Rifondazione, la provincia, il lavoro

Relazione di Furio Mocco

Voglio iniziare questa Conferenza ricordando i numerosi lavoratori che sono in lotta per la difesa del posto di lavoro. Penso ai lavoratori Termini Imerese, ai lavoratori dell'Agila, ai lavoratori di Porto Torres, ai precari della scuola e dell'università, a quanti sono in questo momento sui tetti a lottare. da sinistra: Loschi, Favilli, Ravera, Mocco, RosselloAi lavoratori di Rosarno, ai lavoratori dell'ACTS. A tutti i lavoratori della provincia di Savona che stanno vivendo sulla propria pelle la condizione di esubero, di precario. A tutti questi lavoratori va il nostro pensiero e la nostra solidarietà.

Voglio anche ricordare i numeri insostenibili degli incidenti sul lavoro verificatisi nel 2009. Circa 1012 sono i morti sul lavoro. Oltre un milione gli infortuni, più di 25mila gli invalidi. Non c'è giorno che il bollettino di guerra dell'insicurezza sul lavoro non conti un nuovo decesso o un grave infortunio. I dati delle morti sul lavoro sono di una gravità assoluta e confermano nel 2009 una media di circa 3 decessi al giorno. Anche la nostra provincia ha pagato e paga il proprio contributo alla modernizzazione. Voglio ricordare l'operaio dell'Italiana Coke di Cairo Montenotte, di 45 anni, Giancarlo Garabello, morto schiacciato da un carrello delle funivie. Giovanni Genta, per concludere con la tragedia del porto di Genova che è costata la vita a Gianmarco Desana. Purtroppo il numero dei morti sul lavoro non fa neppure più notizia.

Il tema della sicurezza, bandiera del governo di centro-destra, è un problema che deve essere affrontato a partire dalla sicurezza sui luoghi di lavoro, ed è connesso al crescente stato di precarietà che accompagna la nostra vita. Precarietà di vita, di prospettive, di futuro e quindi anche di condizioni di lavoro. Troppo spesso si è coniugata la competitività delle imprese con i risparmi connessi alla precarizzazione del lavoro.

Il tema del lavoro in tutti i suoi aspetti deve essere affrontato in modo serio e adeguato. Purtroppo la prassi consolidata degli accordi separati applicati in ogni vertenza, si muovono ancora una volta sul binario della precarizzazione e parcellizzazione del lavoro, nel tentativo di indebolire le vertenze e le lotte che migliaia di lavoratori in tutta Italia stanno attuando. Nel tentativo di togliere un respiro collettivo a problematiche generali. Tutto ciò accade anche qui, in provincia di Savona, come il recente caso ACTS di questi giorni sta a dimostrare. È in atto un attacco concentrico al mondo del lavoro e alle organizzazioni sindacali che non si adeguano ai dictat del governo o dei loro referenti.

A tutte queste organizzazioni e sigle sindacali va la nostra solidarietà, a tutti i lavoratori in lotta per la difesa del proprio posto di lavoro va la nostra doverosa solidarietà. Inaccettabili sono per noi le parole pronunciate da chi tesse l'elogio degli accondiscendenti a prescindere e demonizza chi esprime la propria contrarietà. Inaccettabili sono per noi le parole pronunciate da chi, recitando il ruolo dell'imbonitore di turno, evocando lo scenario di precarizzazione e d'insicurezza del posto di lavoro, tenta di recitare contemporaneamente la parte del buon datore di lavoro e del sindacalista che ha a cuore prima di tutto gli interessi dei lavoratori.

Per governare non servono né super ministri, né super presidenti di provincia, né super assessori, serve solo ascoltare e capire che se qualcuno protesta non è perché non sa che altro fare! Questo insegna la storia del movimento operaio e sindacale italiano! Rinnoviamo quindi la nostra solidarietà alla CGIL e alle altre sigle sindacali oggetto di un vergognoso attacco da parte dall'assessore Marson.

Dal punto di vista della sicurezza sul lavoro è emblematico l'atteggiamento del governo Berlusconi che ha smantellato il Dlgs 81/08 (Testo unico per la sicurezza sul lavoro) rimpiazzandolo con il Dlgs 106/09 (decreto correttivo), piuttosto che renderlo funzionale.

Affiancati ai dati delle morti sul lavoro voglio riportare alcuni dati relativi alla cassa integrazione in provincia di Savona nel periodo 2005 2009 (gennaio-settembre) fonte INPS Meinero e pubblicati dal Secolo XIX il 25 novembre 2009.

Cassa integrazione ordinaria
330.624 ore nel 2005
1.380.720 ore nel 2009 (gennaio-settembre)
Cassa integrazione straordinaria
327.097 ore nel 2005
590.174 ore nel 2009
Cassa integrazione ordinaria + straordinaria
657.821 ore nel 2005
715.815 ore nel 2006
787.780 ore nel 2007
1.201.523 ore nel 2008
1.970.936 ore gennaio-settembre 2009

I dati INPS parlano di un aumento del 417,62% delle ore di cassa integrazione dal 2005 e del 411,12% rispetto al 2006. I dati pubblicati dal Secolo XIX il 31 dicembre 2009 e relativi al terzo trimestre 2009 indicano a livello regionale una perdita di 14.000 occupati nel terzo trimestre 2009, la disoccupazione cresce dal 4,3% al 6,2% + 2% e colpisce circa 43.000 persone liguri. La crisi occupazionale in atto in provincia di Savona e in tutta la Liguria, affonda le proprie radici ben prima della conclamata crisi di questo periodo e a dimostrarlo sono alcuni dati di periodi più lontani.

Una crisi strutturale che investe la quasi totalità del settore industriale. Uno studio della CGIL pubblicato nel maggio 2008 evidenzia un tasso di disoccupazione nel 2007 in provincia del 4,3% (3,3% per i maschi e 5,6% per le donne) e una perdita nell'industria di 3.851 addetti. Lo stesso studio evidenzia che nel periodo 2007-2008 il 63% delle assunzioni è fatto a tempo determinato.

Interessanti a questo proposito sono i dati pubblicati da Il Sole 24 il grafico tratto da Il Sole 24 OreOre il 12 novembre 2008 e relativi al periodo 11 gennaio - 30 ottobre 2008 per l'area Nord Ovest e mette in relazione le regioni di Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta. In Liguria le assunzioni a tempo determinato sono circa il doppio di quelle a tempo indeterminato, con una percentuale del 41,4%, contro una percentuale del 21,9% delle assunzioni a tempo indeterminato, i contratti di apprendistato si attestano al 8,2%, i co.co.co. al 6,7%, il lavoro interinale al 4,9%.

La provincia di Savona, nonostante una forte diversificazione dei comparti produttivi e di attività che vanno dal vetro all'aeronautica, all'elettronica, alla chimica, alla meccanica, alle attività portuali e del turismo, al terziario, all'agricoltura e floricoltura ha patito e sta patendo un contraccolpo occupazionale pesante con particolari punti nei quali la crisi si è riversata in modo pesante.

