In pochi passaggi ci ritroviamo a parlare della crisi della Ferrania rinnovando gli accenti e le preoccupazioni di qualche mese indietro. Certamente l'uscita delle società facenti capo a Malacalza e Gavio dalla cordata di imprenditori che avevano acquisito lo stabilimento complica una fase positiva creatasi dopo l'accordo, sottoscritto a marzo scorso, dall'allora Ministro Bersani; tale accordo, pur con alcuni punti incerti e nebulosi, arrivava dopo un percorso di discussione accidentato e tortuoso, durante il quale si era riusciti ad eliminare definitivamente dal tavolo la centrale elettrica a carbone, si era portato il
numero delle centrali a biomasse da otto ad una soltanto, con la possibilità di un progetto di teleriscaldamento per alcune zone di Cairo, e che vedeva finalmente una prospettiva reale di rilancio industriale con il possibile laminatoio a freddo. Per di più si era giunti ad individuare alcuni interventi infrastrutturali di grande importanza come, ad esempio, lo svincolo di località Curagnata dalla nuova variante del Vispa, a servizio della zona industriale di Bragno, la strada del ponte della Volta, il nuovo raccordo ferroviario con Ferrania.
Oggi tutto ciò viene rimesso in discussione? Io penso che il cambio di maggioranza al governo, con la vittoria della destra, e la forte influenza del Ministro Scajola e del senatore Orsi, abbiano determinato in parte la strada che la vicenda ha imboccato in questi giorni. Sono molte le dichiarazioni che fanno pensare che vi sia una forte pressione, anche solo mediatica, a rivedere i progetti contenuti nell'accordo.
Già ad ottobre, Scajola dichiarava che "come ministro delle Attività Produttive avevo firmato un piano che coinvolgeva Stato, Regione, privato ed Enti Locali per sistemare lo scandalo del carbonile, puntare sulla centrale, in modo da avere energia in provincia di Savona a costi minori, e rilanciare l'azienda. Ora è tutto fermo. Si sono spostati su soluzioni minori" (La Stampa, 20 Ottobre 2007).
La nostalgia per una bella "centralona" a carbone riaffiorava in pieno da queste parole. Ed infatti, giusto per far uscire dall'immobilismo l'accordo, il neo-eletto senatore Orsi ci metteva del suo. Si legge sul Secolo XIX del 17 Aprile scorso: Ma a far discutere c'è anche il destino delle grandi opere, delle infrastrutture e delle fabbriche, a partire dal progetto di ampliamento della centrale di Vado - sul quale il sindaco Giacobbe lancia subito l'altolà - e ai dubbi sull'accordo per Ferrania espressi dal neosenatore PdL Franco Orsi. Insomma: Berlusconi non è ancora insediato a Palazzo Chigi, ma il cambio di governo fa già discutere gli Enti locali che attendono con il fiato sospeso decisioni fondamentali per lo sviluppo della provincia. Sasso nello stagno anche su Ferrania: «Bisogna vedere se ci sono i soldi. Più ampio il respiro dell'accordo che volle Scajola», afferma testualmente Orsi.
Certamente il respiro di cui si parla è quello dei nostri polmoni, con Claudio Burlando durante un incontro con i lavoratori della Ferrania
foto tratta dal sito www.ivg.itl'aria piena di poveri sottili da carbone. In seguito, a Giugno, il senatore Franco Orsi, al termine del vertice romano, ha voluto rimarcare come "la priorità del ministro per lo Sviluppo economico Scajola appena insediato è stata quella di occuparsi del dossier Ferrania, un orgoglio per la Liguria. Il governo precedente aveva chiuso la sua attività con Ferrania, noi invece l'abbiamo iniziata" (Il Secolo XIX, 6 Giugno 2008).
Non c'è che dire, un bell'inizio. Come si vede, vi erano tutte le premesse per uno scardinamento dei contenuti dell'accordo.
Ma, al di là delle note polemiche, io credo che le prospettive ed i traguardi indicati nell'accordo vadano difesi fortemente dalle istituzioni firmatarie, in primis dalla Regione Liguria e dalla Provincia di Savona; inoltre, soprattutto a difesa dei posti di lavoro e per la salvaguardia delle prospettive economiche degli operai della Ferrania, spero vivamente che l'amministrazione di cui faccio parte, insista nella difesa delle materie oggetto della firma sottoscritta, respingendo le ipotesi di varie mega-centrali che dovessero ripresentarsi, come d'altronde ha già fatto giustamente in varie dichiarazioni il Sindaco Briano.
Non vorrei che, viste le note propensioni "nucleariste" dell'attuale Ministro delle Attività Produttive, dovessimo passare, con un abile gioco di prestigio, dal carbone al nucleare. Ipotesi questa che vedrebbe me stesso e, ne sono certo, la stragrande maggioranza dei cairesi, fortemente contrari.
Stefano Ressia
Consigliere comunale del PRC a Cairo Montenotte
Cairo Montenotte - 25 Settembre 2008
Articolo pubblicato anche sul periodico "Cairo notizie".