Requiem o dies irae?

Cima Montà: chiusura o resa dei conti?

Parliamo ancora della discarica di Cima Montà in attesa che presto si parli delle colline bonificate alle spalle di Savona. Quanto presto però, nonostante tutto, è ancora molto difficile stabilirlo con certezza. Soprattutto da quando il TAR ha fissato l'illegittimità dell'atto compiuto dalla Provincia in merito alla chiusura. Non sono in grado di entrare nel merito giuridico della vicenda, ma posso parlarne in termini politici e sociali.

Da una parte abbiamo una vallata che da un quarantennio combatte con una discarica che ha visto tutte le possibili tipologie di rifiuto e ha visto passare tutte le normative per il conferimento dei rifiuti (dal metodo selvaggio "butta e lascia bruciare" a quello dell'impermeabilizzazione del terreno e dei controlli). E da vent'anni c'è sempre qualcuno che a turno ha spiegato ai vallesi che la discarica si sarebbe chiusa e che sarebbe partita la bonifica.

Nella realtà là dove c'era la valle oggi c'è una montagna mefitica, che sembra non debba mai avere fine e certo l'ATA (la società per azioni nata sotto l'occhio attento di Ruggeri) non ha contribuito a rendere chiarezza. Per esempio. È illegittimo valutare la quantità dei rifiuti stoccati con tempi diversi da quelli imposti con l'atto di concessione (ogni quattro mesi), perché altrimenti effettuando la verifica con tempi più lunghi la compressione dei rifiuti è tale da falsare le stime. Il piazzale interno alle discariche deve prevedere una piattaforma per il lavaggio dei camion in uscita, ma la cosa sembra appartenere ad una "realtà" da Star Trek, perché a Cima Montà questa non esiste proprio. Come è possibile?

Il primo lotto della discarica (quello più antico) è costituito, sulla base delle ricostruzioni storiche degli abitanti, dal deposito sulla terra nuda di rifiuti industriali in massima parte (con autobotti che scaricavano provenienti da fuori regione), inquinanti le falde sottostanti tanto da far chiudere d'autorità la fontana in località Montemoro, così come la chiusura dei pozzi dell'acquedotto posti all'inizio di Via Nazionale Piemonte. Come mai il primo lotto non è mai stato classificato come discarica industriale abusiva, che altrove avrebbero scatenato l'immediato sequestro? Di fatto ancora oggi nulla si sa su quali siano questi inquinanti, perché parrebbe che nessuno abbia fatto controlli in tal senso, anche se ATA stessa attribuisce a questo famigerato primo lotto la responsabilità dei recenti inquinamenti. Perché nessuno si è sentito in dovere di constatare l'abusività del terzo lotto in quanto coltivato senza aver ottemperato alle prescrizioni preliminari? Quando la Regione ha effettuato gli accertamenti di VIA per il terzo lotto, aveva a disposizione gli elementi necessari a classificare il primo, oppure aveva dei dati "ripuliti". Ed il gatto continua a mordersi la coda...

Il secondo e terzo lotto sono costituiti prevalentemente da RSU di Savona con una presenza saltuaria, ma corposa, di rifiuti provenienti da fuori Provincia. Ma ci sono lacune, constatate dalla Provincia, sui dati di aggiornamento del registro di carico e scarico dell'ATA. Tra questi RSU ci sono, però, anche rifiuti speciali, com'è testimoniato dalle frequenti denunce, e condanne, subite dall'AMNU prima e dall'ATA poi. Senza contare che parrebbero esserci discrepanze notevoli tra la quantità di rifiuti denunciata fino ad alcuni anni or sono e l'attuale. È davvero possibile questo? E se fosse vero? L'eluato è il sintomo più visibile delle cose che mal funzionano, perché continuano ad esserci episodi più o meno massicci d'inquinamento del Lavanestro: mancanza di manutenzione? Collettore inadeguato alla portata? Non ci è dato sapere.

Insomma una grande quantità di esempi, qui ne ho citato solo alcuni, che ci consegnano una situazione devastante che come tale è vissuta dagli abitanti della Valle del Lavanestro molti dei quali costituitisi appositamente in Associazione LEO, un po' meno dai savonesi perché la discarica è lontana e i rifiuti sono una cosa noiosa da buttare nel giusto cassonetto ed una maledizione quando tocca pagare la TARSU (quest'anno con un aumento ingiustificato del 25%!). Inoltre viene lanciata una campagna terroristica ed infame nei confronti dei lavoratori che rischierebbero di rimanere a casa se la discarica dovesse chiudere, buttando sul tavolo la guerra tra poveri (abitanti vs lavoratori), con la volontà di distogliere dal vero problema, cioè la corretta gestione di una discarica e la sua chiusura definitiva, con relativa bonifica. Senza lasciarsi convincere da ipotesi di impianti residuali utili solo a lasciare porte aperte anche all'ipotesi di un inceneritore.

La questione è semplice e come tale va affrontata. In primo luogo dagli stessi cittadini che fruiscono di un servizio pagato profumatamente ma che molesta da decenni un intero borgo, senza le dovute chiarezze e trasparenze - precisamente stabilite dalla legge - che danno adito a mille ed una preoccupazione attorno al business del rifiuto. I cittadini debbono riappropriarsi di ciò che è loro: il diritto a conoscere e a valutare. Ecco quale fu il significato del presidio quest'inverno davanti al cancello della discarica.

due suggestive vedute aeree della discarica di Cima Montà
da www.atasavona.it
Cosa occorre fare. Alla Provincia chiedere immediatamente un cambio radicale di linea sull'argomento e ferma restando la necessità della chiusura totale e bonifica del luogo, occorre che vengano compiuti e resi pubblici tutti gli atti per verificare: la natura dei rifiuti presenti nel primo lotto e le risultanze e l'entità dell'inquinamento ambientale derivante dal primo lotto. Conoscere le risultanze delle prescrizioni assegnate all'Ente gestore della discarica ATA per bonificare il primo lotto e la coltivazione del secondo e terzo lotto con gli atti conseguenti. Conoscere tutti gli atti compiuti per la ricerca e la verifica degli inquinanti nel sottosuolo, nell'atmosfera, nel suolo.

Rammento che uno dei capisaldi dell'accordo con il Centro-sinistra in Provincia è stato la questione dei rifiuti, e credo che la prima verifica sta nel dare a quegli abitanti, ma in generale a tutti i cittadini savonesi che su questo tema ci hanno dato fiducia, ciò che spetta loro. Restituire il diritto alla vivibilità di un luogo ed il diritto ad avere un servizio adeguato e corretto.

Patrizia Turchi
Consigliera Comunale
Responsabile Provinciale Ambiente e Territorio per il PRC
Savona - 22 Luglio 2004