La scomparsa delle aziende multinazionali dal territorio provinciale ha lasciato sul campo non solo siti ancora da recuperare ambientalmente; ma più in generale un tessuto socio economico che non ha saputo né innovarsi né intraprendere produzioni tecnologicamente avanzate. La scomparsa della grande industria chimica e metalmeccanica, il pesante processo di terzalizzazione della produzione e dei servizi ha fatto nascere aziende "monoprodotto" fortemente legate alla casa madre origine della ristrutturazione industriale, legandosi ad essa in modo permanente e condividendone le sorti. La risposta a questa situazione occupazionale è stata per molti anni, anche per la sinistra locale, individuata nel terziario avanzato e nel commercio. Anche questa ricetta si è rivelata insufficiente e non di prospettiva. Parallelamente alla crisi e alla delocalizzazione produttiva si è sposata una politica di recupero delle aree dismesse in senso di ipermercati e grandi magazzini rivolta alla grande distribuzione con il risultato di mettere a rischio chiusura operatori commerciali di piccole dimensioni, magari gli stessi che avevano intrapreso questa strada poiché espulsi dalle grandi ristrutturazioni aziendali.

Le vaste aree industriali lasciate libere dalle chiusure produttive sono spesso state e sono ancora oggetto di speculazioni edilizie soprattutto nella parte costiera. A volte si è strumentalizzata la situazione di crisi per liberare aree industriali, proponendo delocalizzazioni unite a ristrutturazioni più o meno marcate. L'esempio Piaggio e la sua delocalizzazione produttiva, il caso Testa di Albenga, i cantieri Rodriquez, sono solo alcuni di questi esempi.

La politica del mattone, delle seconde case, e dei porti turistici all'ombra di una ripresa turistica della provincia è una strategia ormai consolidata. In alcuni casi queste speculazioni sono state fermate, soprattutto per la presenza nella Giunta regionale e nel Consiglio regionale dei nostri esponenti; tuttavia il tentativo di attuare tali politiche non è per nulla scongiurato. Il caso Margonara è un esempio di quanto dico, le cave Ghigliazza sono un'altra testimonianza.

Il ruolo del carbone ha segnato e segna in modo significativo l'intera provincia e la sua economia, se non addirittura tutta la regione. I poli carboniferi di Vado, con la presenza della centrale Tirreno Power e Bragno con la presenza di una delle pochissime cokerie ancora operanti in Italia hanno segnato e segnano in modo irreversibile sia l'ambiente che l'economia di queste zone. A questo proposito ricordo le parole di Sergio Oliveri, quando da parlamentare, visitò Bragno ed esclamò che gli pareva di essere tornato nel Belgio della prima rivoluzione industriale. Questi insediamenti altamente impattanti hanno segnato anche il futuro e l'alternativa produttiva di queste zone. Frequenti sono stati i casi di possibilità insediative di nuove aziende che per ragioni ambientali, risultavano incompatibili con le produzioni esistenti, soprattutto perché legate al carbone.

Costante e ripetuta nel tempo è stata anche la riproposizione di progetti legati alla produzione di energia elettrica sia a carbone che a gas naturale. Questi progetti vengono riproposti ogni qualvolta si apre una crisi industriale. In anni successivi in Valbormida, nelle aree ex-Agrimont, abbiamo dovuto fare i conti con i progetti West-Moreland, Entergy al progetto della centrale a carbone prima legato alle Funivie e poi alla crisi Ferrania. Opzioni che il territorio ha sempre rifiutato.

Come in ogni parte d'Italia il territorio provinciale ha patito il ricatto occupazionale e ambientale particolarmente evidente nel caso ACNA di Cengio, nel caso Comilog di Cairo e che continua con la cokeria e la centrale Tirreno Power di Vado Ligure.

Al Registro Imprese, della Camera di Commercio di Savona, a fine 2008 erano registrate 32.384 imprese, delle quali 28.820 attive. Le società di capitale attive erano oltre 2.400, mentre le società di persone superano le 6.500 unità; il maggior numero è costituito da imprese individuali ed altre forme giuridiche (quasi 20.000). I dati delle Forze di Lavoro dell'ISTAT indicano 115.000 occupati in complesso, di cui 4.000 nell'agricoltura, 26.000 nell'industria e 85.000 nelle altre attività. Dei complessivi 115.000 occupati, 73.000 sono dipendenti. In generale il tessuto socio economico e imprenditoriale provinciale non ha saputo né innovarsi né intraprendere produzioni tecnologicamente avanzate.

Un recente articolo comparso su Economia e Politica dal titolo "L'industria, gli incentivi e la politica che non c'è", pare confermare questo fenomeno anche a livello nazionale. Gli "aiuti di Stato" sono divenuti "pratica non gradita" in Europa e per questo sono stati messi sotto osservazione i paesi con maggiore intensità di sussidi al sistema produttivo. Nel mirino dei paesi "sorvegliati" è rientrata anche l'Italia e, l'opinione che il nostro paese sia tra quelli con i livelli di erogazione più elevati, appare diffusa al di là della realtà. Negli ultimi 12 anni l'Italia, è finita in fondo alla graduatoria dei paesi che sovvenzionano le imprese. Tra il 1996 e il 2007 gli aiuti europei (area euro) in rapporto al PIL sono diminuiti del 50,47%, mentre in Italia lo stesso rapporto si è ridotto di oltre il 300%. Una recente indagine condotta dal Met (Imprese e politiche in Italia, Roma, 18 settembre 2009 ) su un campione di 25.000 imprese, stima un'ulteriore riduzione di questi flussi per il 2008, proiettando l'Italia su valori inferiori persino a quelli del Regno Unito, tradizionalmente caratterizzato da livelli minimi di sussidi. La derubricazione delle politiche industriali dall'agenda politica si è trasformata quindi in ripudio dell'intervento pubblico soprattutto in ottica strategica.

Le valutazioni di recenti analisi quantitative condotte sull'efficacia di diverse tipologie di aiuti alle imprese fanno emergere un comparto imprenditoriale assai poco "reattivo" agli stimoli che provengono dagli interventi ad esso diretti in termini di investimento in ricerca e sviluppo e in innovazione; ma molto più fortemente interessato all'aiuto in termini fiscali e di detassazione demandato ai singoli governi e finalizzato al contenimento del costo del lavoro e quindi del prodotto.

Gli incentivi, quindi, non sono stati utilizzati per incidere e orientare le scelte delle imprese verso obiettivi economicamente e socialmente rilevanti, né hanno modificato le caratteristiche del sistema produttivo a cui erano rivolte. Esempio eclatante sono gli incentivi alla ricerca e sviluppo e innovazione ai quali è stato assegnato un ruolo centrale per ciò che riguarda le ricadute attese in termini di competitività del sistema produttivo. Essi non hanno corretto la bassa intensità di spesa in Ricerca e sviluppo che caratterizza patologicamente l'intero sistema produttivo italiano (nel 2007 lo 0,55% del PIL, contro una media dei paesi di area euro pari a 1,19%). Gli incentivi dedicati all'innovazione hanno evidenziato un'insufficiente propensione delle singole imprese ad investire in ricerca e sviluppo.

