi anni ha garantito a Rifondazione Comunista fondi e visibilità. Analogo percorso è stato fatto sulla comunicazione. Savona è stata una delle prime realtà del partito sul territorio a sfruttare le nuove tecnologie e a poter vantare un sito Internet e un sito WAP che contattano migliaia di visitatori al mese (punte di oltre 10.000 nei periodi elettorali).
Ma questo non basta. Il nuovo quadro politico e sociale, infatti, rende urgente la necessità di adeguare la nostra forma organizzativa ai compiti che ci attendono. Dobbiamo avere il coraggio di innovare, di sperimentare per superare i limiti che la nostra forma organizzativa contiene.
Un modello innovativo credibile deve essere in grado di coinvolgere tutti coloro che sono interessati ad un lavoro politico in e con Rifondazione Comunista. Solo con il coinvolgimento attivo e partecipato dei compagni e delle compagne si può affrontare con successo un percorso di cambiamento e di innovazione.
Nello specifico si ipotizza una modalità di organizzazione del lavoro politico che provi a immettere elementi di orizzontalità. Questo senza delegittimare gli organismi dirigenti (necessariamente organizzati in una gerarchia), anzi coinvolgendoli pienamente. In questa direzione uno degli esperimenti meglio riusciti, in questi anni, è rappresentato dai Gruppi di lavoro tematici (Glt) costituitisi all'interno del Social Forum dopo Genova. La centralità del tema rispetto ad ogni altro aspetto dell'organizzazione dell'attività politica comune ha fatto sì che i Glt siano rimasti il luogo più fertile di coordinamento, di elaborazione e di mobilitazione del movimento. In pratica per tornare al nostro partito avviare, accanto ai circoli territoriali e del lavoro, circoli tematici.
Un percorso che non può certo prescindere dai conflitti sociali dal radicamento tra i lavoratori. È del tutto evidente che un partito che pratica alleanze politiche e collaborazioni di governo si muove in ambiti interni alla sfera istituzionale, ma il nostro partito deve essere anche in grado superare questo schema. Innovare e innovarsi interloquendo direttamente con il mondo del lavoro in tutta la sua centralità e pervasività sociale.
Un partito che deve sapere valorizzare al meglio le esperienze e le specifiche competenze. Un partito che deve fornire un maggiore impulso alla democrazia interna. Un partito che non vuole e non deve degenerare dal punto di vista elettoralistico. Verranno pertanto adottate concrete misure di carattere statutario atte a regolamentare questo triste fenomeno che in parte è riuscito ad intaccare anche la nostra Federazione. Rimanendo in ambito elettoralistico non penso potranno più essere tollerati atteggiamenti di quei compagni che si ricordano del partito solo ed esclusivamente nel periodo elettorale.
Questi in sintesi i punti fondamentali della nostra innovazione, della nostra diversità. Una innovazione che passa anche dalla costituzione del partito della Sinistra Europea un processo tra le sinistre che non hanno accettato la deriva della compatibilità del mercato e che al tempo stesso hanno scelto di innovare la propria cultura politica dentro un rapporto di internità con i movimenti. In Italia Rifondazione Comunista è il partito della sinistra tra i promotori della costruzione della Sinistra Europea. Il PRC non vuole tuttavia cooptare altre culture e altri percorsi, ma non intende nemmeno sciogliersi. Si legge anche da qui l'innovazione: il superamento dell'idea che una soggettività politica si costruisca per scioglimento o scissione di forze esistenti.
Una scelta già assunta dal nostro partito in impegnativi dibattiti congressuali. Non possiamo quindi tornare su "se" fare la Sinistra Europea, ma sul "come" tradurre quell'ispirazione nella concreta situazione italiana. La Sinistra Europea è il progetto con il quale ci proponiamo di compiere un salto (nei consensi, nell'incidenza dentro la società, nella capacità di crescere). Abbiamo questa possibilità perché abbiamo resistito in questi anni e siamo una forza essenziale per il cambiamento. Abbiamo questa possibilità, inoltre, perché gli atri ci riconoscono come una forza non nostalgica, che si è messa in discussione e si è rinnovata. Una forza che ha riconosciuto i propri limiti.
La Sinistra Europea come detto non sarà l'annacquamento di Rifondazione Comunista, il suo inserimento dentro il sistema delle compatibilità, la sua deriva in sinistra di governo. Al contrario, possiamo proporci il progetto della Sinistra Europea proprio grazie al percorso della Rifondazione Comunista. Non solo si pensa allo scioglimento del PRC, come qualcuno maliziosamente vuol far intendere, ma si intende rafforzare il partito, la sua autonomia, il suo essere comunità condivisa, la sua capacità organizzativa.
In quest'ottica sta anche la recente idea del Presidente della Camera Fausto Bertinotti. Le forme le troveremo tutti assieme, ma una cosa deve essere certa, noi in quel soggetto aperto e plurale dovremo sempre vedere il governo come un mezzo per costruire l'alternativa di società e non come il fine ultimo, per noi il governo, anche il migliore, è un passaggio un passaggio di compromesso; dovremo inoltre ricordarci le parole scritte ogni anno sulla nostra tessera; dovremo rispolverare con orgoglio la nostra coscienza di classe, in fondo siamo e rimarreno comunisti.
Marco Ravera
Segretario provinciale Rifondazione Comunista
Savona - 24 Marzo 2007