La bagarre che si sta consumando sulle pagine dei quotidiani sulla vicenda ATO in provincia ha del ridicolo. Ogni comune, ogni consiglio comunale discute e delibera se aderire o
meno all'Ato provinciale. La vicenda sta assumendo toni patetici, purtroppo però stiamo parlando di un servizio collettivo e primario come l'acqua che sta per essere privatizzato.
Si parla di ATO invece di parlare del decreto Ronchi, dei suoi contenuti, delle sue ricadute e delle sue conseguenze sulle comunità locali. Tutti tacciono però sulle origini di questa situazione. Nessuno dice il vero percorso di questa vicenda che inizia nel 2002 con la direttiva Bolkestein e il decreto Lanzillotta.
Normative che sono state poi bloccate durante il governo Prodi per merito del movimento e per un intervento di Rifondazione Comunista che in allora poteva ancora contare su una rappresentanza istituzionale europea e responsabilità di maggioranza nel governo Prodi.
Oggi lo scenario politico è profondamente mutato e il decreto Ronchi sul quale il governo Berlusconi, per voce di Elio Vito, ha posto l'ennesima questione di fiducia, ha sancito definitivamente la privatizzazione dei servizi pubblici locali, ad iniziare proprio dall'acqua.
L'articolo 15 infatti prevede che la gestione dei servizi pubblici locali sarà conferita "in via ordinaria" attraverso gare pubbliche e la gestione "in proprio" sarà consentita soltanto in deroga e "per situazioni eccezionali".
Entro il 2010 decadono sia gli affidamenti a Spa "in proprio" che non rispettano la normativa comunitaria, sia gli affidamenti a società miste nelle quali il socio privato non è stato scelto con gara. Ovviamente a tale normativa si devono adeguare gli ATO che non hanno ancora provveduto ad affidare il servizio idrico integrato. Tra questi l'Ato Savonese. Entro il 2011 decadranno tutti gli affidamenti a Spa
"in house" e gli affidamenti a società miste, nelle quali, pur essendo stato scelto il socio privato con gara, questi non è un soggetto "industriale". Entro il 2012 decadranno tutti gli affidamenti a Spa quotate in Borsa, nelle quali la partecipazione pubblica non sia nel frattempo scesa al 30%.
Il decreto Ronchi è figlio del decreto 133 del 2008 che il 6 agosto 2008 è stato approvato all'unanimità, con i voti anche dell'opposizione (UDC, Partito Democratico, Italia dei Valori - Di Pietro) con grande goia delle multinazionali dell'acqua che ringraziano opposizione e governo italiano!
Tutte le gare saranno vinte tutte da un cartello di imprese ben definito: Acea, Iride, Enia, Hera, A2a, alle quali si uniranno i pacchetti azionari di Suez Lyonnes des Eaux e Veolia, insieme ai Caltagirone, ai Pisante e alle banche. A queste Spa verrà consegnato un patrimonio pubblico e collettivo da utilizzare, consumare e su cui fare profitti vertiginosi alla faccia dei cittadini italiani.
Il provvedimento porta la firma di Fitto e Calderoli che, al grido di "padroni a casa nostra", si allinea alla privatizzazione di un bene comune che dovrebbe essere gestito terriotrialmente. Questo è il vero federalismo della Lega che si allinea alla svendita dei beni comuni; altro che partito dei territori e delle autonomie locali!
Gli amministratori che oggi si stracciano le vesti per un questo provvedimento dovrebbero più onestamente prendersela con i propri referenti e rappresentanti politici che hanno votato il decreto 133 di agosto 2008. La privatizzazione dei servizi pubblici locali è un provvedimento bipartisan che rimane obiettivo sia dell'attuale maggioranza che dell'opposizione l'acqua sarà nelle mani dei privati
il Ministro Calderoliparlamentare. Tutti si proclamano contrari, ma nei fatti la vogliono tutti! La torta è immensa, un volume tra gli 8 e i 12 miliardi di € annui, che per Savona si attesta a 52 milioni (come riportato da Il Secolo XIX del 10 ottobre 2009), in queste cifre sta la vera ragione della privatizzazione del servizio.
La vera difesa del bene pubblico acqua rimane ora esclusivamente nelle mani dei movimenti sociali, dei cittadini, delle forze di opposizione espulse dal parlamento italiano e di tutte le porsone che ritengono ancora che l'acqua sia un bene universale!
Marco Ravera - Segretario provinciale Rifondazione Comunista
Furio Mocco - Responsabile Lavoro e Politiche economiche PRC Savona
Savona - 27 Novembre 2009