La bassa entità di tale spesa a livello nazionale è legata alla struttura stessa del sistema industriale italiano in cui è scarsa la presenza di imprese "ad alta intensità tecnologica" caratterizzate da una propensione alla spesa in ricerca, e da un elevato numero di imprese di piccole e piccolissime dimensioni la cui più bassa propensione alla spesa in ricerca e sviluppo condiziona la massa critica della spesa di tutto il sistema produttivo. L'incapacità di propensione all'investimento in ricerca e sviluppo rende inefficaci molti degli interventi che potrebbero rivelarsi un volano per l'uscita vera dalla crisi strutturale del nostro sistema impresa.

Il tema della "riconversione ambientale" dell'economia attraverso la produzione di energia da fonti rinnovabili, con prospettive miracolistiche di recupero della stagnazione economica, è un ulteriore esempio di questo stato di cose. Questo settore denota una crescente dinamicità soprattutto nell'eolico e nel fotovoltaico, sostenuto dalla politica degli incentivi statali che, la Commissione Europea ha giudicato persino "troppo generosi" se valutata in termini di efficienza.

Il settore si sta sviluppando in modo frammentario, con un'intensa attività che ruota intorno all'installazione di componenti importati dall'estero, e non investe il settore produttivo, l'unico in grado di far leva sulla capacità di crescita del paese.

Gli aiuti in termini fiscali, nei quali si colloca l'esenzione dall'IRAP come moltissimi altri aiuti di questi anni, pare inoltre finalizzato esclusivamente alla grande impresa poiché la struttura finanziaria del sistema produttivo italiano evidenzia che il 40% delle società di capitale (SRL e SPA) dichiara un valore negativo o assente.

Le politiche e gli aiuti in ricerca e sviluppo e in tecnologia non coinvolgono neppure il settore della scuola pubblica come dimostra la recente riforma scolastica e universitaria. Le politiche di intervento targate Tremonti-Gelmini tentano maldestramente di spacciare la diminuzione degli stanziamenti come premi alla meritocrazia, ma entrano nell'alveo degli investimenti visti come costi e quindi come un peso al libero mercato e non come investimento strategico per intraprendere quella ripresa che lo stesso settore imprenditoriale italiano dice di percorrere. L'impronta liberista e la competizione sul libero mercato giocato sul crinale del contenimento del costo del lavoro diretto ha distrutto e sta distruggendo le economie locali.

La situazione provinciale savonese, segue l'andamento nazionale, che ha derubricato la programmazione economica dall'agenda politica, che ha via via depauperato il patrimonio collettivo inteso come intelligenze e capacità imprenditoriale.

La deriva finanziaria delle imprese ha poi fatto il resto.

Per sommi flash elenco alcune realtà che hanno segnato la crisi passata e recente della provincia di Savona.

La provincia in "pillole"

Ponente

Testa di Albenga. Settore chimico. Fabbrica del burro-cacao e di caffeina per la coca-cola 59 dipendenti, 30 esuberi a maggio 2008.

Piaggio. È partita il 2 gennaio 2010 negli stabilimenti di Finale e di Sestri Levante la cassa integrazione per 13 settimane che coinvolgerà 773 addetti. A Finale resteranno a casa a zero ore per tre mesi 140 lavoratori (ad inizio trattativa ne erano previsti 203). Per altri 24 addetti la cassa durerà per 15 giorni al mese su tre mesi. Infine ci saranno a Finale 189 addetti in Cassa un giorno alla settimana fra gennaio e marzo. Tutto dovrebbe tornare a regime da aprile. Nei primi mesi del 2010 la produzione verrà quindi ridotta ad un terzo. Il personale verrà coinvolto in un programma di formazione di 200 ore pro-capite.

Cantieri Rodriquez. Roberto Colaninno. Furio Mocco e Francesco Rossello24 lavoratori in cassa da oltre 2 anni. I lavoratori di Pietra chiedono certezze sul loro futuro. La situazione di Pietra Ligure risulta molto preoccupante a causa di una vertenza che ormai dura da anni e che ha visto il ridimensionamento delle attività e degli spazi urbanistici dei cantieri Rodriquez. Vertice previsto per ieri, 14 gennaio 2010 è stato rinviato. Sulle aree lasciate libere dovrebbe sorgere un albergo a 4 stelle da 9.500 mq, un residence 1.390 mq, negozi per 1.850 mq, 3 edifici per abitazioni private 15.580 mq, 800 parcheggi tra pubblici e privati.

Vado Ligure e Quiliano

Ciet. Settore telecomunicazioni dell'indotto Telecom Italia. Su 40 addetti ne conta 10 in cassa integrazione straordinaria dal giugno 2009 a giugno 2010.

Ispeco. Azienda meccanica di vado con 35 dipendenti di cui 11 in cassa integrazione ordinaria da novembre 2009 a febbraio 2010

Gasco Group. Sistemi di alimentazione per automazioni. 6 dipendenti, tutti in cassa integrazione. Procedura di cassa in deroga da gennaio 2010 a giugno 2010.

Mimitalia. Minuteria metallica di precisione. 7 dipendenti, 4 in cassa ordinaria da novembre 2009 a febbraio 2010.

Sicis. Produzione di Circuiti stampati. È entrato un nuovo socio SO.Co.El. 30 dipendenti di cui 25 in cassa da giugno 2009 e fino a fine gennaio 2010.

Telerobot Ocem. Meccanica di precisione di Valleggia (frazione di Quiliano). Rilevata un anno fa da Telerobot di Genova, 25 dipendenti, 14 in cassa da ottobre 2009 a marzo 2010.

Elettroeuropa. Azienda artigiana del Settore metalmeccanico. Non ha possibilità di accesso alla cassa integrazione ordinaria 7 dipendenti di cui 5 in cassa in deroga da ottobre 2009 a marzo 2010.

Cantieri Navali Vadesi. Chiusura nel 2009 con 40 dipendenti in esubero.

Levante

Cantieri Baglietto (Varazze, La Spezia, Pisa). Il gruppo ha annunciato 65 esuberi. Dipendenti 63 a Spezia, 40 a Varazze, 68 a Pisa. La proprietà ha intenzione di investire 6,6 milioni di € nei prossimi 3 anni.

Ep-System Albissola Marina. Progettazione e produzione generatori elettrici ad inverter per la saldatura e taglio. Da mesi si parla di trasferimento della produzione in Brasile, di questi giorni è l'annuncio di una ricapitalizzazione di una join venture con un'impresa brasiliana. Arriva da un periodo di cassa integrazione di 13 settimane. 10 lavoratori non hanno ancora ricevuto il saldo del TFR.

