Il vero dramma riguarda l'assenza di un piano industriale credibile. Questo a nostro modo di vedere è il tema centrale della discussione che si sta sviluppando attorno alla centrale a biomasse a Ferrania. La soluzione della centrale, infatti, non ha alcun impatto occupazionale significativo,
come del resto il piano industriale proposto, soprattutto se paragonato ai livelli occupazionali all'atto dell'aggiudicazione del bando (630 occupati).
La centrale aveva ottenuto un si condizionato dalla Regione che aveva anche rilasciato una deroga per raggiungere la potenza di 10 megawatt. La nuova centrale doveva sostanzialmente andare a sostituire quella esistente, avere una produzione limitata perché "inserita" nel Piano Energetico Regionale e far parte di un più complessivo piano di rilancio del sito produttivo. Quindi un si con prescrizioni precise e chiare.
Ma l'azienda non ci sta e rilancia presentando un progetto per il "teleriscaldamento" che ottiene una grande attenzione da parte del Comune e una ben più tiepida da parte di Rifondazione (dopo una iniziale disponibilità al confronto). Quindi il poco cortese Cortesi, l'amministratore delegato di Ferrania, quello che voleva l'inceneritore, rilancia ancora: produrre energia per progetti non meglio definiti e per, forse, vendere una parte della stessa energia. Un progetto radicalmente diverso rispetto a quello che aveva ottenuto parere positivo dalla Regione. È come se uno ottenesse una licenza da panettiere, per poi fare il dentista!
Qualcosa non va e la Regione prova a prendere in mano la situazione. Una delibera dell'Assessore all'Ambiente Franco Zunino (Rifondazione Comunista), discussa in Giunta regionale l'8 gennaio, prevede la diminuzione della potenza per l'impianto da 10 a 4 Mw. Una delibera che è stata rinviata dal Presidente Claudio Burlando in attesa di maggiori delucidazioni. È lo stesso Zunino a spiegarlo: «La nostra delibera rimane in campo, è valida. È stato deciso soltanto di sospendere la valutazione sull'atto che riduce la potenza dell'impianto, una decisione presa alla luce dell'arrivo di messaggi da parte dell'azienda sulla disponibilità a chiarire i punti "oscuri"». Prosegue Zunino: «Nelle carte con i progetti dell'azienda trasmesse ai nostri uffici dal Comune di Cairo emergeva l'intenzione di vendere metà dell'energia prodotta. Energia quindi non per uso interno per cui era stata concessa in un primo momento dalla Regione una deroga oltre i limiti e parametri per 10 megawatt elettrici. Quindi che una parte sia venduta è inamissibile». Per poi chiudere: «O Ferrania accetta una riduzione della potenza a 4 Mw così come previsto o presenta un piano industriale serio e complesso che giustifichi, appunto, l'autorizzazione alla deroga». deposito di biomassePiù chiaro di così.
Questa posizione, come quella tenuta dai Consiglieri comunali di sinistra a Cairo, non piace agli industriali, ma conquista la maggioranza del Partito Democratico. Tra i più intransigenti c'è il Consigliere comunale di Rifondazione Stefano Ressia che attacca il progetto: «Ma quale fronte del no. La nostra posizione è quella condivisa da tutta la maggioranza e dal PD di cui fanno parte Briano e Valsetti (Sindaco e Assessore, ndr). Semmai dimostra scarsa coerenza chi continua a cercare un impossibile compromesso. Non vorrei ripetere l'esperienza della Filippa quando troppi, nel PD e nella maggioranza, hanno assunto una posizione sibillina». Insomma questa centrale non sa da fare.
la redazione del sito
Cairo Montenotte - 11 Gennaio 2010