Assemblea nazionale delle donne PRC-SE

La Conferenza di Organizzazione è quindi un' importante occasione per riaprire la discussione su chi siamo, o meglio su cosa siamo diventate/i, su cosa vogliamo essere

Gli uomini uccidono le donne. Non è una notizia sconcertante, uccidono perché lo hanno sempre fatto, legittimati da una società concepita e governata da uomini, di nascosto dagli occhi indiscreti, all'ombra delle camere da letto, sui freddi pavimenti delle cucine. La violenza contro le donne diviene "un fatto personale" e non costituisce un crimine contro un individuo.

La violenza contro le donne è universale, è un'arma per subordinare che si manifesta con gli abusi, con i matrimoni forzati, con le violenze sessuali, con lo sfruttamento e con la povertà. Ma non solo. La donna nel mondo è soggetta ad un alto tasso di analfabetismo, molto superiore rispetto a quello maschile, a disuguaglianze giuridiche e sociali, a discriminazioni sul lavoro, alla precarietà, al diritto di essere madre.

Noi donne, vittime di una società patriarcale, siamo il bersaglio di una guerra che sfugge dall'etichetta di conservatismo e clericalismo.

La legge 40 ne è un esempio, con il suo attacco alle donne che si inserisce all'interno di una logica di colpevolizzazione che sta prendendo il sopravvento negli ultimi anni.

Si torna a combattere sui temi delle donne, conducendo il paese ad un arretramento pesante. Si torna a controllare la sessualità femminile in modo maniacale, a considerare la donna come un contenitore di seme e "una curatrice di embrioni" (Imma Barbarossa)

Sono state poche le donne chiamate a discutere nei dibattiti televisivi sul tema della fecondazione assistita, le opinioni, i dibattiti, la legge, sono stati "concepiti" dai patriarchi.

Nella società globalizzata queste violenze si rendono manifeste come una reazione ad una forte soggettività ed emancipazione femminile.

Mi domando se la lettura delle basi della violenza nei confronti del genere femminile non dovrebbe arricchirsi di nuove analisi da aggiungere a quelle che già abbiamo e che restano sempre, indiscutibilmente, valide. "Questo vuol dire inserire la questione della violenza contro le donne dentro un più ampio contesto politico. Vuol dire, in diversi luoghi e modi, pensare il femminismo non come una ma come molte identità, diluendo la dicotomia patriarcale uomo/donna, degenerizzando le istituzioni della società." (Cristina Morini)

"La differenza sessuale viene considerata comunemente un attributo solo delle donne. Tutto ciò che attiene alla riflessione filosofica, storica, politica, antropologica in merito al genere è cosa di donne. Invece le differenze sessuali sono (almeno) due: la differenza sessuale femminile e la differenza sessuale maschile, due differenze biologiche originarie su cui è stata eretta una gigantesca costruzione storica, culturale, sociale, simbolica a cui diamo il nome di patriarcato". (Linda Santilli).

È la differenza dei generi non di genere!

E il nostro partito non è escluso dall'andamento maschilista che sta prendendo il sopravvento.

La presenza delle compagne nel Partito dei territori è pari all' 8,1%, a livello regionale la situazione è di poco superiore, si raggiunge il 19,1%.

"Gli uomini del Prc sono inadeguati, poco disponibili ed in alcuni casi addirittura ostili". (Alba Paolini)

La Conferenza di Organizzazione è un'occasione per ristabilire gli equilibri della democrazia dei generi. Il Documento pone il problema come questione importante "per la costruzione dell'innovazione della politica e della forma di partito. Nel riconoscere che tale esigenza rivela di per sé un grande ritardo e un forte limite nel superamento del carattere monossessuato del Prc". (Beatrice Giavazzi)

Il documento della Conferenza deve essere una discussione aperta su come cambiare il Partito, affrontando la crisi della politica.

La quota di genere obbligatoria deve essere uno strumento e non un fine della battaglia politica, uno strumento che non si riduce alla rappresentazione ma diventa il mezzo per neutralizzare il conflitto.

Probabilmente manca la vitalità del femminismo delle origini, di un passato troppo sacralizzato che serve solo a richiamare l'identità, costringendolo all'immobilità.

Il genere non è un di più da aggiungere al conflitto di classe come un'appendice, le donne non sono un sostatantivo da mettere in fila con i bambini, gli anziani e l'ambiente.

È triste constatare come sia raro sentire parlare gli uomini delle donne, dei diritti, dell'uguaglianza. È triste essere etichettate nella migliore delle ipotesi come "risorsa importante".

"I movimenti delle donne e le teorie femministe hanno posto il problema del patriarcato nella sinistra, trovando grande resistenza non solo negli uomini, ma anche in molte donne, che si affidano politicamente, rendendo così insignificante la loro differenza sessuale.

Nell'ultimo decennio le donne sono state continuamente coinvolte nelle lotte sociali contro l'impatto ideologico delle politiche neoliberiste. Sulle strade, nei luoghi di lavoro, nelle nuove organizzazioni sociali, le donne sono state uno dei più importanti soggetti coinvolti nella ridefinizione del conflitto politico in un nuovo quadro della globalizzazione neoliberista." (dal Manifesto femminista per il primo Congresso del Partito della sinistra europea).

La Conferenza di Organizzazione è quindi un' importante occasione per riaprire la discussione su chi siamo, o meglio su cosa siamo diventate/i, su cosa vogliamo essere.

"E quello che serve e che manca tanto alla politica sempre più asfittica e lontana dalla vita, sempre più in crisi, è che le donne prendano la parola, la loro parola, e che sappiano fare disordine, imbandire la tavola in un altro modo. Questo è stato il femminismo nel mondo, e quello che è cambiato nel mondo nel profondo è cambiato grazie al lavoro delle donne che avevano preso coscienza della loro marginalizzazione ed esclusione, dell'esclusione del loro genere nel pensare il mondo e la politica" (dal Manifesto femminista per il primo Congresso del Partito della sinistra europea).

Piera Barberis, Anna Giudice e Andreina Siri
Roma - 11 Febbraio 2007