Savona e il porto

Il sistema portuale è uno dei settori più importanti dell'economia savonese. Esso è cresciuto sia in termini di quantità che di qualità. Dal punto di vista della movimentazione di merci, e dal punto di vista del settore passeggeri. Non mi dilungo sui dati ma il volume di traffico ha segnato una significativa flessione nel 2008 che si trascina anche in questo inizio di anno. Nonostante l'Autorità Portuale sia fra i promotori del Sistema Logistico Integrato del savonese e della Valbormida, insieme ad amministrazioni e operatori savonesi, il progetto che avrebbe dovuto assicurare servizi logistici alla merce in transito attraverso il porto di Savona-Vado, tramite il recupero di aree industriali dismesse nel retro porto e in Valbormida, inserendosi nella rete infrastrutturale per la logistica del Nord-Ovest italiano non è mai partito, soprattutto nella parte valbormidese.

La proposta della costruzione della nuova piattaforma Maersk di Vado si innesta in un disegno più teorico che reale. Da non trascurare in questo senso i recenti accordi tra Piemonte e Liguria e l'eterno dibattito sul terzo valico contrapposto ad un potenziamento dell'asse centrale ligure. Questa strategia comporterà il tramonto di una qualsiasi prospettiva di retroportualità delle aree valbormidesi. L'accordo tra Piemonte e Liguria per la logistica prevede, infatti, che il Piemonte, e l'Alessandrino in particolare, metta a disposizione le aree insediative e la Liguria i porti. In questo senso il recente caso Nordiconad è emblematico.

L'attuale situazione Maersk, l'impatto occupazionale non certo, la situazione precaria del sistema infrastrutturale alternativo alla gomma, e l'impatto ambientale connesso a tale opera ci hanno fatto assumere un atteggiamento da sempre critico su questo intervento. Un'opera che ad oggi non fornisce sufficienti garanzie sotto il profilo occupazionale a fronte di sicure ripercussioni ambientali e sulla qualità della vita dei vadesi.

Le attività portuali e logistiche dovranno accompagnarsi a politiche di intervento sul personale impiegato e basate sulla salvaguardia della sicurezza, sulla lotta alla precarietà e ad interventi sui ritmi di lavoro. Particolarmente significativo ed impattante è l'aspetto dei lavoratori delle cooperative portuali e dei soci per i quali è in vigore la "chiamata", sia essa telematica che fisica. Essi alternano giornate fatte di turni massacranti senza discontinuità a lunghi periodi di inattività. Vivono nella più completa incertezza della loro vita quotidiana e delle prospettive di lavoro nell'arco delle 24 ore successive. Questa condizione che alterna turni stressanti e continuativi aumenta il rischio incidenti in modo evidente come la tragedia nel porto di Genova ha testimoniatoFurio Mocco.

Le infrastrutture

Il dibattito sulle infrastrutture locali e provinciali, anche localmente, punta su grandi e costosi interventi di dubbia utilità sia per il territorio che per il comparto economico che dovrebbero sostenere. Alberga-Millesimo-Predosa, Aurelia bis sono solo alcuni di tali esempi.

Ai grandi interventi e alle grandi opere viarie basate sul trasporto su gomma si devono sostituire interventi razionali e realizzabili in termini di ammodernamento e potenziamento delle infrastrutture viarie esistenti. In questa ottica è del tutto scontato per noi sostituire gli stanziamenti necessari al progetto Albenga-Millesimo-Predosa e Aurelia bis con interventi di ammodernamento ferroviario nel tratto Savona-San Giuseppe-Ceva-Alessandria e nel tratto costiero. Tale strategia consentirebbe di allargare e mutare l'insieme delle relazioni territoriali esistenti dallo schiacciamento sull'asse centrale genovese sulla cosiddetta "area centrale ligure" e passare ad un ruolo di snodo importante del savonese e del ponente per l'intero arco del Mediterraneo.

La proposta permetterebbe, infatti, all'area savonese di migliorare sia le relazioni orizzontali con il ponente ligure e con le regioni meridionali francesi, sia quelle in senso verticale con il Piemonte. I poderosi finanziamenti necessari alla realizzazione del terzo valico genovese, all'Albenga-Millesimo-Predosa e Aurelia bis dovranno quindi essere dirottati sull'ammodernamento delle linee ferroviarie esistenti del ponente,ponendo rimedio ad una struttura ferroviaria ferma al 1900 e offrendo parallelamente una potenzialità e uno sbocco immediatamente realizzabile.

Questo sistema di trasporti sarà in grado di competere con il cosiddetto corridoio 24 e con i nuovi collegamenti tra mare e Nord Europa che, secondo alcune recenti ipotesi, si svilupperebbero sul tracciato Barcellona-Marsiglia, per poi deviare a Nord, fino al nuovo traforo alpino di Loetsschberg che collega il canton Vallese a quello di Berna.

È del tutto evidente che la mancanza di strategia nelle infrastrutture alternative alla gomma nel ponente ligure finirà ancora una volta per penalizzare sia il ponente stesso che la bassa valbormida. In questo modo abortirà definitivamente il potenziale sbocco logistico e di retroportualità di vaste aree della Valbormida legata al potenziamento del porto di Savona-Vado.

La Valbormida

La Valbormida ha perso nel corso degli ultimi anni la caratteristica di polo chimico-industriale della Provincia a causa delle ripetute crisi avvenute e in corso di svolgimento. Le ripetute crisi industriali hanno inoltre profondamente trasformato l'intero assetto socio economico del comprensorio. La grande impresa è del tutto scomparsa e la base produttiva è rappresentato dalla piccola e media impresa.

Il calo di investimenti, la globalizzazione dei mercati, la delocalizzazione produttiva, l'incapacità di intraprendere percorsi di innovazione e di trasformazione hanno insieme determinato e determinano un insieme di fattori che si manifestano in un continuo ed inesorabile processo di impoverimento strutturale del comprensorio. Le soluzioni proposte per fronteggiare le crisi industriali hanno sempre prospettato insediamenti produttivi di retroguardia, funzionali alla logica della minimizzazione degli investimenti e alla massimizzazione dei profitti in tempi brevi.

Tali fattori, uniti all'attuale congiuntura mondiale, stanno determinando una vera e propria emergenza occupazionale e di prospettiva alla quale si può pensare di dare una risposta solamente in termini di interventi globali che delineino un vero e proprio ripensamento del tessuto economico produttivo della zona. In Valbormida si stanno consumando vecchie e nuove crisi occupazionali.

