Siamo contrari all'arrogante operazione speculativa che si nasconde dietro ad il "Progetto Bofill". Diamo l'allarme a tutti i cittadini. È necessario, per il bene della Città, che si dica No a queste iniziative della Giunta Comunale e dell'Autorità Portuale.
Diciamo No, perché il progetto concentra nelle mani di pochi speculatori privati quasi tutte le prospettive di sviluppo di Savona e concede, di fatto, a loro il monopolio dell'edilizia futura. Questi privati sono proprietari soltanto di una piccola parte delle aree sulle quali potrà nascere la nuova Savona, ma proprio e soltanto sulle loro aree vengono concentrati gli edifici fuori misura del progetto Bofill. Quasi tutte le aree restanti sono di proprietà pubblica e vengono lasciate in disparte; finiranno col servire, a nostre spese, da servizi, parcheggi e giardini per gli edifici concessi agli speculatori privati.
Diciamo No, perché il progetto è nato in modo distorto, solo in funzione di quelle poche aree private, e ignora le grandi prospettive di sviluppo della vasta zona, quasi tutta pubblica, che si affaccia sul mare, dal porto fitto alla foce del Letimbro.
Il progetto Bofill dispone i suoi edifici proprio dove risulteranno di maggior danno per la città. L'arco di Orsa 2000, oltre a cancellare la terrazzetta e le aree archeologiche attorno al castello di S. Giorgio, occuperà in gran parte le aree che sono indispensabili per risolvere il nodo di traffico che dovrà collegare il porto e la nuova città sul mare con il centro storico e con l'oltreletimbro. La torre ex autosilo, oltre a devastare con arroganza la più importante prospettiva dell'antica Savona sulla darsena, concentrerà volumi e popolazione in un'area male accessibile e priva di spazio per servizi, dopo aver demolito l'unica struttura che potrebbe risolvere il problema dei parcheggi!
Diciamo No, perché tutta la manovra che sta per partire con le due delibere sottoposte al Consiglio Comunale (una per l'aggiornamento del SAU, l'altra per l'approvazione del Master Plan Bofill) è basata su affermazioni che suscitano gravi perplessità e che richiedono un più approfondito e responsabile chiarimento. In particolare:
Nessuna norma attribuisce al SAU la facoltà di stabilire che una struttura già adibita a servizi (l'autosilo) venga trasformata in un edificio residenziale. Compiti di questo genere sono prettamente demandati, nei rispettivi ambiti, ai Piani territoriali, ai Piani Comunali ed ai loro piani attuativi. Il SAU è uno strano documento, usato in modo ancora più strano, che meriterebbe maggior attenzione critica. Del SAU poco si sa con certezza, perché mai previsto da alcun altro strumento di pianificazione precedente o diverso rispetto al PTC. Per di più lo stesso PTC-ACL non ne definisce esaurientemente poteri e procedure, limitandosi alle scarse indicazioni dell'art. 11 delle sue norme di attuazione. Si aggiunga infine che nella recente nuova Legge Urbanistica regionale, del SAU si perde completamente ogni traccia. L'unica cosa certa è il suo nome, che lo dichiara esplicitamente "Schema"; un elaborato, perciò, di grandi linee, generico e puramente indicativo, al quale non sembra possibile in alcun modo attribuire il potere specifico che gli si vorrebbe troppo comodamente affidare per rovesciare di colpo destinazione e forma dell'autosilos. È certo, comunque, che nell'incertezza del valore del SAU, meglio farebbe l'Amministrazione ad applicare la norma più chiara e democratica quella della elaborazione di un nuovo Piano Comunale.Una manovra di questo genere sembra certamente gravissima ed in palese contrasto con l'art.5 della Legge Regionale N°39 del 22/8/1984, che esclude esplicitamente l'immediata applicabilità delle Norme del PTC ad operazioni turistico-residenziali come quelle previste nel progetto Bofill. Il che è implicitamente confermato anche dallo stesso PTC (quando precisa che il confine dell'Area di intervento è rimesso alle successive indicazioni progettuali) perché sarebbe stato palesemente errato e fonte di gravissimi abusi delimitare non esattamente ma soltanto in modo meramente indicativo un'area alla quale si intendeva attribuire un "diritto di scavalco" sul Piano Comunale così pesante.
Comitato Savona Futura
Savona - 4 Marzo 2001