Il nuovo Piano industriale di Ferrania presentato dall'azionista in novembre e sul quale si chiede di sottoscrivere un nuovo accordo di programma, è del tutto insufficiente dal punto di vista degli sbocchi occupazionali ad esso collegati. A fronte di circa 260 unità dipendenti impiegate a regime,
e stiamo parlando del 2011, si passa per un totale di circa 95 persone impiegate nel 2009 e di circa 180 nel 2010. Queste cifre dimostrano in modo inequivocabile quanto sia pesante e insostenibile il saldo occupazionale previsto. A fronte di un organico di circa 630 persone ad aggiudicazione del bando di vendita alla cordata genovese, e di un organico effettivamente traghettato di 450 verso la Ferrania si arriva a 95 persone previste nel 2009. Insostenibile.
I continui rimpalli di responsabilità su ritardi e inadempienze da parte degli enti pubblici, i lamentati mancati trasferimenti dei contributi pubblici e i numeri sopra riportati, testimoniano quanto l'intera vicenda sia drammatica soprattutto per i lavoratori, i quali sono sempre stati utilizzati come merce di scambio e carne da macello giocata sul tavolo del ricatto occupazionale cui oggettivamente siamo sempre stati sottoposti.
L'ultimatum di questi ultimi giorni va proprio in questo senso, o si accetta il piano industriale proposto e si erogano i 10 milioni di euro o tutti a casa, tuona l'amministratore delegato di Ferrania. Riteniamo che il dilemma vero a cui siamo sempre stati di fronte sia quello di capire le vere intenzioni di questa cordata industriale. Se da una parte il progetto del laminatoio è sorpassato poiché non industrialmente perseguibile, come si legge nel piano industriale Ferrania, dall'altro non si capisce perché la Regione dovrebbe derogare al piano energetico redatto per consentire la realizzazione di una centrale a biomasse della potenza richiesta (10 MW). Il progetto del teleriscaldamento previsto per i Comuni di Cairo Montenotte, Carcare e Altare è un progetto sicuramente interessante; tuttavia questo deve essere inserito nel piano energetico regionale, piano che rientra nelle competenze regionali.
Gli incontri separati che si susseguono in queste ore (sindacati ed enti locali a Genova proprietà a Roma con Scajola) testimoniano ancora una volta come il caso Ferrania continui a muoversi su piani che sino ad oggi non si sono mai incontrati, ognuno va per la propria strada. Come al solito, dopo alcune scaramucce giocate sulle testate giornalistiche, vincerà il più forte, sacrificando ad ogni scadenza un numero notevole di lavoratori. il Prefetto Nicoletta Frediani durante un incontro con i lavoratori della Ferrania
foto tratta dal sito www.ivg.itQuesto processo lascia sul terreno professionalità, disoccupazione e precarietà. In una parola lascia per strada un gran numero di lavoratori.
Ogni attore istituzionale pare intenzionato a scaricare sull'altro colpe e inadempienze in base alle quali imputare le cause delle ricadute occupazionali. Opposizione del territorio a scelte aziendali (centrale a carbone), mancati finanziamenti, 20 ritardi, ecc. Altro aspetto da sottolineare e non secondario riguarda il possibile rientro dei lavoratori in esubero. Non si conosce, infatti, quanti dei potenziali lavoratori a regime nel 2012, stimati in circa 300 unità, provengano da quelli posti in cassa integrazione nei periodi precedenti.
Poiché non crediamo che l'imprenditoria privata abbia come missione la beneficienza e se è vero come è vero che la situazione finanziaria dell'azienda versa in situazioni drammatiche con perdite di portata rilevante, ci chiediamo perché non siano partiti i gli investimento nell'area della chimica, sui quali non c'è mai stato alcun veto da parte di nessuno?
A questo punto appare più che legittimo chiedere se C'è o no l'intenzione vera di un rilancio. Se l'imprenditore abbia la volontà vera di investire capitali a Ferrania, o invece si cerchi ancora una volta di "fare impresa" usufruendo di finanziamenti pubblici terminati i quali ci si sentirà dire: "Signori noi ci abbiamo provato ma non ci siamo riusciti, liberi tutti l'azienda è chiusa! “e a noi rimangono le aree".
A pagare il conto di tutto ciò sono sempre i lavoratori per i quali gli unici progetti sino ad oggi attivati rimangono la cassa integrazione e i cantieri scuola-lavoro che hanno carattere speciale e del tutto provvisorio. Essi non costituiscono per nulla una risposta di sistema alle crisi economico-industriali in atto non solo nella nostr a provincia, ma purtroppo in tutta Italia.
Commissione Lavoro PRC Savona
Carcare - 16 Gennaio 2009