Ferrania Techonologies. Vicenda che si sta ormai consumando e non fa più notizia. Anche l'impatto numerico dei lavoratori coinvolti è ormai poco interessante. Voglio ricordare alcune tappe di questa crisi che esplode nel novembre 1995 con l'annuncio ufficiale da parte di 3M di uscire dal business dei prodotti fotosensibili. Questa decisione coinvolge circa 16.000 lavoratori a livello mondiale. L'impatto su Ferrania interessa 1.600 persone che costituiva allora ancora la maggiore realtà produttiva di tutta la provincia. Nel Luglio 1996 Nasce ufficialmente Imation S.p.A. con un'operazione tecnicamente definita in gergo SPIN OFF. Nell'Agosto 1998 : Viene Venduto il business della diagnostica medicale a KODAK. Questa operazione comprendeva: la cessione a Kodak di mercati, clienti, proprietà industriali, brevetti valutati in 520 milioni di dollari; una commessa di 2 anni per la fornitura a Kodak del prodotto radiografico convenzionale che usciva da Ferrania etichettato Kodak; l'impossibilità da parte di Ferrania nello stesso periodo (2 anni) di rientrare nel business della diagnostica per immagini. Agosto 1999 nasce la Ferrania S.P.A. con una operazione di SPIN OFF da Imation. A Febbraio 2004 Ferrania entra in amministrazione controllata sotto la giuda del commissario dott. Rosina, il quale ha come compito quello di fornire entro il 25/03/2004 tutti gli elementi necessari alla elaborazione di un piano industriale per Ferrania e la contestuale cessione di attività. L'Impatto occupazionale : 870 dipendenti diretti dello stabilimento, con essi altri 300/400 dipendenti di imprese che lavorano nell'indotto. Il contesto provinciale perde in questi anni qualcosa come 15.000 posti di lavoro. La procedura di amministrazione controllata termina con l'assegnazione della Ferrania Imaging Techonologies alla cordata genovese Gambardella-Malacalza-Gavio. Contestualmente viene elaborato un protocollo di intesa sottoscritto il 1 luglio 2005 dalle parti interessate (il Ministro delle Attività produttive, Il Presidente della Regione Liguria,Il Presidente della Provincia dì Savona,Il Sindaco del Comune di Cairo Montenotte,l'Unione Industriali,la FITRA investimenti ,I rappresentanti delle organizzazioni sindacali (CGIL, CISL, UIL). E l'accordo sindacale tra la Fitra Investimenti e le organizzazioni sindacali. Inizia in questo momento una produzione di piani industriali e accordi di programma rigorosamente controfirmati dalle parti che a fronte dei continui tagli al personale e nuovi contratti capestro lasciano sostanzialmente le cose come sono in termini di strategia industriale. Su questi accordi di programma si infila di tutto dalla centrale a Carbone da 800 MWE, alla copertura dei parchi carbone di Bragno(tuttora a cielo aperto),alla Millesimo Predosa, alla centrale a biomasse, il potenziamento funiviario con annessa concessione per 25 anni. Dalla fase degli accordi di programma si passa poi alla Marco Ravera e Furio Moccoprogrammazione industriale verbale, agli impegni della cordata imprenditoriale con Burlando. In questo ambito rientra il progetto del laminatoio,usato per confondere ancora di più. L'ultimo piano industriale di Ferrania presentato dall'azionista è del tutto insufficiente dal punto di vista degli sbocchi occupazionali ad esso collegati. Il piano prevede circa 260 unità dipendenti impiegate a regime,nel 2011, passando per circa 95 persone impiegate nel 2009 e circa 180 nel 2010. Queste cifre dimostrano in modo inequivocabile quanto sia stato pesante e insostenibile il saldo occupazionale patito. A fronte di un organico di circa 630 persone ad aggiudicazione del bando di vendita alla cordata genovese,e di un organico effettivamente traghettato di 450 verso la Ferrania si arriva a 95 persone previste nel 2009. Insostenibile. Riteniamo che il dilemma vero a cui siamo sempre stati di fronte sia quello di capire le vere intenzioni di questa cordata industriale. Se da una parte il progetto del laminatoio è sorpassato poiché non industrialmente perseguibile, come si legge nel piano industriale Ferrania, dall'altro non si capisce perché la Regione dovrebbe derogare al piano energetico redatto per consentire la realizzazione di una centrale a biomasse della potenza richiesta (10 MW). Il progetto del teleriscaldamento previsto per i Comuni di Cairo Montenotte, Carcare e Altare è un progetto sicuramente interessante;tuttavia questo deve essere inserito nel piano energetico regionale ,piano che rientra nelle competenze regionali. Il caso Ferrania continua a muoversi su un canovaccio consolidato, alcune scaramucce giocate sulle testate giornalistiche, rimpalli di responsabilità tra i soggetti pubblici e privati,i lavoratori in mezzo usati come merce di scambio e di ricatto. Non si conosce infatti quanti dei potenziali lavoratori a regime nel 2012, stimati in circa 300 unità, provengano da quelli posti in cassa integrazione nei periodi precedenti. Di certo oggi c'è l'attuazione della parte di piano industriale del fotovoltaico e l'arrivo dei macchinari per la produzione delle celle fotovoltaiche che dovrebbe partire in marzo/aprile e l'avvio di ferrania Solis.

Italiana Coke. 230 dipendenti, caso ambientale aperto.

Saint Gobain Vetr.i. 2 stabilimenti Dego (210+70 dipendenti) e Carcare (96 dipendenti). Ha partecipazioni in Vetreria etrusca e Bormioli Rocco. Da qualche periodo si parla di una cessione in toto all'americana... Ha iniziato da anni un massiccio processo di terziarizzazione di alcune fasi produttive a cooperative e imprese di fornitura di servizi esterne.

Vetreria etrusca. Il Ministro Scajola ha inaugurato il mese scorso una nuova linea.

Bormioli Rocco. Cassa integrazione nel periodo di Natale.

Artigo Mondoruber. 70 dipendenti, realtà senza particolari sentori di crisi.

First Plast. 70 dipendenti, realtà senza particolari sentori di crisi.

Rolam. Multinazionale canadese operante nella componentistica per auto. Chiusa nel 2004 mediante la clonazione dello stabilimento dello stabilimento di Altare in Polonia finalizzato alla diminuzione dei costi di produzione e ad una maggior competitività sul mercato. con successiva chiusura e 140 esuberi. In parte assorbiti dalla Cabour che si è aggiudicata le aree.

AP. 400 dipendenti in totale, cassa integrazione a rotazione. Metalmeccanico componentistica per auto (freni). Ha seguito le sorti della crisi dell'auto. Il caso AP Looked riporta alla mente un altro caso simile: la Rolam di Altare. Le analogie tra le due aziende sono molteplici: ambedue operanti nel settore automobilistico, ambedue multinazionali, per ambedue la situazione di crisi è stata imputata alla crisi del settore dell'auto con conseguente diminuzione delle commesse e degli ordinativi. L'uscita di Bosch da AP ha prodotto il dirottamento di alcune produzioni della linea Fiat in Polonia. Con Continental è iniziata una attività di trasferimento della produzione negli stabilimenti cinesi e indiani. Sono 155 i lavoratori dell'AP di Cairo Montenotte posti in cassa integrazione da ottobre,e ad altri 70 lavoratori precari non è stato rinnovato il contratto.

Trench Italia e Schneider. Settore elettromeccanico alta e bassa tensione.

Demont. 1400 dipendenti, solida azienda con commesse in tutto il mondo, risulta essere una delle più grandi aziende della provincia.

Nova Glass e Erga. Circa 60 dipendenti, aziende satellite della Vetr.i Dego e legate all'andamento di quest'ultima.

