Nelle prossime settimane si svolgerà la Conferenza di Organizzazione. Il centro della discussione sarà come noto il documento approvato dal Comitato Politico Nazionale. Il documento, che vede come primo firmatario il Segretario nazionale Franco Giordano, propone una vera e propria rivoluzione copernicana nel modo di pensare ed organizzare il Partito. Centralità dei Circoli, sperimentazione di Circoli nati su singole vertenze e tematiche, coordinamenti di ambito territoriale in grado di garantire la sintesi, vincoli in grado di rendere più facile lo scambio tra compagni impegnati nelle istituzioni locali e compagni impegnati nel partito, maggiore cura del partito diffuso territorialmente. Insomma la riproposizione di un partito comunità che non rinuncia alla propria storia ed identità ma che la investe su sfide ancora più complesse: il governo, i conflitti, i movimenti, la Sinistra Europea.
Credo che la Conferenza d'Organizzazione serva per discutere di tre questioni fondamentali:
In estrema sintesi credo che siano tre le questioni fondamentali da intrecciare con i tre obiettivi principali:
Un capitolo a parte nel documento, nella Conferenza d'Organizzazione e quindi nel partito lo merita ovviamente la Sinistra Europea.
In primo luogo credo sia opportuno sottolineare che la Sinistra Europea non è e non deve essere vista nella dimensione politicista della necessità di una risposta al nascente Partito democratico. La Sinistra Europea inoltre non è e non sarà il soggetto politico che andrà a contenere grossolanamente le forze alla sinistra dei DS.
Ma allora cosa sarà la Sinistra Europea e livello nazionale così come, mi auguro, a livello locale? Personalmente condivido appieno la "definizione" data nella dichiarazione di intenti della SE approvata per acclamazione lo scorso 24 settembre: una soggettività politica molteplice e plurale, un esperimento concreto nella direzione di una innovazione delle forme dell'agire politico.
La Sinistra Europea è questo un processo confederale tra le sinistre che non hanno accettato la deriva della compatibilità del mercato e che al tempo stesso hanno scelto di innovare la propria cultura politica dentro un rapporto di internità con i movimenti.
In Italia Rifondazione Comunista è il partito della sinistra tra i promotori della costruzione della Sinistra Europea. Il PRC non vuole tuttavia cooptare altre culture e altri percorsi, ma non intende nemmeno sciogliersi. Si legge anche da qui l'innovazione: il superamento dell'idea che una soggettività politica si costruisca per scioglimento o scissione di forze esistenti.
Una Rifondazione Comunista in campo, forte e organizzata, è l'unica garanzia di riuscita della SE. Un PRC perno di una confederazione di liberi ed uguali. Siamo pronti a metterci in gioco, pari tra pari, per dare più forza e maggiore capacità d'iniziativa politica, con ambizioni di massa, ai comunisti ed alla sinistra di questa provincia.
Parlando di Conferenza e di partito non posso non citare la recente manovra finanziaria varata dal Governo. La finanziaria 2007 pur non essendo la manovra economica di Rifondazione Comunista (ma neanche della Confindustria), contiene diversi segnali politici che indicano l'avvio di una controtendenza ben ribadita nel vertice di Caserta. Affermare criteri di equità e giustizia sociale: redistribuire il reddito, stabilizzare i precari, garantire più fondi a università e ricerca, garantire servizi pubblici efficienti.
Con la Finanziaria 2007 il cammino del governo è soltanto iniziato, per noi deve essere intesa una esperienza che conferma una impostazione di fondo, il governo di coalizione del Paese come terreno di scontro e mediazione tra diverse ipotesi strategiche. Gli esempi certo non mancano come dimostrano le vicende legate all'ampliamento della base americana a Vicenza e il rifinanziamento alla missione in Afghanistan (non votata in Consiglio dei Ministri dal nostro Paolo Ferrero). Ma sono molte sono le questioni che restano aperte anche sul terreno sociale, come sulle pensioni (su TFR e pensioni verrà convocato un Comitato Politico Federale nel mese di febbraio). Molte le questioni che spinte interne all'Unione volevano affrontare già a partire dalla Finanziaria (pensioni appunto, liberalizzazioni...) e che Rifondazione è riuscita a rimandare al dibattito che seguirà, tenendo ferma la barra sul programma dell'Unione.
Ce lo spiega bene il nostro segretario nazionale quando parla di Caserta come una possibilità, tutta da verificare, di un ritorno allo spirito ed alla lettera del programma ed alla sintonia con il nostro popolo: difesa delle pensioni, lotta alle rendite finanziarie, lotta alle corporazioni, difesa e rilancio dei servizi pubblici locali, centralità delle produzioni alternative e messa in discussione del paradigma dello sviluppo, ritorno in grande stile della questione salariale e della drammatica condizione dei precari. Una possibilità, titoli e proposte inseriti nell'agenda contraddittoria del governo. Per dargli forza serve uno scatto in avanti del partito e dei movimenti sul terreno del conflitto sociale e delle mobilitazione. Come è stato il 4 novembre sulla precarietà.
Marco Ravera
Segretario provinciale PRC
Savona - 30 Gennaio 2007