Bofill: la programmazione mancata

La sentenza del TAR boccia il ricorso presentato da Italia Nostra

La bocciatura da parte del TAR al ricorso presentato da Italia Nostra sulle procedure attivate dal Comune diuno scorso del porto di Savona Savona sul progetto Bofill, ci consegna una sconfitta burocratica ma anche un grande insegnamento.

La prima, quella più scottante, è stata determinata dall'imprecisione con la quale il legale che seguiva il ricorso al TAR ha affrontato l'iter. Difficile a questo punto la valutazione se sia opportuno proseguire con un ricorso al Consiglio di Stato. Ma questo non toglie nulla alla opposizione che in Città si è via via concretizzata contro un progetto abnorme, che soddisfa solo l'appetito di pochi. A cominciare dalla origini, e cioè dal fallimento dell'OMSAV e da quel terreno che acquisiva valore sempre maggiore perché cambiava la destinazione d'uso (da industriale a residenziale e servizi). Un terreno, o come si dice in termini urbanistici un sedime, di contorno ad un'area portuale che doveva continuare ad essere asservito all'unico polmone produttivo della Città. Chiusa l'OMSAV, e chiuse le altre fabbriche, invece di provvedere a rilanciare il porto commerciale cresce l'idea da parte di alcuni imprenditori (idea che trova appoggi - e viceversa! - in quel ceto politico trasversale, dal centro-destra con sindaco Gervasio al centro-sinistra con ri-sindaco Ruggeri) che sia giunto il momento di "accerchiare" il Porto con operazioni speculative ed immobiliari. Bofill ad ovest e la Margonara ad est.

Dunque i governi della Città si susseguono, ma nessuno sembra intenzionato a dotare la Città di un PUC, un Piano Urbanistico Comunale, che fotografando lo stato di fatto ed individuando i fabbisogni, anche produttivi ed abitativi della città, pianifichi eelaborazione grafica relativa al progetto programmi gli interventi per i prossimi dieci anni. Il PUC infatti "costringerebbe" a confrontare le idee e le proposte con i cittadini, con chi abita e lavora in questa Città, "costringerebbe" a pensare se esistono sufficienti zone verdi, se il traffico debba essere ripensato, se le abitazioni sono sufficienti per una popolazione che sta rapidamente perdendo famiglie e giovani coppie (si pensi che il precedente PRIS, redatto negli anni '80 era stato pensato per una Città che sarebbe passata dagli allora 80.000 abitanti a 100.000, mentre oggi superiamo con difficoltà le 60.000 persone!). Un PUC costringerebbe a pensare se le colline debbano essere cementificate, se i disastri idrogeologici avvenuti nella nostra Città (si pensi all'alluvione ad opera del Torrente Letimbro, ma anche a ciò che è avvenuto in altri luoghi, da Sarno a Genova), debbano essere considerati e valutati come un parametro col quale ripensare alla vivibilità e alla sicurezza nel nostro Comune.

Meglio, molto meglio, sia per Gervasio che per Ruggeri, rassicurare gli imprenditori desiderosi di modellare la Città a loro occorrenza e procedere con l'"urbanistica a francobollo", variando e modificando qui o là, a seconda della necessità, senza far apparire un disegno generale, contro il quale forse la loro base popolare elettorale si scaglierebbe.

Ecco infatti uno scorso del porto di Savona
foto di Andrea Petronici
elaborazione grafica relativa al progetto
immagine tratta da www.bofill.com
il grande insegnamento che dovremmo apprendere dalla lezione TAR/Bofill. È importante procedere contro le scorrette procedure che il Comune mette in campo per avallare queste speculazioni (avendo sempre chiaro che Golia ha molti milioni di euro da investire per la buona riuscita di progetti miliardari!). Ma è altrettanto fondamentale mantenere, almeno per una forza politica come la nostra, un contatto diretto con chi la Città la abita, per far crescere una capacità critica. Abbiamo infatti sempre adoperato la nostra opposizione contro questo modo di fare politica. Siamo insieme ai Comitati (da quello contro l'Aurelia bis a quello della Margonara, da Cima Montà a Bofill), non perché questi sono "contro" Ruggeri, ma perché noi siamo contro alla politica di Ruggeri, fatta di interessi particolari e affari redditizi per pochi. Siamo stati accusati d'essere il "partito della ruggine", gli "immobilisti", anche "patetici" da quelle stesse voci che programmano la Città senza confrontarsi con la Città.

E far crescere una capacità critica significa fare politica. Sì, la tanto vetusta e impopolare politica, quella cioè che consente ai lavoratori, ai giovani, ai pensionati, ai disoccupati di occuparsi in prima persona della loro vita, del loro lavoro, del loro futuro perché, è la storia che ce lo insegna, se non ce ne occupiamo noi di politica, qualcuno lo farà al posto nostro, e certamente non a nostro vantaggio.

Patrizia Turchi
Consigliera Comunale
Savona - 15 Febbraio 2003