Cabur di Altare. 110 addetti. Morsetetria per quadri elettrici e prodotti elettronici. Installata ad Altare da Albissola nel 2006. Proviene da un periodo di cassa integrazione ordinaria a rotazione di 3 mesi. Si prevede collaborazione con ferrania Solis nella seconda metà del 2010 quando ferrania produrrà le celle fotovoltaiche.

Officine Cagnone di Altare. 12 dipendenti prevede cassa in deroga.

Il nostro programma provinciale prospettava un nuovo modello concettuale e di sviluppo per l'intera Valbormida, basato sulle potenzialità e le peculiarità in termini territoriali, di esperienza e di professionalità, capace di concretizzare un modello economico-produttivo per traguardare obiettivi innovativi e di lungo respiro.

La nostra proposta per la Valbormida è quella di costituire una zona strategica posta tra area ligure costiera e territorio padano come zona di qualità, di competitività e di eccellenza accanto alla sua tradizionale e consolidata connotazione industriale.

Ciò è possibile salvaguardando e valorizzando le risorse ancora presenti, recuperando un più alto livello di qualità ambientale, attivando forme di riqualificazione e interventi di bonifica delle aree degradate, coniugando una spinta innovativa verso le nuove tecnologie e l'Hi-Tech.

La rinascita della Valbormida Silvio Pirotto, Maurizio Loschi, Alessandro Favilliha come prerequisito l'abbandono di progetti di retroguardia ad altissimo impatto ambientale e a scarsissimo impatto occupazionale che hanno caratterizzato le proposte formulate in questi ultimi anni.

Occorre quindi ripensare la Valbormida come un unico progetto organico di insieme che sappia unire interventi nel settore delle infrastrutture, dell'industria, del turismo, dell'artigianato e del terziario avanzato,della scuola e della formazione, dell'innovazione tecnologica al fine di fornire un progetto di sistema che si interconnetta alle potenzialità dell'intera Provincia e della Regione.

La recente vicenda Nordiconad si inscrive nelle speranze mancate di questo territorio.

La decisione di avviare le attività di Nordiconad nelle are ex IP di Quiliano invece che nelle aree Ferrania, deve essere valutata alla luce di ciò che si è fatto per invertire una situazione ormai incancrenita da molti anni.

Pare che poco importi alla politica se il territorio chiede da anni l'ambientalizzazione della produzione di Italiana Coke e la copertura dei parchi carbone,aspetti sempre presenti negli immancabili accordi di programma;ma puntualmente disattesi.

Mentre si assiste all'impegno di risorse monetarie per il terzo valico, per la gronda, per il ponente Ligure, la zona centrale ligure e l'entroterra savonese continua a registrare disinteresse per investimenti sulle infrastrutture viarie alternative alla gomma.

Al contrario la Albenga-Millesimo Predosa raccoglie un plauso bipartisan senza alcuna riflessione sulla sua effettiva utilità in termini di ripresa economico-occupazionale del territorio valbormidese.

La programmazione provinciale poi è evidentemente più interessata allo sfruttamento turistico e cementificatorio della costa che ad una ripresa dell'entroterra.

Nello scenario della reindustrializzazione della Valbormida è emblematica la vicenda del cementificio di Bragno. Dove è sorto un nuovo cementificio,terminato e mai entrato in funzione per motivi di mercato. Al di là delle implicazioni ambientali che tale produzione avrebbe potuto avere , questo caso è emblematico anche dal punto di vista degli accordi di mercato tra i leader mondiali del settore che si sono accordati per il non avvio della produzione.

Il fenomeno della terziarizzazione e dell'esternalizzazione di forniture, lavorazioni e servizi

Anche a livello provinciale e significativo il fenomeno della terziarizzazione di processi produttivi che fanno nascere aziende artigianali e di servizi mono cliente e che si legano a doppio filo con la casa madre.

Il fenomeno della terziarizzazione di servizi in generale,avviene concretizzando e attuando alcune norme della legge 30 e in molti casi superandola in senso negativo.

La spinta alla terziarizzazione è guidata dalla competizione sul costo del prodotto che si scarica direttamente sul costo del lavoro. Nella quasi totalità gli addetti ai processi esternalizzati non godono dello stesso contratto di lavoro applicato dalla ditta esternalizzante, non godono neppure del trattamento minimo contrattuale del contratto della ditta esternalizzante. L'aggiudicazione degli appalti viene effettuata esclusivamente su base economica, al minor prezzo applicato, con conseguente contrazione dei diritti sui lavoratori in termini di retribuzione, copertura sanitaria, orari di lavoro, in una parola in base alla flessibilità che genera minori costi. Il fenomeno porta ad una competizione nell'ambito delle imprese fornitrici di servizi che si scarica direttamente sulle condizioni di lavoro.

Innesca inoltre un'altra competizione tra personale dipendente dell'impresa esternalizzatrice e personale dell'impresa che fornisce il servizio.

La famosa competitività in termini di costo del lavoro.

L'applicazione del contratto farebbe decadere la convenienza dell'operazione.

Quindi si scaricano sulle ditte esterne condizioni di lavoro e di contratto che non sarebbero possibili per i dipendenti diretti.

Alle ditte fornitrici di servizi terziarizzati vengono richiesti il rispetto di standard e procedure qualitative al di fuori delle loro possibilità che non possono essere coerenti con i prezzi applicati per la fornitura dei servizi.

Il modello di turismo

Il modello di turismo che si propone rincorrere quello del Principato di Monaco fatto di cemento e porticcioli. Basta pensare all'assurdo, continuo e incondizionato sostegno all'aeroporto di Villanova d'Albenga. Costoso per tutti, utile a pochi. Alla sponsorizzazione di porti turistici con annesse volumetrie residenziali. La Margonara tra Albissola Marina e Savona, il mega porto di Loano, quello di Borghetto Santo Spirito e di Albenga. Questi progetti hanno rappresentato, come i campi da golf, dei "cavalli di Troia" per costruire sempre di più. Per consumare sempre più il nostro territorio.

Noi pensiamo, invece, che la naturale vocazione turistica della nostra costa debba comprendere l'integrazione e la valorizzazione dell'entroterra offrendo proposte qualitativamente ed economicamente competitive.

L'offerta turistica dovrà saper coniugare l'aspetto legato alle bellezze naturalistiche ambientali e la valorizzazione storico culturale ed artistica attraverso la costituzione di proposte che comprendano itinerario naturalistico culturale legato alla riscoperta e la plateaalla conoscenza del territorio.

Cantieristica

Anche la cantieristica risulta in crisi, anche in questo caso essa ha radici sicuramente più lontane dell'attuale contingenza. Recentemente Da Sestri Ponente a Pietra Ligure la cantieristica ligure si è mobilita per la difesa dei diritti e dell'occupazione.

Mentre i lavoratori di Sestri Ponente si mobilitano per rivendicare il rispetto degli impegni assunti dalle parti,i lavoratori di Pietra,in cassa integrazione da due anni, chiedono certezze sul loro futuro.

