Ricostruire una coscienza di classe

Ai lavoratori della Ferrania e della Rolam

Cari compagni,
ho sentito la necessità di scrivere alcune righe di commento dopo aver letto gli articoli sul sito di Rifondazione Comunista di Savona a proposito della difficilissima situazione che i lavoratori della Valbormida stanno vivendo attualmente (ma non solo quelli). Scrivo perché sono convinto che la stampa comunista, e non mi riferisco quindi solamente al sito, debba essere utilizzata come uno strumento, necessario ed utile, che contribuisca a far crescere la coscienza di classe tra chi lo legge, faccia uscire le battaglie della classe operaia dall'anonimato nel quale vengono tenute dalla stampa borghese, diffonda idee e percorsi di emancipazione e di lotta. Ma nello stesso tempo deve anche essere uno strumento critico ed autocritico, che ponga elementi di riflessione "nuovi" ad una classe operaia che o li ha scordati o è troppo giovane per conoscerli, uno strumento che insegni a leggere la realtà senza travisamenti di comodo, come una fotografia istantanea presa alla sprovvista, che ci ritrae tali e quali come siamo, evidenziando anche i difetti e pubblicandola anche quando siamo venuti male.

È giusto elaborare analisi, quindi, delle situazioni che andiamo ad affrontare, elaborate con criteri scientifici, con l'obiettività e l'inflessibilità marxiana, che servano da base per individuare obiettivi, strategie e percorsi realizzabili. Dobbiamo però essere coscienti che non basta la volontà di alcuni, per quanto sinceri e combattivi, a stravolgere una realtà pesante e difficile fatta anche di licenziamenti, frustrazioni, sconfitte. Ritengo sia altrettanto indispensabile lavorare per la ricostruzione di una coscienza di classe e di un sindacato di classe e sapere che fino a che non l'avremo realizzato continueremo a pagare prezzi molto pesanti.

Credo siano inutili e controproducenti nei nostri articoli le enfatizzazioni esasperate delle lotte, così come le demonizzazioni delle controparti o gli insulti ai "nemici interni della classe operaia", soprattutto quando non sono seguite da proposte, idee, contributi. Anzi, spesso la migliore solidarietà che possiamo esprimere ai lavoratori colpiti dalla scure della logica del massimo profitto, che porta a licenziare in Italia per produrre dove costa meno, è quella di riflettere insieme a loro sugli errori e sui ritardi di una classe operaia che per troppo tempo ha - nella migliore delle ipotesi - dormito sugli allori.

Per questo voglio porre ai lavoratori della Valbormida, così come le porrei a me stesso e ai miei colleghi di lavoro in una situazione analoga, alcune domande sulle quali potremmo riflettere insieme anche dalle schermate di questo sito.

Spero che queste mie domande non vengano fraintese, che si capisca che l'intenzione non è quella di difendere né i padroni né le responsabilità del governo e dei sindacati, ma quella di abituarci a riflettere anche sui nostri errori e ritardi, intendendo noi come classe lavoratrice, facendo anche attenzione ad individuare obiettivi che non mettano operai contro operai, disoccupati contro disoccupati, in una guerra fratricida tra poveri, ma sfruttati contro sfruttatori in una comune lotta internazionale ed internazionalista, al di fuori della quale come comunisti non possiamo portare il nostro aiuto.

Con affetto.

Maurizio Loschi
Savona - 6 Marzo 2004