La situazione di Pietra Ligure dei cantieri Rodriquez risulta molto preoccupante a causa di una vertenza che ormai dura da anni e che ha visto il ridimensionamento delle attività e degli spazi urbanistici.

Un altro tema che sottopongo all'attenzione della discussione è lo strumento degli accordi di programma che intervengono nei casi di crisi conclamata. Questi accordi di programma paiono il grimaldello con il quale fare accettare ai territori soluzioni e insediamenti impattanti e non voluti dai territori stessi, con saldi occupazionali devastanti,agendo sul ricatto occupazionale e su prospettive di riconversioni convenienti solo per chi le propone.

Il sistema previdenziale e i fondi pensione

Il fenomeno della deriva finanziaria delle imprese e del capitalismo è conclamato da molti ed illustri studiosi. Esso si concretizza negli investimenti di ingenti flussi di denaro in operazioni speculative,giochi di borsa, scalate finanziarie di imprese, banche e assicurazioni. Denaro sottratto ad investimenti su tecnologia, rinnovamento e qualità, ambiti nei quali la remunerazione e il ritorno di capitale hanno tempi decisamente più lunghi.

Un ruolo importante in tale deriva, lo ha giocato la partita del controllo del salario differito dei lavoratori, il business grandioso delle pensioni integrative, che ha permesso di intercettare flussi di denaro fresco e sano ad esclusivo vantaggio di un sistema finanziario le cui caratteristiche poco chiare ed edificanti sono state più volte messe a nudo.

I dati diffusi recentemente dalla COVIP (organismo di "vigilanza" sui fondi pensione) e gli andamenti dei fondi pensione sono allarmanti.

L'andamento disastroso dei rendimenti dei FPI, sia chiusi che aperti, dimostrano che da maggio 2007 a giugno 2008 i maggiori fondi di categoria, hanno perso l'1,9%, con punte dell'8-10% per le linee azionarie (qualche esempio: linea bilanciata dei metalmeccanici Cometa: -5%; linea bilanciata azionaria dei chimici Fonchim: -8,3%; linea bilanciata degli autoferrotranvieri Priamo: -2,1%; linea bilanciata azionaria delle telecomunicazioni Telemaco: -9,6%). Al contrario il TFR lasciato in azienda , anche per effetto del costo della vita, si è rivalutato del 3,6%.

Alla luce di tali andamenti disastrosi, attribuiti all'andamento della borsa e del mercato azionario, sul quale quasi giornalmente vengono "bruciati" milioni di euro, molti fondi pensione si sono premurati di scrivere ai loro associati, noi lavoratori, tentando di tranquillizzarli, sia sull'Maurizio Loschiandamento della loro posizione, sia sul loro salario differito accantonato.

"È un fatto, sta andando giù" ammettono " gli associati che si sono iscritti nel 2007, in questo momento, sembrano aver avuto un rendimento negativo. La loro posizione è comunque positiva. Infatti hanno ottenuto:

  1. il contributo aziendale che non avrebbero ricevuto in caso di mancata iscrizione;
  2. il trattamento fiscale di favore (deduzione dei contributi versati);
  3. acquistano titoli a prezzi inferiori rispetto a quelli acquistati in caso di crescita del mercato. A parità di esborso ricevono quindi più titoli.

Già ma quando verrà il momento della liquidazione, dell'uscita da questi fondi, quanto di quel capitale virtuale rapportato in quote di adesione,si trasformerà in vile moneta necessaria alla sopravvivenza materiale del futuro pensionato ? Questo dipenderà dal valore delle quote al momento dell'uscita. Valore che a sua volta dipenderà dall'andamento dell'economia e della borsa in quel momento ! Da qui si capisce che chi uscisse oggi avrebbe una perdita secca!

Per costringere i lavoratori ad aderire ai FPI, si è fatto di tutto: distrutto le pensioni di anzianità (riforma di Dini nel 1995), si è escogitato l'imbroglio del silenzio-assenso, si è ridotto il salario a livello da fame, con l'accordo del 23 luglio 2007 si prevede la decurtazione del 6/8% dei "coefficienti di trasformazione".

Alla fine di aprile 2008 gli iscritti alla previdenza complementare erano 4,65 milioni, poco più di un quinto su un totale di circa 22 milioni di lavoratori, con un tasso di adesione del 25%, ben lontano da quel 40% fissato come obiettivo per fine 2007.

Il meccanismo dei Fondi Pensione è basato sulla convinzione della crescita infinita, dello sviluppismo sia in termini imprenditoriali che di Prodotto Interno Lordo, sulla credenza salvifica del mercato e dei sui meccanismi, nelle magnifiche sorti e progressive della globalizzazione e della competizione.

Oggi che tutto ciò risulta essere messo in discussione dagli obiettivi fallimenti e le recessioni economiche in atto, i lavoratori pagano più volte il costo di queste scelte. Perdendo sia il lavoro sia la minima quantità di denaro necessario alla loro sopravvivenza.

I lavoratori, il loro lavoro, il loro salario, sia diretto che differito, è sotto il controllo degli speculatori di turno che decidono come e quanto prelevare loro per finanziare l'arricchimento di pochi soliti noti.

Intanto il governo interviene con un disegno di legge su numerosi aspetti del sistema previdenziale italiano che dovrebbe introdurre:

Dato il flop delle adesioni ai fondi pensione integrativi, da parte dei lavoratori che ancora potevano scegliere la destinazione del loro salario differito, il DDL tende a raggranellare nuove adesioni utilizzando il concetto del silenzio assenso riproposto ogni due anni.

Provvedimento discutibile e alquanto scorretto che tende a garantire flussi di denaro al mercato azionario invece che alla salvaguardia del salario differito dei lavoratori.

Il salario differito dei lavoratori, il famoso TFR, sta subendo l'attacco concentrico di Governo e Confindustria, la quale ritiene questa parte di salario di proprietà delle imprese e fonte di autofinanziamento.

Ancora una volta i lavoratori e il loro salario saranno i finanziatori di sistemi economici e finanziari pensati e voluti per l'arricchimento dei poteri economici a discapito dei lavoratori.

Sui fondi pensione integrativi è invece necessario un DDL che puntasse ai seguenti obiettivi:

Paradossalmente mentre si sbandiera la fine della crisi le situazioni di emergenza occupazionale si moltiplicano su tutto il territorio ligure e nazionale.

Il governo per fine anno regala ai lavoratori una finanziaria che li scippa del loro salario differito e prevede una diminuzione del sostegno al reddito per i lavoratori in cassa integrazione in deroga.

Quest'ultimo provvedimento prevede una riduzione dei trattamenti del 10% in caso di prima proroga, del 30% in caso di seconda proroga e del 40% in caso di proroghe successive. Che si traduce in una miseria per chi è già gravemente colpito dalla perdita del posto di lavoro.

Questo è secondo il governo il modo di aiutare i lavoratori.Furio Mocco e Francesco Rossello Un governo che giornalmente alimenta una guerra di genere, di religione, di odio razziale e xenofobo. Che alimenta l'odio verso il diverso, il migrante, il diseredato. Che ha alimentato una contrapposizione tra generazioni,tra la generazione di coloro che ancora godono di alcuni diritti e quella di chi quei diritti li ha già persi, una guerra tra vecchi e giovani. L'attacco di Brunetta ai lavoratori della funzione pubblica, la loro rappresentazione da fannulloni è un'indecenza. I fatti di Rosarno, quelli di Castel Volturno hanno evidenziato il carattere eversivo dell'esecutivo e Hanno evidenziato le condizioni schiavistiche degli stranieri impiegati nei lavori stagionali. Queste sono le condizioni di lavoro alle quali tende l'esecutivo in carica. Ai fiumi di denaro pubblico regalati ad alcuni imprenditori italiani e alle banche si contrappone una politica di tagli al salario diretto e differito dei lavoratori, un aumento dell'età pensionabile per frenare il debito pubblico. Ma il regalo di Alitalia ai soliti noti non genera debito pubblico. Non è forse debito pubblico il denaro dato alle banche e al ponte sullo stretto di Messina?

Oggi ritorna il dibattito sulla tassazione, ma se le buste paga degli italiani, che nel 2008 secondo i dati anticipati dal Corriere della Sera, hanno denunciato un reddito medio di 19.100 euro, sono tra le più basse in Europa e tra i Paesi industrializzati, la è colpa dei salari lordi troppo bassi.

Secondo le ultime classifiche dell'OCSE gli stipendi netti degli italiani sono al ventitreesimo posto nella classifica dei trenta Paesi più industrializzati che aderiscono all'organizzazione. Se poi si considera lo stipendio al lordo delle ritenute fiscali e dei contributi, la nostra classifica migliora solo di una posizione. A parità di potere d'acquisto, lo stipendio di un lavoratore italiano senza figli è pari a 30.245 dollari, e nella graduatoria OCSE siamo davanti solo alla Repubblica Ceca, l'Ungheria, il Messico, la Nuova Zelanda, la Polonia, il Portogallo, la Slovacchia e la Turchia. E nella classifica che considera il salario netto, pari per un italiano a 21.374 dollari, ci supera pure la Nuova Zelanda. La nostra distanza dalla testa della classifica, che vede al primo posto per il salario netto la Corea (39.931 dollari), seguita da Regno Unito (38.147) e dalla Svizzera (36.063), è siderale. Ma siamo molto lontani anche dalla Germania (29.570 dollari) e dalla Francia (poco più di 26 mila).

I salari lordi italiani sono più bassi del 32,3% rispetto alla media dell'Europa a quindici. Naturalmente, siamo ben sotto la media dei 30 Paesi OCSE, con un 16% per cento abbondante in meno. Le differenze del salario tra gli italiani e i loro concittadini europei appaiono ancor più macroscopiche se si considerano i valori assoluti degli stipendi: 26.191 euro lordi per un lavoratore medio italiano, 32.826 per un francese, 43.942 per un tedesco e poco meno per un olandese. Solo spagnoli, greci e portoghesi, ma senza considerare l'inflazione, le tasse ed i carichi sociali previdenziali, sono dietro.

In vent'anni, secondo uno studio dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, il valore degli stipendi degli italiani rispetto al prodotto interno lordo è diminuito di quasi il 13%, contro una flessione media dell'8% registrata nei 19 Paesi più avanzati. I salari reali, secondo l'agenzia dell'ONU, considerati a parità di potere d'acquisto, sono crollati in Italia di quasi il 16% tra il 1988 ed il 2006. Il calo più forte, manco a dirlo, che si è registrato tra i primi undici Paesi industrializzati del mondo, superiore pure a quello della Spagna (-14,5%).

Ma non è l'ultimo record negativo, perché a parità di livello di istruzione con gli uomini, le donne italiane sono quelle che guadagnano meno di tutte rispetto agli altri Paesi industrializzati del mondo. In media, il 50% in meno.

A conclusione di questa incompleta fotografia del panorama lavorativo e produttivo savonese ritengo che con estrema urgenza occorra riprendere un percorso di interlocuzione con le organizzazioni sindacali che si battono per una ripresa dei diritti collettivi e del contratto collettivo di lavoro. L'attacco alle organizzazioni sindacali in disaccordo con il modello governativo ha portato ad una frattura grave tra le forze sindacali e tra esse e la rappresentanza politica. Mai come oggi il mondo del lavoro, le sue problematiche sono rimaste orfane di una rappresentanza parlamentare con il risultato che tali problematiche sono state sostanzialmente derubricate dall'agenda politica italiana. La rottura con il mondo sindacale e la visione economica del maggior partito di opposizione rappresentato in parlamento ha radici ben lontane e si è Alessandro Favilli, Marco Ravera, Furio Moccoconcretizzato con una ulteriore arretramento delle istanze di milioni di lavoratori e delle loro condizioni.

Occorre riprendere con le forze sindacali una visione strategica su temi urgenti del mondo del lavoro che in via prioritaria devono coinvolgere.

L'abrogazione ed il superamento della legge 30 - La normalizzazione dei contratti atipici

Tutto il sistema previdenziale, retributivo e fiscale che blocchi il concetto delle due aliquote e riprenda il concetto di progressività sancito dalla nostra costituzione.

Il falso problema della diminuzione delle tasse e della detassazione dello straordinario in nome della crescita e del sostegno alla domanda interna devono essere sostituiti da un concetto di tassazione progressiva in ragione del reddito.

Il superamento dei fondi pensione e della previdenza integrativa che ha tolto e toglierà risorse ai lavoratori.

La riproposizione di uno stato sociale che non sia basato sulla capacità produttiva del singolo, che ritorni a parlare di welfare e non di workfare.

Una politica di investimenti nella scuola pubblica ,un paese che guarda al passato non va da nessuna parte.

Per far questo c'è bisogno di tanto lavoro, ma soprattutto c'è bisogno di una Sinistra, che sappia riprendere la sua cultura,le sue tematiche e le sue progettualità, attualizzandole nel presente. Una sinistra Che sappia fare cultura. Una sinistra vera senza i "ma anche"alcune istantanee dalla "Conferenza" che riporti al centro dell'agenda politica il lavoro,i diritti,l'anticapitalismo,l'antipatriarcato,la laicità dello stato,la costituzione.

Questa sinistra non la si vuole, da fastidio. Questa sinistra oggi è in difficoltà,è stata espulsa dal parlamento italiano ed europeo, sta a tutti noi ridargli fiducia e fiato. Sta a questa sinistra riconquistare forza con progetti ed obiettivi chiari a cominciare dalle tematiche del mondo del lavoro e a prescindere dal risultato elettorale delle prossime elezioni regionali,che si stanno proponendo nel modo peggiore per quanto riguarda i contenuti programmatici e che sinceramente paiono tanto lontane dalle emergenze di moltissimi cittadini e lavoratori.

Furio Mocco
Responsabile Lavoro e Politiche economiche PRC Savona
Savona - 15 Gennaio 2010